16/01/2013
Novità Di Gennaio Parte II. West Of Memphis, Yo La Tengo, Villagers, Laura Nyro, Christopher Owens,Jimbo Mathus, Jeff Black, Eccetera
Eccomi di nuovo con le principali uscite relative al 15 gennaio e qualcosa già uscito. Intanto vi ricordo, perché lo avrete visto nei negozi di dischi (che a dispetto di quanto professano molti, per fortuna, esistono ancora), che, solo per il mercato italiano, in America e Inghilterra uscirà il 22, è uscito il doppio CD 12-12-12, distribuito dalla Sony Music.
Sempre la Sony/Bmg pubblica il 15-01 la colonna sonora del documentario West Of Memphis Voices For Justice, che racconta la storia del famoso crimine avvenuto a West Memphis in Arkansas nel 1993, nel corso del quale furono assassinati tre bambini di 8 anni e al termine di un nebuloso processo furono condannati 3 giovani, di cui uno solo maggiorenne, che dopo 18 anni e un altro "strano" processo, sono stati condannati (senza essere colpevoli, ma in seguito ad un accordo tra accusa e difesa) a 18 anni e 78 giorni e rilasciati subito dopo perché avevano scontato tutta la pena. Il documentario, presentato al Sundance Festival del 2012, diretto da Amy Berg e prodotto da Peter Jackson e Fran Walsh (quelli del Signore degli Anelli) e sponsorizzato, tra gli altri, da Eddie Vedder, Henry Rollins e Johnny Depp (che negli anni era diventato amico intimo di Damien Echols, l'unico maggiorenne tra gli accusati, all'epoca), già nel 2000 era stato oggetto di un progetto da parte dal mondo della musica per raccogliere fondi e tenere viva la vicenda (e Echols, che, non dimentichiamolo, era nel Braccio della morte) Free The West Memphis 3, con la partecipazione di Tom Waits, Steve Earle, Mark Lanegan, Joe Strummer, Eddie Vedder, John Doe e molti altri. Ora per questa nuova colonna sonora, che si annuncia come uno dei dischi più interessanti di questo inizio 2013, anche per la vicenda che tratta, sono stati coinvolti:
Track Listing:
1. Henry Rollins (feat. Nick Cave & Warren Ellis original score) - Damien Echols Death Row Letter Year 9
2. Natalie Maines - Mother
3. Lucinda Williams - Joy
4. Camp Freddy - The Jean Genie
5. Tonto's Giant Nuts feat. Johnny Depp & Bruce Witkin - Little Lion Man
6. Marilyn Manson - You're So Vain
7. Band of Horses - Dumpster World (Live)
8. Citizen Cope - DFW
9. Eddie Vedder - Satellite
10. Bill Carter - Anything Made of Paper
11. The White Buffalo - House of Pain
12. Bob Dylan - Ring Them Bells
13. Nick Cave & Warren Ellis - West of Memphis Score Suite
14. Tonto's Giant Nuts feat. Johnny Depp (feat. Nick Cave & Warren Ellis original score) - Damien Echols Death Row Letter Year 16
Bonus Track:
15. Patti Smith - Wing (Recorded Live at Voices For Justice Benefit Concert - August 28, 2010)
Digital Only Bonus Track:
16. Bill Carter - Road to Nowhere
Henry Wagons, era il leader, non so se ricordate, dei Wagons, una band australiana che però faceva un country-rock che più americano non si poteva in un disco omonimo molto bello, pubblicato nel 2011. Questo mini album con 7 pezzi Expecting Company?, in Australia è gia uscito da ottobre dello scorso anno, ma ora viene distribuito anche in America ed Europa la settimana prossima, tramite la Thirty Tgers. Come lascia intuire il titolo si tratta di una serie di duetti con Robert Forster dei Go-Betweens, Alison Mosshart dei Kills, Patience Hodgson dei Grates, Sophia Brous, per uno stile che mescola country, brani alla Nick Cave, gothic rock e Johnny Cash o Willie Nelson con ottimi risultati, da sentire!
Alla prossima (so che che questa è la rubrica più letta del Blog)!
Bruno Conti
19:08 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2011
Mojo Presents Harvest Revisited
Mojo Present Neil Young Harvest Revisited
Di solito non recensisco, sia pure in breve, i CD allegati alle riviste (e Mojo e Uncut ne hanno fatti alcuni veramente belli nel passato) ma questa volta faccio un'eccezione!
Attenzione! Non si tratta di una compilation come New Harvest che era allegata a Mojo di Agosto 2009 ma proprio dell'intero album, brano per brano, rivisitato da dieci eccellenti artisti che rifanno nell'esatta sequenza il celebre disco di Neil Young Harvest, uscito nel 1972 ma, e qui forse è il punto debole dell'operazione, iniziato a concepire nel gennaio del 1971. E' proprio vero che se le inventano tutte per "creare" un anniversario anche quando non esiste. Però devo dire che poi l'esecuzione è stata stupenda.
Innanzitutto cè un bello speciale di 25 pagine dove illustri colleghi di Young scelgono e commentano le 50 più belle canzoni del canadese. C'è anche una bella intervista e una serie di articoli che tracciano la genesi e la storia di questo grande album e chicca finale questo CD che contiene i 10 brani originali. Com'è? Vale la pena di sborsare i 9.50 euro che ti chiedono in Italia per rivista + CD. Assolutamente.
Si parte con una eccellente versione di Out On The Weekend cantata dalla rivelazione canadese Doug Paisley autore di Constant Companion uno dei dischi più belli di questo 2010 appena finito. Kelley Stoltz rivede la title-track di Harvest in modo minimale e rarefatto, una piccola perla acustica. La cover di A Man Needs A Maid (come sapete in questo disco non c'è un brano brutto, se non l'avete già è anche l'occasione per acquistarlo, sperando che l'anno prossimo non ne esca qualche versione Deluxe), con la voce di Danny Wilson il leader di Danny and The Champions Of The World che molto ricorda quella di Young, è molto bella, un piano, un banjo, delle tastiere sparse e la bellezza del brano emerge in tutto il suo splendore.
Jane Weaver è l'unica donna presente. La versione che la cantante di Liverpool fa del superclassico Heart Of Gold ovviamente non può competere con l'originale ma cionondimeno risulta affascinante nella sua sognante qualità, con delle sonorità sospese sulla vocalità della Weaver sostenuta da una seconda voce femminile (o è sempre lei con l'aiuto del multitracking?). Matthew Houck (Phosphorescent) presenta una cover di Are You Ready For The Country che cerca di ricreare il dualismo elettrico/acustico di questo brano e direi che ci riesce anche lui (un altro dei talenti emergenti nel 2010).
I Villagers (ovvero Conor O'Brien) un'altra delle sorprese più positive dell'anno trascorso sono alle prese con quello che Neil Young considera il brano più importante e duraturo del disco (lo dice nell'intervista). Il nostro amico ci mette molto di suo, pur mantenendo la melodia originale della canzone, e il risultato è affascinante, molto vicino alle sonorità ricercate e complesse di quel bellissimo disco che si chiama Becoming A Jackal anche-lui-di-nome-fa-conor-the-villagers-becoming-a-jacka....
Di Neville Skelly, un altro musicista di Liverpool di cui ignoravo l'esistenza e che nato come appassionato di big band swing si è trasformato in un epigono di Scott Walker, Tim Hardin, Dion o quantomeno ha cercato ispirazione in questi territori sonori. E a giudicare dal risultato ottenuto in questa versione di There's A World direi che l'ha trovata! In effetti prima ho mentito, o meglio ho detto una mezza verità, anche le Smoke Fairies sono un duo "femminile" e la loro ripresa a più voci della bellissima Alabama non fa rimpiangere le armonie vocali di CSN&Y. Una delle sorprese piacevoli di questo CD. Avevo sentito il loro album Through Low Light And Trees e mi era piaciuto (anzi ve lo consiglio) ma in questa versione del brano di Young mi hanno, ripeto, sorpreso piacevolmente. The Needle and The Damage Done è un brano quintessenzialmente younghiano ed è difficile riproporla; Sam Amidon ci prova, armato solo della sua chitarra acustica, e in parte riesce nella difficile impresa anche se non raggiunge i vertici toccati nel suo disco I See The Sign.
Last but non least Chip Taylor, il veterano di Nashville realizza il capolavoro di questo album, una versione straordinaria di Words (Between The lines Of Age) sospesa tra la voce vissuta ed espressiva di questo grandissimo musicista e un arrangiamento chitarristico che rivaleggia con quelli di Young, forse superando addirittura l'originale, memorabile!
Bruno Conti
19:26 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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26/12/2010
I Migliori Dischi Del 2010 - Parte III (Gli Outsiders)
L'11 dicembre nella mia seconda lista, quella dei ripensamenti e delle aggiunte dei migliori dell'anno vi avevo promesso (o minacciato) una ulteriore terza e ultima lista con i cosiddetti outsiders dell'anno. Quelli di una persona a me cara che vedo tutte le mattine nello specchio del bagno e a cui non posso dire no, ammetto questo favoritismo. In questa lista che doveva essere di una decina di titoli e che si è notevolmente espansa, mi permetto di ricordarvi alcuni dischi cosiddetti "minori" ma che secondo il sottoscritto meritano al pari ( e forse più) di altri titoli usciti questo anno. Di quasi tutti vi ho parlato nel Blog, meno un paio che cito all'inizio e su cui ho intenzione di ritornare con maggiore dovizia di particolari.
Hothouse Flowers - Midnight Sun (uno strepitoso doppio CD registrato dal vivo a Kansas City nel 2009, di difficile reperibilità ma assolutamente imperdibile, tra i migliori 10 dell'anno in assoluto e al quale dedicherò al più presto un post ad hoc!)
Bellowhead - Hedonism (il secondo miglior disco di folk anglo-scoto-irlandese dell'anno dopo quello di Eliza Carthy & Norma Waterson)
David Ford - Let The Hard Times Roll
Merry Clayton - Gimme Shelter
Villagers - Becoming A Jackal
Tom Jones - Praise And Blame
Joanna Newsom - Have One On Me
Rumer - Seasons Of My Soul
Michelle Malone Banned - Moanin' In The Attic (Live)
Tre meravigliose donzelle che hanno allietato (insieme ad altre) i miei ascolti del 2010
Dan Michaelson And The Coastguards - Shakes
Doug Paisley - Constant Companion
Nathaniel Rateliff - In Memory Of Loss
Chris Pureka - How I Learned To See In The Dark
Darden Smith - Marathon
Gov't Mule - Mulennium
Ce ne sarebbero molti altri ma mi fermo qua. Se vogliamo, sommando le mie tre liste non si arriva neppure ai canonici top 50 di molte classifiche di fine anno che spesso vanno anche oltre come numero. Un'ultima cosa, il DVD di Bruce Springsteen - London Calling Live In Hyde Park non lo vogliamo citare? Certo che sì!
That's All Folks.
Non appena usciranno i primi poll delle riviste italiane sarà mia premura informarvi (così risparmiate)!
Bruno Conti
17:55 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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18/06/2010
Anche Lui Di Nome Fa Conor. The Villagers - Becoming A Jackal
The Villagers - Becoming A Jackal - Domino/Self
Mi vedo costretto a ribadire (ma con piacere) un concetto espresso qualche tempo fa: sarà che la case discografiche (major e non) sono talmente disperate da pubblicare qualsiasi cosa gli venga proposta, sarà che l'acqua nei rubinetti è addizionata da qualche sostanza proibita "euforizzante, sta di fatto che ultimamente escono sempre più spesso dischi di spessore e contenuto "inconsueti", dagli Slummers di ieri, passando per John Grant, da Jesca Hoop a Anais Mitchell, lo stesso CD doppio della Natalie Merchant, Susan Cowsill, Carrie Rodriguez, lo stesso Micah P.Hinson, ma ne sto citando, alla rinfusa, alcuni di cui vi ho parlato in tempi più o meno recenti, sembrano ritrovare il gusto per la ricerca di sonorità meno artefatte più acustiche, o elettriche, a seconda dei casi, un ritorno a una sorta di neotradizionalismo come ribellione ai cantanti da "talent show" o ai "campionatori" selvaggi che si fanno belli con i (vecchi) successi degli altri.
Mi sembra che uno dei punti di svolta (ma era già in corso) sia questo ritorno della musica "Folk" nell'accezione più ampia del termine iniziata da gruppi come i Low Anthem, i Deer Tick, i Mumford and Sons in Inghilterra... Ecco che ci siamo arrivati, l'ho presa un po' lunga ma ci siamo arrivati - dimenticavo, anche alcuni "grandi vecchi", tipo Robert Plant con Alison Krauss o Peter Wolf, stanno sfornando fior di dischi e che dire di John Mellencamp, il nuovo Better Than This è bellissimo, mi prudono i polpastrelli dalla voglia di scriverne (l'ho sentito, l'ho sentito!) ma esce il 24 agosto mi sembra un po' prestino, va bene l'elasticità dei Blog ma ora che esce se ne sono dimenticati tutti, fine della digressione - dicevo del nuovo movimento folk che conta tantissimi altri nomi che non citeremo. Una volta nell'ambito folk era compresa gente come Dylan, Joni Mitchell, Eric Andersen, Simon & Garfunkel che poi inglobavano altri mille generi nella loro musica: proprio Mumford and Sons, per lo spirito e l'attitudine e Simon And Garfunkel, per la musica sono i due nomi che mi sentirei di accostare a Conor O'Brien, irlandese ventisettenne (ma dalla foto ne dimostra molti meno), factotum di questi Villagers.
Nel senso che fa tutto lui: con pazienza certosina, uno alla volta, ha registrato lui tutti gli strumenti, archi e flicorno esclusi, ottenendo un risultato sorprendente, un disco che profuma di folk, rock da camera, musica tipicamente britannica dell'epoca dorata a cavallo tra Sessanta e Settanta, ma anche brillanti melodie vicine al sound di Paul Simon o Neil Young, e tra i contemporanei il geniale Paddy McAloon dei Prefab Sprout o i Divine Comedy, ma anche i canadesi Arcade Fire o, un altro che di eccessi sonori, se ne intende, Rufus Wainwright. Nei brani più intimisti l'intenso e lennoniano Elliot Smith, ma se ne potrebbero citare altri, tutta gente brava, il risultato finale, per quanto, ovviamente, derivativo, allo stesso tempo è originale e assai intrigante.
Dall'iniziale "sinfonietta" alla Scott Walker di I Saw The Dead, complessa e molto arrangiata, che ci riporta anche ai fasti del Nick Drake o di David Ackles, due che archi e arrangiamenti complessi li maneggiavano con cura e grande arte si passa a Becoming A Jackal, un brano che ricorda il Paul Simon dell'epoca del sodalizio con Garfunkel, armonie vocali, sempre di O'Brien le voci, che si intrecciano con chitarre acustiche, tastiere e una sezione ritmica molto variegata e inventiva, in un suono al contempo deliziosamente pop e raffinato.
Ship Of Promises con la sua andatura mossa mi ha ricordato i crescendi voluttuosi dei Mumford and Sons, con la sua voce che si carica di eco, ora epica ora secca, la batteria galoppante, un organo avvolgente, e mille altri strumenti che strato dopo strato arricchiscono un suono geniale.
The meaning of the ritual, con archi e corno inglese (avevo detto flicorno, correggo) è una folk song cameristica, dolce e malinconica nella migliore tradizione dei folksingers britannici. Home, con il suo leggiadro call and response con un coro di tanti piccoli O'Brien è un altro delizioso esempio della sua classe cristallina, le improvvise aperture strumentali con quei crescendi raffinatissimi sono tocchi di genio. Ma non ne saprei scartare una: That Day con i suoi continui cambi di ritmo, colpi di timpano, acustiche arpeggiate, piano e voci che si sovrappongono continuamente, in quel giusto equilibrio tra pop e canzone d'autore. Non dimenticate che questo disco è andato come un siluro alle vette delle classifiche irlandesi, indie ma anche mainstream e lì continua a rimanere.
The Pact (I'll Be Your Fever) è un allegro brano pop tra un Simon & Garfunkel d'annata e i Prefab Sprout meno intimisti, i coretti e la voce di O'Brien tra falsetto e vibrato sono una gioia per le nostre orecchie e il ritmo ti fa muovere il piedino inesorabilmente.
Ripeto sono belle tutte: Set The Tigers Free, la malinconica Twenty-Seven Strangers e To be Counted Among Men ma un'ultima citazione la vorrei dedicare a Pieces, un altro brano dal crescendo irresistibile cantato in un falsetto quasi da crooner che lentamente cresce fino a "diventare veramente uno sciacallo", come recita il titolo dell'album, con un ululato liberatorio e sorprendente che ti diverte e ti intriga per la follia improvvisa che ne scaturisce, fantastico.
Piccoli talenti (nel senso di statura) crescono: da Jools Holland in solitaria e il video di Becoming A Jackal.
P.s L'altro Conor era Oberst, quello dei Bright Eyes, altro grande "nuovo" talento.
Bruno Conti
19:33 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Disco UFO | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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