L’altra Metà Dei Big Star. Chris Bell – I Am The Cosmos

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Chris Bell – I Am The Cosmos (Deluxe Edition) -2CD Rhino Handmade

Questa è l’edizione definitiva dell’unico disco di Chris Bell, o meglio sarebbe dire dell’unico non disco, visto che l’artista in vita vide solo la pubblicazione di un misero 45 giri I Am The Cosmos con You And Your Sister sul lato B, uscito nel 1978 pochi mesi prima della morte avvenuta il 27 dicembre 1978 in un incidente automobilistico (quindi niente droghe, overdosi o alcolismo terminale anche se avevano avuto una parte importante nella sua vita), avrebbe compiuto 28 anni il 12 gennaio successivo.

Ma torniamo all’inizio della storia. Come tanti suoi coetanei, all’inizio degli anni ’60 si innamora di quella che verrà chiamata “British Invasion”, quindi Beatles in primis ma anche Yardbirds e Who, almeno per quello che lo riguarda. Bell è un ragazzino precoce, vive a Memphis, Tennessee, una delle culle della musica americana e già nel 1964 e 1965 comincia a formare i suoi primi gruppi con altri talenti locali tra cui Terry Manning, che diventerà musicista e produttore tra i più importanti. In quegli anni avvengono i primi incontri ravvicinati con Alex Chilton in un gruppo di Bell chiamato Jynx (in omaggio ai Kinks). Chilton è la causa indiretta dello scioglimento del gruppo quando nel 1966 se ne va con il bassista Bill Cunningham per formare i Box Tops, band che avrà un successo fulminante e stratosferico.

Nel frattempo Bell rimane a Memphis e continua nei suoi tentativi musicali, formando varie formazioni tra cui gli Icewater e i Rock City in cui militano tra gli altri i futuri Big Star, Jody Stephens e Andy Hummel, e siamo arrivati alla fine anni ’60. A questo punto, le opinioni divergono, Chris Bell chiede a Chilton di unirsi al gruppo o viceversa, questo non è dato sapere anche se sarebbe un particolare importante. In ogni caso decidono per il nome Big Star, si chiudono nei famosi Studi Ardent di Memphis e sotto la guida del proprietario degli studi stessi, John Fry e con Terry Manning come ingegnere del suono, messi sotto contratto dalla Stax (o meglio Ardent Records distribuzione Stax), confezionano il loro primo album, quel #1 Record che li ha consegnati agli annali della storia della musica (pop). L’accordo tra Bell e Chilton prevedeva che i brani, in puro stile Lennon/McCartney, dovevano portare la firma di entrambi gli autori, quindi Bell/Chilton a prescindere dall’apporto di ciascuno a ogni singolo brano. Evidentemente la cosa non funzionò, perchè di lì a poco, siamo nel 1972, complici gli errori della Stax, a seguito del flop clamoroso del disco Chris Bell decide di prendere la sua strada, ma comunque la storia dei Big Star per quanto parallela è un’altra storia.

Dopo un breve riavvicinamento per apparire in un paio di brani del successivo Radio City, la carriera di Bell dovrebbe avviarsi verso quella del solista in proprio. Ma qui cominciano i problemi: una depressione cronica che lo accompagnerà fino alla fine della vita, un paio di tentativi di suicidio, l’uso di vari tipi di droga, lo smacco di essere dovuto tornare a lavorare nell’azienda di famiglia, in una piccola catena di ristoranti. In mezzo a tutto questo Chris continua a registrare musica, a Memphis, ma anche ai famosi Chateau D’Herouville Studios in Francia, quelli dove Elton John ha registrato Goodbye yellow brick road, dove fu portato dal fratello David. Alla fine del 1978 in macchina stava tornando a casa quando perso il controllo dell’automobile andò a finire contro un palo, morendo sul colpo. L’unico risultato della sua opera, a questo punto, era quel misero 45 giri citato prima. Ma la storia non finisce qui: nel frattempo una miriade di gruppi “alternativi” scopre i Big Star e quindi anche i suoi componenti e la gloriosa Rykodisc decide di pubblicare un disco postumo I Am The Cosmos, con quindici brani, dodici tracce più tre bonus con versioni alternative.

Ma la versione definitiva è questa della Rhino Handmade: uscita sul finire del 2009, a tiratura limitata, un po caruccia nel prezzo per usare un eufemismo e già quasi introvabile e comunque una specie di Santo Graal per gli appassionati di musica.

Parere personale: pur essendo felice possessore dell’edizione Ryko avevo sempre avuto delle perplessità sul fatto che questo I Am The Cosmos fosse il capolavoro assoluto che veniva dipinto da tutti. Intendiamoci i due lati del 45 originario, I Am The Cosmos e You And Your Sister sono due brani straordinari, ma ogni tanto la qualità del suono sa molto di demo e non sempre le canzoni sono all’altezza. Il suono deve molto al John Lennon solista degli anni ’70, ma anche, in certi momenti, al glam rock migliore tipo Mott The Hoople e la ballate a McCartney e Harrison oltre che, in toto, al suono dei Beatles del White Album. Brani come Speed of Sound ricordano molto il sound dei Big Star (alimentando la diatriba su chi avesse scritto e cosa!), I Get Kinda Lost è un antesignano del garage rock. I don’t know avrebbe potuto essere un altro episodio della saga Big Star mentre Though I Know She Lies è una piccola gemma acustica degna dei migliori cantautori di quel periodo. Ma è il secondo disco di questa edizione Deluxe la vera sorpresa: quasi tutti i brani presenti, al sottoscritto, paiono più belli delle versioni già conosciute. Migliore il suono, più presente, più brillante, spesso i brani acquistano un nuovo fascino e poi ci sono molte gemme sconosciute.

A partire dai due brani degli Icewater, citati all’inizio, soprattutto la grintosa Looking Forward, con la voce filtrata di Bell che profuma di psichedelia ma anche il bozzetto acustico di Sunshine, tanto McCartney. Non male anche My life is right dei Rock City dove il classico falsetto di Bell anticipa i temi dei Big Star. Tra le versioni alternative, fantastica I Don’t Know più tirata e con un bell’arrangiamento vocale, la dolcissima You and Your Sister con un mellotron che sostituisce gli archi originali per non parlare della long version rallentata di I Am The Cosmos che già appariva tra le bonus della prima versione, ma qui gode di una ulteriore miglioria in fase di missaggio (come peraltro tutto il disco). Bellissima anche Get Away con la sezione ritmica di Ken Woodley al basso e Richard Rosebrough alla batteria che da maggiore profondità al suono, ciliegina sulla torta la chitarra di Alex Chilton, grande versione. Ottima anche Stay With Me con Keith Sykes (allora agli esordi, e tra i migliori discepoli di Bell e Chilton) alla seconda voce. In totale il secondo CD contiene 15 brani e a parte lo strumentale conclusivo Clacton Rag , tutti fondamentali nel rendere questa la “versione definitiva”. Costa ma varrebbe il sacrificio.

Bruno Conti

L’altra Metà Dei Big Star. Chris Bell – I Am The Cosmosultima modifica: 2010-04-26T19:11:00+02:00da bruno_conti
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