Averne Così! Tom Petty & The Heartbreakers – Mojo

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Tom Petty & The Heartbreakers – Mojo – Reprise/Warner

In effetti il post si sarebbe dovuto chiamare “Insci aveghen” che fa più effetto ma mi rendo conto che dal ponte sul Po a Piacenza a scendere molti non avrebbero compreso.

Perché tutto ciò visto che il disco non è ancora uscito? Sarà nei negozi dal 15 giugno e i lettori di questo Blog ai quali sto rompendo i maroni con questo CD ormai l’hanno imparata a memoria, la data.

Perché stanno uscendo le prime recensioni e, un po’ a sopresa, i miei amici e colleghi del Buscadero gli hanno dato solo tre stellette (ma non sono i soli perchè spulciando Internet qua e là, anche altri non sono rimasti soddisfatti).

Vero è che David Fricke della rivista Rolling Stone, uno dei pochi giornalisti di quella testata che valga la pena di leggere, ha detto che Mojo è uno dei migliori dischi che Tom Petty abbia mai registrato con la sua band. Su Mojo (la rivista), ma qui visto il nome non varrebbe per conflitto di interessi, gli hanno dato quattro stellette e un giudizio più che positivo. Uncut, non so, perchè non è ancora arrivata nelle edicole italiane.

Quindi? Averne così dicevo, secondo me se di solito un disco di Petty è meglio del 90% di quello che trovate in giro e questa volta solo dell’80% bisogna essere proprio incontentabili. OK, il box dal vivo dello scorso anno era megagalattico e ha vinto molte delle Classifiche di fine anno, come miglior Live, miglior Box o Migliore in assoluto e si sa che gli Heartbreakers in concerto sono tra i pochissimi che possono rivaleggiare con la E Street Band di Springsteen. Rincaro la dose: il disco con i Mudcrutch quella specie di picnic della memoria con alcuni suoi vecchi compagni d’infanzia (che per la metà coincidono con l’attuale gruppo) era un notevole esempio del Tom Petty rocker intemerato. Aggiungiamo che Highway Companion il disco solista del 2006 era un buon disco (ma non fantastico, come questo), ma The Last DJ, l’ultimo con gli Heartbreakers di otto anni fa, al di là dei contenuti testuali musicalmente era bruttarello (sempre per Tom Petty ma meglio di un mondo di musica che esce ogni giorno).

Mojo (sempre la rivista!) ha titolato la sua recensione, parafrasando il titolo di un disco di Stevie Wonder, “Songs In The Key Of Life”, in quanto questa volta Petty ha fatto una sorta di disco autobiografico, sulla sua vita: non so, non commento, può essere, non ho letto i testi e quindi mi fido, anch’io per il momento l’ho ascoltato poco ma ai primi ascolti mi sembra buono, non eccelso ma più che buono.

Dall’iniziale Jefferson Jericho Blues, la più bluesata del lotto, con tanto di armonica in evidenza e l’unica, forse, a confermare quella patina Blues che il titolo dell’album farebbe supporre si passa alla lunga First Flash Of Freedom, con un Mike Campbell strepitoso alla chitarra ( e che è un po’ il grande protagonista del disco come spesso succede), un brano che ha echi della musica dei Doors di LA Woman (saranno quelle tastiere alla Riders On The Storm?) ma anche di Crosby, Stills & Nash e dei Grateful Dead, quella cavalcate epiche che ti trasportano in altri mondi, ma il tutto in un’ottica disincantata tipica del miglior Tom Petty, nel finale fa capolino anche il Page più selvaggio, brano bellissimo, una summa del meglio del R&R. Running Man’s Bible, molto lunga anche questa (siamo sui 6 minuti), ha un suono meno epico più secco, quasi alla Steely Dan se avessero proseguito il percorso più rock dei primi dischi, comunque altro gran pezzo.

Pirate’s cove, anche se più lenta nell’andatura, è quasi una gemella del secondo brano, ancora quella chitarra evocativa, le tastiere, questa volta un inconsueto piano elettrico, e la voce di Tom Petty sognante, con un leggero eco che aggiunge profondità al suono, altro grande brano e fanno tre. A questo punto una pausa è quasi fisiologica, Candy è una canzoncina molto sixties che il nostro amico sa scrivere anche mentre dorme, piacevole ma nulla più. No Reason To Cry è una di quelle stupende ballate come solo Petty sa fare ( o lui e pochi altri), si dice sia stata ispirata dalla separazione con la moglie causata dalle lunghe tournée e conseguenti assenze casalinghe del biondo rocker, il brano ha una patina di malinconia e rimpianto quasi struggente, bellissima canzone e fanno quattro! E allora…

Per correttezza devo ammettere che non tutto il resto del disco viaggia su questi livelli ma su sessantacinque minuti di musica fanno un ottimo LP e un discreto EP se fosse un vecchio vinile. I Should Have Known It ha un riff colossale tipicamente Zeppelinano, un brano rock che non ti aspetti ma con Mike Campbell dovresti, dal vivo sarà strepitosa.

U.S. 41, introduzione acustica e sviluppo elettrico con slide, è un discreto brano bluesato un po’ di maniera, come la successiva Takin’ My Time, d’altronde se fai un disco intitolato Mojo il Blues non può mancare.

Let Yourself Go è uno di quei brani tipici degli Heartbreakers, quel suono e quella voce, talmente riconoscibili da essere divenuti quasi un marchio di fabbrica. Anche Don’t Pull Me Over, vagamente reggata, è una variazione del canone sonoro del gruppo, piacevole ma non memorabile, conferma il calo qualitativo nella seconda parte del CD. Lover’s Touch segnala quasi un ritorno al sound di fine anni ’70, il periodo classico, quello di Breakdown, con quella andatura tipicamente indolente ma devi stare sempre in campana perché da un momento all’altro potrebbe scatenarsi qualcosa.

Anche High In The Morning segnala questo ritorno in forma per il finale del disco che culmina con Something Good Coming una ballatona strepitosa che rivaleggia con quelle di Springsteen, melodie ariose, cantate con grande partecipazione, molto bello l’intervento della slide di Campbell. Ma non è finita: l’ultimo brano si chiama Good Enough ed è un’altra fantastica cavalcata folk-rock psichedelica in crescendo (con echi Beatlesiani alla Abbey Road) con la solista di Mike Campbell che sciabola una serie notevole di assoli, con l’organo di Benmont Tench (che non avevo nominato ma è sempre essenziale al suono del gruppo) che lo supporta e Tom Petty che fa il Petty della situazione con grande convinzione.

Qui per altre informazioni http://www.tompetty.com/ e questo è il making of watch?v=FOJeUhUz70E, da oggi in rete si può ascoltare l’intero disco in streaming così potete decidere.

Dando un voto in decimali e togliendo qualche punto per la parte centrale, almeno 7,5, insci aveghen.

Bruno Conti

 

Averne Così! Tom Petty & The Heartbreakers – Mojoultima modifica: 2010-06-09T18:57:00+02:00da bruno_conti
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