Un Altro “Trovatello” – David Gray – Foundling

david gray photo.jpgdavid gray foundling.jpg

 

 

 

 

 

 

 

David Gray – Foundling – Polydor 2CD Edition

Sono ancora indeciso. Come sapete molti dividono la carriera di David Gray, il musicisista nato a Sale nel Chesire (esatto, come il gatto) ma che ha vissuto a lungo in Galles, in due o addirittura tre parti.

La prima, quella più da folk-singer quasi acustico, quando era sotto contratto per la EMI (OK Hut/Virgin e poi EMI!) ed ha pubblicato i primi 3 album A Century Ends, Flesh e Sell, sell, sell, quando non lo conosceva quasi nessuno, era un artista di culto e quindi, in un certo senso, la sua musica ti apparteneva di più. Quasi, farei anch’io parte della categoria.

Quasi, perché la seconda parte è quella che inizia con White Ladder, che è sì l’album che ha venduto uno zillione di copie ma è anche, in un certo senso, il suo disco più bello (meglio, quello con le canzoni migliori), quello dove la cover di Say hello, wave goodbye dei Sof Cell sembra una traccia perduta di Astral Weeks di Van Morrison e va a braccetto con l’hit single Babylon e con la “scoperta” di un uso discreto dell’elettronica rispetto al suono più spartano e acustico dei primi album. Oltre a tutto il disco nella prima uscita del 1998 era stato un flop incredibile, poi ripubblicato dalla Warner quei suoi sette milioni di copie li ha venduti.

La seconda fase è proseguita con altri due album di studio pubblicati con la Warner (più quel Lost Song 1995-1998 che raccoglieva materiale inedito ed era forse il migliore del periodo). Ma i critici, che sono delle “brutte bestie” non gli hanno perdonato il successo e le recensioni hanno iniziato a diventare meno positive (forse anche perché, obiettivamente, i dischi erano meno belli, parola di critico “brutta bestia”!), anche se i due Video dal vivo erano molto belli.

Terminata la seconda fase con Life in Slow Motion, l’ultimo per il gruppo Warner, e dopo una pausa durata 4 anni, nel settembre 2009 David Gray ha pubblicato il nuovo disco Draw The Line, il primo per la Polydor, con il solito compendio di special editions varie.

Non è passato neppure un anno ed ora esce questo Foundling che inizialmente doveva essere una sorta di ripubblicazione dell’album precedente con l’aggiunta di B-Sides e alcuni brani inediti, ma quando hanno iniziato a circolare le prime voci ai fans e non hanno cominciato a a “girare le balle”, perché sarebbe stata la quarta versione del CD, dopo quella con il dischetto bonus del concerto dal vivo al London Roadhouse, quella per iTunes con Second Halo bonus inclusa (e questa sta diventando una consuetudine fastidiosa, anche se capisco che ognuno tira acqua al proprio mulino) e quella normale.

Cambio in corso d’opera e il nuovo album esce con versione “speciale” (poteva mancare?) inclusa dove sono raccolte le outtakes dal disco precedente. Strano, perchè dalle parole di Gray, un po’ tutto il nuovo disco dovrebbe essere una sorta di Megaouttake gigantesca: tutti i brani sarebbero stati registrati nel corso delle stesse sessioni di Draw The Line, nei ritagli di tempo e con gli stessi musicisti, anche se, sempre a detta di David Gray, questo avrebbe dovuto essere, almeno nelle intenzioni una sorta di album solo, più acustico ed intimista.

Il risultato finale, al vostro recensore, almeno nel tipo di sound sembra abbastanza simile ai precedenti, Neil MacColl alla chitarra (nonché fratellastro della scomparsa Kirsty e figlio di Ewan, e autore di un ottimo Two in coppia con la misconosciuta Kathryn Williams) e Rob Malone al basso e contrabbasso sono i soliti fedelissimi accompagnatori di David Gray, assieme a un folto gruppo di tastieristi, chitarristi, batteristi ed addetti al programming alla faccia del disco intimista.

Ma non è una critica perché ci sono comunque parecchi episodi che hanno effettivamente un suono più scarno e raccolto e, globalmente, l’album mi sembra migliore del precedente, ma perché ci sono canzoni migliori, più belle.

Partiamo dal mezzo una volta tanto, Holding On mi sembra una canzone bellissima, malinconica, introdotta dal pianoforte e con gli strumenti che entrano di volta in volta mi sembra un brano degno del repertorio del miglior John Martyn, una ruvida ballata d’amore cantata con grande partecipazione da Gray che sfodera la voce delle grande occasioni. Ottime anche l’iniziale Only The Wine, con l’inconfondibile voce rauca di David Gray in evidenza, un brano dal tempo inconsuetamente brillante, estivo direi e l’intensa Foundling, tipica del repertorio del nostro amico ma con un desueto harmonium, strumento tipico del folk britannico (almeno così sembra) a fare da base alla musica, mentre una chitarra elettrica disegna delle linee melodiche essenziali e contrabbasso e batteria sono piuttosto indaffarati. La pianistica Forgetting, quasi sussurrata non mi entusiasma.

Non così la successiva Gossamer Thread altro brano che si inserisce d’autorità tra le cose migliori scritte da Gray, cantata con superba serenità quasi con nonchalance e senza traccia della finta “sofferenza” di molti nuovi cantautori che si macerano a comando, questo brano ricorda il Vam Morrison felice e sereno del periodo Californiano, quando era giovane, bello e sposato anche lui.

I brani contenuti nel primo CD sono 11 più otto tracce nel secondo dischetto (che sarà l’edizione pubblicata anche in Italia) che dovrebbero essere gli “scarti” del disco precedente, ma, attenzione, con grande scorno di David Gray, che pare non abbia gradito molto, il singolo è un brano appunto tratto dal secondo Cd A Moment Changes Everything, una canzone che il nostro amico dice di avere scritto alcuni anni fa su commissione per un torneo di calcio ma non rappresentativa del resto del disco. Sarà anche così ma questo brano, in effetti solare, trascinante e pop come poche cose scitte dal cantante gallese potrebbe essere il cavallo di Troia per questo album e portarlo ancora una volta al grande successo nonostante le previsioni pessimistiche di Gray stesso che lo vede destinato a scomparire nell’oscurità in breve tempo.

Cito ancora velocemente In God’s Name (For Bryan Pt.1) e We Could Fall In Love Again, melodica ballata con tanto di assolo di sax nella parte centrale, tra i brani che mi sono piaciuti parecchio (ma ce ne sono altri) e pur permanendo l’incertezza espressa all’inizio sarei portato ad un giudizio positivo per questo Foundling, non un capolavoro ma un buon disco, con parecchie belle canzoni che sono quelle che fanno la differenza.

Per gli amanti delle statistiche che sono tanti, più di quello che si pensa, il disco è andato direttamente al 9° posto delle classifiche USA, con Mellencamp 10° con No better than this e, udite, udite, Ray LaMontagne con God Willin’ addiritura al terzo posto davanti agli Iron Maiden. In Inghilterra solo 18° con gli Iron Maiden al 1°

Bruno Conti

Un Altro “Trovatello” – David Gray – Foundlingultima modifica: 2010-08-26T18:01:00+02:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *