Una Voce Molto “Sciccosa” Dal Canada. Elizabeth Shepherd – Heavy Falls The Night

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Elizabeth Shepherd – Heavy Falls The Night – Do It Right Music

Per chi viene dal Canada è inevitabile il raffronto con Joni Mitchell, e anche la Shepherd non può sfuggire il paragone. Naturalmente qui si può accostare solo il periodo jazz della Mitchell, quello molto ricercato e raffinato (ma in che periodo non lo è stata) della seconda metà degli anni ’70. La Elizabeth Shepherd formalmente andrebbe definita una cantante jazz, ma indubbiamente siamo di fronte ad un jazz “strano”, modern jazz qualcuno lo ha definito, con una forte caratterizzazione ritmica, l’uso di strumenti a percussione, il pianoforte elettrico, Fender Rhodes o Wurlitzer che sia con quel suono particolare molto ritmico e l’uso della voce, bella ma non straordinaria, però usata in modo inconsueto con continue sovvrapposizioni di vari strati vocali, sempre usando la propria voce per creare un affascinante “sound” molto avvolgente con tante Elizabeth che ti assalgono, dolcemente, dai canali dello stereo. Un altra influenza musicale potrebbe essere Rickie Lee Jones, andate ad ascoltarvi (se lo trovate visto che siamo sempre nell’ambito dei dischi “strani”) la stupenda cover di Danny’s Song, il pezzo di Kenny Loggins che si trovava su Sittin’ in di Loggins & Messina (la faceva anche Anne Murray) e che la Shepherd ha posto in conclusione dell’album: è una piccola meraviglia di dolcissimi equilibri sonori, con la voce carezzevole di Elizabeth che coccola in modo sexy il vostro sistema uditivo, accompagnata dal minino sindacale strumentale, un contrabbasso pizzicato e una chitarra elettrica molto discreta, il risultato è la quintessenza del pop e del jazz fusi insieme.

Ma prima ci sono altri dieci brani, completamente diversi dal brano finale e tra loro: dall’iniziale What Else (niente a che vedere con il buon George!), con il piano elettrico, le percussioni e la sezione ritmica che creano un tappeto sonoro per gli “assoli vocali” della nostra amica, una moltitudine di voci che ti avvolgono e ti sorprendono con la loro originalità. The Taking, sempre con queste voci sovraincise più e più volte, ad insinuarsi tra le pieghe del piano elettrico, in un raro assolo e di una sezione ritmica decisamente jazzata ma sempre fuori dagli schemi. La title track è un ulteriore avventura sonora: le mille voci della Shepherd in questo caso sono accompagnate da un solitario contrabbasso pizzicato e creano sia la parte melodica che quella ritmica, nonché l’assolo di voce nella parte centrale, affascinante.

Forse, ma dico forse, si potrebbe anche citare come raffronto il suono del primo periodo di Cassandra Wilson ma meno caratterizzato dal jazz che è sempre presente ma con sfumature, jazz, pop, soul come nella delicata Numbers. Che altro? What Else? Seven Bucks, con ritmi latineggianti ha un suono più lussureggiante e godurioso watch?v=lbKxawcRSnM mentre One More Day nonostante il titolo è un brano notturno, anzi serale, una cena con la vostra Bella e la voce carezzevole della Shepherd ad intrattenervi in modo conviviale. A song for Dinah Washington, è un sentito omaggio a una delle grandi icone della musica “nera” americana, tra jazz, R&B e canzone popolare, ancora una volta solo contrabbasso e le voci multiformi anche in modalità scat. High, uno dei brani più ritmati e coinvolgenti ancora con il piano elettrico in evidenza watch?v=3c5Fblzae6E, It’s Coming, questa molto Mitchelliana con un vibrafono ad ampliare lo spettro sonoro e On The insufficiency Of Words, molto charmante, con quel pizzico franco-canadese di influenza musicale concludono in gloria questo album. O meglio prima della stoccata finale di Danny’s Song.

Che dire, molto brava, questo è il suo terzo album, più uno di remix e demos a confermare “l’antica modernità” del suo sound.

Bruno Conti

Una Voce Molto “Sciccosa” Dal Canada. Elizabeth Shepherd – Heavy Falls The Nightultima modifica: 2010-05-13T20:10:40+02:00da bruno_conti
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