Blues, Blues E Ancora Blues! Duke Robillard – Passport To The Blues

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DUKE ROBILLARD – Passport To The Blues – Dixiefrog/Stony Plain/Ird

Il buon vecchio “Duca” ha questa passionaccia per lo swing e il jazz e gli ultimi due dischi, quello con Sunny & Her Joyboys e Stomp The Blues Tonight, con le loro atmosfere anni ’40 e ’50 ci avevano presentato un Robillard più morbido, più compiaciuto di sé stesso, capace di ottime zampate ma privo di quella grinta che ce lo aveva tanto fatto amare. Dopo il triplo Box antologico, bellissimo, che aveva suggellato una lunga carriera, sembrava che il nostro amico dovesse crogiolarsi sui propri allori.

Invece questo Passport To The Blues ci riporta il Duke Robillard più ruspante e genuino quello che estrae dalla sua chitarra una inarrestabile serie di assoli sempre diversi ed inventivi mentre il suo gruppo pompa del blues e del R&R con gusto sopraffino.

Si capisce sin dall’iniziale Workin’ Hard For My Uncle (una metafora per l’Uncle Sam, lo stato americano che succhia soldi dai contribuenti, per la serie tutto il mondo è paese) che il Duke è tornato grintoso e combattivo, voce pimpante e chitarra tagliente su un groove che ricorda i migliori Fabulous Thunderbirds con il sax di Doug James e le tastiere di Bruce Bears a fargli da giusto contraltare, Robillard esplora le corde della sua chitarra per estrarne un paio di assoli notevoli. Hong Kong Suit con i suoi ritmi altalenanti e la chitarra limpida, Blues Train, con un piano elettrico intrigante scorre fluida e sicura sulle improvvisazioni della 6 corde del nostro amico. Girl Let Me Tell Ya, ritorna allo swing tanto amato che non si può togliere dalla musica di questo musicista, è parte integrante del suo DNA sonoro.

Rhode Island Red Rooster è una variazione sul tema del famoso brano di Howlin’ Wolf, le atmosfere sono quelle, lente e fumose, minacciose quasi, le classiche battute del blues rivisitate con la giusta deferenza (l’armonica di Doug James) e la grinta della chitarra di Robillard.
Fatal Heart Attack, con organo e chitarra a duettare, con l’aggiunta del sax, ci riporta a quelle atmosfere jazzate anni ’60 prima che dalle casse del vostro stereo esploda una versione ribalda di Make It Rain di Tom Waits. Un brano che si eleva sopra la media dei contenuti di questo disco: Duke Robillard ha suonato dal vivo con la band di Waits nel tour del 2006 (non sapevo) e entra perfettamente nello spirito del brano, voce vissuta e roca ad hoc, una chitarra che sembra una forza della natura, vitriolica e feroce mentre il gruppo crea un groove fantastico per le improvvisazioni inarrestabili di Robillard che estrae dal cilindro una serie di assoli tra i più efficaci ed inventivi della sua carriera. Live in Finland ( e in bianco e nero), potete verificare qui sotto se mento!

Difficile seguire un brano così e quindi si preferisce optare per un brano tranquillo da After hours, da ascoltare mentre sorseggiate il vostro cocktail e vi riprendete dalla tempesta del brano precedente, When You’re Old You’re Cold è perfetto per la bisogna.
Text Me torna verso quel boogie-blues texano à la Thunderbirds (con cui ha suonato nel passato) mentre Duke’s Evening Blues, nuovamente jazzata ma con retrogusti slow-blues non mi convince pienamente. The High Cost of Lovin’ ci riporta al Robillard più incisivo e “cattivo” mentre Grey Sky Blues è l’immancabile lungo slow blues, un omaggio all’arte del grande Buddy Guy con le corde della chitarra tirate fino alla spasimo per estrarre quel classico suono lancinante tipico del grande bluesman di Chicago.

C’è anche una bonus finale, Bradford Boogie, solo chitarra e batteria, che ripercorre i territori che furono cari a Hound Dog Taylor senza raggiungerne le vette sonore, comunque divertente.
Bentornato!

Blues, Blues E Ancora Blues! Duke Robillard – Passport To The Bluesultima modifica: 2010-11-16T16:10:00+01:00da bruno_conti
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