Patty Griffin – Downtown Church. O Forse No!

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Avevo esultato troppo presto, nelle classifiche Usa ogni tanto i miracoli accadono, ma non durano, dopo l’esordio al 38° posto, il disco è già precipitato in 99esima posizione, ma questo nulla toglie al suo valore. Per capire il senso del titolo di questo post andatevi a leggere quello precedente.

Grande disco, country-gospel-folk di qualità superba per una delle più bravi cantautrici americane dell’ultimo ventennio che ancora una volta dimostra che si può fare della musica emozionante e di grande impatto sonoro con pochi, decisi tratti musicali: Patty Griffin, ha radunato un gruppo di amici, cantanti e musicisti, in una chiesa presbiteriana di Nashville, “La Chiesa del Centro” del titolo e ha registrato questo disco gospel oriented ma non solo.

Sotto la guida del mai troppo lodato Buddy Miller, un piccolo genio alchimista degli equilibri sonori, ha realizzato questa serie di duetti che spaziano tra sacro e profano con assoluta leggiadria, come ha saputo fare, in territori contigui, il bravissimo Lyle Lovett. E quindi possiamo ascoltare il folk spirituale dell’iniziale House of Gold con la voce della Griffin che veleggia maestosa e autorevole à la Emmylou Harris sul tappeto raffinato e minimale creato da Miller, ma anche il rockabilly gospel trascinante di Move Up con le sorelle McCrary e i “fratelli spirituali” Miller e Jim Lauderdale a “santificare” il drive profano e irresistibile della musica.

E che dire della celestiale, Made in heaven, Little Fire, un duetto con Emmylou Harris dove le due voci si incrociano, si sovrappongono, armonizzano in un un sublime brano firmato dalla stessa Griffin che nulla ha da invidiare ai grandi classici della country music, un piccolo capolavoro che conferma la statura di autrice di questa tosta signora nativa di Old Town (un nome, un programma) nel Maine.

Non manca il classico gospel tradizionale call and response di Death’s Got A Warrant sempre in coppia con le sorelle McCoury, ma anche le variazioni sul tema come la Cooderiana (nel senso di Ry) If I Had My way, molto bluesata. Coming Home To Me è una bellissima ballata pianistica dove la la nostra Patty duetta con Julie Miller, la consorte del bravo Buddy, ancora una volta con quell’effetto avvolgente delle due voci che si rincorrono divinamente. Wade in the Water è proprio da congregazione religiosa, vi immaginate quei donnoni neri che si agitano sui banchi della loro chiesa mentre innalzano i loro inni al Signore, pregnante.

Never Grow Old è un classico brano country-folk dove Buddy Miller aggiunge la sua voce a quella della Griffin, con risultati ancora una volta rimarchevoli.

Virgen de Guadalupe con un incipit che mi ha ricordato moltissimo quello di Deportee di Woody Guthrie, è un delizioso traditional del 1500 messicano, cantato stupendamente con Raul Malo, se amate i Los Lobos più ruspanti qui c’è da godere.

I smell a rat è un ruvido blues chitarristico dove Patty Griffin arrocchisce la voce e dimostra di avere anche grinta da vendere, non dico che insidi la versione originale di Big mama Thornton, ma ci prova. Waiting for my child è un’altra splendida canzone che impreziosisce questo Downtown Church, un country-gospel intenso.

Comunque non c’è un brano scarso neanche a cercarlo col lanternino; la conclusione è affidata a una rielaborazione di un cantico di San Francesco! All Creatures Of Our God And King, solo voce e piano.

Avviso ai naviganti! Il tutto non è per nulla pretenzioso o palloso, ma godibilissimo: se vi sono piaciuti il disco di Alison Krauss e Robert Plant o la colonna sonora di Fratello Dove Sei?, qui potreste trovare un potenziale candidato per chiudere la trilogia.

Bruno Conti

Patty Griffin – Downtown Church. O Forse No!ultima modifica: 2010-02-12T20:33:00+01:00da bruno_conti
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