A Volte Si Sbaglia! Ray LaMontagne & The Pariah Dogs – God Willin’ And The Creek Don’t Rise

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Ray LaMontagne & The Pariah Dogs – God Willin’ And The Creek Don’t Rise – Rca

Che cosa volete che vi dica? Ritiro tutto quello che ho detto, mi ero sbagliato? Questo è un gran disco, le mie perplessità iniziali dovute ai primi ascolti sono state spazzate via e quasi mi sbilancio a dire che questo potrebbe addirittura essere il miglior disco in assoluto di LaMontagne (ma questo si vedrà, gli altri hanno avuto anni per sedimentare e rafforzarsi, questo è nuovo ma cresce ascolto dopo ascolto e questo è un bene).

Una ulteriore serie di ascolti con volume alto a finestre spalancate (quindi Play Loud!) hanno rivelato una serie di particolari e nuances nelle prestazioni stellari dei vari musicisti coinvolti e nelle composizioni del nostro amico per questo God Willin’.

La prima cosa che balza all’occhio anzi all’orecchio è quella sensazione di gruppo compatto, ben rodato, con un suono che ricorda molto quello dei concerti dal vivo (guarda che circonvoluzione devi usare per dire quello che gli americani direbbero con un semplice Live Feel!): sicuramente ha giovato all’ottenimento di questo risultato il fatto che il disco sia stato registrato in un breve arco temporale di un paio di settimane nella fattoria ristrutturata nell’ovest Massachussetts che il buon Ray ha trasformato in uno studio di registrazione, forse ha contribuito il fatto che la produzione non sia più nelle mani di Ethan Johns (poteva essere un disastro ma evidentemente la lezione era stata ben imparata) ma curata dallo stesso LaMontagne, qualunque sia la ragione il risultato finale è notevole.

L’iniziale Repo Man è strepitosa (anche se non indicativa del suono del resto del disco): sei minuti di rock and roll carnale, misto a soul, con la sezione ritmica di Jay Bellerose, indiavolato alla batteria e Jennifer Condos con il suo basso pulsante che attizzano le due chitarre di Eric Heywood e Greg Leisz che si rispondono dai canali dello stereo con un riff eccellente che ricorda l’attacco di Who Do You Love dei Quicksilver anche se l’assolo di Cipollina e Duncan non parte mai, ma quella è un’altra storia, comunque quel suono tintinnante e ribaldo ricorda anche quello del Tim Buckley più ruspante di Greetings from LA o della Grease Band di Joe Cocker dei tempi d’oro. Proprio al Joe Cocker degli inizi si avvicina moltissimo la voce maschia, rauca e profonda che Ray LaMontagne sfodera per questo brano, istigato dal groove irresistibile che la sua band gli ha costruito intorno, la voce è lasciata libera di dare sfogo alla sua potenza con echi anche del primo Gerg Allman o del Van Morrison (sua grande influenza) più dedito al soul e al R&B. Comunque la si giri, grande inizio che varrebbe da solo il prezzo di ammissione ma che, come detto, non è indicativo delle atmosfere del resto dell’album. watch?v=F59JVJ2k00A (sound primitivo, ma rende l’idea!)

Già dal secondo brano dell’album. la peraltro bellissima New York City’s Kiiling me, prende piede un’attitudine roots, quasi country, quel famoso Americana Sound tanto citato a sproposito ma che in questo caso ben inquadra il sentimento del disco, le chitarre “sofferenti” di Leisz (una pedal steel strepitosa che ricorda i grandi dello strumento degli anni ’70, Sneaky Pete Kleinow, Buddy Cage e Al Perkins tanto per citarne alcuni) e Heywood evocano appunto quel suono “country” vintage ma con i crismi di una grande composizione perché la qualità dei brani contenuti in questo album è sempre elevata.

God Willin’ and The Creek Don’t Rise oltre ad essere il titolo dell’album è anche quello di una bellissima canzone, avvolgente, con la batteria di Bellerose che scandisce i tempi con una serie di rullate urgenti che ricordano lo Steve Gadd più ispirato e la voce di Ray LaMontagne ancora una volta sicura e potente a guidare il suo fido manipolo di musicisti in un altro brano decisamente sopra la media di gran parte della produzione attuale.

Beg Steal or borrow, il potenziale singolo dell’album, è un’altra piccola perla con un ritmo più incalzante dei brani che l’hanno preceduta ma anche più rilassata al tempo stesso, filante, scivola che è un piacere, gioia per le orecchie dell’ascoltatore con la solita steel di Leisz in grande evidenza mentre le tastiere di Patrick Warren l’unico musicista non ancora citato sono quasi sempre molto discrete ai limiti dell’impercettibile, rafforzando l’idea di un disco “chitarristico”.

La seconda parte del disco ci porta verso il lato Youngiano di Lamontagne, ma non prima del quasi folk-soul acustico della dolcissima Are We Really Through, prima di una serie di brani sulla fine di una relazione che sfocia in This Love Is Over, quasi una bossanova country, la solita steel di Leisz domina le operazioni.

Si diceva del lato Youngiano (nel senso di Neil) della musica di LaMontagne, Old Before Your Time è una bellissima canzone, serena e pacifica, con un banjo (o è un mandolino) che crea il tema musicale ricorrente del brano. Più urgente anche se sempre dai tempi rilassati Fot The Summer è un altro brano più simile al canone abituale delle canzoni del nostro amico anche se una slide mordente e un’armonica aggiungono spessore al brano, sempre caratterizzato da quella vivacità del sound di un gruppo ben amalgamato e che sa sempre dove andare a parare musicalmente.

Like Rock And Roll Radio sembra proprio una di quelle lunghe cavalcate acustiche del nostro amico canadese, cantata però dalla caratteristica voce di Lamontagne, ormai “uno strumento” riconoscibile al primo ascolto a dimostrazione della popolarità e della considerazione raggiunte dal musicista del Maine, l’armonica a bocca aggiunge quel tocco in più allo scarno accompagnamento delle sole chitarre acustiche.

Gran finale con l’altro pezzo rock (e blues) del disco, The Devil’s In The Jukebox, già suggestiva dal titolo, movimentata e brillante con una slide acustica insinuante ad aggiungere pepe all’arrangiamento tipicamente roots del brano e se non fosse per il titolo verrebbe voglia di dire che tutti i salmi finiscono in gloria.

Ray LaMontagne sarà in tour negli States, in concomitanza con l’uscita del disco il 17 agosto, dalla settimana prossima, con lui David Gray che presenta l’altrettanto nuovo Foundling che esce lo stesso giorno (sentito, bello, recensione nei prossimi giorni).

In tre parole, gran bel disco!

Bruno Conti

A Volte Si Sbaglia! Ray LaMontagne & The Pariah Dogs – God Willin’ And The Creek Don’t Riseultima modifica: 2010-08-15T18:38:00+02:00da bruno_conti
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