03/04/2013
"L'Americano Di Parigi" Colpisce Ancora! Elliott Murphy - It Takes A Worried Man
Elliott Murphy – It Takes A Worried Man – Blue Rose/Last Call Records 2013
Da più parti acclamato come il Bob Dylan degli anni ’70, Elliott James Murphy è uno dei più validi poeti del rock newyorkese. Dimostrandosi un ragazzino precoce a soli 13 anni, col gruppo dei Rapscallios vince un concorso di band giovanili, e nei primi anni ‘70 viene in Europa , gira i piccoli Club e ottiene una piccola parte nel film Roma del nostro Federico Fellini. Di ritorno in America si esibisce regolarmente nei locali, in compagnia dei New York Dolls, Patti Smith e altri personaggi dell’underground di New York. Scoperto dal critico Paul Nelson, ottiene brillanti riconoscimenti di critica con il disco d’esordio Acquashow (73), che contiene la stupenda Last Of The Rock Stars, una delle migliori ballate rock di Murphy, ma i successivi e costanti cambi di etichetta tengono l’artista ai margini del rock business, con ottime referenze di critica, un buon seguito di culto, ma con pochi risultati commerciali. In seguito Elliott forma una propria etichetta, la Courtisane e il primo disco è Affaire (80), registrato con musicisti che costituiranno l’ossatura di tutte le prove discografiche degli anni ’80, periodo in cui Murphy collabora con le riviste americane Rolling Stone e Spin, e scrive anche in Italia per Il Mucchio Selvaggio.
Nell’estate del ’89 l’artista appare in uno storico concerto al Festival di Losanna con Chris Spedding e Garland Jeffreys e non mancano le soddisfazioni, come l’apparizione a fianco di Bruce Springsteen in un suo concerto parigino del ’92, e proprio la capitale francese diventa la sua residenza fissa, trovandovi famiglia, e da allora vive a Parigi con la moglie Francoise (ballerina) e il figlio Gaspard (suona con lui da anni e gli fa da produttore). Gli anni 2000 lo vedono accasarsi alla Blue Rose e dopo il live April in coppia con il compare e chitarrista Olivier Durand, arriva Rainy Season lavoro ispirato più sul piano letterario che su quello musicale. La Terre Commune è invece il frutto della collaborazione con Iain Matthews (Fairport Conventio) e si divide tra composizioni originali e cover (brani di Dylan, Springsteen, Brecht/Weill), mentre Soul Surfing e il successivo doppio Strings Of The Storm mantengono inalterate l’ispirazione e la popolarità dell’artista, e Murphy Gets Muddy è un bellissimo e doveroso omaggio ai padri del blues, cui fanno seguito Coming Home Again e Notes From The Underground che chiudono in gloria la decade.
Se non ho sbagliato i conti (tra compilation, raccolte di inediti e dischi dal vivo) questo It Takes A Worried Man (prodotto dal figlio Gaspard) è il trentunesimo album per “l’americano a Parigi”, e accompagnato dalla fedele Normandy All Stars, con Laurent Padro al basso, Alan Fratas alla batteria, il bravo Kenny Margolis (Willy DeVille) alle tastiere, Olivier Durand (da anni fedele compagno di ventura di Murphy) alle chitarre e come gradita ospite in un brano Patti Scialfa, è sicuramente tra i suoi lavori migliori, con una vena compositiva ritrovata.
*NDB Anche se una piccola ma tignosa parte della critica lo accusa di ripetersi (cosa dovrebbe fare secondo costoro, alternative rock, r&b, soul, dischi di tarantelle, farsi produrre da Rick Rubin)? Se va la siete persa (e ve ne frega qualcosa) qui trovate la recensione del disco precedente, con il mio parere il-migliore-dei-vecchi-nuovi-dylan-ancora-in-circolazione...
Si parte con l’iniziale folk tradizionale di Worried Man Blues, seguita da una classica Angeline, mentre Little Big Man è un mid-tempo con le chitarre in spolvero. Murphyland è un autodedica molto gustosa, mentre Then You Start Crying è un perfetto brano “dylaniano”, cui fa seguito la ballata I Am Empty con la voce al controcanto della signora Springsteen e un finale chitarristico di Durand da brividi (una delle migliori del disco). Un piano introduce la sofferta He’s Gone, mentre la seguente Day For Night è un rock tagliente, una cavalcata che ricorda il Murphy degli esordi, niente a che da vedere con le trombe delicate di Little Bit More. Il country si manifesta in Eternal Highway con un pregevole intermezzo di armonica (alla Neil Young), e chiude un disco splendido il pianoforte malinconico e solitario di Even Steven.
Per anni Elliott James Murphy è stato uno dei segreti meglio custoditi del panorama americano, e per chi lo conosce non ha bisogno di presentazioni, è uno storyteller capace di scrivere splendide canzoni sulla vita urbana e sugli amori bohèmienne, creando un ponte ideale tra la New York del Village dei suoi esordi e la sempre romantica Parigi, dove da diversi anni vive. Nella sua lunga discografia, ci sono dischi che hanno avuto un ruolo prioritario nel consolidare la sua fama, e mi fa piacere pensare che questo It Takes A Worried Man possa entrare in quel contesto, a dimostrazione che in quarant’anni di carriera un onesto poeta della musica come il buon Murphy, aveva tutte le potenzialità per diventare un grande “numero uno”, e se l’America abbandona i suoi eroi, la vecchia Europa li accoglie a braccia aperte: certamente il successo commerciale non sarà mai paragonabile a quello d’oltreoceano, ma almeno si può vivere dignitosamente (di questi tempi non è poco!).
NDT: Recentemente a dimostrazione di quanto sopra, Elliott Murphy è stato insignito della prestigiosa Medaille De Vermeil de La Ville de Paris, da parte del primo cittadino di Parigi.
Tino Montanari
19:24 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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26/03/2013
"Piccoli Pensieri", Ma Grande Musica, Dalla Lontana Australia. The Black Sorrows - Crooked Little Thoughts
The Black Sorrows - Crooked Little Thoughts - Head Records 2012/2013 3 CD
Si dice che certi amori non finiscono mai (chi scrive attualmente ne sa qualcosa), e la cosa, musicalmente, si ripete per i Black Sorrows, storica band del rock australiano, che torna alla ribalta dopo il CD/DVD Set 4 Days In Sing Sing (2009) di difficile reperibilità. Joe Camilleri, il leader indiscusso del gruppo, fa musica da più di 45 anni, ma non ha mai pubblicato un album come questo Crooked Little Thoughts, con nuove canzoni che attraversano come in un viaggio tutta la sua musica: pop, rock, blues, jazz, soul, country e gospel, che si certifica in ventiquattro brani vari e frizzanti, distribuiti in 3 CD e un libro (di 72 pagine) di forte impatto visivo, pieno di storie e opere d’arte, contenente 24 dipinti originali di un artista di Sydney, Victor Rubin. Per molti i Black Sorrows, sono degli illustri sconosciuti, vista la scarsa reperibilità dei lori dischi (ma alcuni, ai tempi, sono anche stati regolarmente distribuiti in Italia dalla Sony).
Il gruppo, nato dalle ceneri dei Jo Jo Zep & The Falcons (altra oscura band che ha operato a cavallo tra gli ultimi anni ’70 ed i primi ’80), esordisce intorno alla metà degli anni ’80 con un paio di dischi, Sonola e Rockin’ Zydeco, che la dicono lunga sulle loro radici e sui musicisti più amati (Van Morrison, Willie DeVille, Elvis Costello *NDB. E aggiungerei anche Graham Parker) e altri grandi del soul, rock e blues. Negli anni a seguire usciranno album notevoli, come A Place in The World (86), Dear Children (87), Hold on to Me (88), il capolavoro Harley and Rose (90), seguiti da prove meno convincenti (ma non meno interessanti) come Better Times (92) Lucky Charm (94), Beat Club (98), Roarin’ Town (2006), più alcune compilation e il triplo dal vivo Radio Waves (96), di cui il sottoscritto, orgogliosamente, è in possesso.
L’appartenenza a questo gruppo è stata sempre molto fluida, molti musicisti e cantanti sono andati e venuti (ne ho contati più di venti nel periodo, e tutti grandi musicisti), ma il fondatore Camilleri (Joey Vincent all’anagrafe) è rimasta una presenza costante nell’evoluzione della band e la sua musica, e l’attuale line-up composta da Joe voce e sax, Joe Creighton al basso, Tony Floyd alla batteria, Claude Carranza alle chitarre e la brava vocalist Atlanta Coogan (attuale compagna di Joe), in questo pregevole lavoro Crooked Little Thoughts, ha costruito, modellato e rifinito un suono variegato e coinvolgente, ispirato alla migliore tradizione americana.
Il primo CD si apre con il blues esplosivo di Money Talkin, prosegue con Our Town, una mariachi-song in perfetto stile Willie DeVille, la soul-ballad Lovin You cantata splendidamente dalla Coogan, mentre Salvation Song è un brano d’atmosfera, classico nel repertorio dei Black Sorrows. La frizzante Lovers’ Story apre il secondo CD, mentre Perfect Ending è una moderna bossanova cantata in duetto da Joe e Atlanta, seguita dalla splendida A Fool and The Moon, tolta dai solchi del miglior Van Morrison (madre natura ha fornito a Joe una voce che, a tratti, ricorda quella del grande irlandese in un modo direi impressionante). Apre il terzo CD The Stars in The Sky, un brano in perfetto zydeco-style, mentre la seguente Only Time Will Tell ricorda certe ballate soffuse di Garland Jeffreys. Con The Spell Is Broken si arriva al capolavoro del disco, una ballata maestosa, marchio di fabbrica del gruppo, con il sax tenore di Joe ad accompagnare la melodia, mentre in Until The Day I Die è il violino che dà il ritmo al tessuto musicale, per chiudere alla grande con un brano notturno come It’s Only Xmas, dove un pianoforte, un sax e una chitarra jazzy, accompagnano in duetto le voci meravigliose dei coniugi Camilleri.
Joe Camilleri è uno degli artisti di maggior talento d’Australia (e uno che era stato dato per morto erroneamente lo scorso anno) e direi che nonostante le “primavere” che avanzano, se la cava ancora bene, e con i suoi Black Sorrows ha cavalcato diverse generazioni, mescolando con la sua musica, il rock al soul, il country al blues, fino ad esplorare generi ancor più particolari come lo zydeco, non nascondendo un grande amore ben poco celato per Van The Man, e nonostante il costo proibitivo di questo triplo CD (oltre 60 euro) e la difficile reperibilità, si merita la vostra attenzione.
Tino Montanari
*NDB In questo Blog, come avrete notato, si annidano alcuni fans dei Black Sorrows. Qui potete leggere il Post dedicato a il-camilleri-d-oltreoeceano-black-sorrows-4-days-in-sing-..., mentre, per l'occasione, ho affidato al buon Tino, la recensione di questo nuovo album. Buona eventuale doppia lettura e, se volete, questo è il sito del disco http://www.theblacksorrows.com.au/lyrics/crooked-little-t..., giunto alla seconda edizione, e questa la tracklist completa:
CD 1
1. Money Talkin
2. Our Town
3. Shelley
4. Lovin You
5. Waitin for the Hammer
6. Salvation Song
7. Lost In Wonder
8. Somewhere in this World
CD 2
1. Lover's Story
2. I'm the One
3. Perfect Ending
4. Nothing Lasts Forever
5. A Fool and the Moon
6. How Could I Have Been so Wrong?
7. The Romantic Death of Me
8. The End of Time
CD 3
1. The Stars in the Sky
2. Only Time Will Tell
3. Long Cold Night
4. The Spell Is Broken
5. Life's Sad Parade
6. Until the Day I Die
7. It's Only Christmas
8. Dustbowl Blues
La ricerca continua.
19:17 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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27/02/2013
La Classe Non E' Acqua! Boz Scaggs - Memphis
Boz Scaggs - Memphis - 429 Records/Universal 05-03-2013
Questo signore non è un "pistola" qualunque (inteso come termine colloquiale milanese e non alla Los Lobos o Willy DeVille, per quanto qualche aggancio c'è, ma ci arriviamo fra un attimo)! Sulla scena da quasi 50 anni, il suo primo album, omonimo, uscito solo in Svezia è del 1965, la sua carriera ha attraversato vari fasi: rientrato negli States, nell'area di San Francisco, è stato il primo cantante della Steve Miller (Blues) Band, apparendo nei primi due album del '68, poi ha firmato un contratto con la Atlantic, che ha pubblicato il suo primo album solista, prodotto dal giovanissimo Jann Wenner (il fondatore ed editore di Rolling Stone, la rivista), dove suonava uno stuolo incredibile di musicisti, tutti quelli dei Muscle Shoals Studios, luogo dove fu inciso il disco, Eddie Hinton, David Hood, Barry Beckett, Jimmy Johnson, Roger Hawkins e uno strepitoso Duane Allman, che tra l'altre, appare in una fantastica Loan Me A Dime, brano in cui, secondo me, rilascia quello che è il più prodigioso assolo di studio della sua breve carriera (e per questo gliene sarò sempre grato). Il disco, bellissimo, e tuttora nella lista dei 500 più belli di tutti i tempi, sempre secondo Rolling Stone (sia pure al 496° posto) è stato remixato nel 1977 da Tom Perry per mettere più in evidenza la chitarra di Allman, ma non a scapito di Boz Scaggs, che fa un figurone nel suo periodo blues. Nel 1971 firma per la Columbia, dove inaugura il suo periodo morbido ma ritmato, in una parola (facciamo tre) "blue-eyed soul": con Moments, Boz Scaggs & Band, entrambi prodotti da Glyn Johns, In My Time, il ritorno a Muscle Shoals, prodotto da Roy Halee (quello di Simon & Garfunkel).
Insomma la Columbia ci credeva. E nel 1974 cominciamo ad arrivare i frutti: Slow Dancer, prodotto e con molti brani firmati da Johnny Bristol, ex grande soulman alla Motown, entra nei Top 100 delle classifiche USA e, fin dal titolo, rappresenta alla perfezione lo stile di Scaggs, un soul raffinato e leggermente danzereccio, ma di gran classe, che farà poi la fortuna due anni dopo, nel 1976, di Silk Degrees, funky vellutato rivestito di rock o viceversa, che venderà più di 5 milioni di copie, anche grazie a Lido Shuffle e soprattutto Lowdown, percorso da un riff di basso memorabile di David Hungate. Nel disco, tra i futuri Toto, oltre ad Hungate, suonano anche il tastierista David Paich e Jeff Porcaro, alla batteria, oltre a Les Dudek, Fred Tackett, Tom Scott, Chuck Findlay e altri veterani della scena californiana metà anni '70, che poi sarebbe degenerata negli anni a venire, in un suono bieco e commerciale. Questo disco è commerciale, ma c'è ancora gran classe, che poi andrà scemando lentamente, insieme al successo, nei successivi Down Two Then Left e Middle Man, che nonostante la presenza di Santana, Lukather e molti altri musicisti, nelle note se ne contano una trentina, sommerge la voce sempre valida di Scaggs sotto una miriade di tastiere (soprattutto Synth), voci e fiati, con risultati inversamente proporzionali al numero dei presenti. Poi, dopo un best, la Columbia lo mette in naftalina fino al 1988, quando riappare con Other Roads, un disco con un sound orribile, tipico anni '80, con drum machines e tastiere elettroniche a profusione, sempre nonostante i musicisti usati, ma era il periodo. Nel 1994 firma per la Virgin e riappare con Some Change, un bel disco, dove la sua bellissima voce e una manciata di buone canzoni, scritte per la maggior parte dallo stesso Boz, una a testa anche con Marcus Miller e Robben Ford, lo riportano a quel soul bianco di cui è sempre stato un maestro.
Nel 1996 fa un mezzo unplugged per il mercato giapponese, Fade Into Light, dove re-interpreta i suoi classici in versioni che pemettono di gustare vieppiù la sua voce e con Come On Home sempre su Virgin del 1997, a fianco del R&B e del Rock, reintroduce anche il blues primo amore. Dig è un altro buon disco del 2001, sempre in quel filone, mentre in But Beatiful del 2003, poi doppiato con Speak Low del 2008, si dà al jazz raffinato e agli standards, ben suonati e ben cantati, ma secondo chi scrive, un po' pallosi, senza quella scintilla, quel quid che ogni tanto lo ha distinto negli anni. E che si trova invece, nell'ottimo doppio dal vivo, Greatest Hits Live, pubblicato nel 2004 per la Mailboat di Jimmy Buffett, dove con la classe innata che lo contraddistingue, tra blues, rock e classici, ci ricorda perché è considerato uno dei "tesori nascosti" della musica americana. Mi sono dilungato un attimo, ma ne valeva la pena: veniamo ora a questo Memphis, già dal titolo una promessa di prelibatezze. Registrato ai Royal Studios, Memphis, Tennessee, quelli di Al Green e Willie Mitchell, prodotto da uno Steve Jordan (John Mayer Trio, Ex-Pensive Winos di Keith Richards, Robert Cray, Buddy Guy, Clapton, quelli che meritano) in stato di grazia, sia dietro alla consolle che alla batteria, con Ray Parker Jr., Willie Weeks, Lester Snell, il sommo Spooner Oldham alle tastiere, una batteria di voci femminili di cui non so i nomi, perché non ho ancora in mano il disco e l'accoppiata formidabile Keb' Mo' alla slide e Charlie Musselwhite all'armonica in un blues "fumante" come ai vecchi tempi, Dry Spell, dove anche il lavoro di Jordan ai tamburi è da applausi.
In tutto il disco Boz Scaggs canta con una voce che è un terzo John Hiatt, un terzo Willy DeVille e un terzo lui reincarnato in qualche grande soulman del passato (per capire con chi abbiamo a che fare se non lo avete mai sentito). Gone Baby Gone è melliflua, raffinata e melismatica come John Hiatt che canta Al Green con il divino organo di Oldham a ricreare il sound dorato della Hi Records e tutti i musicisti misurati ed evidenziati dalla produzione di Jordan. Per evitare gli equivoci So Good To Be Here è proprio quella di Al Green, con l'arrangiamento di archi e fiati di Snell ad aggiungere quel tocco di classe in più ad un brano che è l'epitome del soul perfetto, con la chitarrina di Parker maliziosa. Willy DeVille, stranamente poco conosciuto ed amato in America, dopo quello di Peter Wolf, riceve ora l'omaggio di Scaggs in una rivisitazione deliziosa di Mixed Up, Shook Up Girl, che cita, nell'arrangiamento ondeggiante e complesso a livello ritmico anche quei Drifters che erano uno dei punti di riferimento del grande Willy, i coretti sullo sfondo sono da sballo e lui, Boz, canta alla grande. In Rainy Night In Georgia sfodera un vocione alla Tony Joe White che è perfetto per la canzone, qui in una versione raccolta e felpata, quasi acustica. Love On A Two Way Street è una ballata soul scritta da Sylvia Robinson quella che ha scritto Pillow Talk per Al Green, ma anche Rapper's Delight, il brano fu un successo per i Moments nel 1970 ed è una piccola meraviglia, con quelle voci femminili che si intrecciano sotto la voce magica di Scaggs e il piano di Spooner Oldham.
Pearl Of The Quarter sarà mica degli Steely Dan? Certo che sì, nel festival della raffinatezza poteva mancare uno dei migliori rappresentanti? E poi Scaggs, con Michael McDonald canta anche nei Dukes Of September, il gruppo in cui, pure con Donald Fagen, gira il mondo per spargere il verbo del soul e della buona musica in generale, inutile dire, versione sontuosa nel magnifico lavoro ritmico di Jordan. Altro omaggio ai Mink De Ville, in questo caso, con una canzone Cadillac Walk, che risveglia i vecchi ricordi di uno che è stato anche il cantante della Steve Miller band e di rock e blues se ne intende, altro arrangiamento sospeso tra grinta e sofisticatezza, con la chitarra dello stesso Scaggs e le percussioni di Jordan in vena di magie.
Che vengono reiterate in una versione super di Corrina, Corrina, folk blues acustico di matrice sopraffina, con un assolo di chitarra acustica che non so di chi sia, ma dalla classe potrebbe essere sempre Keb' Mo' e nel soul d'annata di Can I Change My Mind, un grande successo di Tyrone Davis che gli amanti del genere forse ricordano, ma che per tutti gli altri sarà una piacevole sorpresa, con quell'intermezzo parlato della voce femminile che è da antologia del genere, l'organo ssscivola che è un piacere. Oltre alla Dry Spell ricordata all'inizio c'è poi un altro blues da manuale come You Got Me Cryin' e per concludere una ballata pianistica Sunny Gone, scritta dallo stesso Boz Scaggs e che porta a compimento l'album con un'aura di malinconica bellezza. Come si diceva nel titolo "la classe non è acqua". Gran bel disco!
Bruno Conti
19:33 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/12/2012
I Migliori Dischi Del 2012. Un Altro Collaboratore!
Pensa che ti ripensa, l'anno scorso si era "allargato", quest'anno "dagli una mano si prendono il braccio", la lista si è vieppiù dilatata (l'anno scorso se non sbaglio erano 23 più alcune categorie extra, nel 2012 sono diventati oltre 30) ma dato che sono io il primo "trasgressore" si accetta tutto. Quindi questa è la lista di Tino Montanari (magari i caratteri di stampa uguali agli altri, si potevano tentare, in ogni caso...):
DISCO DELL’ANNO: LEONARD COHEN – OLD IDEAS
CANZONE DELL’ANNO: BETH HART – CAUGHT OUT IN THE RAIN
COLONNA SONORA: LAWLESS – NICK CAVE & WARREN ELLIS
DISCO BLUES: GUY DAVIS – THE ADVENTURES OF FISHY WATERS
DISCO COUNTRY: TRAMPLED BY TURTLES – STARS AND SATELLITES
DISCO ITALIANO: FRANCESCO DE GREGORI – SULLA STRADA
DISCO LIVE: WALKABOUTS - BERLIN
DISCO SOUL: SOLOMON BURKE – THE LAST GREAT CONCERT
COFANETTO DELL’ANNO: COWBOY JUNKIES – THE NOMAD SERIES
RISTAMPA DELL’ANNO: WILLY DEVILLE – LIVE IN PARIS AND NEW YORK
GRUPPO ITALIANO: GIARDINI DI MIRO’ – GOOD LUCK
DVD MUSICALE: O.A.R. – LIVE ON RED ROCKS
CONCERTO: ALEJANDRO ESCOVEDO - PAVIA
ALTRI DISCHI:
ZACHARY RICHARD – LE FOU
JOHN HIATT – MYSTIC PINBALL
PAUL SIMON – LIVE IN NEW YORK CITY
BOB DYLAN - TEMPEST
BAND OF HEATHENS – THE DOUBLE DOWN LIVE IN DENVER
MARLEY’S GHOST - JUBILEE
DREW NELSON: TILT A WHIRL
WIDESPREAD PANIC - WOOD
SPAIN – THE SOUL OF SPAIN
MUMFORD & SONS - BABEL
RUSTED ROOT – THE MOVEMENT
ED ROMANOFF – ED ROMANOFF
OTIS GIBBS – HARDER THAN HAMMERED HELL
MARY GAUTHIER – LIVE AT BLUE ROCK
MARK KNOPFLER – PRIVATEERING
DEVOTCHKA – LIVE WITH THE COLORADO SYMPHONY
DECEMBERISTS – WE ALL RISE OUR VOICES
THE MYSTIX – MIGHTY TONE
POGUES – THE POGUES IN PARIS
THE WHITE BUFFALO – ONCE UPON A TIME IN THE WEST
MICK FLANNERY – RED TO BLUE
JAMES YORKSTON – I WAS A CAT FROM A BOOK
CORY CHISEL & THE WANDERING SONS – OLD BELIEVERS
MARY CHAPIN CARPENTER – ASHES & ROSES
RIVER CITY EXTENSION – DON’T LET THE SUN GO DOWN ON YOUR ANGER
JEFF BLACK – PLOW THROUGH THE MYSTIC
BETH HART – BANG BANG BOOM BOOM
WOVENHAND – LIVE AT ROEPAN
SEAN ROWE – THE SALESMAN & THE SHARK
CALEXICO - ALGIERS
MINNESOTA – ARE YOU THERE
LOWLANDS - BEYOND
Tino Montanari
P.s. Ogni occasione è buona per segnalare nomi nuovi o tralasciati nel corso dell'anno, questi "esercizi" valgono anche come occasioni per segnalare sempre e comunque della buona musica. La lista del BEST 2012 di Mojo la pubblico domani. Vi basti sapere che il miglior disco dell'anno per la rivista inglese è Blunderbluss di Jack White. Non perché sia brutto, tutt'altro, ma il migliore. Mah!
Dovete anche avere pazienza se le pagine del Blog diventano "pesanti", tra video ed immagini, e quindi ci mette un po' di tempo a caricare, ma poi ne vale le pena, sempre buona lettura e buona visione e ascolto.
Bruno Conti
20:06 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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29/09/2012
Da Tucson A New Orleans! Calexico - Algiers
Algiers – Calexico – City Slang 2012 – Deluxe Edition 2 CD
Torna la Band che meglio di chiunque altra, sul finire degli anni novanta (periodo in cui il rock cercava forme diverse di musica), ha saputo creare un sound roots-rock postmoderno, illustrato da lavori affascinanti come la pietra miliare The Black Light (98), l’intrigante Hot Rail (2000) e le splendide suggestioni di Feast of Wire (2003), certificato dal genio artistico di Joey Burns e John Convertino (la sezione ritmica dei Giant Sand). In seguito, l’uscita di In The Reins (2005) (un EP con Iron & Wine), ha rappresentato la svolta musicale del gruppo, e negli ultimi anni il suono ha lasciato il posto ad un folk-rock sempre ben curato, ma con dischi non indispensabili come Garden Ruin (2006) e Carried To Dust (2008).
Questo nuovo lavoro Algiers (è un quartiere francese di New Orleans) non si discosta dalla seconda parte di carriera dei Calexico, ma fortunatamente in queste dodici tracce, hanno assimilato in modo intelligente, quella musica magica, tipica della suggestiva capitale della Lousiana. Registrato negli studi del quartiere (The Living Room) e prodotto dagli stessi Burns e Convertino, il disco si avvale di una valida schiera di musicisti (18 per la precisione), fra cui spiccano nomi eccellenti quali Jacob Valenzuela, Martin Wenk, Paul Niehaus, Sergio Mendoza, il co-produttore Craig Schumacher e la dolce Pieta Brown (figlia d’arte) ai cori.
Ascoltando Algiers dall’inizio alla fine, si passa dall’iniziale Epic che ricorda il classico suono della band, proseguendo con il folk-rock di Splitter, l’affascinante post-rock di Sinner In The Sea (che mi ricorda il compianto Willy Deville), la delicata ballata Fortune Teller con al controcanto Pieta, e poi ancora le armonie di Para, per chiudere la prima parte con lo strumentale Algiers , un brano latineggiante che rievoca atmosfere sudamericane. Si riparte con la classica ballata Maybe On Monday, seguita dalla spagnoleggiante Puerto, il minimale accompagnamento acustico di Better And Better, l’intro messicano di No Te Vayas (cantata in spagnolo da Jacob Valenzuela) con trombe “mariachi” in sottofondo, l’accorata ballad intimista Hush, per chiudere in gloria con l’ambiziosa e commovente The Vanishing Mind, sicuramente la traccia più splendente del lavoro.
Ultimamente le Deluxe Editions riservano piacevoli sorprese, in questo caso il secondo dischetto dal titolo Spiritoso, cattura i Calexico in una performance dal vivo registrata con le Symphonic Orchestras di Vienna e Potsdam, con una scaletta che riporta in buona parte i brani di Algiers, ma con la strumentazione che viene arricchita dai violini, le immancabili trombe mariachi, cori a cascata che elevano ulteriormente il livello di un concerto intensamente lirico. Spendete qualche euro in più, assolutamente ne vale la pena, e per chi ancora non li conosce, farete conoscenza con una grande Band.
Tino Montanari
10:39 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/09/2012
Lo "Strano Caso" Di Willy DeVille Live In Berlin
Willy DeVille - Live At The Metropol - Berlin - Meyer Records CD o doppio LP
Willy DeVille - Still Alive - 3 DVD - Meyer Records
Spesso si racconta per immagini meglio che con le parole, comunque cerchiamo di fare chiarezza!
Tutti i dischi e i DVD che vedete schierati qui sopra raccontano la storia di quello che accadde in quel Berlino nel 2002, quindi dieci anni fa. E ad agosto, il 6 per la precisione, giorno in cui sono stati pubblicati i due prodotti della Meyer, era il terzo anniversario della morte di Willy DeVille.
Per ricordare l'avvenimento la piccola etichetta tedesca (che è la stessa che ha pubblicato gli ultimi dischi di Eric Andersen) ha deciso di pubblicare un CD e un triplo DVD. Ma lo scorso anno aveva già fatto uscire un CD Unplugged In Berlin che era una parziale riproposizione del famoso dischetto doppio Acoustic Trio Live In Berlin che però nella seconda parte aveva anche una parte di un set elettrico registrato secondo quello che riportava il retro del CD al Metropole di Stoccolma il 24 giugno del 2002, mentre il resto del disco dal vivo era registrato alla Columbia Hall di Berlino il 21 marzo.
Ora però da queste nuove pubblicazioni della Meyer si desume che la data del 24 giugno si svolse al Metropol (senza e finale) di Berlino e non a Stoccolma.
E quel concerto è registrato nel CD Live At Metropol - Berlin (18 brani) oppure nel doppio vinile (20 brani), ma è anche il contenuto, nella sua interezza, del secondo disco del triplo DVD Still Alive, che contiene nel primo dischetto il video della performance alla Columbia Hall di marzo. Per complicare le cose entrambi i concerti erano già usciti nel doppio DVD (che vedete sempre qua sopra) The Legendary Berlin Concerts.
Ma il nuovo triplo ha un ulteriore DVD con il seguente contenuto:
- 1 Specials:Beautiful losers pt 1
- 2 Beautiful losers:Outtakes
- 3 Soundcheck in Kiel, Germany
- 4 Va banque (Film Clip)
- 5 Jack Nitzsche Interview
- 6 Unplugged in Berlin:Outtakes
Di cui la prima parte contiene anche una lunga intervista con Willy DeVille che racconta la storia della sua vita. Il contenuto degli altri due DVD è il seguente. Disco 1:
- 1 Unplugged Berlin:Betty & Dupree
- 2 It´s too late she´s gone
- 3 Spanish Harlem
- 4 Trouble in mind
- 5 Storybook love
- 6 Big blue diamond
- 7 Shake sugaree
- 8 Let it be me
- 9 Broken heart
- 10 Hound dog
- 11 Junker´s blues
- 12 You better move on
- 13 Since I met you baby
- 14 Blue so blue
- 15 Keep a knockin/Sea cruise
- 16 Shake rattle and roll
- 17 Heaven stood still
E Disco 2:
- 1 Live at Metropol:Loup garou
- 2 One night of sin
- 3 Broken heart
- 4 Running through the jungle
- 5 Bamboo road
- 6 Lay me down easy
- 7 Carmelita
- 8 Steady drivin man
- 9 Across the borderline
- 10 18 hammers
- 11 Cadillac walk
- 12 Can´t do without it
- 13 Bad boy
- 14 Who´s gonna shoe your pretty little foot
- 15 Heart and soul
- 16 Geoin over the hill
- 17 Just your friends
- 18 Spanish stroll
- 19 All by myself
- 20 Hey Joe
Se siete fans di DeVille motivi di interessi ce ne sono, però "It's the same old story". Io vi ho informato, fate vobis!
Bruno Conti
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28/05/2012
Novità Di Maggio Parte IVb. Marcus Miller. Willy DeVille, Joey Ramone, Diana Ross, Clarence Carter, Steve Smith Vital Information, Ian Tyson, Pil, Rory Block, Marissa Nadler, Clarence Carter, Supremes
Seconda parte della lista delle uscite di questo martedì 29 maggio.
Iniziamo con tre "antichità". Prosegue la serie delle ristampe della discografia anni '90 di Willy DeVille: la Big Beat del gruppo Ace dopo Backstreet Of Desire e In New Orleans che raccoglieva in unico CD Victory Mixture e Big Easy Fantasy, ora pubblica questo Live In Paris and New York che purtroppo non è un nuovo disco dal vivo inedito, ma il classico (Live) (proprio così, tra parentesi), quello che conteneva le sue immortali versioni di Hey Joe e Demasiado Corazon, oltre a tutti i suoi classici, registrati dal vivo appunto tra la Francia e gli Stati Uniti. All'origine era uscito su etichetta FNCA. Imperdibile, se vi manca!
Viceversa quello di Joey Ramone "...Ya Know?" è il secondo disco postumo inedito che esce dopo la sua morte. Viene pubblicato dalla BMG/Rough Trade e contiene 15 brani composti tra il 1977 e il 2000 e assemblati dai produttore Ed Stasium e Jean Beauvoir che hanno lavorato con i Ramones durante la loro carriera. C'è anche una Limited Fan Pack Edition con T-shirt e altro che dovrebbe abbondantemente superare i 50 euro.
Altra chicca è il doppio The Supremes At The Copa: Expanded Edition, che esce per la Hip-o-Select/Universal e al vecchio album con 15 brani aggiunge 10 canzoni nel primo CD e altre 21 nel secondo. Si tratta del famoso concerto del 1965 della famosa formazione di Diana Ross. Per essere onesti la legenda dei contenuti recita così:
Disc 1 Tracks 1-15: Original Stereo LP
Disc 1 Tracks 16-25: Alternate Mono Mixes/Previously Unreleased
Disc 2: The Complete Show/previously Unreleased
Poi vedete voi! Sembra interessante, considerando che le ristampe Hip-O-Select hanno anche succosi libretti e un ottimo suono.
Visto che siamo in zona Diana Ross vi segnalo anche il famoso Live In Central Park, giù uscito il 15 maggio per la Shout Factory negli Stati Uniti e ora in uscita anche da noi come Universal. Si tratta della versione in DVD del famoso concerto gratuito del 1983 a New York il 21 luglio interrotto da un megatemporale e replicato la sera successiva. Come da lista qui sotto, nel dischetto ci sono entrambi i concerti e qualche extra per un totale di 160 minuti:
1. I’m Coming Out
2. Home
3. Family
4. It’s My House
5. Let’s Go Up
6. Reach Out And Touch (Somebody’s Hand)
7. Supremes Medley: Reflections/Baby Love/Stop! In The Name Of Love/Love Is Like An Itching In My Heart
8. God Bless The Child
9. Mirror, Mirror
10. Maniac
11. You Can’t Hurry Love
12. Upside Down
13. So Close
14. Why Do Fools Fall In Love
15. Ribbon In The Sky
16. Beat It
17. Muscles
18. Endless Love
19. Theme From Mahogany (Do You Know Where You’re Going To)
20. Ain’t No Mountain High Enough
21. All For One
22. BONUS: Complete Shortened Concert From Day 1
Sempre per gli amanti del soul la Ace/Kent pubblica un nuovo capitolo dedicato al materiale "Fame", questa volta non una compilation ma per un singolo artista, Clarence Carter, meno conosciuto di altri colleghi ma altrettanto valido ed importante (è ancora in pista), è quello di Slip Away, un brano che magari non dice nel titolo ma all'ascolto della canzone. Il CD si intitola The Fame Singles Volume 1 1966-1970.
Ulteriore capitolo della serie delle ristampe della Floating World con materiale "inedito" degli Spirit, si chiama Two Sides Of A Rainbow e riporta in un doppio CD il concerto della band di Randy California in versone power trio, registrato al Rainbow di Londra nel 1978.
Nuovo album per il grande bassista Marcus Miller, pubblicato come di consueto dalla francese Dreyfus. Il titolo è Renaissance e vede ospiti la coppia Gretchen Parlato e Rubén Blades nel brano Setembro (Brazilian Wedding Song) e Dr.John in una cover di Tightrope.
Doppio album dal vivo (CD+DVD) per il batterista Steve Smith con i suoi Vital Information. In formazione il vecchio tastierista dei Santana, Tom Coster. L'etichetta è la Varese Sarabande.
La Stony Plain ci regala un nuovo capitolo della lunga saga di album dedicati al Blues dalla bravissima cantante e chitarrista Rory Block, il titolo è I'm In The Band e questa volta l'artista cui viene reso omaggio è il Rev. Gary Davis.
Sempre su etichetta Stony Plain esce l'ennesimo album di Ian Tyson, si chiama Raven Singer e come ha dichiarato lo stesso "cowboy canadese", 78 anni compiuti, è ispirato da due libri, la sua autobiografia e la biografia di Ian & Sylvia.
Marissa Nadler è una delle cantautrici indie americane più interessanti, il nuovo album si chiama Sister perché è il seguito, una sorta di secondo capitolo, dell'album omonimo che aveva pubblicato lo scorso anno sempre per la propria etichetta, la Box Of Cedar. Diciamo di non facilissima reperibilità ma lei è veramente brava, con una voce molto evocativa.
E "last but not least" il nostro amico John Lydon dopo i Sex Pistols riunisce anche i Pil. Riunisce è una parola una po' forte visto che non c'è nessun musicista della formazione originale, ma This Is Pil dei Public Image Limited per dargli il nome che gli compete esce (dopo molte vicissitudini) per la Pil Official e se aspettate una settimana, a causa di ritardi nella preparazione della confezione, ci sarà anche la quasi immancabile confezione limitata CD+DVD con un concerto registrato all'Heaven Nightclub, con 16 brani, in pratica un concerto intero e dovrebbe costare come un singolo CD.
Bruno Conti
19:00 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/05/2012
Viaggio Nelle Radici Della Musica. The Mystix - Mighty Tone
The Mystix – Mighty Tone – Mystix Eyes Records 2012
Non sempre è facile accostarsi ai nomi minori, la tentazione ed il desiderio insieme è quello di voler scoprire a tutti i costi nuovi artisti, e sottoporli al pubblico degli appassionati per farne oggetto di “culto”, oltretutto la difficile reperibilità degli autori di volta in volta scoperti, aumenta la curiosità ed il gioco di complicità che ne scaturisce. Fatta dunque questa onesta precisazione, vi consiglio l’ascolto di tali The Mystix, attempati veterani della scena blues-rock di Boston,un “supergruppo” di vecchi marpioni che hanno stile, classe, senso del ritmo e tecnica sopraffina, dovuta ad una lunga gavetta come sessionmen di lungo corso per tanti grossi calibri della scena cittadina e non solo.
Acclamati dal New England come miglior Band di Boston, debuttano con Satisfy You (2006), e il loro secondo lavoro Blue Morning (2008) è un disco caldo, avvolgente, di grandissimo mestiere, con due cover di valore, I’m a Love You un blues di Jimmy Reed e una sorprendente Rattled dei mai dimenticati Traveling Wilburys, trasformata in un pregevole country-rock. Con Down To The Shore (2009), fanno un ulteriore salto di qualità con una dose massiccia di Chicago Blues, e una forte tradizione sudista. Compongono questa formazione di “turnisti”, Jo Lily ex frontman dei Duke and the Drivers, Bobby Keyes bravissimo chitarrista per Mary J.Blige e Jerry Lee Lewis, Marty Richards batterista con J.Geils Band, Gary Burton e Duke Robilard, il tastierista Tom West che accompagna Susan Tedeschi e Peter Wolf e Marty Ballou bassista con Edgar Winter e John Hammond, più altri musicisti dell’area Bostoniana.
Il risultato di Mighty Tone è tutto da sentire, canzoni senza fronzoli, partendo dall’iniziale Blues #4 pescata dal repertorio di Jimmie Rodgers tra gli inventori del country e dello yodel (infatti il brano in origine si chiamava Blue Yodel #4), eseguita con la voce al catrame di Jo Lily, e proseguendo con lo swamp-rock di Wish I Had Answered (firmata da Pop Staples). Mighty Love e Mean Woman Blues sono due torridi brani blues con armonica d’ordinanza. Il brano che dà il titolo alla raccolta Mighty Tone è uno spensierato honky-tonky, mentre il tradizionale Wave My Hand è un blues da suonare in un locale di New Orleans, come la seguente Jelly Roll, dixie fino al midollo. Bobby Keyes è un chitarrista dal tocco brillantissimo, e lo dimostra ampiamente in Keep On Walkin’, mentre Just To Be With You è una ballata blues che sarebbe piaciuta al compianto Willy Deville. Non poteva mancare un tocco di Messico con I Believe I’ll Run On, mentre Time Brings About A Change è un boogie raffinato che avrebbe fatto la sua bella figura in Modern Times di Dylan (pur con tutti i distinguo e senza scandalizzarvi troppo). Chiude il disco un altro brano tradizionale Too Close, un “bluesaccio” solo chitarra, armonica e la voce migliore che potessero desiderare di avere i Mystix.
E’ un peccato che questo gruppo di “malviventi” di talento non abbiano il riconoscimento dovuto, anche se è questo il sottile ed egoistico desiderio degli appassionati, ma poco male, Mighty Tone è un disco di blues bianco e non solo, di puro godimento, i compagni ideali per il vostro sabato sera, poi se decidessero di fare un salto dalle nostre parti (in un certo locale di Pavia), sarei ben contento di dividere con loro un buon Jack Daniel’s.
Tino Montanari
08:57 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/09/2010
A Volte Ritornano. E Alla Grande! - Southside Johnny And The Asbury Jukes - Pills and Ammo
Southside Johhny And The Asbury Jukes - Pills and Ammo - LeRoy Records/Evangeline-Floating World Records/Phantom Rec.
Lo so che ho già usato quel titolo tre volte, ma quando ritornano, ritornano! E se ritornano in questo modo non si possono usare altri termini. Il disco è S.T.R.E.P.I.T.O.S.O, il migliore dai tempi di Better Days (anche se Grapefruit Moon, l'ultimo, dedicato alle canzoni di Tom Waits era ottimo, ma non era un disco con i Jukes) e compete anche con il meglio della sua produzione anni '70. Alla faccia dei suoi 61 anni, Southside Johnny è più in forma che mai e come lui, molti altri "terribili vecchietti" che stanno pubblicando dei dischi che confutano la teoria che il meglio sia ormai alle spalle, direi che The Best Is Yet To Come!
Un breve intermezzo. Questo disco ha una storia travagliata: in pratica sarebbe (è già) uscito dal mese di luglio almeno sul sito di Southside Johnny product&product_id=138, per la sua etichetta Leroy Records in formato Cd e per il download ma solo per il mercato interno americano, mentre uscirà, credo, il 14 settembre in Usa per la Phantom e in Europa il 21 settembre per la Evangeline/Floating World, quindi Ird, come i precedenti (ma magari anche prima, qui lo dico e qui lo nego).
In questo nuovo disco ad accrescere le aspettative (ma l'ho sentito, eccome se l'ho sentito!) c'è il ritorno di Bobby Bandiera (in prestito dai Bon Jovi versione live, grandi amici) e l'arrivo, sempre in prestito, come nel calcio attuale, di Andy York il chitarrista della band di Mellencamp e quindi la creazione di un gruppo a trazione chitarristica per l'album più rock della carriera di Southside Johnny come lui stesso ha dichiarato in alcune interviste.
Ma i fiati ci sono (La Bamba e soci), c'è il suo immancabile partner, tastierista e co-autore Jeff Kazee che ha scritto con lui molti dei brani contenuti in questo Pills And Ammo, oltre a curare la produzione, c'è Shawn Pelton alla batteria (quello che si era seduto sullo sgabello della band di Springsteen nell'interregno della E Street Band ma anche titolare al Saturday Night Live). Non ci sono Springsteen e Miami Steve purtroppo, ma per mantenere un segno di continuità c'è l'immarcescibile Gary Us Bonds in Umbrella in my drink, un brano dove fiati, mandolino e le voci dei protagonisti sembrano essere stati estratti di sana pianta da un brano dell'ultimo John Hiatt tanto la voce dei due si assomiglia.
Già la voce. Vissuta e logorata da tanti anni di onorata carriera ma proprio per questo capace di mandarti ancora il classico brividino lungo la schiena. Anche lui, come molti, ha dichiarato di essere stato influenzato (oltre che dal soul e dal R&R, in tutte le loro forme) dai Rolling Stones, soprattutto quelli del periodo del suo disco preferito, Sticky Fingers (quindi il rock a due chitarre ma anche i fiati, gli accenni country e l'immancabile Blues) più che di Exile On main Street. Anch'io andrò contro corrente, ma preferisco Sticky Fingers anche se Exile On Main Street rimane un disco eccezionale, una bella lotta. Fine della digressione.
E quindi per passare dalle parole ai fatti il disco si apre con una Harder Than It Looks dove al clavinet di Kazee si aggiungono subito le chitarre di Bandiera e York, che riffano e fanno brevi assoli mentre si rispondono dai canali dello stereo gli immancabili fiati, una batteria dal ritmo implacabilmente rock presa pari pari dal canone di Charlie Watts. Sembrano gli Stones di quell'epoca d'oro.
Cross That Line rilancia, con un Southside Johnny devastante che ricorda il compianto Willy DeVille più "cattivo", quello dei Mink De Ville più tirati degli inizi, oltre naturalmente agli Stones già citati, all'ennesima potenza, con una slide minacciosa e i fiati come aggiunta vincente, il coretto femminile fa il suo lavoro, "strepita" alla grande dietro alla voce del nostro amico.
Woke Up this Morning con armonica e slide che duellano intorno ad un'altra convincente prestazione vocale di Southside è un bluesaccio di quelli tirati e credibilissimi.
Lead Me On è uno di quei classici brani che hanno costruito il repertorio e la reputazione di Southside Johnny, cantato con superba nonchalance e facilità, in un modo che ad altri richiederebbe settimane di studio per cercare di creare una "spontaneità fasulla", ma d'altronde con quel contorno di pianoforte, voci femminili, la solita slide è perfino facile creare della musica così bella, potremmo definirla una ballata mid-tempo?
Heartbreak City è un'altra sparatissima variazione sul tema Riff and Roll dell'album, con l'aggiunta di una voce femminile che supporta alla grande quella del "titolare" mentre tutti, chitarre, fiati e tutto il cucuzzaro sono impegnatissimi. Strange Strange Feeling è un altro esempio di quella felice fusione tra R&B, Soul e Rock che è sempre stata la musica degli Asbury Jukes.
Di Umbrella In My Drink abbiamo già detto, One More Night To Rock potrebbe aggiornare i vecchi adagi sul "Play All Night Long" con un ritmo travolgente, l'armonica in evidenza, una voce femminile in pieno trip alla Gimme Shelter (e trattandosi di Lisa Fischer,anche lei in prestito, ma dagli Stones stessi, si capisce perché), i fiati impazziti e un grintoso assolo di chitarra e la voce di Southside Johnny agli splendori dei Better Days watch?v=2YReDFe5GOc
Una pausa dal piedino impazzito è offerta dalla blues ballad con licenza soul di Place Where I Can't Found con un basso pulsante (John Conte) e retrogusti gospel, praticamente uno scherzo per questo signore cresciuto a "Pane e RB". Ma è subito tempo di Rock and roll con una vorticoso omaggio alla musica di Jerry Lee Lewis e Little Richard, Keep On Moving, un titolo, un programma, con chitarra e piano che fanno la gara a chi va più veloce assisti dalla solita impeccabile sezione fiati.
Southside Johnny è rimasto uno degli ultimi grandi cantanti bianchi capaci di cantare il soul e il blues come un nero e lo dimostra alla grande anche nella travolgente cavalcata che risponde al nome di You can't Bury me altra perla di questo sorprendente album (un altro era il già citato gitano Willy Deville ma anche il recente disco di Peter Wolf si muoveva su queste coordinate, soul e Stones d'annata).
In Thank You volutamente lascia trasparire nella voce lo scorrere del tempo, una ballata "strappata" e malinconica che chiude alla grande questo grande ritorno ai fasti del passato. Ora sta a voi non farvelo scappare!
Bruno Conti
12:05 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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09/07/2010
Non Solo Blues. La Svizzera Colpisce Ancora. Napoleon Washington - Mud and Grace
NAPOLEON WASHINGTON
Mud & Grace
Dixiefrog records/Ird
***
Non ho ancora capito se questo disco mi piace o no, ma propenderei per il sì. L’ho sentito alcune volte ma non sono riuscito a farmene un’idea precisa per cui vi riferisco le mie impressioni.
Terzo disco per questo signore Napoleon Washongton, svizzero, di La-Chaux-de-Fonds, chitarrista dallo stile inconsueto, cantante ancora più non convenzionale, un momento sembra un Prince Blues con un falsetto particolare il momento successivo Tom Waits o Willy De Ville con una voce grave e profonda, bel personaggio anche...
Suona una National Guitar dal corpo d’acciaio con una tecnica misurata e minimale, il massimo risultato con il minimo sforzo, un sound molto “economico” ma efficace.
Si parte dalle atmosfere sognanti, quasi tribali, affascinanti, dell’iniziale Come Down, Blues un brano “quasi” strumentale, con un breve passaggio sussurrato che aggiunge fascino a questa inconsueta visione del blues che si reitera nella “misteriosa” Ashes from ashes dove il cantato oscilla tra il sussurro e questo falsetto vagamente Princiano, il tutto su una base strumentale molto scarna ma complessa al tempo stesso con Washington che si divide tra l’acustica slide e un’elettrica essenziale.
In Blue Curls of Smoke sfodera una voce a metà tra Tom Waits e un bluesman primigenio aprendo anche verso territori più melodici, watch?v=e0FglxIh3C8 vagamente paludosi, nel senso di Lousiana, ma sempre inconsueti e spiazzanti, pur rimanendo una musica fruibile e anche godibile.
Mud and Grace è un altro esempio dello stile minimale che pervade questo album, percussioni ridotte all’osso, delle chitarre che si rincorrono, quella voce vagamente inquietante e ritmi spezzati.
The day I get To Monroe distilla ancora di più il suono, la voce acquista una nuova “urgenza”, questo desiderio di arrivare all’essenza del blues, ma non solo.
Salt Water dall’ambientazione vagamente gospel, potrebbe davvero essere una traccia perduta dell’opera di Tom Waits. Peephole dawn, una voce disperata, un piano e un contrabbasso e la solita National accarezzata con languore dal nostro amico aggiunge fascino ulteriore a questo strano progetto.
Perché ho parlato di progetto? In effetti il CD ha un libretto molto corposo con una grafica assai elaborata e risponde all’altra passione di Napoleon Washington che ha reso disponibile sul suo sito anche una versione grafica in movimento con le liriche e i disegni che acquistano vita e possono essere manipolati dal “lettore”.
L’unica cover è quella di un bellissimo brano di Zachary Richard, Big River riletto in versione cantautorale, solo voce e piano, molto bella! Un altro momento molto raccolto è quello offerto nella piccola perla acustica intitolata The Top Of The Shelf.
Write Yourself A Letter è un bel blues quasi tradizionale mentre My Love Is Like A Tree è una ulteriore variazione acustica di questo “strano” personaggio sul tema del blues e dei suoi dintorni.
Chiude Some Say They Have To, dove tra clarinetti e marimbe, aleggia questa benevola pazzia sonora.
Vedete voi, mi sembra che meriti
Bruno Conti
17:06 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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