Se Ne Sentiva La Mancanza. “Finalmente” Il 13 Ottobre Esce The Who Tommy Live At The Royal Albert Hall

who tommy live royal albert hall 2017 2 cd who tommy live royal albert hall 2017 dvd

The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – 2 CD – DVD – Blu-ray – 3 LP Eagle Rock/Eagle Vision/Universal 13-10-2017

Ormai il numero delle esibizioni di Tommy Live si perde nella notte dei tempi, si risale al lontano 1969 quando uscì la prima edizione discografica dell’album. Poi, nel corso dei decenni, da Woodstock al Live At Leeds, passando ancora per la versione orchestrale al Rainbow Theatre di Londra nel 1972, ed innumerevoli altre volte da allora, soprattutto nei tour del 1989 e 2002, molte anche pubblicate su LP, CD o DVD. L’ultima è questa, registrata nel mese di aprile alla Royal Albert Hall, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, e il cui concerto era il 100° della serie. Quindi la causa è nobile, in più Pete Townhsend ci dice che è la prima volta che Tommy viene eseguito completo dal vivo, in tutte le altre esibizioni era sempre stata tralasciata qualche traccia dell’opera rock. Come si dice, facciamo a fidarci, e diamo per buona la notizia: il concerto esce in vari formati e oltre a Townshend e Roger Daltrey (che è il curatore del progetto), sul palco troviamo Simon Townshend (chitarra e voce); Zak Starkey (batteria); Jon Button (basso); Frank Simes (tastiere); Loren Gold (tastiere); John Corey (tastiere), forse fin troppi tastieristi per i miei gusti. Oltre a tutto per una serata che avrebbe dovuto presentare una versione acustica della celebre storia del bimbo cieco mago del flipper, ma poi per problemi di tempo nell’adattamento alla nuova versione si è preferito andare per il classico, anche con il rischio di ulteriori danni all’udito di Townshend, minato dal tinnito, soprattutto in quella location, la Royal Albert Hall, dove il volume dell’audio si amplifica a volumi quasi intollerabili per il chitarrista degli Who.

Tra le chicche delle serata un maxischermo dove venivano proiettati disegni animati per illustrare le fasi della storia e una speciale coreografia di luci. Nella seconda parte del concerto sono stati eseguiti anche altri sette brani tra i più celebri della band. E negli extra delle edizioni in video, oltre al backstage del concerto, ci sono anche due speciali videoclip a cartoni animati con le musiche di The Acid Queen e Pinball Wizard. Comunque ecco la tracklist completa.

1. Overture
2. It’s A Boy
3. 1921
4. Medley: Amazing Journey / Overture
5. Sparks
6. Eyesight To The Blind (The Hawker)
7. Christmas
8. Cousin Kevin
9. The Acid Queen
10. Do You Think It’s Alright?
11. Fiddle About
12. Pinball Wizard
13. There’s A Doctor
14. Go To The Mirror
15. Tommy Can You Hear Me?
16. Smash The Mirror
17. Underture
18. I’m Free
19. Miracle Cure
20. Sensation
21. Sally Simpson
22. Welcome
23. Tommy’s Holiday Camp
24. We’re Not Gonna Take It
25. I Can’t Explain
26. Join Together
27. I Can See For Miles
28. Who Are You
29. Love, Reign O’er Me
30. Baba O’Riley
31. Won’t Get Fooled Again

DVD/Blu-ray Bonus Features
– Behind The Scenes
– The Acid Queen
– Pinball Wizard

Esce il 13 ottobre p.v.

Bruno Conti

Se Ve Li Eravate Persi: Ristampe Pete Townshend, Scoop, Scoop 2 e Another Scoop. A Ottobre Esce Anche Il Cofanetto Degli Who – Maximum As And Bs: The Complete Singles

pete townshend scoop pete townshend another scoop pete townshend scoop 3

Pete Townshend – Scoop – 2 CD o 2 LP Pink Vinyl – Universal

Pete Townshend – Another Scoop – 2 CD o 2 LP Yellow Vinyl – Universal

Pete Townshend – Scoop 3 – 2 CD o 3 LP Light Blue Vinyl – Universal

A quasi un anno di distanza dalla precedente uscita http://discoclub.myblog.it/2016/09/25/novita-prossime-venture-autunno-2016-appendice-ristampe-pete-townshend-cofanetto-my-generation-degli-who/ , riprende la pubblicazione degli album solisti di Pete Townshend: questa volta tocca ai tre titoli della serie Scoop, ovvero gli album che raccolgono materiale estratto dagli archivi del chitarrista degli Who, usciti in origine, rispettivamente, nel 1983, 1987 e 2001, e poi ristampati negli anni 2000 come tre doppi CD. Ora la Universal, che ha acquisito i diritti del catalogo sia degli Who che di Townshend, li pubblica di nuovo, a prezzo economico, due al prezzo di uno, nonché in versioni limitate in vinile, colorate e molto più costose (il doppio dei CD in pratica, ma i collezionisti spendono). Si tratta di dischi che raccolgono molti demos dei brani degli Who suonati da Townshend, oltre a versioni alternative, e parecchie inedite registrate dal buon vecchio Pete. Se non li avete e non li conoscete sono comunque interessanti, per quanto indubbiamente indirizzati soprattutto ai fans, non indispensabili quindi, ma in ogni caso spesso più belli di molte versioni uscite sugli album della band, però ad un prezzo economico magari si può fare lo sforzo, e vi assicuro che ne vale la pena. Ecco la lista completa dei contenuti dei 3 CD (gli LP hanno gli stessi brani).

Scoop (2 CDs)

Disc 1
So Sad About Us/Brrr
Squeeze Box
Zelda
Politician
Dirty Water
Circles
Piano: Tipperary
Unused Piano: Quadrophenia
Melancholia
Bargain
Popular
Behind Blue Eyes
Things Have Changed

Disc 2
The Magic Bus
Cache Cache
Cookin’
You’re So Clever
Body Language
Initial Machine Experiments
Mary
Recorders
Goin’ Fishin’
To Barney Kessell
You Came Back
Love Reign O’er Me

Another Scoop (2-CDs)

Disc One
You Better You Bet
Girl In A Suitcase
Brooklyn Kids
Pinball Wizard
Football Fugue
Happy Jack
Substitute
Long Live Rock
Call Me Lightning
Holly Like Ivy
Begin The Beguine
Vicious Interlude
La La La Lies
Cat Snatch

Disc Two
Prelude #556
Baraque Ippanese
Praying The Game
Driftin’ Blues
Christmas
Pictures Of Lily
Don’t Let Go Of The Coat
The Kids Are Alright
Prelude, The Right to Write
Never Ask Me
Ask Yourself
The Ferryman
The Shout

Scoop 3 (2 CDs)

Disc One
Can You See The Real Me
Dirty Water
Commonwealth Boys
Theme 015
Marty Robbins
I Like It The Way It Is
Theme 016
No Way Out (However much I booze)
Collings
Parvardigar (German version)
Sea & Sand
971104 Arpeggio Piano
Theme 017
I Am Afraid
Maxims For Lunch
Wistful
Eminence Front

Disc Two
Prelude 970519
Iron Man Recitative
Tough Boys
Did You Steal My Money?
Can You Really Dance?
Variations On Dirty Jobs
All lovers are deranged (Pete’s version)
Elephants
Wired To The Moon (part 2)
How Can You Do It Alone?
Poem Disturbed
Squirm Squirm
Outlive The Dinosaur
Teresa
Man And Machines
It’s In Ya
Lonely Words

Il tutto è previsto in uscita il 18 agosto nel Regno Unito e il 1° di settembre nel resto del mondo (Italia inclusa).

who maximum singles

Lo scorso anno erano usciti quattro costosissimi cofanetti che raccoglievano tutti i singoli degli Who in versione vinile (proprio i 45 giri dell’epoca, con qualche rarità): al 27 ottobre sempre la Universal pubblicherà questo Box da 5 CD, Maximum As And Bs: The Complete Singles, che avrà lo stesso contenuto dei quattro manufatti in vinile, con in ordine cronologico tutti i singoli, compreso il primo, ancora a nome High Numbers Zoot Suit’ b/w ‘I’m The Face, corredato da un libretto di 48 pagine, come vedete qui sopra, che ripercorrerà brano per brano la storia della loro discografia a 45 giri.

Il prezzo, molto indicativamente (visto che mancano ancora un paio di mesi all’uscita) dovrebbe essere abbastanza contenuto, tra i 50 e i 60 euro. Al solito ecco la tracklist completa dei contenuti:

 [CD1]
1. Zoot Suit
2. I’m the Face
3. I Can’t Explain
4. Bald Headed Woman
5. Anyway, Anyhow, Anywhere
6. Daddy Rolling Stone
7. My Generation
8. Shout and Shimmy
9. Circles (AKA ‘Instant Party’)
10. Instant Party Mixture
11. A Legal Matter
12. The Kids Are Aright
13. The Ox
14. La-La-La-Lies
15. The Good’s Gone

[CD2]
1. Substitute
2. Circles
3. Waltz For A Pig
4. I’m A Boy
5. In The City
6. Disguises
7. Batman
8. Bucket T
9. Barbara Ann
10. Happy Jack
11. I’ve Been Away
12. Pictures Of Lily
13. Doctor, Doctor
14. The Last Time
15. Under My Thumb
16. I Can See For Miles
17. Someone’s Coming
18. Dogs
19. Call Me Lightning
20. Magic Bus
21. Dr Jekyll & Mr. Hyde

[CD3]
1. Pinball Wizard
2. Dogs Part Two
3. The Seeker
4. Here For More
5. Summertime Blues
6. Heaven And Hell
7. See Me Feel Me / Listening To You
8. Overture From Tommy
9. Christmas
10. I’m Free
11. Won’t Get Fooled Again
12. Don’t Know Myself
13. Let’s See Action
14. When I Was A Boy
15. Join Together
16. Baby Don’t You Do It
17. Relay
18. Wasp Man

[CD4]
1. 5:15
2. Water
3. Listening To You / See Me Feel Me (Soundtrack Version)
4. Overture (Soundtrack Version)
5. Squeeze Box
6. Success Story
7. Who Are You
8. Had Enough
9. Long Live Rock
10. My Wife (Live)
11. 5:15 (Soundtrack Version)
12. I’m One (Soundtrack Version)
13. You Better You Bet
14. The Quiet One
15. Don’t Let Go The Coat
16. You

[CD5]
1. Athena
2. A Man Is A Man
3. Eminence Front
4. It’s Your Turn
5. Twist And Shout (Live)
6. I Can’t Explain (Live)
7. Bony Maronie (Live)
8. Join Together (Live)
9. I Can See For Miles (Live)
10. Behind Blue Eyes (Live)
11. Real Good Looking Boy
12. Old Red Wine
13. Wire & Glass EP – Side A (5 x tracks)
14. Wire & Glass EP – Side B – Mirror Door
15. Be Lucky
16. I Can’t Explain (2014 Stereo remix)

Ci viene detto che parecchie versioni dei brani contenuti nel box appaiono in CD per la prima volta, e noi ci crediamo.

Bruno Conti

 

Per Rimanere In Famiglia: Musica Fatta Con Amore E Passione! Bruce Robison – Bruce Robison & The Back Porch Band

bruce robison and the bach porch band

Bruce Robison – Bruce Robison & The Back Porch Band – Motel Time CD

 Ritorna a pubblicare un disco da solista il texano Bruce Robison, fratello del più famoso Charlie (*NDB. E come da titolo del post c’è pure la sorella Robyn Ludwick di cui avete letto nel Blog recentemente http://discoclub.myblog.it/2017/07/24/torna-una-delle-regine-della-moderna-texas-music-robyn-ludwick-this-tall-to-ride/ ), a ben otto anni dal suo precedente lavoro, His Greatest (che a dispetto del titolo non era un’antologia, ma una serie di brani scritti da Bruce per altri artisti e da lui interpretati per la prima volta), anche se nel mezzo abbiamo avuto due album incisi in coppia con la moglie Kelly Willis. E per il suo ritorno Bruce decide di tornare indietro nel tempo, cioè a quando si registrava in analogico e non in digitale, a volte perfino in presa diretta: Bruce Robison & The Back Porch Band è quindi un lavoro fatto con passione, un atto d’amore verso la musica country più pura e suonata al 90% con strumenti acustici. La copertina potrebbe far pensare ad un trio, ma in realtà il gruppo è più esteso, e comprende, oltre a Robison alla chitarra, Macy Muse alla steel, il bravissimo Chip Dolan al piano, Brian Beken al violino e Conrad Choucroun alla batteria, oltre ad alcuni ospiti tra cui Andrew Pressman al basso, Geoff Queen alle chitarre ed ovviamente la moglie Kelly alle armonie vocali. Un piccolo disco, nove canzoni per 33 minuti di musica, che non contribuirà di certo a rilanciare la carriera del nostro in termini commerciali, ma di certo saprà accontentare i suoi estimatori ed i seguaci della country music più pura. Come abbiamo visto dalla formazione, il gruppo è una “back porch band” per modo di dire, in quanto la sezione ritmica è ben presente e c’è una certa ricchezza strumentale, ma l’approccio è quasi del tutto acustico, intimo ed incontaminato; e poi Bruce è uno che le canzoni le sa scrivere, e dulcis in fundo abbiamo anche qualche cover scelta con cura (e almeno in un caso sorprendente).

L’apertura spetta a Rock And Roll Honky Tonk Ramblin’ Man, un delizioso country’n’roll suonato unplugged, dal ritmo sostenuto ed ottimi interventi di dobro e violino, un inizio coinvolgente. Long Time Comin’ è una tenue folk ballad scritta a quattro mani con Micky Braun (Micky And The Motorcars), dalla bella melodia e pochi strumenti ad accarezzare la voce del nostro; Paid My Dues, scritta ancora da Braun questa volta con Jason Eady, è un godibilissimo honky-tonk alla Jerry Jeff Walker, cantato in duetto con Jack Ingram, puro country just for fun (ottimo il pianoforte), mentre Lake Of Fire è una limpida slow tune dal mood malinconico e con il solito languido violino in evidenza. Squeezebox è proprio il brano degli Who, un pezzo che Bruce ha definito “una bella country song suonata da un gruppo di ragazzi inglesi”, ed in effetti a sentirla rifatta con questo scintillante arrangiamento molto Texas country sembra strano che abbia un passato rock’n’roll: splendida versione, di sicuro l’highlight dell’intero album; The Years, di Damon Bramblett, è un altro brano lento ed intenso, come anche Long Shore, sorta di dolcissima ninna nanna cantata a due voci con la Willis, delicata e toccante. Il CD si chiude con la bucolica Sweet Dreams (non è il classico di Don Gibson, ma un originale di Bruce), cristallino e terso honky-tonk, e con la cover di Still Doin’ Time (In A Honky Tonk Prison), un vecchio pezzo di George Jones, ballata classica suonata in maniera rigorosa. Buona musica fatta per il piacere di farla: questo è Bruce Robison & The Back Porch Band.

Marco Verdi

Non Mancano I Dischi Dal Vivo Né Degli Uni Né Dell’Altro, Ma Questi Due Sono Bellissimi. The Who – Live At The Isle Of Wight 2004 Festival/Paul Simon – The Concert In Hyde Park

who live at the isle of wight 2004

The Who – Live At The Isle Of Wight 2004 Festival – Eagle Rock DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Paul Simon – The Concert In Hyde Park – Legacy/Sony 2CD – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Oggi ci occupiamo di due pubblicazioni dal vivo che hanno in comune il fatto di essere entrambe molto belle, nonché di essere state entrambe registrate qualche anno fa: gli artisti in questione non sono certo privi nelle loro discografie di testimonianze live, sia in audio che in video, ma nonostante ciò sarebbe un peccato ignorare queste due uscite.     Gli Who, una delle più longeve band britanniche, hanno nella fattispecie pubblicato negli anni più album dal vivo che in studio, ma questa performance registrata nel 2004 durante il mitico Isle Of Wight Festival (che aveva riaperto i battenti due anni prima) è da considerarsi tra le più importanti, non fosse altro per il fatto che vedeva i nostri tornare sul luogo del delitto a 34 anni dalla leggendaria serata del 1970 (anch’essa disponibile ufficialmente dal 1996). Il gruppo era alla prima tournée britannica dopo la morte dello storico bassista John Entwistle, e quindi i nostri erano già ridotti a duo, naturalmente composto dal leader e chitarrista Pete Townshend e dalla potente ugola di Roger Daltrey, mentre il resto della band vedeva Pino Palladino al basso, Simon Townshend (fratello minore di Pete) alla chitarra ritmica, Zak Starkey (figlio di Ringo Starr) alla batteria e John Bundrick alle tastiere, formazione in sella ancora oggi, Bundrick escluso. Live At The Isle Of Wight 2004 Festival proposto, come è consuetudine per la Eagle Rock in tutte le combinazioni audio/video possibili, vede dunque gli Who, in forma smagliante, deliziare il numeroso pubblico con un’esibizione potente, roccata e chitarristica come nel loro DNA: sia Daltrey che Townshend sono in grande spolvero, e la band suona con la forza di un macigno, il che non significa mancanza di tecnica; e poi ci sono le canzoni, veri e propri inni entrati a far parte della storia del rock, una scaletta forse con poche sorprese (e poco differente da altri dischi dal vivo del gruppo) ma con talmente tanti capolavori che è sempre un piacere riascoltarli.

Il suono non è forse spettacolare come nel recente Live In Hyde Park, ma è comunque ottimo, e la serata parte subito alla grande con un trittico a tutto rock’n’roll formato da I Can’t Explain, Substitute ed Anyway, Anyhow, Anywhere, e quasi subito dopo una, come al solito, epica Behind Blue Eyes (in mezzo, Who Are You, che non mi è mai piaciuta molto ma è l’unica, mentre purtroppo dalla scaletta manca The Kids Are Alright, una delle mie preferite); l’inarrivabile Baba O’Riley, per chi scrive la più grande canzone rock di sempre dopo Stairway To Heaven, è stranamente al settimo posto nella setlist invece che nei bis, mentre c’è anche qualche chicca come The Punk And The Godfather (da Quadrophenia), Drowned e Naked Eye con solo le chitarre acustiche dei due leader (e nella prima Pete alla voce solista) e due canzoni all’epoca nuove di zecca, uscite come bonus tracks dell’antologia Then And Now: la magnifica Real Good Looking Boy, puro Who sound al suo meglio, e la potente ma meno incisiva Old Red Wine. Altri highlights sono la strepitosa You Better You Bet, i superclassici My Generation (più corta del solito) e Won’t Get Fooled Again ed un finale a tutto Tommy con Pinball Wizard, Amazing Journey, Spark, See Me Feel Me e Listening To You, con Magic Bus come bis conclusivo.

paul simon concert in hyde park

Paul Simon è noto per essere uno dei massimi songwriters di tutti i tempi, ma non certo per il fatto di essere un animale da palcoscenico: di carattere freddo, spesso scostante al limite dello snobismo, non sempre sul palco il newyorkese è garanzia di qualità (io l’ho visto tre volte, sempre a Milano, e se in due occasioni mi aveva entusiasmato ed emozionato, la terza ero rimasto decisamente deluso), ma quando sente aria di grande evento (leggi concerto con folla oceanica, riprese video e futura pubblicazione ufficiale) offre sempre delle performance strepitose. È questo il caso di The Concert In Hyde Park, registrato nel noto polmone verde di Londra nel corso dell’Hard Rock Calling del 2012, una serata magica sotto molti aspetti, un po’ per la suggestiva cornice di pubblico, un po’ per l’ottima forma del leader, ma soprattutto perché nella seconda parte del concerto Simon si è presentato con la band di Graceland al completo, per la prima volta dal tour del 1987, e ha riproposto, anche se con le canzoni in ordine sparso, quasi tutto il famoso album di 26 anni prima (saltando solo, non so bene perché, All Around The World Or The Myth Of Fingerprints). Anche qui, come nel caso degli Who, le canzoni sono una più bella dell’altra, e se aggiungiamo un Simon in serata di grazia il concerto fa presto a diventare imperdibile: Paul ha sempre avuto il pregio di circondarsi di musicisti formidabili, e questa sera non fa certo eccezione, sia per quanto riguarda la sua abituale band che quella “africana”, entrambe guidate dall’eccellente chitarrista Vincent Nguini, e con ospiti come il noto cantautore reggae Jimmy Cliff, il grandissimo gruppo vocale Ladysmith Black Mambazo guidato dal loro leader Joseph Shabalala ed il famoso trombettista sudafricano Hugh Masekela.

La prima parte del concerto è più classica, ma sempre musicalmente ricca e piena di spunti ritmici e melodici mai banali, con classici come la vivace Kodachrome, che apre la serata, il gustoso gospel di Gone At Last, la lenta Dazzling Blue (unica concessione all’allora nuovo So Beautiful Or So What), la sempre intensa e raffinata Hearts And Bones (in medley con Mystery Train di Junior Parker e con lo strumentale Wheels di Chet Atkins), le irresistibili That Was Your Mother, un travolgente cajun ed antipasto di Graceland, e Me And Julio Down By The Schoolyard, per chiudere con la fluida Slip Slidin’ Away, puro Simon classico, e la ritmatissima e coinvolgente The Obvious Child. In questa prima metà c’è anche il mini set di Jimmy Cliff, con le famosissime The Harder They Come e Many Rivers To Cross solo nella parte video (che non ho ancora visto), oltre alla meno nota Vietnam e la solare (e splendida) Mother And Child Reunion in duetto con Simon. La seconda parte, come ho già detto, è incentrata su Graceland, ed è un immenso piacere ascoltare in una veste sonora così scintillante classici come le strepitose Homeless (tutta a cappella) e Diamonds On The Soles Of Her Shoes, la fluida title track, il capolavoro The Boy In The Bubble, le meno note Crazy Love, Vol. II, Gumboots e Under African Skies, e le travolgenti I Know What I Know e, soprattutto, You Can Call Me Al, vera esplosione di ritmo e suoni. Nei bis, finalmente, anche un po’ di spazio per il repertorio targato Simon & Garfunkel, con una sempre emozionante The Sound Of Silence acustica ed una stupenda The Boxer full band con l’intervento al dobro di Jerry Douglas. Richiamato a gran voce sul palco, Simon si congeda con la vivace Late In The Evening e la classica e raffinata Still Crazy After All These Years. Due live albums da non perdere quindi, specie il secondo.

Marco Verdi

Se Fosse Anche Inciso Bene Sarebbe Perfetto, 3. Flamin’ Groovies – Live 1971 San Francisco

flamin' groovies live 1971 san francisco

Flamin’ Groovies – Live 1971 San Francisco – S’more Entertainment/Rockbeat Records

Non bastassero le decine, anzi centinaia di CD radiofonici dal vivo, pubblicati ogni anno da più o meno improbabili etichette inglesi e il materiale ufficiale di etichette europee, anche negli States case come Real Gone Music o Cleopatra (sic) sono sempre alla ricerca di concerti “inediti”, spesso interessantissimi. Non stiamo ad indagare sulla legalità o meno di queste operazioni, forse òp dovremmo fare sulle dimensioni di questo mercato parallelo, dove spesso diventa difficile anche scoprire se uno sta comprando più volte gli stessi Live, con copertine e titoli diversi. Anche la californiana Rockbeat Records ogni tanto si lancia nell’agone: ricordo dal loro catalogo il bellissimo Irishman In New York di Rory Gallagher http://discoclub.myblog.it/2015/05/25/archivi-inesauribili-rory-gallagher-irishman-new-york/ , o il Live 1968 Carousel Ballroom degli Electric Flag con Erma Franklin, sul loro sito attribuito a Irma Thimas (chi cacchio è ?!?), per citarne un paio tra i più interessanti. Le loro ultime due uscite sono questo Live 1971 San Francisco dei Flamin’ Groovies e un CD dal vivo del 1973 di Commander Cody di cui leggerete in seguito sul Blog, entrambi notevoli. Tutto bene quindi? Più o meno: se non fosse che il concerto in questione non fosse già uscito nel 1997 per la Norton Records e sia, pare, ancora in produzione, come In person, oltre a tutto con due brani in più registrati al Matrix nel 1970.

Fatta questa doverosa promessa, e avvisati i naviganti (del web), veniamo al concerto: siamo al Fillmore West di San Francisco, nei famosi ultimi giorni del locale, il 30 giugno 1971, Bill Graham, tra i tanti gruppi chiamati a festeggiare il canto del cigno della sua creatura, invita anche i Flamin’ Groovies. Il rapporto del famoso manager con la band californiana era abbastanza ondivago; un giorno li esaltava e l’altro li trattava come “merdacce” (per dirla alla Fantozzi), come ricorda il loro leader Cyril Jordan, nelle interessanti note contenute nel libretto, che però suonano “strane”, visto che nella prima parte sono scritte in terza persona e nella seconda parte in prima, e nel retrocopertina il nostro è ringraziato come “Jordon”. Comunque a noi interessa la musica, tenendo conto che già allora i Flamin’ Groovies, nel loro momento di massimo fulgore, avevano una fama e popolarità inversamente proporzionali alla loro bravura. Il concerto non è inciso splendidamente per usare un eufemismo, diciamo che è un discreto radiofonico, con la voce e la strumentazione che ogni tanto partono per la tangente, vanno e vengono, o diventano confuse e raffazzonate a livello tecnico, ma non si discute sui contenuti. Intanto è ancora in formazione Roy Loney, voce e chitarra solista, ma non Tim Lynch, appena sostituito alla chitarra da James Ferrell, completano la formazione Jordan, anche lui chitarra e voce, tuttora il leader indiscusso della band, George Alexander al basso, e all’occorrenza cantante, oltre a Danny Mihm alla batteria.

Il gruppo, dopo l’ottimo Supersnazz del 1969, aveva pubblicato due capolavori assoluti del R&R, Flamingo nel 1970 e Teenage Head nel 1971, due dischi che non si può fare a meno di avere, se non li avete magari comprateli prima di questo Live, e se già li possedete sapete cosa aspettarvi. Un quintetto che fonde in una unica formazione, il pop brillante e geniale dei Beatles e il rock “sporco e cattivo” degli Stones, con in più ampie razioni di R&R selvaggio e primigenio e folate di British Invasion. Prendete il primo brano, dopo l’introduzione di Bill Graham, una I Can’t Explain degli Who che non ha nulla da invidiare come grinta, potenza e anche raffinatezza nelle armonie vocali a quella della band di Townshend (si sentisse anche bene, sarebbe perfetta), con un muro di chitarre in azione. E pure la loro versione di Sweet Little Rock’N’Roller non scherza, con garage e beat aggiunti alla classica razione di selvaggio R&R immancabile nel loro sound; notevole la versione di Have You Seen My Baby di Randy Newman, appena uscita su Teenage Heat, che rivolta l’originale in un tourbillon di chitarre e voci che ricorda molto i Beatles più rock, o ancora una lunga e epica Road House, tratta da Flamingo, scritta da Loney e Jordan, che lancia anche strali psych e garage in una versione potente e tirata, con le tre chitarre impegnatissime, oltre a basso e batteria in libertà,, peccato non si senta benissimo, ma si intuisce la tempra del loro rock impetuoso.

Doctor Boogie è più stonesiana e bluesata, mentre Slow Death è uno dei loro brani migliori (uscirà solo come singolo), con la slide che impazza sul testo anti-droghe con una grinta incredibile. Che prosegue nella loro versione monstre di Shakin’ All Over, che forse come forza e “viulenza” supera anche quella degli Who e Jagger (che Loney in parte ricordava) nel 1971 disse che i Groovies forse erano superiori anche a loro nel fondere blues e R&R in un contesto moderno, sentire per credere! Anche Teenage Head emana una potenza devastante, come pure la loro cover devastante di Louie Louie, quasi otto minuti di uragano sonoro. E non bastasse nel bis ci aggiungono anche Walkin’ The Dog, in una versione che avrebbe reso orgogliosi anche Jagger e Richards. Senza Loney poi Jordan si sarebbe dedicato ad “inventare” il power pop in Shake Some Action, ma quella è un’altra storia. Come detto quindi, se fosse anche inciso bene e non lo avessero già pubblicato con un altro titolo, sarebbe perfetto, ma comunque se non lo avete merita assolutamente.

Bruno Conti

Aggiornamento Cofanetto My Generation Degli Who In Uscita il 18 Novembre.

who box my generation

Who – My Generation – 5 CD Brunswick/Polydor/Universal – 18-11-2016

Nel post del 25 settembre scorso http://discoclub.myblog.it/2016/09/25/novita-prossime-venture-autunno-2016-appendice-ristampe-pete-townshend-cofanetto-my-generation-degli-who/, dedicato alle future uscite vi avevo segnalato l”uscita della ristampa, in versione Super Deluxe di My Generation, il primo disco degli Who, riservandomi di tenervi aggiornate quando sarebbe stato reso l’effettivo contenuto del CD. Come potete vedere sopra il libretto è splendido, mentre per i contenuti ribadisco che si potrebbe “accontentare” della versione Deluxe in doppio CD uscita nel 2002. Se volete approfondire comunque, questo è il contenuto completo della nuova versione in 5 CD.

 CD1: Original album (mono mixes)]
1. Out In The Street
2. I Don’t Mind
3. The Good’s Gone
4. La-La-La Lies
5. Much Too Much
6. My Generation
7. The Kids Are Alright
8. Please, Please, Please
9. It’s Not True
10. I’m A Man
11. A Legal Matter
12. The Ox

Originally released 1965
Re-mastered 2016

[CD2: Original album (new stereo mixes)]
1. Out In The Street
2. I Don’t Mind
3. The Good’s Gone
4. La-La-La Lies
5. Much Too Much
6. My Generation
7. The Kids Are Alright
8. Please, Please, Please
9. It’s Not True
10. I’m A Man
11. A Legal Matter
12. The Ox

Previously unreleased on CD or vinyl. Released on iTunes 2014.

Remixed by the band in 2014 – Pete used exactly the same guitars and amps as the original album, Roger used same type of microphone.

Recorded at Pete’s home studio and Yellowfish Studio.

[CD3: Mono mixes – bonus tracks]
1. I Can’t Explain
2. Bald Headed Woman
3. Daddy Rolling Stone
4. Leaving Here
5. Lubie, Come Back Home
6. Shout And Shimmy
7. (Love Is Like A) Heatwave
8. Motoring
9. Anytime You Want Me
10. Anyway, Anyhow, Anywhere
11. Instant Party Mixture
12. Circles
13. Anyway, Anyhow, Anywhere (French EP Mix)
14. Out In the Street (Alt guitar break)
15. Out In the Street (Alt early vocal)
16. I Don’t Mind (Full Length)
17. The Good’s Gone (Full Length)
18. My Generation (Alt version)
19. I’m A Man (V2 – Early vocal)
20. Daddy Rolling Stone (alt. take)
21. Lubie (Alt Mix)
22. Shout And Shimmy (Alt mix)
23. Circles (Alt Mix)

Tracks 1–12 originally released 1965-1966. Reissued 2002.
Tracks 13-23 remixed in 2000, previously unreleased
Re-mastered 2016

[CD4: Stereo mixes – bonus tracks]
1. Out In The Street (Alt – Take 1)
2. I Don’t Mind (Full Length Version)
3. The Good’s Gone (Full Length Version)
4. My Generation (Instrumental Version)
5. The Kids Are Alright (Alt – Take 1)
6. I Can’t Explain
7. Bald Headed Woman
8. Daddy Rolling Stone
9. Daddy Rolling Stone (Alt version)
10. Leaving Here
11. Lubie, Come Back Home
12. Shout And Shimmy
13. (Love Is Like A) Heatwave
14. Motoring
15. Anytime You Want Me
16. Instant Party Mixture
17. Anyway, Anyhow, Anywhere
18. Circles (New Mix)
19. Daddy Rolling Stone (Alt Take B – New Mix)
20. Out In The Street (Alt Take 2)
21. I’m A Man (Alt – New Mix)

Tracks 1-17 previously unreleased on CD or vinyl. Released on iTunes 2014.
Tracks 18-21 previously unreleased.
Re-mastered 2016

[CD5: Primal Scoop – The Demos]
1. My Generation (V 3)
2. My Generation (V 2 – fragment)
3. The Girls I Could’ve Had
4. It’s Not True
5. As Children We Grew
6. Legal Matter
7. Sunrise (V 1)
8. Much Too Much
9. My Own Love
10. La-La-La Lies
11. The Good’s Gone

Track 1 previously released as 45 rpm flexi-disc with ‘Maximum R&B’ book (re-mastered 2016)
Tracks 2, 4, 6, 7, 8, & 11 previously unreleased demo versions
Tracks 3, 5, & 9 previously unreleased songs – ‘The Girls I Could’ve Had’, ‘As Children We Grew’, ‘My Own Love’
Track 10 previously released on ‘Scoop’ (re-mastered 2016)

Molto bello, ma al solito, molto costoso, vedete voi.

Bruno Conti

Tutto Il Concerto Completo No?! Pete Townshend’s Deep End – Face The Face

pete townshend deep end face the face

Pete Townshend’s Deep End – Face The Face – DVD/CD Eagle Rock – 16-09-2016

Il prossimo 16 settembre la Eagle Rock del gruppo Universal pubblicherà questo concerto inedito, registrato il 29 gennaio del 1986 a Cannes in occasione del Midem e mandato in onda dalla televisione tedesca per la gloriosa serie Rockpalast, facendo una eccezione per un rarissimo, forse unico, concerto non tenuto in Germania. La serata era organizzata per promuovere quello che era il disco dell’epoca, White City, di Pete Townshend, perché di lui stiamo parlando, ma fu anche l’occasione per celebrare la musica di tutta una carriera, Who inclusi, grazie al fantastico gruppo che accompagnava Pete: in primis David Gilmour, seconda chitarra solista e voce, proprio nel momento in cui i Pink Floyd erano stati dichiarati da Roger Waters “una forza spenta” e quindi erano in stand-by, in attesa di ripartire nel 1987. Ma nella formazione della serata c’erano anche Peter Hope-Evans (armonica); Chucho Merchan (basso); Simon Phillips (batteria); il fedele John Rabbit Bundrick (tastiere); Jody Linscott (percussioni); i fiati dei  Kick Horns: Simon Clarke, Roddy Lorimer, Tim Sanders, Pete Beachill e Dave Plews; più i Backing Vocalists: Billy Nicholls, Ian Ellis, Chris Staines, Gina Foster e Coral Gordan.

https://www.youtube.com/watch?v=LgRMIvDviUgEel Pie Recording Productions Ltd

Deep_End_Live! Live_Brixton_Academy_85

Quindi una formazione imponente che era la stessa che pochi mesi prima aveva registrato il disco Deep End Live, registrato l’1 e 2 novembre del 1985 alla Brixton Academy di Londra, pubblicato nel 1986 in LP, CD e anche in Vhs e Laser, leggermente ampliato, poi ristampato in CD, rimasterizzato, dalla Hip-O-Select, con 2 bonus tracks, tuttora rintracciabile. Ma lo stesso Townshend nel 2004, come vedete sopra, con il titolo Live>Brixton Academy ’85, ha pubblicato l’intero concerto, ben 27 pezzi (da cui il titolo del post) per la propria etichetta Eel Pie Recordings Productions Ltd,, disponibile solo per corrispondenza ai tempi e che chi possiede (ammetto di non averlo mai sentito) dichiara essere privo dei bassi nella registrazione, per motivi oscuri, non si sa se voluti da Pete. Ora trenta anni dopo esce questo concerto, in versione CD con 14 pezzi e DVD con 15 brani, in ogni caso non completo, ma… I giapponesi, che come si sa regalano spesso belle sorprese (anche per i prezzi, in questo caso il triplo della versione europea), ai fans dei grandi gruppi e solisti, pubblicheranno una versione Deluxe esclusiva per il loro mercato, con DVD e doppio CD che riporta l’intera esibizione, ma non la parte video che dovrebbe essere la stessa, quindi quella andata in onda in TV ai tempi, ovvero questa sotto, Grande concerto, detto per inciso.

In ogni caso ecco il contenuto completo della nuova uscita della Eagle:

[DVD]
1. Won’t Get Fooled Again
2. Secondhand Love
3. Give Blood
4. Behind Blue Eyes
5. After The Fire
6. Slit Skirts
7. Blue Light
8. I Put A Spell On You
9. Hiding Out
10. The Sea Refuses No River
11. Face The Face
12. Pinball Wizard
13. A Little Is Enough
14. Rough Boys
15. Night Train

[CD]
1. Won’t Get Fooled Again
2. Secondhand Love
3. Give Blood
4. Behind Blue Eye
5. After The Fire
6. Slit Skirts
7. Blue Light
8. Hiding Out
9. The Sea Refuses No River
10. Face The Face
11. Pinball Wizard
12. A Little Is Enough
13. Rough Boys
14. Night Train

Detto per inciso, il 30 settembre usciranno anche, sempre per la Universal, le ristampe rimasterizzate di tre album solisti di Pete Townshend, Empty Glass, All The Best Cowboys e Psychoderelict, ma ne parliamo un’altra volta, anche perché non so ancora i dettagli sulle uscite.

Bruno Conti

Sono Ancora “Affamati”! Zombies – Still Got That Hunger

zombies still got that hunger

Zombies – Still Got That Hunger – The End/Cherry Red Records 

Odessey And Oracle rimane uno dei dischi “culto” e allo stesso tempo più importanti della storia del rock, una riuscita fusione tra Beatles e Beach Boys in puro stile psych, con venature pop britanniche, mini-sinfonie barocche e le tastiere di Rod Argent e la voce di Colin Blunstone a dominare il tutto. Ah, dimenticavo: e alcune “Canzoni” con la C maiuscola http://discoclub.myblog.it/2011/03/12/una-storia-senza-fine-zombies-odessey-and-oracle/ . Grandi canzoni che forse in seguito, se non in parte, Rod Argent non ha più ritrovato nella sua creatura successiva, gli Argent, anche se la band ha lasciato una manciata di album più orientati verso il rock classico, grazie alla voce e alla chitarra di Russ Ballard. Gli Zombies con questo Still Got Hunger sono già al secondo album del nuovo corso, dopo quello della seconda reunion del 2011, un buon Breathe Out, Breathe In, e mantenendo la stessa formazione, ovverosia Argent e Blunstone (mai più alla ribalta, ma autore di molti buoni album solisti nel corso degli anni), più i fratelli Rodford, Jim anche negli Argent al basso e Steve alla batteria, con l’aggiunta di Tim Tooney alla chitarra. Il risultato ottenuto in questo Still Got Hunger è in fondo soddisfacente: ci sono molti elementi del passato, e non solo nel suono, ma anche nella grafica della copertina firmata da Terry Quirk, lo stesso di Odessey, con addirittura il personaggio centrale del disegno che tiene in mano la copertina di quel disco http://discoclub.myblog.it/2013/08/24/un-altro-cofanetto-in-utile-the-zombies-in-stereo-5639062/ .

Musicalmente, grazie alla chitarra di Toomey, a tratti domina un classico rock made in USA, tipo quello di un’altra band molto popolare negli States nel loro periodo più “duro”, i Kinks, o addirittura tratti di rock-blues non alieni allo stile degli Argent, comunque impreziositi dai florilegi alle tastiere di Rod Argent. L’iniziale Moving On è rappresentativa di quanto detto, riff di pura matrice rock, la voce ancora potente ed espressiva di Blunstone (uno dei cantanti inglesi più sottovalutati), e le improvvise aperture quasi jazzate del piano di Rod su cui si innesta la chitarra di Toomey e le armonie vocali preziose della band, ma ancor di più un brano come New York, dove un riff gigantesco alla Who e l’uso di organo e piano elettrico, nonché le robuste evoluzioni della sezione ritmica si rifanno chiaramente ad un sound americano molto anni ’70, e non è detto che sia una iattura, se ben fatto, come in questo caso https://www.youtube.com/watch?v=0XO-7nFdNr0 .

Si vede che la band ha lavorato a lungo su questo album, finanziato anche nel loro caso dal crowdfunding, con un suono pulito e rifinito magari senza molti sprazzi del vecchio genio, ma con una certa solidità di fondo e preziose impennate qualitative: Chasing The Past introdotto da un eccellente lavoro di Argent al piano che poi ci regala un classico assolo di organo che profuma di rock progressivo anni ’70, mentre Blunstone è sempre magnetico con i suoi tratti vocali e anche il lavoro della chitarra di Toomey in questo brano è raffinato quanto basta. Edge Of The Rainbow è una classica ballata tra blues e jazz, con accenni doo-wop nelle armonie vocali, mentre I Want You Back Again è una rilettura moderna di un brano presente in Odessey And Oracle, accenni di psichedelia, fughe strumentali jazzate, in fondo lo stile classico degli Zombies rivisitato con gusto e bella calligrafia https://www.youtube.com/watch?v=2s8F3Mzcf0I , anche se l’originale, con il suo classico tempo in ¾ era probabilmente superiore, come è quasi sempre il caso. Altrove And We Were Young Again, una morbida ballata accarezzata dalla voce di Blunstone e dalla chitarra di Toomey e Now I Know I’ll Never Get Over You, un brano che sul disco solista del 2009 di Colin era un soffice brano con accompagnamento di archi e qui diventa un pezzo rock quasi alla U2, quelli buoni, hanno lampi della vecchia classe. Maybe Tomorrow è un pezzo rock piacevole ma che lascia il tempo che trova (come altri brani del disco, per essere onesti fino in fondo), se non fosse per il virtuosismo di Argent e per la citazione finale di un verso di Yesterday dei Beatles. Le conclusive Little One, solo voce e piano, e Beyond The Borderline, ancora molto beatlesiana, hanno agganci con il vecchio sound della band e confermano il giudizio positivo per questo album, molto nostalgico ma in fondo non disprezzabile.

Bruno Conti

Live “Natalizi” Che Passione! – The Who, Roger Waters, Queen, Rolling Stones

who live hyde park

The Who – Live In Hyde Park – Eagle Rock/Universal 2CD – 2CD/DVD – DVD – BluRay – 3LP/DVD – Deluxe 2CD/DVD/BluRay/Book

Roger Waters – The Wall – Legacy/Sony 2CD – 3LP – DVD – BluRay – 2BluRay Special Edition – Super Deluxe 2CD/4LP/3BluRay/Book

Queen – A Night At The Odeon – Virgin/EMI CD – 2LP – CD/BluRay – DVD – BluRay – Super Deluxe CD/DVD/BluRay/12” Single/Book

Rolling Stones – From The Vault: Live At The Tokyo Dome 1990

                           From The Vault: Live At Roundhay Park Leeds 1982 – Eagle Rock/Universal – 2CD/DVD – 3LP/DVD (Tokyo 4LP/DVD) – DVD – BluRay

Dopo aver illustrato l’ultimo live album (in tutti i sensi) di Eric Clapton, eccomi a fare un riepilogo di altre interessanti uscite inerenti a dischi incisi in concerto, tutti perfetti per l’imminente campagna natalizia: anche Manolenta avrebbe dovuto rientrare in questo elenco, ma ascoltandolo ho reputato che meritasse un post a parte…ecco comunque in breve (spero) un commento per ciascuno di questi live, come al solito disponibili in una infinità di formati diversi.

The Who – Live In Hyde Parkanche il gruppo di Pete Townshend e Roger Daltrey in teoria meriterebbe un post tutto suo, ma il mercato discografico non è certo sfornito di album dal vivo della band inglese, e la maggior parte sono usciti negli ultimi trent’anni, cioè da quando, per usare un eufemismo, i loro lavori in studio si sono sempre più diradati (e non è che le scalette negli anni siano mai variate di molto). Questo Live In Hyde Park è comunque importante in quanto documenta il concerto celebrativo dei loro cinquant’anni di carriera, tenutosi lo scorso mese di Agosto nel noto parco londinese di fronte a ben 65.000 persone. Quello che si fa apprezzare di questo doppio CD, oltre alla bravura della band di supporto (nella quale emergono senz’altro la granitica sezione ritmica formata da Pino Palladino e Zak Starkey, figlio di Ringo ed anche molto meglio come batterista, ed il fratello di Pete, Simon Townshend, alla chitarra ritmica), sono la perfezione del suono, davvero scintillante, e la forma dei due padroni di casa: Pete è la solita macchina da riff (sarà anche sordo, ma caspita se suona), e l’ugola di Roger, data in fase calante, reca ancora copiose tracce dell’antica potenza. I classici ci sono quasi tutti, a partire dall’uno-due iniziale da k.o. formato da I Can’t Explain e The Seeker, ma anche la sempre splendida The Kids Are Alright, le magnifiche Behind Blue Eyes, Pinball Wizard e I Can See For Miles, oltre a scelte meno scontate come Bargain e Join Together, usata a mo’ di singalong. C’è anche qualche assenza (Substitute, I’m A Boy, Happy Jack), ma quello che è presente è ottimo ed abbondante, E poi ci sono poche band al mondo che possono permettersi un bis con Baba O’Riley e Won’t Get Fooled Again. Altamente consigliato.

roger water the wall roger waters the wall open

Roger Waters – The Wall – finalmente ecco la testimonianza ufficiale dello spettacolo portato in giro dall’ex leader dei Pink Floyd negli ultimi anni. Anche qui l’audio è ottimo (non ho ancora visto la parte video, ma credo che se dovete scegliere vi conviene lasciar perdere il doppio CD, io l’ho visto dal vivo a Milano ed è uno degli spettacoli visivamente più entusiasmanti mai visti), e la band non sbaglia un colpo; inutile indicare le canzoni, le conoscete già tutti a memoria: il concerto è basato, più che sul disco originale, sulla versione che già nel 1980 i Floyd portavano in giro, quindi con le parti strumentali “tecniche” che servono a permettere il completamento del muro e la roccata e trascinante What Shall We Do Now? posta in coda ad Empty Spaces.

C’è anche una canzone nuova, The Ballad Of Jean Charles De Menezes, una ballata dal taglio epico che all’inizio riprende il tema di Another Brick In The Wall Part II. Come ho già detto, prendete la parte video (c’è anche la solita Super Deluxe costosissima – che esce l’anno prossimo – ma stavolta passo perché è davvero una presa per i fondelli, andate sul sito di Roger e capirete il perché).

queen a night at the odeon

Queen – A Night At The Odeon – pubblicazione finalmente ufficiale di un famoso concerto della band fronteggiata da Freddie Mercury e più volte bootlegato, registrato all’Hammersmith Odeon di Londra la vigilia di Natale del 1975, durante la tournée di A Night At The Opera. In quel periodo i Queen non avevano ancora impresso la svolta pop alla loro carriera, e dal vivo erano una vera macchina da guerra, con Mercury che già era quel favoloso animale da palcoscenico che tutti conosciamo (e che voce), Brian May un chitarrista sopraffino e versatile, Roger Taylor un martello e John Deacon un metronomo impeccabile.

Questo disco offre uno spaccato dello spettacolo dal vivo del quartetto, un concerto formidabile di puro hard rock con il meglio dai loro primi tre dischi (infatti A Night At The Opera è rappresentato solamente dalla ben nota Bohemian Rhapsody, tra l’altro posta quasi ad inizio concerto e divisa in due senza la parte operistica); comincia già a trovare spazio qualche episodio più “leggero” (Killer Queen, che comunque mi è sempre piaciuta assai, la scanzonata Bring Back That Leroy Brown), ma il resto è puro rock’n’roll ad alto tasso elettrico, dal trittico d’apertura Now I’m Here – Ogre Battle – White Queen, passando per la dura Brighton Rock, e senza dimenticare le trascinanti Keep Yourself Alive e soprattutto la maestosa Seven Seas Of Rhye. Nel ’75 i nostri non avevano ancora nel repertorio né We Will Rock YouWe Are The Champions, ed il concerto si chiude con la bluesata, e per loro abbastanza atipica, See What A Fool I’ve Been, all’epoca pubblicata solo sul lato B di un singolo.

rolling stones tokyo dome

Rolling Stones – Live At The Tokyo Dome 1990 – altro live appartenente alla serie From the Vaults, vede le Pietre impegnate nel tour di Steel Wheels, il disco del 1989 che li vedeva tornare in discreta forma dopo una decade difficile. Un buon concerto, ma secondo me meno esplosivo del solito: sarà la prolungata assenza dalle scene (era il primo tour dopo sette anni), ma l’impressione è che il quintetto (erano le ultime volte con Bill Wyman) suoni quasi con il freno a mano tirato, impressione confermata anche dal live uscito all’epoca, Flashpoint.

Comunque la professionalità è fuori discussione, e l’ascolto è comunque piacevole, con diversi episodi dal nuovo disco di allora (e Almost Hear You Sigh è una grande canzone, puro Stones sound) e con l’intensità che cresce man mano che si va avanti, con una rara e psichedelica 2000 Light Years From Home che si fonde con una fantastica Sympathy For The Devil, in una delle più belle versioni che ho sentito. Molto buona anche Ruby Tuesday, una delle loro ballate più note ma che dal vivo non viene suonata spesso.

rolling stones live in leeds

Rolling Stones – Live At Roundhay Park Leeds 1982 – uscito a meno di un mese dal live a Tokyo, questo è invece uno dei migliori episodi finora della serie, forse il migliore insieme a quello del 1971 al Marquee: secondo me è superiore anche a quello dell’Hampton Coliseum uscito lo scorso anno e facente riferimento allo stesso tour. Anche se le due scalette, a parte Angie suonata a Leeds, sono quasi sovrapponibili (e questo è stato motivo di critica tra i fans), qua mi sembra che le Pietre suonino con maggior furore e con uno spirito rock’n’roll ai massimi livelli, forse anche perché più rodati (è infatti l’ultimo concerto di quel tour biennale).

Un concerto decisamente rock, con le ballate ridotte al minimo, e splendide versioni di Under My Thumb, Let’s Spend The Night Together, una Black Limousine bluesata e sporca al punto giusto, una toccante Time Is On My Side (impreziosita dai controcanti sbilenchi ma pieni di fascino di Keith Richards) e la sempre bellissima Beast Of Burden, una delle canzoni degli Stones che preferisco da sempre.

Marco Verdi

Viva L’Italia Rock: Massimo Priviero & Graziano Romani, Due Grandi Serate Live!

massimo priviero massimo

Massimo Priviero – Massimo – Mpc/Self – 2 CD – DVD

Graziano Romani – Vivo/Live – Route 61 Music – 2 CD

Questi signori da circa trent’anni a questa parte, secondo chi scrive, sono tra i segreti meglio custoditi ( fans a parte) del rock italiano. Massimo cresce a Jesolo ascoltando i dischi di Dylan, Neil Young e Springsteen, mentre a circa 200 km. di distanza Graziano fa altrettanto in quel di Casalgrande, formando nel ’81 una band, i Rocking Chairs, che negli anni diventerà un punto di riferimento (e di culto) per tanti appassionati del rock americano “Made In Italy”, e dopo lo scioglimento (con una breve parentesi con altre band come Megajam 5 e Souldrivers) il nostro intraprende una solida carriera solista che conta ormai sedici album in inglese e italiano, più collaborazioni con gente come Willie Nile, Elliott Murphy e Chris Spedding.

Ma partiamo con Priviero che pubblica un doppio CD con DVD dal vivo (non il suo primo) che documenta il concerto tenuto lo scorso anno, nel mese di Ottobre, all’Alcatraz di Milano (serata che vedeva i Lowlands del mio amico Ed Abbiati come opening act https://www.youtube.com/watch?v=v2GTNqW5mFI ): un concerto ad alta intensità che vede Massimo farsi accompagnare sul palco da musicisti fidati, nonché amici, ormai rodati, tra i quali il bravissimo polistrumentista Alex Cambise, Fabrizio Carletto al basso, Efrem Bonfiglio alle chitarre, Nicola “Nik” Manniello alle tastiere, Riccardo Maccabruni (dei Mandolin’ Brothers) al pianoforte e fisarmonica, un batterista bravo e trascinante come Oscar Palma, e come ospite il grande Michele Gazich che con il suo violino dà un tocco magico ad alcuni brani, senza dimenticare le cornamuse di Giancarlo Galli e dell’artista scozzese Keith Easdale.

La prima parte del concerto vede subito Massimo Priviero proporre brani dall’ultimo lavoro in studio quali Ali Di Libertà, Il Mare, Alzati, Libera Terra, intercalati da “classici” del suo repertorio, come le note Fratellino, Dolce Resistenza, Spari Nel Cielo, tutti pezzi dove la band gira a mille proponendo una sorta di rock italo-celtico, con il potente apporto della sezione ritmica e delle cornamuse dei bravi Galli e Easdale https://www.youtube.com/watch?v=wsgmVerxhXc . Con Era Una Notte Che Pioveva sale sul palco Michele Gazich che con il suo violino che incanta le platee di mezzo mondo accompagna Priviero nella parte più intima della serata, attraverso un bel set di brani che partono da La Strada Del Davai, La Casa Di Mio Padre (un omaggio al genitore), Lettera Al Figlio (dedicata al figlio Tommy e ispirata alla famosissima  poesia di Kipling If), figlio che poi sale sul palco per suonare insieme al padre in una trascinante Occhi Di Bambino, che chiude la prima parte del concerto. La seconda parte, tolte la recente ballata romantica Apri Le Braccia (con un bel lavoro di Cambise al mandolino), e le movimentate e energiche L’Ultimo Ballo e Angel,  ripercorre la prima parte di carriera di Massimo, con brani molto amati dai “fans” come la dolce Fragole A Milano, la sempre acclamata e poderosa Nessuna Resa Mai, la storica San Valentino, con un bel gioco di tastiere, andando a chiudere con la bellissima Madre Proteggi (forse la canzone più bella dell’artista veneziano), osannata dal pubblico in sala https://www.youtube.com/watch?v=xnF2An8kPE8 . Il doppio CD contiene anche quattro canzoni nuove, il singolo Ricordati Di Me, Orgoglio (la più bella), Il Migliore Dei Mondi Possibili e Bacio D’Addio. Il DVD contiene naturalmente il concerto integrale girato in quella serata all’Alcatraz e ripreso in modo estremamente professionale, e credetemi è un bel vedere.

graziano romani vivo live

L’altro personaggio di cui ci occupiamo è Graziano Romani, uno dei rocker italiani più espressivi ed ingiustamente ignorati, che dopo un trentennio di attività “on the road”, dove non ha mai nascosto il suo amore per il rock stradaiolo e la passione per la migliore “soul music”, giunge (anche se sembra strano, però c’era un DVD https://www.youtube.com/watch?v=EeEWoSBYfdw) finalmente al suo primo disco dal vivo: registrato nell’Agosto del 2013 al Festival Parco Secchia di Villalunga di Casalgrande (praticamente casa sua). Vivo/Live giustamente raccoglie il meglio della sua carriera, e si spazia dagli esordi con la sua prima band i Rocking Chairs, a brani tratti dai suoi lavori solisti, cover di Springsteen (la sua fonte musicale), Woody Guthrie, Who, Chuck Berry e anche tre inediti, per più di due ore di musica torrenziale, che alterna Rock And Roll, Rhythm & Blues, Soul e Folk. Graziano, chitarra acustica e armonica, sale sul palco assecondato da una rodata band, composta dai fidati (e recuperati) Franco Borghi piano e tastiere, Max “Grizzly” Marmiroli alle percussioni e sax, Erik Montanari (che sia un mio parente?) alle chitarre elettriche, Michele Smiraglio al basso, Francesco Micalizzi alla batteria, e in alcuni brani il valido apporto chitarristico di Niky Milazzo. 

Il primo CD parte con Solerosso, chitarra, armonica e voce (una delle migliori del vasto panorama musicale italiano), a cui fa seguito il primo degli inediti Soul Is Calling, una ballata “stradaiola” in perfetto stile Del Fuegos (con la band che gira a mille), una galoppante Revolution Blues, mentre My Name Is Tex e Darkwood  vengono pescate dal periodo fumettistico, e sono rispettivamente dedicate a Tex Willer e Zagor, per poi passare alla prima cover della serata Ramblin’ Round di Woody Guthrie, e il primo brano del periodo Rocking, una meravigliosa Cast The Stone (si trova sull’introvabile No Sad Goodbyes). Si riparte con una serie di brani in italiano che ripercorrono il percorso solista di Graziano, a partire dalla chitarristica Adios, la rokkata Da Che Parte Stai, una solare Via Emilia con il sax di Max in evidenza, un omaggio ai DJ con Dio Della Radio, una toccante Augusto Cantaci Di Noi, che ricorda degnamente il cantante dei Nomadi, gli arrangiamenti folk di Corre Buon Sangue, e chiudere la prima parte con la sincopata Stesso Viaggio Stessa Città. L’armonica apre il secondo CD, con The Most Crucial Enemy, una sofferta ballata notturna che Graziano canta con una voce intrisa da mille sigarette e whiskey, seguita dalla cover del suo “amico” Springsteen, la potente The Price You Pay, andando poi a pescare ancora nel “serbatoio” dei Chairs, con Road To Justice e la storica Freedom Rain (dall’album omonimo) con il sax rabbioso di Marmiroli, una tirata No Sad Goodbyes e dal primo album del lontano ’87 New Egypt recuperare i ruvidi rock’n’roll Old Rocked Busted e Never Look Back, intercalate dalle note più rilassate e guidate dal sax di una meravigliosa Up In Dreamland. Si riparte per il gran finale con una torrida versione di Johnny B.Goode di Chuck Berry e un omaggio al miglior Pete Townshend e agli Who con una tiratissima Won’t Get Fooled Again, dove la band gioca di squadra con un suono potente, da classica rock’n’roll band. Le bonus tracks aggiungono l’elettroacustica Lonely As A Cloud, a cui fa seguito l’inizio alla Clarence Clemons della bella L’Attimo Che Fugge Via (che viaggia sempre dalle parti del “Boss”), e una grintosa Vicino Al Cuore.

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul valore di questi artisti deve solo ascoltare senza alcuna prevenzione questi due Live, cantati e suonati con incredibile trasporto: in quanto oggi come ieri due belle serate di musica, possibilmente con due ottime rock’n’roll band, valgono più di mille discorsi, proclami o sentenze. Per quanto mi riguarda un sentito applauso a Massimo e Graziano!

Tino Montanari