Kansas City Here I Come. Una grande voce: Kelley Hunt

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Di solito non parlo di dischi che ho recensito anche per il Buscadero (leggete, leggete, un po’ di promozione non guasta), ma questa volta voglio fare un’eccezione, perchè la signora in questione merita. Kansas City è la città dove è nata ma la sua attività discografica, indipendente, si svolge in quel di Nashville, Tennessee, non temete non fa country, quelli che vedete effigiati qua sopra sono i suoi due ultimi dischi rispettivamente targati 2007 e 2008, il contrario per chi vede la sequenza delle copertine.
Intanto ha una sua eichetta autogestita la 88 Records, visto che Kelley Hunt è anche una ottima pianista (88 è il numero dei tasti), ma soprattutto una cantante in possesso di una voce incredibile.
Il filone a cui accostarla è quello da cui discendono anche Bonnie Raitt e, in anni più recenti, Susan Tedeschi, la moglie di Derek Trucks (che famiglia!), ma sono state citate anche Bonnie Bramlett e Maggie Bell, non ultima e non a spoposito è stato fatto anche il nome di Aretha Franklin, The Queen of soul! Ma è veramente così brava?
Non posso che confermare, anzi rilancio: questi due album New shade of Blue e, soprattutto, Mercy sono strepitosi.
Blues, soul, gospel, rock, country, mille elementi confluiscono ma è la “Voce” che fa la differenza, roca e sexy ma capace di raggiungere tonalità acute alla Aretha, il tutto con una semplicità disarmante, senza inutili vituosismi, “solo” cantando.
Se aggiungiamo che la nostra amica è anche aiutata da un manipolo di validissimi musicisti capirete il perchè di questo entusiasmo.
In New shade of Blue sono con lei Colin Linden, Gary Nicholson (anche ottimo autore) e Kenny Greenberg alle chitarre, Reese Wynans il leggendario tastierista di Stevie Ray Vaughan, il bassista Glen Worf e i due batteristi Chad Cromwell e Greg Morrow nonchè una sezione di fiati guidata da Jim Horn e a duettare con lei in Deal with it, uno dei brani migliori Delbert McClinton.
Se tutto questo non bastasse brani come That’s what makes you strong una emozionante deep soul gospel ballad di Jesse Winchester e Why Do I Love you dal repertorio di Jim Lauderdale, sono cantati con un trasporto ed una bravura che rivaleggia con la Franklin dei tempi d’oro.
Molto belle anche Temptation e una cover soul di The Word della premiata ditta Lennon-McCartney, ma tutto il disco è notevole.
L’altro disco Mercy è anche meglio: quasi tutto farina del suo sacco, meno un brano, si avvale ancora di uno straordinario Colin Linden alla chitarra, soprattutto slide (dopo Ry Cooder e Sonny Landreth, viene questo canadese a lungo collaboratore di Bruce Cockburn, gli appassionati lo conoscono), del bassista dei Funk Brothers direttamente dalla Motown, Bob Babbitt e dell’organista Mark Jordan che ha suonato con Van Morrison e Bonnie Raitt.
Il disco comprende alcuni brani di qualità sopraffina, dall’iniziale You got to be the vessel con uno straordinario Linden alla slide, passando per una meravigliosa ballata soul gospel che avrebbe fatto la gioia della grande Aretha, una superba Love, il funky soul grandioso di Lone star road con un grande Babbit al basso e ancora la commovente ballata solo voce e piano di Mercy che dà il titolo all’album.
Ma tutto è di grande qualità, non posso che consigliarvelo per queste feste natalizie, fatevi un bel regalo, ma anche se lo comprate per Pasqua e Ferragosto va bene lo stesso.
Questo qua sotto è, incredibile ma vero, l’unico filmato che si trova in rete di Kelley Hunt e, forse, non le rende completamente giustizia.
In effetti ce n’è anche uno casalingo e un promo senza immagini, per la cronaca.
Bruno Conti

Kansas City Here I Come. Una grande voce: Kelley Huntultima modifica: 2009-12-14T20:19:00+01:00da bruno_conti
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