Master Of Telecaster! Ronnie Earl – Spread The Love

 

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Ronnie Earl and the Broadcasters – Spread the love – Stony Plain Records

Se John Hiatt ha fatto un disco che si chiamava Master of disaster, Ronnie Earl ne potrebbe ben farne uno intitolato Master of Telecaster, ma per il momento accontentiamoci, si fa per dire, di questo Spread the love!

Diavolo di un Ronnie Earl, anche stavolta mi ha fregato! L’uomo è inesorabile, ogni paio d’anni esce un suo nuovo album, tu lo ascolti e dici: “mi sembra uguale a quello precedente”, poi lo riascolti e pensi, però, non male. Lo riascolti una terza volta e ti comincia a entrare sottopelle, perché sarà anche la stessa musica ma è fatta veramente bene, suonata con una tecnica e un feeling unici, tanto che già al primo ascolto sai che si tratta di lui.

L’album precedente, l’ottimo Living In The Light aveva introdotto delle piccole novità sotto forma di alcuni brani cantati dove si alternavano alcuni talenti emergenti e l’amico Kim Wilson, questa volta ritorno al classico per Ronnie Earl.

Ho un Cd promo senza nessuna informazione per cui non vi so dare molte notizie, vado a naso e ascolto e devo dire che quello che sento mi piace: il nostro amico è come un gusto di gelato, quello vostro preferito, sempre uguale ma quanto ti piace, ogni volta è una goduria assicurata, non ti stanchi mai.

Se vi dovessi dire quale è il mio disco preferito di Ronnie Earl non vi saprei dire quale,vi direi l’ultimo forse, perché ogni volta cambia e non ti stanca mai.

Anche stavolta c’è lo shuffle iniziale, Backstroke, con la consueta accoppiata organo/chitarra che ricorda i grandi del passato,in particolare l’autore Albert Collins c’è il brano per sola chitarra elettrica e basso, Blues For Dr. Donna, millimetrico nella sua precisione tecnica e nel controllo del suono, c’è il brano Chitlins Con Carne uno strumentale jazzato di Kenny Burrell che è stato suonato da molti grandi chitarristi, la versione più famosa è, forse, quella di Stevie Ray Vaughan sull’album The Sky is Crying, questa rivaleggia con quella cover per nitidezza del suono e destrezza tecnica.

Cristo Redentor era un vecchio brano di Harvey Mandel, geniale chitarrista dei Canned Heat e autore di una serie di dischi strumentali molto meditativi nei primi anni ’70: Ronnie Earl mantiene quello spirito di serenità totale che aleggiava nei solchi originali, una compostezza mai scalfita dai dubbi. Happy è un vivace brano dalle sonorità latineggianti dove l’organo tanto mi ha ricordato il Gregg Rolie dei brani strumentali dei Santana dei primi album, semplice ma affascinante, poi entra la chitarra di Earl, più misurata e meno esuberante di quella di Carlos ma sempre molto lirica e l’atmosfera ricorda molto quella di brani come Samba Pa Ti o Song For The Wind con quel crescendo inesorabile ma allo stesso tempo orecchiabile.

Patience è un altro lento dall’andatura molto serena e spirituale, tipico del repertorio di Ronnie, con un misurato utilizzo del vibrato e con l’organo che doppia la chitarra con grande maestosità, fino all’inevitabile e superbo crescendo finale che ti sommerge sotto un mare di note.
Miracle è un’altra variazione sul tema, quei lenti che tanto ricordano il vecchio Roy Buchanan e il già citato Santana, con la chitarra che costruisce le sue geometrie sonore con assoluta naturalezza senza forzature ma con una maestria tecnica superba, un assolo di quelli che ti lasciano con la mascella a terra.

Spann’s Groove è un sentito omaggio al grande pianista nero Otis Spann, uno dei maestri del blues e per lunghi anni nella band di Muddy Waters, ma collaboratore a ripetizione anche con i Fleetwood Mac di Peter Green: quindi questa volta un brano dal chiaro impianto bluesato con la chitarra di Earle impegnata a duellare con un piano molto vivace. Senza soluzione di continuità si ritorna ad un altro di quei lunghi brani lenti che caratterizzano questo album (ma in generale la discografia di Ronnie Earl): il brano in questione si chiama Skyman, scritta in tributo al grande Duane Allman è una ulteriore variazione sul tema, questa volta col piano a duettare con la chitarra.

L’album si chiude con un quartetto di brani più blues oriented già dal titolo: Blues For Slim uno slow blues molto vivace, Tommy’s Midnight Blues più rilassata e in un punta di dita, Blues For Jackie Robinson di nuovo solo per chitarra e basso e la conclusiva Blues For Bill, di nuovo uno shuffle con organo e chitarra sugli scudi.
Sapete tutto, l’unica cosa che manca è la pazienza, il disco esce il 24 agosto.

Bruno Conti

Master Of Telecaster! Ronnie Earl – Spread The Loveultima modifica: 2010-07-10T18:02:00+02:00da bruno_conti
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