16/03/2013

Dalla Norvegia Con Passione! Paal Flaata - Wait By The Fire. Songs Of Chip Taylor.

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Paal Flaata – Wait By The Fire: Songs Of Chip Taylor – Rootsy 2012/2013

Scovati grazie all’infallibile fiuto della tedesca Glitterhouse, sempre attenta alla scena pop-rock indipendente, i norvegesi Midnight Choir furono considerati una delle realtà più intriganti della scena rock europea, fin dall’esordio con l’album omonimo Midnight Choir (94), cui faranno seguito Olsen’s Lot (96), Amsterdam Stranded (vincitore per il miglior album rock norvegese del  ‘98), Unsung Heroine (2000), Waiting For The Bricks To Fall (2003), tutti prodotti da Chris Eckman dei grandissimi (per chi scrive) Walkabouts, prima di sciogliersi nel 2004. La band era composta da Ron Olsen, Al DeLoner (autore di tutte le musiche e testi) e dal cantante e leader indiscusso Paal Flaata, dotato di una voce sinuosa e profonda, che dava intensità ad una musica che richiamava alla mente importanti figure che hanno scritto pagine significative nella storia del rock d’autore (a partire da Leonard Cohen, da un verso del quale prendeva il nome il gruppo).

Dopo l’abbandono dal gruppo, Paal Flaata inizia una pregevole carriera solista partendo da In Demand (2002), l’ottimo Rein (2005), una raccolta di canzoni natalizie Christmas Island (2006), Old Angel Midnight (2008), sino ad arrivare a questo Wait By The Fire, che propone, curiosamente, un intero lavoro di rivisitazioni di “classici” del cantautore americano Chip Taylor (fratello dell’attore Jon Voight, padre di Angelina Jolie, moglie di Brad Pitt, e qui mi fermo per il gossip, ma aggiungerei  giocatore di poker professionista). Come spesso accade nella vita, i due si sono conosciuti incidentalmente, in occasione della vicenda della strage sull’isola Utoya, avvenuta nel Luglio del 2011, e da quel momento si è consolidata una stima reciproca, che ha portato a queste dieci canzoni, che sono state estratte dal corposo songbook di Chip (con brani che vanno dal 1960 al 2011).

Prodotto dal collaboratore e polistrumentista Goran Grini, Wait By The Fire, nei suoi cinquanta minuti, si avvale di bravi musicisti locali (per questa volta vi risparmio, per ovvi motivi, i loro nomi), che accompagnano l’ex cantante dei Midnight Choir in questa riuscita reinterpretazione di brani di un autore come Chip Taylor, conosciuto in tutto il mondo per aver scritto successi negli anni '60 come Wild Thing (Troggs, ma anche Hendrix al Festival di Monterey) e I Can’t Let Go (Hollies), stranamente escluse da questa selezione, ma sinceramente era talmente vasto il serbatoio da cui pescare, che non era certamente facile fare delle scelte. L’iniziale Wait By The Fire, introdotta da arpeggi di chitarra, è un brano splendido, che rispetta in modo evocativo lo spirito delle canzoni dell’autore, mentre la seguente He Sits At My Table è una dolcissima ballata (il primo successo di Willie Nelson nel 1960) con una “performance” di grande livello da parte di Paal Flaata.

Arriva il momento di Angel Of The Morning uno dei classici di Taylor , si tratta di un motivo impossibile da dimenticare, che è stato interpretato da una schiera di cantanti tra cui Juice Newton (la versione più famosa pubblicata nel 1981), Evie Sands (l’originale), Merrilee Rush, Nina Simone, Dusty Springfield (dalle nostre parti è stata fatta una versione dai Profeti con il titolo Gli occhi verdi dell’amore), a cui fa seguito l’accattivante I Can Make It With You, altro brano portato al successo nel lontano 1966 da Jackie De Shannon. Si prosegue con una meraviglia, una versione di If I Stop Loving You, una ballata di sei minuti cantata in stile Leonard Cohen, dove la bravura vocale di Paal viene messa in evidenza, mentre Sleepy Eyes è una dolce filastrocca pop. Con Graceland Souvenirs  (dove il titolo di una canzone di Elvis I Forgot To Remember To Forget è una parte del testo) si viaggia ancora verso le ballate d’atmosfera, mentre Weaker Moments è il momento più intimo del disco, un pianoforte ed un violino ci trasportano con la mente in un lussuoso piano-bar di Oslo. You Didn’t Get Here Last Night è una grande brano pianistico, con un ritornello in stile “ragtime”  che fa da preludio a This Darkest Day, una ballata struggente (che Chip Taylor scrisse il giorno dopo la strage, in ricordo delle vittime) e Flaata l’ha cantata nel corso di un bel concerto gratuito al Farm Festival di Halden.

Paal Flaata (per chi scrive) è senza ombra di dubbio una delle voci più belle della scena norvegese, e per chi conosce il cammino fatto con il suo gruppo, questo Wait By The Fire  non può altro che certificarlo, a dimostrazione che in questo genere di contesto, le canzoni pur belle, possono essere ulteriormente valorizzate con una prestazione vocale fantastica, che viene dal profondo dell’anima.

Alla fine dell’ascolto del CD, ho avuto la netta sensazione che queste canzoni fossero state scritte appositamente per Paal Flaata, in quanto anche se Chip Taylor è un grande cantante e autore, le sue migliori canzoni sono diventate più grandi di lui, e la dimostrazione è stata data da tutti i grandi artisti che hanno portato la sua musica in giro per il mondo.

Tino Montanari

14/03/2013

Vi Mancano Gli Stones? Beccatevi Questi! Deadstring Brothers - Cannery Row

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Deadstring Brothers - Cannery Row - Bloodshot CD 02-04-2013

Se avessero dovuto bendarmi e farmi ascoltare questo disco senza dirmi nulla, avrei pensato ad una oscura session dei primi anni settanta dei Rolling Stones, rimasta poi nei cassetti. I Deadstring Brothers sono un gruppo di Detroit cresciuto veramente a pane e Stones, ma non gli Stones classici (quelli più rock’n’roll per intenderci), ma quelli appunto del periodo 70/72, che flirtavano con la California e con il cosmic country di Gram Parsons e dei suoi Flying Burrito Brothers. Cannery Row è già il loro quinto album (non conosco i precedenti, tutti usciti per la Bloodshot), ed è un godibilissimo excursus in un sound d’altri tempi, ma sempre attuale (basti pensare all’ultimo album di Ryan Adams, Ashes & Fire) ed affascinante: il leader e deus ex machina del gruppo è Kurt Marschke, che in effetti tratta la band come una sua creatura, cambiando spesso i componenti (la versione attuale comprende JD Mack al basso, Brad Pemberton alla batteria, Mike Webb al piano ed organo, tra l’altro bravissimo, e Pete Finney a steel e dobro, molto valido anche lui, mentre Kurt si occupa delle chitarre).

Una band di elementi esperti, gente che ha suonato con Poco, Dixie Chicks, Hank Williams Jr. e lo stesso Ryan Adams, ai quali si aggiunge come special guest Mickey Raphael, armonicista storico della Willie Nelson Family Band. Gente che sa il fatto suo, e pure Marshke, cognome impronunciabile a parte, non è certo un pivello: il suo suono dipende sì dalle Pietre Rotolanti, ma in alcuni casi riesce a smarcarsi brillantemente da questa dipendenza e dimostra di saper camminare anche con le sue gambe. Cannery Row è, considerazioni a parte, un signor disco, e nei suoi quaranta minuti non c’è un solo secondo da buttare. Si parte davvero alla grande con Like A California Wildfire, classica ballata alla Jagger & Co., sembra una outtake incisa il giorno dopo la registrazione di Wild Horses, molto bella anche se derivativa. It’s Morning Irene inizia come una ballata folk, poi entra la band ed il brano si tramuta in un gustoso cocktail di country e cajun, con un’atmosfera nostalgica di fondo: un brano più personale questo. Oh Me, Oh My palesa altre influenze, come il periodo bucolico di Van Morrison (Tupelo Honey e dintorni, sempre di early seventies parliamo), ma anche The Band per l’uso dell’organo. The Lonely Ride è puro Stones sound, tra country e rock’n’roll (splendido l’uso del piano), grandissima canzone, molto coinvolgente: ricorda molto (ma molto) Dead Flowers e quindi sono di parte, perché lo considero il brano più bello di sempre dei Rolling. 

Cannery Row è un’intensa ballata, fluida e distesa, con un bel solo di organo, mentre Lucille’s Honky Tonk è un country-blues acustico, che si stacca un po’ dall’ombra degli Stones ma rimane ben dentro la grande musica (ottimi piano, slide e steel): musica suonata col cuore, e si sente. The Mansion, ancora acustica, è emozionante e ricca di pathos: quasi quasi mi viene da scomodare gli ultimi Black Crowes (*NDB Tra qualche giorno a proposito dei fratelli Robinso, bella sorpresa sul Blog, così costringo Marco a lavorare) quelli che alternano le loro classiche jam elettriche a splendide digressioni acustiche. Just A Deck Of Cards è guidata da un’ottima slide e dalla voce alla Jagger di Kurt; Talkin’ With A Man In Montana è un’altra grande canzone, una slow ballad pianistica e scintillante, un pezzo così Jagger e Richards non lo scrivono da una vita.  L’album si chiude, come era iniziato, cioè con una languida ballad figlia del binomio Stones/Parsons (Song For Bobbie Jo). Davvero un’ottima band questi Deadstring Brothers (o dovrei dire Kurt Marschke & The Deadstring Brothers), un po’ derivativa ma non sempre: se vi mancano gli Stones più roots e bucolici, questo dischetto fa al caso vostro.

Marco Verdi

10/02/2013

Qui Si Va Sul Sicuro! Dale Watson And His Lonestars - El Rancho Azul

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Dale Watson & His Lonestars - El Rancho Azul - Red House CD

Se uno come Willie Nelson dice di essere il tuo più grande fan, puoi cominciare a pensare che un tantino bravo tu lo sia. Il soggetto in questione è Dale Watson, texano di Austin (anche se nativo dell’Alabama), un countryman molto noto agli appassionati del vero country, un cult artist per antonomasia, che oltre che dal vecchio Willie ha avuto parole di elogio anche da Hank III (che lo ha definito, forse esagerando un pochino, il salvatore della musica country).

Dale è uno decisamente prolifico: il suo debutto, Cheatin’ Heart Attack, è del 1995, ed in meno di vent’anni ha dato alle stampe (live compresi), più di venti album, quasi tutti di livello tra il discreto, buono, ed in alcuni casi ottimo. Watson è uno che in tutto questo tempo non ha cambiato di una virgola il proprio sound: la sua è una miscela vincente di country, honky-tonk, swing, boogie, rock’n’roll, suonati con grande grinta, ritmo e feeling da Dale con i fidi Lonestars, ed anche questo nuovo lavoro, intitolato El Rancho Azul, rimane fedele alla linea. Chi conosce Dale sa esattamente cosa aspettarsi, è un po’ come George Thorogood per il rock-boogie-blues o Delbert McClinton per il soul-errebi (e, spostandoci in territori più estremi, gli AC/DC per l’hard rock): tutta gente che si è creata un proprio pubblico, lo conosce bene, e sa che un cambio di stile alienerebbe loro buona parte dei fans senza necessariamente portarne di nuovi.

Registrato agli studi Pedernales di proprietà proprio di Willie Nelson, El Rancho Azul è quindi un perfetto concentrato dell’arte di Dale Watson, e certamente si può affiancare ai suoi dischi più riusciti. Quattordici brani, quaranta minuti di country ad alto tasso ritmico: Dale ama particolarmente le drinkin’ songs, ed anche in questo album circa la metà dei brani parla di bevute, da solo o in compagnia.

Si va dalla swingata (e ritmata) I Lie When I Drink, che apre l’album con il piede giusto, al country-rock per camionisti Where Do You Want It (un piacere per le orecchie), al boogie I Drink To Remember, al tipico honky-tonk elettrico Cowboy Boots, un brano di quelli che Dale canta anche sotto la doccia. Citerei anche la velocissima We’re Gonna Get Married, irresistibile miscela di bluegrass e rock’n’roll, la languida cowboy ballad (anche Dale si deve riposare ogni tanto) Daughter’s Wedding Song, i due godibilissimi honky-tonk dal titolo quasi uguale Quick Quick Slow Slow e Slow Quick Quick, messi uno di seguito all’altro, il ritmatissimo rockabilly Give Me More Kisses (provate a tenere fermo il piede o la testa se vi riesce).

Per non stare a nominarle tutte (ma lo meriterebbero), mi limito ancora a I Can’t Be Satisfied, un rockin’ country decisamente gustoso, la classica che più classica non si può I Hate To Drink Alone e la conclusiva Thanks To Tequila, puro Texas country. Sarà anche musica just for fun, farà anche dischi tutti uguali tra loro, ma a me Dale Watson piace.

Marco Verdi

09/08/2012

Una Bella Serata Tra Amici, Vecchi E Nuovi, In Quel Di Austin, TX. Johnny Cash - We Walk The Line

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 Johnny Cash - We Walk The Line A Celebration Of The Music Of Johnny Cash - Sony Legacy CD/DVD o Blu-Ray

Se ne parlava da mesi, ve lo avevo anticipato in modo definitivo il 27 luglio, ora è disponibile, per cui parliamone!

20 Aprile 2012, Moody Theatre, Austin, Texas, un gruppo di musicisti di diversa provenienza (tra poco li vediamo) si unisce per festeggiare l'80° Anniversario della nascita di Johnny Cash, che paraltro non è, né il 20 aprile, giorno del concerto e neppure il 7 agosto, giorno di uscita ufficale dei dischetti, bensì il 26 febbraio, ma non stiamo troppo a sottilizzare.

Sono sul palco Don Was, al basso e direttore musicale, Buddy Miller e Greg Leisz a tutti i tipi di chitarre, dall'Inghilterra via Austin Ian McLagan alle tastiere e Kenny "picchiaduro ma non solo" Aronoff alla batteria. Non male! Subito li raggiunge sul palco per dare il via alle operazioni l'attore Matthew McConaughey. All'inizio l'avevo scambiato per John Carter Cash, ma troppo bello ed atletico non poieva essere lui, comunque poco male, McConaughey si rivelerà un "host" simpatico e competente, facendosi anche una cantatina che si trova tra gli extra del DVD. Quindi dà il via al concerto e sul palco sale la prima cantante:

1) Brandi Carlile -Folsom Prison Blues

Nel corso della serata si esibiranno anche alcuni musicisti che sinceramente non so quale grado di empatia abbiano con la musica di Johnny Cash, ma sicuramente la cantante di Ravensdale, Washington, anche se tutti la accostano alla scena di Seattle (dove ha iniziato la carriera), è una che è sempre vissuta a pane e Johnny Cash, tanto che già a 8 anni cantava con la mamma Tennessee Flat Top Box e Folsom Prison Blues è sempre stato uno dei cavalli di battaglia del suo repertorio live. Con quel gruppo alle spalle è difficile fare male e Brandi (vestita come the Woman In Black) ci mette grinta e passione confermandosi una delle voci più interessanti dell'attuale panorama musicale americana. Grande versione con Buddy Miller e Greg Leisz che cominciano a macinare note con le loro chitarre, ben supportati dall'organo inossidabile di Ian McLagan.

2) Andy Grammer - I Get Rhythm

Questo belloccio californiano è uno dei primi misteri della serata, ma evidentmente, come nel caso del tributo a Dylan di inizio anno, l'industria discografica si para il culo inserendo anche qualche giovanotto di belle speranze. Certo, con tutti i miliardi di musicisti al mondo che potevano eseguire questo brano, Andy Grammer non sarebbe stata la mia prima scelta e forse neppure la millesima, ma, ripeto, con quei musicisti alle spalle è difficile fare male, e il nostro amico se la cava discretamente.

3) Amy Lee - I'm So Lonesome I Could Cry

Altra scelta misteriosa. La ex e ora nuovamente cantante degli Evanescence, così, a occhio, non si sembra una grande appassionata di Cash. E infatti quella che viene presentata come la sua canzone preferita di Cash, in effetti è un brano di Hank Williams, che però faceva parte del suo repertorio. Una struggente ballata country con weeping steel guitar viene cantata peraltro in modo più che rispettoso e degno da Amy Lee.

4) Buddy Miller - Hey Porter

Qui le cose cominciano a farsi serie. Eseguita come Ry Cooder avrebbe fatto se l'avessero invitato per suonare Get Rhythm. Byddy Miller si conferma uno dei pilastri della musica "roots" americana!

5) Shelby Lynne - Why Me Lord

Non le avranno dato il Grammy per nulla. Shelby Lynne alle prese con uno dei brani gospel-country più belli mai scritti da Kris Kristofferson, ancora una volta incanta con la sua voce calda, potente ed espressiva.

6) Pat Monahan - Help Me Make It Through The Night

Ancora un brano di Kristofferson per la voce solista dei Train, che non vedrei male in futuro alle prese con questo tipo di repertorio perché la canta veramente bene, grande voce e grande interpretazione.

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7) Shelby Lynne & Pat Monahan - It Ain't Me Babe

Gli ultimi due cantanti ascoltati, uniscono le forze per un duetto in uno dei brani di Bob Dylan che Johnny Cash amava di più, quasi sempre eseguita in coppia con la moglie June Carter. Bellissima versione, con un arrangiamento maestoso ed avvolgente, poi in crescendo, probabilmente frutto della mente di Don Was (vedremo cosa riuscirà a fare con il nuovo Van Morrison, che sarà prodotto da lui), in ogni caso gran bella canzone.

8) Jamey Johnson & Kris Kristofferson - Sunday Morning Coming Down

Ancora un duetto e ancora una canzone di Kris Kristofferson, in coppia con una delle forze emergenti della nuova musica country di qualità, per cantare una delle canzoni che hanno fatto la leggenda di Johnny Cash. Ci voleva coraggio per cantare alla televisione americana nel 1970 "Wishing, Lord, That I Was Stoned", ma che bella canzone ragazzi! Anche in questa versione lenta ed intensa non perde un briciolo del suo fascino, la voce di Kristofferson sempre più "spezzata", ma mai vinta, sorretta dal baritono poderoso di Johnson, bella accoppiata.

9) Carolina Chocolate Drops - Jackson

Questi sono i giovani che ci piacciono, alle prese, nel loro inconfondibile stile, con un altro dei classici della coppia John & June. Che dire? Bravi, sempre più bravi!

10) Rhett Miller - Wreck Of The Old 97

E il leader degli Old 97's cosa potevano invitarlo a cantare? Giovanile d'aspetto, ma i 40 li ha passati, Rhett Miller (non è parente di Buddy), da solo o con il suo gruppo è uno dei migliori musicisti della nuova scena alternative country americana e lo conferma anche in questa serata con una versione sparatissima di questo brano da cui ha preso il nome il suo gruppo.

11) Ronnie Dunn - Ring Of Fire

Questo brano l'avrei fatto cantare da qualcun altro, ma devo ammettere che l'ex metà di Brooks & Dunn realizza una versione di buon spessore, con le immancabili trombe mariachi affidate a una coppia di "ragazze messicane". L'omaggio della Nashville più tradizionale alla musica di uno dei "fuorilegge" di quella scena.

12) Shooter Jennings & Amy Nelson - Cocaine Blues

I due figli d'arte ci regalano una bella versione, gagliarda e grintosa, di uno dei brani che erano sul leggendario At Folsom Prison. Shooter Jennings è sempre bravo, la figlia di Willie Nelson non la conoscevo, ma buon sangue non mente. E poi, ripeto, con quella house band chiunque farebbe un figurone.

13) Lucinda Williams - Hurt

Il brano di Trent Reznor dei Nine Inch Nail è stato uno degli ultimi capolavori del Johnny Cash interprete, nella sua serie degli American Recordings, la voce dolente e sofferta di Lucinda Williams, manco a dirlo, è perfetta per questo brano. Uno degli highlights del concerto.

14) Iron & Wine - Long Black Veil

Altra ottima scelta nell'ambito dell'alternative country (e non solo) è quella di Sam Bean, ovvero Iron & Wine. In una parola, stupenda!

15) Kris Kristofferson - Big River

Torna il grande Kris per rendere il favore. Johnny Cash oltre a cantare alla grande le canzoni degli altri ne scriveva molte belle anche lui. Questo ne è un limpido esempio, proprio una di quelle del classico boom chicka boom, e con la band in grande spolvero, bella anche la interpretazione di Kristofferson!

16) Sheryl Crow - Cry Cry Cry

Lei è come il prezzemolino, c'è sempre, però è brava e questo brano le calza proprio a pennello, gli anni passano ma quando vuole (e può) la classe non manca, ottimo ed abbondante.

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17) Willie Nelson & Sheryl Crow - If I Were A Carpenter

Sheryl Crow rimane e arriva uno dei più grandi amici di Cash, per una versione di un altro dei suoi grandi classici in duetto con la moglie June. Scritta da Tim Hardin, era stata pubblicata come singolo dalla Columbia nel 1969 (nel libretto del doppio, che è formato CD, quindi piccolo e non ingombrante, trovate anche tutte le altre informazioni sulle versioni originali, data ed eventuale album dove appariva). Mickey Raphael si aggiunge all'armonica e la coppia, con la super band alle loro spalle, realizza una versione da sogno di questa stupenda canzone. Non sempre e comunque amo quello che Willie Nelson produce ma quando la ispirazione lo coglie è sempre un grande.

18) Willie Nelson, Kris Kristofferson, Shooter Jennings, Jamey Johnson - Highwayman

Degli originali ne sono rimasti solo due, ma Shooter sostituisce il babbo Waylon Jennings con grande piglio e il vocione di Jamey Johnson sostituisce Johnny Cash con bravura per un brano che ci avvicina alla conclusione del concerto con un altro degli highlights della serata.

19) Full Ensemble - I Walk The Line

Tutto il cucuzzaro sul palco per il gran finale con una versione country-folk di un superclassico che vede tutti i musicisti alternarsi sul palco.

E qui finisce il concerto nella versione CD per restare negli 80 minuti canonici di durata (anche qualcosa meno). Ma negli extra del DVD oltre alla esibizione di Matthew McConaughey che recita e canta The man comes around, c'è anche una eccellente I Still Miss Someone di un ancora ispirato Willie Nelson, registrata durante le prove. Una serie di brevi interviste con tutti i partecipanti inframmezzate da qualche breve filmato preso dai suoi special televisivi, che proseguono nel segmento definito Walking The Line: The Making Of A Celebration. Un piccolo appunto: ma niente Rosanne e John Carter Cash? E pure Carlene Carter?

Per parafrasare il famoso "poeta televisivo" Paolo Bonolis, visto che a parte il promo iniziale YouTube non ci viene in soccorso, Ove possibile, s'ha da avere!

Bruno Conti

27/07/2012

80° Anniversario Della Nascita Di Johnny Cash. We Walk The Line: A Celebration Of The Music Of Johnny Cash DVD/CD - Blu-ray

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We Walk The Line - A Celebration Of The Music Of Johnny Cash - Sony Legacy - CD/DVD o Blu-ray 07-08-2012

Quest'anno oltre al centenario di Woody Guthrie si festeggia anche l'80° Anniversario della nascita di Johnny Cash, avvenuta il 26 febbraio del 1932. Per questo motivo il 20 aprile al Moody Theater di Austin, Texas si è riunito un nutrito gruppetto di musicisti per festeggiare l'evento con un concerto sotto la direzione musicale di Don Was. Queste sono tutte le informazioni che vi servono e anche di più:

DVD/Blu-ray
Folsom Prison Blues - performed by Brandi Carlile
Get Rhythm - performed by Andy Grammer
I'm So Lonesome I Could Cry - performed by Amy Lee
Hey Porter - performed by Buddy Miller
Why Me Lord - performed by Shelby Lynne
Help Me Make It Through the Night - performed by Pat Monahan
It Ain't Me Babe - performed by Shelby Lynne and Pat Monahan
Sunday Morning Coming Down - performed by Jamey Johnson and Kris Kristofferson
Jackson - performed by Carolina Chocolate Drops
Wreck Of The Old 97 - performed by Rhett Miller
Ring Of Fire - performed by Ronnie Dunn
Cocaine Blues - performed by Shooter Jennings
Hurt - performed by Lucinda Williams
The Long Black Veil - performed by Iron & Wine
Big River - performed by Kris Kristofferson
Cry, Cry, Cry - performed by Sheryl Crow
If I Were A Carpenter - performed by Willie Nelson and Sheryl Crow
Highwayman - performed by Willie Nelson, Kris Kristofferson, Shooter Jennings and Jamey Johnson
I Walk The Line - performed by Full Ensemble

Bonus Features

I Still Miss Someone - rehearsal performance by Willie Nelson
The Man Comes Around - performed by Matthew McConaughey

Johnny Cash, His Life and Music – Artist interviews, Johnny Cash archival footage, more

Walking The Line: The Making of a Celebration - behind-the-scenes of the historic Johnny Cash 80th Birthday Concert Celebration

Il CD ha gli stessi brani ma in una diversa sequenza, l'uscita come riportato sopra è prevista per il 7 agosto, dovrebbe costare intorno ai 20 euro, euro più euro meno. Stranamente è prevista l'uscita in contemporanea anche per il mercato italiano, in questo caldo agosto, che discograficamente parlando è sempre un mese importante per le uscite sia in Inghilterra che, soprattutto, negli Stati Uniti.

Se ve lo volete sentire e ascoltare tutto ve lo comprate, dal video di presentazione sembra fantastico, buon divertimento!

Bruno Conti

22/06/2012

"Vecchio" Rock Per Nuovi Talenti. Grace Potter & The Nocturnals - The Lion The Beast The Beat

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Grace Potter & Nocturnals – The Lion The Beast The Beat – Hollywood Records Deluxe Edition

Sono sempre stato un “fan” della musica della cantante del Vermont non-quella-grace-ma-grace-potter-and-the-nocturnals.html, ma l’ultimo, omonimo, terzo disco di studio non mi aveva convinto fino in fondo, nonostante alcune critiche positive e qualche canzone di buona qualità. Un suono troppo “leccato”, colpa di un produttore come Mark Batson, abituato a lavorare con gente come Maroon 5, Dr. Dre, Eminem, Nas e compagnia bella leggere-sempre-bene-le-note-grace-potter-and-the-nocturna... e quindi le tastiere della Potter erano molto sintetiche e diverse dal suono delle esibizioni live: non dimentichiamoci che Grace Potter and The Nocturnals sin dal 2002, anno della loro apparizione, si sono costruiti una reputazione nel circuito delle jam band e dei Festival, se andate sul sito gratuito (e legale)http://archive.org/ , trovate quasi 400 concerti gratuiti da scaricare (dei Grateful Dead ce ne sono quasi 9.000) e potete rendervi conto di quanto siano bravi dal vivo (non per nulla hanno pubblicato due CD live per i Record Store Day del 2008 e 2012).

Nati intorno al nucleo storico della stessa Grace Potter, tastiere,chitarra, voce e autrice di quasi tutto il materiale, Matt Burr alla batteria e Scott Tournet alla chitarra, da qualche anno hanno aggiunto un secondo chitarrista Benny Yurco, mentre la figura del bassista continua a cambiare, nell’ultimo disco era la quasi omonima Catherine Potter, mentre ora è arrivato tale Michael Liberamento che suona anche percussioni e tastiere varie. Rispetto al disco precedente mi sembra che sia cambiata anche la strategia di marketing della sua casa discografica, lasciando perdere l’immagine di copertina, come direbbe Paolo Hendel, di una “bella topona bionda” in minigonna (non perché non lo sia più!) e puntando più su una iconografia quasi “fantasy”. Nuovo produttore a bordo, Jim Scott, uno che ha lavorato con Wilco, Petty, Tedeschi Trucks Band e una collaborazione in 3 brani con Dan Auerbach dei Black Keys, presente sia come autore che come musicista e produttore nel brano Never Go Back (vabbé, Casio Drum Loop!), quindi un certo “modernismo”, come dire, più sano non manca comunque.

Sin dalla partenza tirata con la neo-psichedelia rock della title-track, la voce potente e sicura si appoggia su un muro di chitarre e tastiere, magari non sarà come l’altra Grace (Slick) o come la grande Janis, ma il cuore batte nelle giuste coordinate musicali. Never Go Back ha troppi Casio, Mellotron, ARP e percussioni sintetiche rispetto alle chitarre, per i miei gusti, ma evidentemente bisogna pure passare nelle radio attuali. Parachute Heart riesce meglio a fondere sonorità moderne e quelle più rock di acoustic e slide guitars, in un melodico mid-tempo che ricorda i Fleetwood Mac a guida Nicks & Buckingham. Stars è una bella ballatona con archi aggiunti cantata a voce spiegata dalla brava Grace. Anche Timekeeper predilige i tempi medi e quel suono “lavorato” tipico di Scott ma si capisce che la sostanza c’è  mentre Loneliest Soul un’altra delle collaborazioni a livello compositivo con Auerbach ha ancora ritmi sghembi e molto lavoro a livello di produzione ma non rimane molto in mente. Turntable, come da titolo, parte con il rumore di una puntina che scende sul vinile e ha una impostazione più da classic rock anche se le sonorità sono da giorni nostri, la vedo bene dal vivo con le chitarre più libere di agire. Keepsake sembra un brano del Greg Kihn del periodo dance-rock, meno dance e più rock. Runaway è il terzo brano scritto con Auerbach, più rock dei precedenti con chitarre e organo in evidenza e cantato con maggiore convinzione.

One Heart Missing è una ballata rock con la solista di Tournet in primo piano e qualche similitudine con gli U2 degli anni ’80. The Divide è un brano dalle atmosfere più composite, ricercate, con i soliti archi di rinforzo voluti dal produttore Scott e mi ha ricordato le Heart del periodo migliore, quando “prendevano” qualche idea dagli Zeppelin. A questo punto finisce la versione normale e partono le bonus: Roulette è un altro brano rock tipico del loro repertorio, come pure All Over You che sarebbero state benissimo anche nella versione standard del disco. C’è poi una versione alternata di Stars cantata in duetto con Kenny Chesney e con Alison Krauss alle armonie che mi sembra, non me ne vogliano, molto meglio di quella con i Nocturnals, Kenny Greenberg, Chad Cromwell, Pat Buchanan, John Jarvis, Dan Dugmore sono fior di musicisti e con l’aggiunta di Mickey Raphael lo ribadiscono nella bellissima ballata Ragged Company, cantata in duetto con Willie Nelson, ci scappa anche un assolo di Hammond fantastico e lei canta benissimo. Futura carriera solista? Non lo escluderei, per il momento “accontentiamoci”!                              

Bruno Conti

30/04/2012

Di Cover In Cover! Peter Mulvey - The Good Stuff

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Peter Mulvey – The Good Stuff – Signature Sound Records – 2012

Peter Mulvey da Milwaukee, Wisconsin, già autore di dischi promettenti nel passato, continua a fare ciò che ha sempre amato, il “busker” da subway, ricordando le ore passate nei sottopassaggi di Dublino o in quelli americani. I cantanti delle metropolitane prevalentemente eseguono “covers”, e cosi Peter (nel mio immaginario) si siede su una panchina ed esegue le canzoni predilette dei suoi “eroi” musicali, che sono un po’ anche i nostri (Leonard Cohen, Willie Nelson, Tom Waits, Joe Henry).  Mulvey, si era già cimentato in un esperimento simile con Ten Thousand Mornings (2002), registrato proprio in una stazione della metropolitana di Boston, e in quel lavoro aveva pescato da Elvis Costello, Randy Newman, Paul Simon, Bob Dylan, e anche in misura minore in Redbird (2003), con la complicità dei compagni di tour Jeffrey Foucault e Kris Delmhorst. Questo lavoro, The Good Stuff, è una raccolta più tradizionale di brani swing e ballate, dai risultati altalenanti, un disco che pur non essendo complesso, risulta non di facile lettura, specialmente nella rilettura di canzoni di autori standard come Duke Ellington e Thelonious Monk e contemporanei, come Melvern Taylor e Jolie Holland.

Peter. accompagnato da validi musicisti tra i quali il fido David Goodrich alle chitarre, Jason Smith alla batteria, Paul Kochanski al basso  e Randy Sabien al violino e piano, trasforma i pezzi dei suoi favoriti, li modella e li plasma secondo un sentimento puro e convinto, e la bella versione di Everybody Knows che inizia con una risata liberatoria, offre una scanzonata lettura del Cohen più creativo. La scelta delle canzoni da menzionare prosegue con I Don’t Know Why But I Do, un classico trascurato di Bobby Charles, con in evidenza il violino di Randy Sabien, la deliziosa Sugar , una rumba cantata in versione Paolo Conte, e la splendida Richard Pryor Addresses A Tearful Nation , pescata dal canzoniere del grande Joe Henry e precisamente dall’album Scar. Nella selezione sono presenti anche due brani strumentali, una Egg Radio di Bill Frisell in cui eccelle David Goodrich, e una dolce versione in chiave jazz, Ruby, My Dear di Thelonious Monk. Nella stessa occasione Peter Mulvey fa uscire anche un EP complementare con altri 6 brani registrati nelle stesse sessioni e con gli stessi musicisti, dal titolo di Chaser.

Peter Mulvey in questo The Good Stuff, dimostra quanto possa valere un lavoro di “covers” fatto con personalità, rispetto a composizioni non sempre di pari livello, ma si dimostra artista creativo e originale, dalle grandi possibilità, che mi auguro vengano dimostrate prossimamente con brani usciti dalla sua penna.

Tino Montanari

07/02/2012

Occupy Wall Street - Occupy This Album Compilation

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Sono solo le prime voci che giungono dagli Stati Uniti ma pare proprio che il Movimento Occupy Wall Street avrà una compilation ad hoc per raccogliere fondi da utilizzare per il prosieguo della loro storia. Dovrebbe essere pubblicato in versione solo digitale e uscire questa primavera. Sembra confermata la lista dei partecipanti, che è questa, con un mix di nuove canzoni e registrazioni dal vivo inedite:

•Crosby & Nash
•Yoko Ono
•Debbie Harry
•Devo
•Willie Nelson
•Jackson Browne
•Tom Morello
•Michael Moore
•Thievery Corporation
•Immortal Technique
•Joan Baez, James McMurtry and Steve Earle
•Mogwai
•Warren Haynes
•DJ Logic
•Ladytron
•Lucinda Williams
•The Guthrie Family
•Third Eye Blind
•Toots and the Maytals
•Yo La Tengo
•Rain Phoenix
•Our Lady Peace
•Aeroplane Pageant
•Chroma
•Cosmonaut
•Global Block
•Harry Hayward
•Jay Samel
•Jennie Arnau
•Joel Rafael
•Lloyd Cole
•Matt Pless
•Mike + Ruthy
•Mike Rimbaud
•My Pet Dragon
•Mystic Bowie
•Stephan Said
•Tao Seeger
•Taj Weekes
•Thee Oh Sees
•Julie B. Bonnie
•Ace Reporter
•Black Dragon
•Joseph Arthur
•Loudon Wainwright III
•Danger Field
•Richard Barone
•Ronny Elliot
•Los Cintron
•The Middle Eight
•Dylan Chambers
•Alex Emanuel
•Junkyard Empire

Questa dovrebbe essere una delle canzoni incluse, quella dei Third Eye Blind, speriamo che le altre siano migliori!

Magari tipo questa!

Bruno Conti

06/01/2012

E' Solo Country! Little Willies - For The Good Times

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The Little Willies - For The Good Times - EMI Parlophone/Capitol

Di solito si usa dire "non solo country" ma nel caso del nuovo disco dei Little Willies For The Good Times si deve proprio usare il termine con fierezza, come era già stato peraltro per il precedente omonimo album del 2006.

Come nel caso del primo anche l'opera seconda del gruppo ha avuto una lunga gestazione. Il lavoro di "preparazione" è iniziato già tre anni fa (e infatti già da un po' di anni le suonavano dal vivo), nelle pieghe della carriera solista e delle altre collaborazioni di Norah Jones, ma si tratta di un lavoro di gruppo, la newyorkese di nascita ma cresciuta in Texas con il country nelle orecchie, è una delle pedine del gruppo, importante, come pianista e principale vocalist ma divide la leadership con Richard Julian, l'altro ottimo cantante del gruppo e con l'asso delle chitarre Jim Campilongo di cui ho recensito Orange, l'album del 2010, per il Buscadero. Il quarto componente è Lee Alexander, bassista ed ex fidanzato della Jones con cui è rimasto un ottimo rapporto di lavoro e dietro la batteria siede Dan Rieser. Il primo album aveva avuto un moderato successo di vendita arrivando al 10° posto delle classifiche country ed al 48° di quelle generali, ma buoni riscontri di critica.

Direi che anche questo For The Good Times potrebbe ripeterne le gesta. E' il primo disco "importante" dell'anno e potrebbe godere dell'effetto sorpresa nelle vendite. La struttura è più o meno quella del predecessore: sono 12 brani, meno di quaranta minuti di musica, tutte cover meno il brano strumentale di Campilongo Tommy Rockwood ed è ovviamente destinato agli estimatori del country. Lento, veloce, swingato, ballate, romantico o tagliente, sempre di country parliamo, quindi uomo avvisato...

Si apre con le armonizzazioni del duo Jones e Julian nel brano I Worship You scritto da Ralph Stanley poi si passa per il country swing delle parti cantate alternativamente dai due vocalist con Campilongo che si dà da fare alle chitarre e Richard Julian che in questo brano ha una voce che mi ricorda moltissimo quella del Lyle Lovett dei primi anni. Remember Me è un valzerone country scritto da Scott Wiseman e cantato con la sua tipica allure dalla Jones che duetta, il pianoforte in evidenza con la baritone guitar di Campilongo mentre Julian si occupa delle armonie vocali.

Diesel Smoke, Dangerous Curves accelera decisamente i tempi sulle note di una lap steel con Richard Julian che guida il gruppo e la brava Norah che "vampeggia" da par suo, un bravo divertente e ben eseguito dai Little Willies nella loro interezza di gruppo. Lovesick Blues è uno dei cavalli di battaglia di Hank Williams che però non l'aveva scritta, in ogni caso rimane uno degli standard della musica country e una delle canzoni più famose sul "mal d'amore" ed è cantata all'unisono dai due vocalist con rispetto ed amore per l'argomento trattato, una piccola delizia come sempre. Dello strumentale Tommy Rockwood si è detto ed è l'occasione per ascoltare Jim Campilongo, uno dei virtuosi della chitarra "country", novello James Burton o Albert Lee, anche la Jones si "diverte" al piano.

Fist City di Loretta Lynn stranamente (o no?) è uno dei brani più rockeggianti dell'album, si fa per dire, e la nostra amica Norah la canta proprio bene. Non poteva mancare l'omaggio all'amico e "maestro" Willie Nelson e Richard Julian, con la sua vocalità pigra e sorniona, nuovamente alla Lovett, rende piena giustizia ad un brano come il melanconico Permanently Lonely, una delle chicche del disco, la Jones armonizza da par suo per rendere il favore.

Fowl Heat In the Prowl, dice la Jones in un'intervista, le è stata consigliata dalla mamma (il papà come quasi tutti sanno è Ravi Shankar) ed era nella colonna sonora di In The Heat Of the Night (per noi italiani "La Calda Notte Dell'Ispettore Tibbs); scritta da Quincy Jones non è forse propriamente country ma è un bello slow d'atmosfera cantato a due voci. Un altro dei brani migliori del CD è Wide Open Road una tipica canzone boom chika boom di Johnny Cash cantata da Lyl..., scusate, da Richard Julian (mi scappa, la tonalità e la voce sono molti simili, è inteso come un complimento e poi a fine febbraio esce il nuovo disco di Lyle Lovett, Release Me) mentre la Jones armonizza e Campilongo si diverte alla chitarra.

Una bellissima ballatona, che dà il titolo all'album, è For The Good Times, scritta da Kris Kristoffersson e cantata con grande pathos da Norah Jones che si identifica moltissimo nel brano, altra chicca! If You've Got The Money I've Got The Time è un frizzante country-swing scritto da Lefty Frizzell e cantato con particolare verve dai due "Willies", Lee Alexander slappa il basso di gusto e tutto il gruppo si diverte. Conclusione con un altro dei classici della country music, una delle canzoni più belle del repertorio di Dolly Parton e ripresa negli anni da moltissimi artisti, anche i White Stripes ne hanno fatto una cover, questa, cantata con grande intensità dalla Jones è una delle migliori.

Il disco non è male, anzi direi buono, ma è ovviamente country, molto country, inteso nel senso più nobile del genere. Non dite che non vi avevo avvertito. Esce il 10 gennaio negli States ed Europa e il 31 in Italia (boh, misteri?).

Bruno Conti

03/01/2012

La Prima Ristampa Dell'Anno. Elvis Presley - Elvis Country Legacy Edition

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Elvis Presley - Elvis Country - 2 CD Sony Legacy

Come sapete, a Gennaio, l'8 per la precisione, ogni anno ricorre l'anniversario per il compleanno di Elvis Presley e spesso la sua casa discografica ne approfitta per ricordarlo. Quest'anno, tra il 2 e il 3 gennaio, Statu Uniti ed Europa (ma il 17 Gennaio per il mercato italiano) è in uscita questo ulteriore capitolo della serie delle ristampe Legacy in doppio CD della discografia di Elvis. E per prendere due piccioni con una fava è anche il 40° aniversario dell'uscita dell'album originale.

A Elvis Country è stato unito anche l'album successivo Love Letters From Elvis che sarebbe stato pubblicato nel giugno 1971 ma era stato inciso nelle stesse sessions a Nashville nell'estate del 1970. Si tratta di due albums eccellenti che proseguono la rinascita musicale di Presley che avveniva in quel periodo. Il CD esce al prezzo speciale di un singolo album e conterrà 6 bonus tracks rispetto agli album originali, ecco la tracklist completa:


Disc 1: Elvis Country
1. Snowbird
2. Tomorrow Never Comes
3. Little Cabin On The Hill
4. Whole Lot-ta Shakin' Goin' On
5. Funny How Time Slips Away
6. I Really Don't Want To Know
7. There Goes My Everything
8. It's Your Baby, You Rock It
9. The Fool
10. Faded Love
11. I Washed My Hands In Muddy Water
12. Make The World Go Away

Bonus Tracks:
13. I Was Born About Ten Thousand Years Ago
14. A Hundred Years From Now (Studio Jam)
15. Where Did They Go, Lord

Disc 2: Love Letters From Elvis
1. Love Letters
2. When I'm Over You
3. If I Were You
4. Got My Mojo Working/Keep Your Hands Off Of It
5. Heart Of Rome
6. Only Believe
7. This Is Our Dance
8. Cindy, Cindy
9. I'll Never Know
10. It Ain't No Big Thing (But It's Growing)
11. Life

Bonus Tracks:
12. The Sound Of Your Cry
13. Sylvia
14. Rags To Riches   

Per la precisione, nella stessa occasione era stato registrato anche Elvis: That's The Way It Is e le prime 3 bonus erano già presenti nella ristampa del 2004. E l'Elvis Country originale uscì proprio il 2 gennaio del 1971!

Per rimanere in ambito, il secondo disco di un artista (un gruppo in questo caso) "importante" dell'anno sarà sempre un album country, ovvero il nuovo disco dei Little Willies di Norah Jones, si chiama For The Good Times, esce per la EMI/Parlophone il 10 gennaio e ne parliamo nei prossimi giorni. 

Bruno Conti