Niente Unanimità Di Giudizi! Ryan Bingham & The Dead Horses – Junky Star

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Ryan Bingham & The Dead Horses – Junky Star – Lost Highway/Universal

Volevo parlarne prima ma poi, come al solito, il tempo vola, per cui arrivo tardi (si fa per dire, visto che è nei negozi italiani da oggi anche se in America è uscito la settimana scorsa) ma ne approfitto per constatare questo improvviso snobismo che si è coagulato intorno allla persona di Ryan Bingham: basta vincere un Oscar e un Golden Globe e, improvvisamente, un cantante non è più “nostro” (degli addetti ai lavori e degli appassionati) ma essendo di tutti bisogna, almeno un poco, scaricarlo.

Infatti ho notato per questo disco un improvviso “tenere le distanze”, niente unanimità di giudizi, favorevoli ci mancherebbe, ma con molti distinguo.

Il Buscadero (qui c’è un piccolo conflitto di interessi, ma piccoolo) lo difende a spada tratta e gli assegna le canoniche 4 stellette dell’album “importante”, Rispetto a Roadhouse sun Junky Star è decisamente meno rock, meno elettrico ma, a mio modesto parere, molto più bello. E’ un lavoro più interiore, con più ballate, ma è fresco e pieno di idee… (se volete leggere il resto vi comprate il giornale), Jam (per il Bastian contrarismo ormai innestato) ne parla bene ma gli assegna solo 3 stellette, T-Bone Burnett riesce a creare l’ambientazione sonora più adatta a valorizzare le riflessioni contenute in questo lavoro, Junky Star è il ritratto di un di un songwriter di talento alla ricerca della propria identità sonora e stilistica. Difetto: la tendenza di Bingham a fare il verso al Dylan Contemporaneo… (anche qui, vi comprate il giornale e leggete il resto. Su Mojo non l’ho ancora visto (ma danno 4 stellette all’ottimo Jon Langford una-piacevole-sorpresa-jon-langford-skull-orchard-old-devils.html) mentre anche Uncut gli assegna 3 stellette e dice (in inglese, traduco) Ryan Bingham ha scelto di optare per un disco decisamente semplice, solo lui e la sua band rombando attraverso una serie di canzoni che vanno dal Dylan “piovoso” a Steve Earle al Terry Allen con il suo blues di confine, La produzione di T-Bone Burnett pone la voce rugginosa di Bingham al centro del palcoscenico…(idem, comprare e leggere il resto).

Mentre Rootshighway.it gli dà “solo” 7 e propone una “recensione” calcistica, citando il grande Gianni Brera e paragonando Junky Star a un sofferto 1-0 d’inizio stagione, strappato con i denti da una squadra portentosa, con una punta come Bingham che dimostra anche in questo caso di essere l’unico nome credibile e riproponibile ad alti livelli (la stessa Junky Star lo ribadisce subito, certi tiri riescono solo ai grandi talenti) e un Burnett che fa sentire il suo peso come al solito (anche qui il resto ve lo potete leggere da voi, ma in questo caso gratis).

In definitiva bello ma c’è di meglio? Per me, e l’ho sentito bene e ripropongo il conflitto di interessi, rimane un grande disco con due o tre brani da Oscar e un insieme molto omogeneo, forse l’inizio con The Poet, uno dei brani più meditativi del disco rende meno immediato il godimento, ma poi c’è grande qualità. Eccolo da Letterman con Depression, uno dei brani più belli del disco.

Ringrazio i “compagni” franco e ciccio (non è male!) per il commento che potete leggere a lato, non pensavo di scatenare un tale putiferio parlando di Drake: anche in Inghilterra, (al di là della Cortina di ferro, ah, non c’è più!) l’estrema sinistra deve essere salita al potere della rivista Mojo che ha dato due misere stellette al suo esordio nel numero di settembre.

Infine, sempre qui a fianco nei Commenti, ringrazio wwwoland per la breve recensione sul box di Delaney & Bonnie, (che, pur avendolo prenotato alla Rhino Handmade in giugno, non ho ancora avuto il piacere di ricevere) e alle riflessioni aggiungo che non solo Joe Cocker e Clapton (prima da solo e poi nei Derek & The Dominos) si sono arraffati i musicisti e il genere musicale della coppia americana per i loro dischi e spettacoli ma pure George Harrison li ha usati alla grande per All Things Must Pass e il concerto del Bangla Desh. Forse Delaney & Bonnie Bramlett allora non lo sapevano (o forse sì?) ma la loro influenza sul rock dei primi anni ’70 è stata fondamentale, contribuendo a creare alcuni dei dischi più belli di quel periodo.

Bruno Conti

Niente Unanimità Di Giudizi! Ryan Bingham & The Dead Horses – Junky Starultima modifica: 2010-09-07T19:22:00+02:00da bruno_conti
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