Uno Ne Pensa E Cento Ne Fa – Joe Bonamassa Black Rock

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Joe Bonamassa – Black Rock – Mascot/Provogue

Perché il titolo? Facciamo quattro conti: marzo 2009 esce The Ballad Of John Henry, maggio 2009 concerto alla Royal Albert Hall come parte del tour europeo che poi a novembre lo porterà anche in Italia, ottobre 2009 esce il doppio DVD del concerto di Londra, marzo 2010 esce il nuovo album Black Rock, ma viene annunciata anche la nascita di un nuovo supergruppo Black Country con Glenn Hughes e Jason Bonham che sta già registrando nuovi brani per un album probabilmente in uscita a settembre 2010 (nel frattempo il gruppo dovrà cambiare nome perché pare ne esista già uno con lo stesso nome). Il tutto senza dimenticare che questo è il decimo album di Joe Bonamassa che deve ancora compiere 33 anni, l’energia certo non gli manca.

Come non manca a questo nuovo album di cui parlo oggi nel blog ma che ho recensito ieri per il Buscadero ma lo leggerete solo ad aprile per cui, nel frattempo, vogliate gradire quanto segue.

In una intervista che ho letto in rete in questi giorni in cui parla del nuovo album Bonamassa dice che il primo brano Steal Your Heart Away gli era stata consigliato da Robert Plant, in quanto si trattava di un brano che i Led Zeppelin avevano considerato per il loro repertorio e ascoltandolo non è difficile capire perché: l’incipit è fantastico, un riff chitarristico alla Jimmy Page, una esplosione della batteria e via si parte verso quello che avrebbe potuto essere l’inizio di un ipotetico Led Zeppelin X (se contiamo sia Coda che il Live, Led Zeppelin XI).

Ma è la scelta di tutte le cover presenti in questo Black Rock che è azzeccatissima: prendete il secondo brano, I Know A Place un torrido bluesaccio tratto da The Tiki Bar Is Open di John Hiatt, chi se la ricordava, eppure il brano è strepitoso e il buon Joe comincia a far viaggiare la chitarra alla grande.

Anche i brani firmati da Bonamassa non sono male, When The Fire Hits The Sea è un altro brano “pericoloso” per le coronarie con la slide che viaggia a mille. Non mi convincono (come nel precedente Ballad of John Henry, che non avevo amato particolarmente) i suoi esperimenti sospesi tra musica classica e atmosfere orientaleggianti come Quarryman’s Lament che spezza i ritmi rock così abilmente creati finora, ma è un attimo. Già con la successiva Spanish Boots, un’altra cover di qualità dal repertorio del primo Jeff Beck Group (quello con Rod Stewart e Ron Wood), i ritmi tornano cotti a puntino.

Una scelta inconsueta è quella di Bird On A Wire di Leonard Cohen, ma saranno forse le vibrazioni provenienti dagli studi di Santorini in Grecia, terra tanto amata dal cantautore canadese? Non saprei, comunque il risultato, tra clarinetti, bouzouki, mandolini e acustiche arpeggiate è affascinante, quando fa il suo ingresso la sezione ritmica e poi la solista di Bonamassa che esplode in un assolo lirico e partecipato si può solo approvare e godere come ricci.

La parte centrale del disco è quella riservata al blues, amore mai tradito nei dischi del chitarrista e che riserva sempre le migliori soddisfazioni: si va dalla cover di un classico di Otis Rush Three Times a Fool, tirato e grintoso al duetto Doc con B.B. King nella fiatistica Night Life di Willie Nelson, dove il “vecchio Re” ci sorprende ancora una volta, sempre in gran forma sia a livello di voce che di chitarra a dispetto delle oltre ottanta primavere (84 per la precisione). Wandering Earth e Blue Evil (quest’ultima molto deve al riff di Kashmir) sono zeppeliniane fino all’osso e toste come poche, gran musica. Ci sono un paio di intermezzi acustici e voilà i giochi sono fatti. Bella Musica.

Una curiosità, 1994, questi erano i Bloodline il primo gruppo di Joe Bonamassa (aveva 16 anni, è quello paciarotto con il cappellino): gli altri erano i figli di Robbie Krieger (Doors), Miles Davis e Berry Oakley (il bassista degli Allman Brothers), vedere please.


Bloodline; Joe Bonamassa
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Bruno Conti

Uno Ne Pensa E Cento Ne Fa – Joe Bonamassa Black Rockultima modifica: 2010-03-16T19:35:58+01:00da bruno_conti
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