Una Lunga Storia Di Famiglia. Susan Cowsill – Lighthouse

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Susan Cowsill – Lighthouse – Blue Rose/Ird

Questa è una storia che parte da lontano, molto lontano, dai mitici anni sessanta, quando una delle prime famiglie canterine della storia della musica pop & rock inizia la sua attività. Siamo a metà degli anni ’60, è vero i Beach Boys esistono già, ma i Jackson 5 e la Partridge Family (di cui i Cowsills saranno il prototipo) sono ancora molto di là da venire. Prima alcuni fratelli, poi altri, la madre, il padre, l’unica sorella, Susan a mano a mano entrano nella formazione e i successi si susseguono, con ben otto hits nei Top Ten di Billboard e molti album anche di buona qualità che a loro volta vengono in quantità ragguardevoli. Ma non è questa la storia che vogliamo raccontare anche se ne è l’ovvio preludio.

Oggi Susan Cowsill ha 51 anni appena compiuti (il 20 maggio), quindi una signora ancora giovane, però con ben 43 anni di carriera già alle sue spalle: perché, ebbene sì, il suo esordio avviene nel 1967 all’età di otto anni, e l’anno successivo sarà la più giovane cantante della storia della musica pop americana a entrare nei Top Ten a nove anni. La sua carriera, dopo lo scioglimento del gruppo avvenuto a metà dei Seventies, ha avuto molti alti e bassi, ha fatto parte del gruppo di Dwight Twilley (grande cantante power pop da conoscere assolutamente), degli Smithereens, della band di Carlene Carter, di Hootie & The Blowfish, sempre come backing vocalist ma sempre in un ambito di musica di qualità. Nel 1991 è una delle fondatrici dei Continental Drifters, uno dei primi “supergruppi” del filone Americana, sono con lei il primo marito Peter Holsapple dei Db’s, Mark Walton il bassista dei Dream Syndicate e Vicki Peterson delle Bangles (che sposerà il fratello di Susan John Cowsill, che fa parte dell’attuale formazione dei Beach Boys), che volete sono storie di famiglia.

All’inizio degli anni 2000 i Continental Drifters si sciolgono e Susan Cowsill inizia una carriera solista che culmina nella pubblicazione del primo album da solista Just Believe It nel 2005. Purtroppo è l’anno dell’Uragano Katrina a New Orleans, città dove Susan si è trasferita già da alcuni anni, in quella immane tragedia oltre a perdere quasi tutto, muore annegato anche il fratello Barry, nello stesso anno, per una malattia, muore un altro fratello, Billy. Questo disco Lighthouse, Il Faro, è la storia di tutto questo e molto di più, un bellissimo disco di pop, rock, country, Americana, folk, belle e malinconiche ballate, allegri pezzi rock di stampo weastcoastiano? Fate voi, c’è un po’ di tutto questo e tanta musica di buona qualità.

Dragon Flys è un vivace brano rock con il violino di Sam Craft e la chitarra dell’ottimo Aaron Stroup sugli scudi, la voce di Susan Cowsill è brillante e positiva in una canzone che apre l’album su una nota di ottimismo (che non manca mai nello spirito del disco). Avenue Of The Indians, un brano di stampo più folk, ancora con violino, mandolino e cello sugli scudi, si avvale della seconda voce di Jackson Browne, ospite di spicco del disco e amico di lunga data della Cowsill. Sweet Bitter End è una deliziosa ballata, leggera come una piuma e leggiadra nello svolgimento con la voce della brava Susan, dolce e compartecipe, l’arrangiamento è semplice ma efficace. Anche You And Me Baby (for Miranda) è un’altra delicata ballata dagli equilibri sonori perfetti. River Of Love scritta dallo scomparso Barry Cowsill è veramente un “affare di famiglie”, c’è quella di Susan Cowsill con il secondo marito, che è anche l’ottimo batterista di tutto il disco e in particolare in questa canzone, Russ Broussard e c’e pure quella di Vicki Peterson con marito John al seguito, nonché gli altri fratelli sopravissuti Bob e Paul, tutti alle armonie vocali. Ospite alla chitarra solista il grande Waddy Wachtel che ha iniziato la sua carriera proprio nei Cowsills e che ci regala un ottimo assolo e una tessitura chitarristica in puro stile californiano degli anni d’oro. Un brano gagliardo e di grande impatto sonoro ed emotivo con tutti i musicisti e i cantanti che danno il meglio di sè, un brano veramente molto bello.

La sucessiva Could THis Be Home è quasi meglio: una ballata dall’andamento circolare che si avvale di brevi crescendi vocali e chitarristici di grande qualità, quando la musica è bella bisogna dirlo e questo brano è ancora una volta di qualità superiore. Lighthouse è una ballata solo voce e piano (e un cello solitario) molto emozionante, sapendo anche le storie che si sono alle spalle di questa canzone. Un’altra ballata (il tempo preferito dalla Cowsill), The Way That It Goes ci introduce al primo dei due brani dedicati a New Orleans, ONOLA (O New Orleans, Louisiana) è un’altra grande canzone, sottolineata da un organo Hammond, impreziosita dalla chitarra di Stroup e cantata a gola spiegata dalla motivatissima Susan Cowsill. L’unica cover dell’album è una rilettura in chiave acustica di uno dei brani più belli di Jimmy Webb, Galveston,solo due chitarre acustiche arpeggiate e la voce vissuta della Cowsill. Real Life, un altro brano malinconico a tempo di valzer, non particolarmente memorabile ci introduce alla conclusione dell’album, affidata alla notevole ( e lunga) Crescent City Sneaux, l’altro brano dedicato a New Orleans, un lento crescendo emozionale verso una conclusione, prima pianistica con l’ottimo Janson Lohmeyer in evidenza e poi l’omaggio alla città con le continue citazioni della sua tradizione da When The Saints Go Marching In a Iko Iko con i suoi ritmi magici ed inconfondibili, quindi un brano in due parti, inizio lento e conclusione in gloria, fantastico.

Si è fatta aspettare parecchio ma alla fine ci ha regalato un disco che mi sento di consigliarvi vivamente, il compendio di una carriera gloriosa!

Bruno Conti

Una Lunga Storia Di Famiglia. Susan Cowsill – Lighthouseultima modifica: 2010-05-27T20:18:36+02:00da bruno_conti
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