Meglio Di Così E’ Difficile! Richard Thompson – Dream Attic

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Richard Thompson – Dream Attic – Proper/Ird – Shout Factory

Devo dire di avere una particolare predilezione per Richard Thompson, lo considero uno dei dieci musicisti più importanti e influenti della storia della musica rock (magari in un tutt’uno con Sandy Denny e i Fairport Convention in una sorta di ideale trilogia), ma anche uno dei migliori 10 chitarristi di tutti i tempi (e qui, come nel precedente caso, non sono il solo): se Jimi Hendrix, come detto più volte, è fuori concorso, poi viene il trio degli ex Yardbirds, Clapton, Beck e Page, poi forse Stevie Ray Vaughan e magari Keith Richards e Chuck Berry come riff masters, ma tra gli iconoclasti sicuramente citerei Peter Green (che però ha avuto solo tre anni di grande attività) e Richard Thompson, il più continuo ma anche il più “unico”. watch?v=E3biCVTKwRQ

Proprio negli ultimi anni gli è scoppiata nuovamente questa voglia di suonare la chitarra elettrica come, e meglio di musicisti che hanno la metà dei suoi anni, con una verve ed una inventiva incredibili. Mi é capitato di vederlo un paio di anni fa al Teatro Manzoni di Milano, nel mese di maggio del 2008 (confesso che era uno di quelli che, per vari motivi, non avevo mai visto dal vivo) e ricordo che quasi tutti i presenti, alla fine di alcuni assoli, raccoglievano le loro mascelle che erano cadute al suolo per lo stupore, alcune sono ancora lì.

Facezie a parte quest’anno gli hanno assegnato il Mojo 2010 Les Paul Award e in ogni classifica viene quasi sempre inserito tra i top 20 della chitarra elettrica (ma anche all’acustica è tra i migliori in assoluto) nei vari Poll, anche se lui stesso ha dichiarato che gli fa molto piacere anche se non capisce perché in queste classifiche spesso ci sia Slash ma quasi mai Les Paul. Nel 2010 ha anche realizzato l’annuale edizione del Meltdown Festival invitando i musicisti che più ammira, per esempio nella serata dedicata alla chitarra, James Burton (il chitarrista di Ricky Nelson, Elvis Presley e Emmylou Harris), Dennis Coffey della Motown e il chitarrista dei Ventures. Ma c’è stato anche un tributo a Kate McGarrigle che ha visto la famiglia Thompson sul palco al completo, Richard e Linda di nuovo insieme dopo quasi trenta anni. Sempre quest’anno ha fatto anche un tour acustico con Loudon Wainwright III, simpaticamente chiamato Rich And Loud, ha ripreso il suo vecchio spettacolo 1000 Years Of Popular Music, dove, a richiesta, esegue qualsiasi brano, da Sumer Sicumen Is dell’anno 1000 a Oops I did it again di Britney Spears. Ha anche lanciato un nuovo progetto di pop cameristico chiamato Cabaret Of Souls. E in tutto questo fervere di attività ha anche trovato il tempo per incidere un nuovo album, Dream Attic, dal vivo alla Great American Music Hall di San Francisco, ma attenzione, tutto di materiale inedito, 13 nuove canzoni, uno dei migliori della sua carriera.

Non male per un 61enne che è stato considerato dal LA Times “il migliore cantautore rock dopo Bob Dylan e il miglior chitarrista elettrico dai tempi di Jimi Hendrix”. (non per nulla uno dei suoi dischi degli anni ’70 si chiama “(guitar, vocal)” Ma quello che fa rabbia è che tutto questo a destinato solo ad una ristretta cerchia di appassionati sparsi per il mondo. Riuscirà questo nuovo Dream Attic a rovesciare la situazione? Ne dubito, ma almeno a livello critico, ad una decina di giorni dall’uscita dell’album che avverrà il 31 agosto, il giudizio più scarso che ha avuto è stato 4 stellette e molti non ne hanno ancora parlato a causa della pausa estiva, per esempio in Italia, e allora parliamone!

Un ultimo cosa prima di dedicarci alla disamina del nuovo album: se qualcuno, incuriosito dall’impressionante CV di Richard Thompson volesse approfondire la materia, per cominciare potrebbe provare alcune delle antologie che costellano la sua discografia, magari l’ultima del 2009, Walking On A Wire, un box quadruplo pubblicato dalla Shout factory, o quello quintuplo della Free Reed, RT – The Life and Music of Richard Thompson o magari quello triplo della Hannibal, Watching the dark ma comunque anche se partite da uno qualsiasi dei dischi della sua discografia è difficile che vi sbagliate, magari questo stesso Dream Attic, uno dei migliori in assoluto.

Si diceva, registrato dal vivo, ma nella prima tiratura, su entrambi i lati dell’Oceano, allegato al CD ce ne sarà un secondo che comprende i demo delle 13 canzoni. Qualche incontentabile (o Tafazzi della situazione) ha detto che se deve trovare un piccolo difetto nel disco è l’eccessiva lunghezza media dei brani. Ma Benedetto Uomo, come direbbe qualcuno di nostra conoscenza, è proprio lì il suo bello, fai un disco di canzoni nuove dal vivo proprio per preservare l’immediatezza e l’improvvisazione delle esecuzioni in concerto e poi cosa fai? Tagli gli assoli? Oltre a tutto una serie fantastica di assoli, Richard Thompson appare in forma strepitosa e ne inanella una serie incredibile, uno più bello dell’altro e arriva all’acme proprio con quello veramente impressionante contenuto nell’ultimo brano If Love Whispers Your Name.

Ma tutto parte alla grande dal primo secondo: gli strumenti entrano una alla volta, prima la batteria travolgente di Michael Jerome, poi la chitarra di Richard Thompson i cui meriti sono già stati ampiamente illustrati, poi il basso avvolgente e grintoso di Taras Prodaniuk (e che ha il suo daffare per fare dimenticare il suo predecessore Danny Thompson, e ci riesce), infine il sax di Pete Zorn e il violino del nuovo arrivato Joel Zifkin, il brano si chiama Money Shuffle ed è uno strepitoso, arguto, caustico, divertente attacco a quei manager gentiluomini di Wall Street che un paio di anni fa hanno scatenato l’Iradiddio in giro per il mondo, l’attacco è leggendario: “Amo i gatti e i bambini piccoli/Non riuscite a vedere il tipo che sono/E i vostri soldi sono al sicuro con me/Non avete mai incontrato un uomo così onesto…”. E poi dovete fare il Money Shuffle e a questo punto Thompson esplode un assolo pieno di veleno e adrenalina (in sintonia con l’incazzatura che pervade la canzone) che vira quasi fino alla psichedelia pura mentre il suono per certi versi ricorda i primi Roxy Music, con sax e chitarra che si caricano a vicenda e il violino che aggiunge spessore agli arrangiamenti e siamo solo all’inizio. Questo brano fa il paio con Dad’s gonna kill me uno straordinario attacco alla guerra attraverso i pensieri di un soldato in Iraq, che illuminava il precedente, ottimo Sweet Warrior.

Among the gorse, Among the Grey riprende il tema della ballata ispirata dalla grande tradizione del folk britannico, rivista attraverso l’ottica della musica di Thompson, che attinge dalla grande tradizione della canzone popolare inglese e poi la fa sua in un modo unico ed inconfondibile: il nostro amico è uno dei pochi che è una scuola a sé, non assomiglia a nessuno, “E’ Richard Thompson, e basta”. Una stupenda, malinconica “air”, che anche per la presenza del violino ricorda certi episodi dei primi Fairport Convention. Già sulle note conclusive del brano una minacciosa chitarra elettrica ci introduce alla successiva Haul Me Up dove i ritmi sono nuovamente incalzanti, quasi R&R, con i coretti dei musicisti che rispondono al cantato di Richard, il violino di Zifkin che prepara il terreno per l’assolo di Thompson che emette una valanga di note dalla sua chitarra che sembra quasi un violino per la velocità dell’eecuzione, magistrale ancora una volta. Burning man è l’unico brano “normale” del disco, una canzone rifllessiva ed atmosferica, nel canone classico del repertorio del nostro amico, ma ci ha abituato troppo bene, quello che per altri sarebbe straordinario per lui è quasi ordinaria amministrazione, comunque l’interplay tra chitarra e violino è sempre notevole.

Here Comes Geordie è un altro dei momenti topici del disco: per il testi (ma anche la musica, lo vediamo tra un attimo), a detta di molti una neppure tanto velata critica al modus vivendi di un noto personaggio della musica internazionale, ma alcuni riferimenti restringono di molto il nome del “colpevole”, Geordie è un nativo di quell’area della Gran Bretagna che gravita intorno a Newcastle-on-Tyne e Gordon Sumner (Stinghi per gli Elio e le Storie Tese) è nato in un sobborgo della città e poi il testo recita così: “Ecco che arriva Geordie nel suo aereo privato, Deve salvare il mondo ancora una volta, Per quanto virtuoso possa essere, Ha tagliato una foresta per salvare un albero”, naturalmente il brano in inglese ha le sue belle rime. Richard Thompson ha negato strenuamente ma il dubbio rimane. Il brano ha il tempo di una allegra giga, con chitarra, violino e flauto in evidenza e ancora una volta ci riporta ai fasti dei vecchi Fairport. Demons in her dancing shoes è un altro brano fantastico, su un groove funky-folk della sezione ritmica, ci porta ai vecchi tempi della Londra che fu e ci racconta una divertente storia su delle scarpe ballerine e la sua proprietaria che sono l’occasione per estrarre un ennesimo micidiale assolo reiterato in due parti con sax e violino a fiancheggiare la sua chitarra veramente ispirata.

Crimescene un brano intenso sullo scorrere del tempo e la difficile “arte” del sapere invecchiare, scorre su un continuo alternarsi di crescendi e rallentamenti della musica e sul cantato partecipe di Thompson, qualcuno l’ha avvicinato a certi brani più complessi e viscerali dei Radiohead ma forse potrebbe essere vero il contrario, visto che il diritto di primogenitura di certi brani spetta di diritto a questo grande musicista. Manco a dirlo l’assolo di chitarra nella parte centrale è da antologia, semplicemente e miracolosamente fantastico aggiunge ulteriore spessore al brano. Big Sun Falling In The River dimostra che Richard non ha perso la capacità di saper scrivere anche brani più semplici, con una melodia che ti rimane in mente, una costruzione meno complessa, chiamiamola musica pop, di livelli siderali rispetto alla produzione media che circola ma quasi “orecchiabile”, sicuramente molto piacevole e poi “quella chitarra”!

Stumble On è una ulteriore variazione sulla sua visione della vita, malinconica e quasi pensierosa, diversa da altri momenti più spensierati ed ironici, ma sempre brillanti, qui Thompson è quasi meditativo nel testo e nella musica ma in un modo che lo eleva sulla quasi totalità dei suoi colleghi e contemporanei (e non), qui la chitarra si trattiene un poco ma…

Nella successiva Sidney Wells che è una delle sue infinite variazioni sul tema della murder song, il fantasma (e siamo in tema) dei vecchi Fairport e della sua opera in generale, si materializza ancora una volta, su un ritmo vivace, quasi da giga rock, prima il sax dell’ottimo Zorn poi il violino di Zifkin preparano il terreno per un ulteriore, incredibile, dimostrazione del virtuosismo chitarristico di Richard Thompson che strapazza la sua chitarra ai limiti della realtà in un assolo che scatena il tripudio del pubblico presente, incredulo e deliziato da questo chitarrista più unico che raro.

A Brother Slips Away è una magnifica elegia per un amico che non c’è più, una canzone che molti vorrebbero venisse suonata al proprio funerale (il più tardi possibile), sentita e compartecipe come poche altre ne ho sentite, una grande canzone. Bad Again è un altro di quei brani ribaldi ed arguti che fanno parte del suo Dna (tranquilla e ironica nella versione demo acustica, puro rock and roll nella versione dal vivo).

Finirei con un abusato Last But Not Least, il disco si conclude con la già citata If Love Whispers Your Name che tanto per reiterare i termini abusati è la classica “ciliegina sulla torta”. Semplicemente magnifica, un crescendo inesorabile e inarrestabile che ti travolge in un finale che rievoca i fasti degli incredibili duetti con Dave Swarbrick ai tempi di Liege And Lief, proprio così bello!

Tra poco nei negozi e nei vostri lettori, questo, per me, è veramente il disco dell’anno, credo che sarà difficile farne di più belli. Scusate se mi sono dilungato ma ne valeva la pena!

Bruno Conti

Meglio Di Così E’ Difficile! Richard Thompson – Dream Atticultima modifica: 2010-08-22T13:19:00+02:00da bruno_conti
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