Ruth Gerson 1 – This Can’t Be My Life

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Ruth Gerson – This Can’t Be My Life – Wrong Records (pre-release uscita 20-7)

E’ un po’ di giorni che ci giro intorno, in ballottaggio con Mellencamp (23-8, troppo presto), il nuovo Mark Olson (27 luglio, anche questo prestino), Ronnie Earl (14 agosto, anche qui non ci siamo), pensavo anche al doppio dal vivo degli Steeleye Span (con relativo DVD), quello è uscito da tempo anche se è arrivato nelle nostre lande in questi giorni,perché non il nuovo Cyndi Lauper che fa blues? Poi alla fine ho deciso per questo, gli altri prossimamente.

Questo è uno dei classici dischi che ci sono e non ci sono, nel senso che l’uscita ufficiale è fissata per il 20 luglio, però sul suo sito e ai concerti lo vende già, anzi ce n’è pure un secondo, Deceived, di cover che è anche più bello ma andiamo per ordine cronologico.

Lei è una della cantautrici americane più brave come hanno testimoniato tra gli altri il San Francisco Chronicle e il New York Times, i giornali delle due aree geografiche dove ha vissuto, ma anche il Buscadero l’ha eletta tra le sue beniamine e in Italia ha una sorta di patria di elezione, nel 1997, nel periodo di sua massima popolarità, sempre a livello di “culto”, ha duettato anche con Massimo Bubola nel brano Mio Capitano tratto da Mon Tresor.

Come molti musicisti tra i più bravi per sopravvivere, oltre al canto, deve fare anche altri lavori, nel suo caso insegna, musica part-time nel primo periodo della sua carriera e a tempo pieno nei sei anni che sono intercorsi dall’uscita del precedente album Wake To Echo. Nel frattempo sono successe molte altre cose nella sua vita, un divorzio e il fatto di essere diventata una mamma single hanno influito sul suo stile di vita. Questo ritorno alla musica e ai concerti è coinciso con l’invenzione di tale Singinbell TM un bio-feedback device che aiuta il diaframma nella respirazione durante il canto, non chiedetemi come funziona ma pare che funzioni perchè grazie ai proventi di questo marchingegno ha potuto permettersi di tornare a fare la musicista e supportare economicamente la sua famiglia.

Questo album, This Can’t Be My Life era stato registrato, masterizzato e stampato, in una parola pronto, già nel 2007, poi il diavolo ci ha messo lo zampino ed è stato rinviato. Eccolo qua e le mie perplessità riguardano, in parte, il suono del disco: il produttore dell’album è tale Nic Hard (che ha prodotto The Bravery e Jesse Malin), ma è l’additional recording & mixing di Daniel Wise, collaboratore di Scissor Sisters e Secret Machines che non mi convince del tutto. Il tutto in quel di NYC prima del recente trasferimento nella Bay Area.

Per togliere i dubbi, trattasi comunque di musica che nel suo ambito è meglio del 90% di quello che trovate in giro. Solo che dal rock cantautorale del passato siamo passati a un pop-rock più di maniera, insomma da un incrocio tra Natalie Merchant e Patti Smith con un tocco della giovane Grace Slick come era stata definita siamo passati ad un incrocio tra Fiona Apple, Tori Amos e Sarah McLachlan con una spruzzata di Florence & The Machine. Sempre rispettabile ma non è la stessa cosa.

Comunque, come dicevo, il successivo Deceived ha già sistemato le cose, e questo album contiene in ogni caso dei brani di notevole spessore, è cantato con grande partecipazione, visti gli argomenti autobiografici trattati, e lei ha sempre una gran voce.

Diciamo che la parte iniziale e quella finale sono quelle migliori, in mezzo cala un po’ la qualità: Fresh Air è una bella ballata pianistica che ricorda le cose migliori di Fiona Apple, cantata con voce sicura e autorevole. This Can’t Be My Life, sempre pianistica, è più ritmata, un bell’arrangiamento e belle melodie che valorizzano la sua voce. Bulletproof, pop e orecchiabile non mi entusiasma. Anche Stay With Me con troppe tastiere e batteria elettronica non mi fa impazzire, ma non è dissimile nel suono a cose tipo Florence & The Machine e quindi magari mi sbaglio. Someday Soon veleggia sempre su questa sonorità pseudo-moderne senza infamia e senza lode. Don’t Go (for ‘em) è una ulteriore variazione sul tema (magari la useranno per qualche spot di automobili giapponesi, molto gettonati questo tipo di brani). Does Your Heart Weep è una ballatona con piano e organo, che ti prende al cuore, semplice ma efficace,contrariamente a quanto si possa pensare non è una canzone d’amore ma parla di guerra, in ogni caso molto bella con la voce molto compartecipe e perfetta, da una insegnante di canto, di grande talento, non potresti aspettarti di meno. Hazel non sarebbe male ma ha sempre quell’elettronica leggermente fastidiosa.

Anche You Lie avrebbe fatto ben altra figura con un arrangiamento rock tipo i vecchi album. Black Water viceversa è ancora una bella ballata pianistica in crescendo di notevole appeal mentre per la conclusiva Take It Slow hanno addirittura scomodato le Heart di Dreamboat Annie, lo spirito è quello, acustico ma con l’anima rock che c’è ma in questo album rimane un po’ nascosta. Disco di transizione ma comunque rispettabile, il sesto della sua discografia, il settimo tra poco, anche su questo Blog.

Per chi non l’avesse mai vista o sentita.

Bruno Conti

Ruth Gerson 1 – This Can’t Be My Lifeultima modifica: 2010-06-23T19:12:47+02:00da bruno_conti
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