Artisti Di Belle Speranze? Ted Lukas & The Misled – Learn How To Fall

tedlukas3.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Ted Lukas & The Misled – Learn How To Fall – Nine Alarm Records

Sempre alla ricerca di nomi da cancellare dalla lista dei “rockers estinti” mi sono imbattuto in questo Ted Lukas & The Misled, o meglio mi ero imbattuto qualche tempo fa, poi come spesso capita, per ragioni di tempo l’ho messo da parte (con la sua bella plastichina, com’è solito dire un mio amico) salvo ritrovarmelo per le mani in questi giorni. Giustamente mi sono detto, se l’ho preso un motivo ci sarà e quindi me lo sono ascoltato e mi sono trovato di fronte a un sano, onesto CD di rock americano, avrei detto Americana, ma memore di quanto dettomi da Dan Stuart, che odia il termine, propendo per un roots rock con venature power-pop (piaciuto, come dire tutto e niente).

Nelle sue parole (di Ted Lukas) all’inizio (a cavallo fine anni ’80 principio ’90) era un pop-punk stile Descendents in un gruppo che si chiamava Apocalypse Hoboken e che non ha lasciato tracce. Poi ci sono stati gli Hushdrops un trio che faceva del power pop influenzato dalla musica inglese e, finalmente, a metà anni ’90 arrivano i Barely Pink (di cui avevo un disco e che forse hanno influenzato la mia scelta di prendere questo Learn how to fall un po’ al buio, chiamiamolo un rischio calcolato). I Barely Pink facevano cover di Big Star e Cheap Trick qundi il genere ve lo potete immaginare. Nel 1998 nascono gli Hangtown (da non confondere con gli Hangdogs, che casino!) altro gruppo su quelle coordinate sonore ma che aggiunge al power-pop, twang e roots music e che registra alcuni album di buona qualità (per la verità due più un Ep nel 2006 quando Lucas aveva già intrapreso la carriera solista). Se li trovate è tutta musica buona.

D’altronde uno che nel suo MySpace alla voce Influenze cita, anzi, estraiamola a viva forza questa lista, perchè vale più di una dotta recensione: Life, love, God, my wife and kids, Beatles AND Stones, Lennon AND McCartney, the BLUES, ’77 punk, 50’s rockabilly, the Smiths, GP (Parker and Parsons), EC (Clapton and Costello), Dylan, Marley, Big Star, TODD, Weller, Neil (Young and Finn), all things Allman, Nick Lowe, Peter Case, Nils, the BOSS, Bramhall I & II, brothers SRV + JLV, the KING (B.B., Albert, Freddie, and oh yeah…Elvis), and you!

Mica male come gusti e per la serie “hanno detto di lui” che assomiglia a Paul Westerberg e Replacements (e glielo appoggio), Steve Earle e Tom Petty (e sono di nuovo d’accordo), io aggiungerei alcuni altri “beautiful losers” tipo Tommy Keene (di cui è uscita una bellissima doppia antologia You Hear Me: A Retrospective 1983-2009, imperdibile!), Graham Parker e il Ryan Adams più rocker (è un po’ che tace, stranamente).

A questo punto potrei andarmene a casa (se non ci fossi già) e farla finita qui! Ma due parole (anche tre) su questo disco diciamole. La prima è che nonostante la “strana” etichetta super autogestita l’album è approdato anche sulle nostre lande e con qualche ricerca si trova in giro. La seconda è che un altro personaggio di quelli giusti è coinvolto in questo progetto: trattasi di Eric Ambel, eminenza grigia del rock alternativo americano, prima nei Del Lords e poi collaboratore, tra gli altri, di Bottle Rockets, Blue Mountain, lo stesso Steve Earle, Dan Baird dei Georgia Satellites e una infinità di altri tra cui Ted Lukas.

Questo è il suo terzo album da solista, 10 pezzi (come negli altri due, Distracted del 2002 e Misled del 2008, evidentemente è una regola di vita): accompagnato da un terzetto di prodi collaboratori ( i Misled) ci regala una serie di brani, ricchi di riff ed energia, a partire dall’iniziale The Hard Truth che esce dritta dritta da qualche perduto disco dei Big Star, con il suo misto di jingle-jangle e raffinato rock, belle armonie e la tagliente slide dell’ottimo Sonny John Sundstrom. Forgive & Forget ricorda molto il sound del gruppo del suo ingegnere del suono (tale Eric Ambel).

Couldn’t say Goodbye, quasi Tom Pettyana ma anche con sonorità elettroacustiche alla Ryan Adams è un raffinato mid-tempo che placa le acque prima di rituffarci nelle deliziose atmosfere della title-track, power pop ancora a cavallo tra acustico ed elettrico. Hooked on You con i suoi grintosi riff si colloca a metà strada tra Stones e Replacements ancora con una bella slide che celebra le operazioni.

Catching up to you è una power ballad che ricorda anche la California dei primi anni ’70 e il country-rock di quegli anni, Eric Ambel aiuta con delle belle armonie vocali. Precious Times è un brano acustico cantautorale (eccolo là, ogni tanto mi scappa) con tanto di contrabbasso che però non entusiasma più di tanto. Molto meglio il ritorno degli Stones era Sticky Fingers della riffata Nothing’s ever good enough, qui la voce sottile di Ted Lukas non soddisfa appieno, però c’è di peggio, ce ne faremo una ragione, sempre presente la solista di Sundstrom che inanella una bella serie di assoli in tutto il disco. Anche Your Own Worst Enemy è senza infamia e senza lode, carina (non so se sia un’offesa dire carina di una canzone). Il finale è affidato alla rockeggiante The More Things Change con Ted Lukas che per l’occasione rispolvera la sua solista (all’inizio era un chitarrista) per un doppio assalto di 6 corde dai canali dello stereo con Ambel che aggiunge la sua “Silent Chug” Guitar alle operazioni per una gloriosa conclusione.

In definitiva del sano e onesto rock, come dicevo c’è molto di peggio in giro (ma anche di meglio). Categoria Carbonari giustamente!

Bruno Conti

Artisti Di Belle Speranze? Ted Lukas & The Misled – Learn How To Fallultima modifica: 2010-09-29T18:47:00+02:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *