Un Onesto Epigono Hendrixiano. Chris Duarte Group – Infinite Energy

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Chris Duarte Group – Infinite Energy – Blues Bureau/Provogue/Edel

Devo dire che il precedente disco di Chris Duarte, 396 quello con il gruppo giapponese Bluestone mi era piaciuto ma non mi aveva entusiasmato. Meglio mi era sembrato Something Old, Something New, Something Borrowed quell’antologia con inediti pubblicata sempre lo scorso anno dove si potevano ascoltare alcuni brani veramente notevoli. Il suo album migliore, come spesso accade (quasi sempre) rimane il primo, quel Texas Sugar, Strat Magick che già dal titolo era una dichiarazione di intenti e lo indicava come uno dei tanti pretendenti alla successione di Stevie Ray Vaughan. A giudicare da quel disco l’avrebbe anche meritata poi nel prosieguo della carriera non sempre ha confermato le premesse ma i suoi dischi sono sempre rimasti più che soddisfacenti sia per gli amanti del rock-blues che per quelli della chitarra.

Questo Infinite Energy ce lo restituisce nei territori power trio che tanto gli erano cari e nello stesso tempo è un chiaro omaggio alla musica di Jimi Hendrix nel 40° Anniversario della sua scomparsa.
Sin dall’iniziale Ridin’ i riff hendrixiani e il multi-tracking delle chitarre imperano con risultati, derivativi quanto volete, ma più che soddisfacenti. SRV è l’altro suo modello e City Life Blues è un composito dello stile di Jimi e Stevie Ray Vaughan, con la voce strangolata e non fenomenale di Chris Duarte che ricorda vagamente quella del texano, mentre la chitarra viaggia fluida e veloce in una serie di assoli che ricordano l’heavy blues dei due soggetti citati ma dimostrano anche la tecnica sopraffina del nostro amico.

Cross my heart tra jazz, rock e elementi latineggianti è più agile e ricercata e ricorda vagamente qualcosa del primo Peter Green, anche vocalmente. Waiting on you è il brano più “radiofonico” del lotto e non mi sembra brillare per qualità, solito assolo pungente a parte.

Sundown Blues con quel riff di chitarra ascendente è tipicamente hendrixiana, Matt Stallard al basso e Chris Burroughs alla batteria fanno (molto bene) gli Experience della situazione e Duarte è libero di improvvisare una serie di assoli free-form che ricordano il Jimi più sperimentale. Cold Cold Day è uno dei brani strumentali di questo CD e muovendosi su una ritmica jazzata spazia tra il blues futuribile e psichedelico della parte iniziale e il finale più jazzato che ricorda certe sonorità alla John McLaughlin, non male.

Poi, improvvisamente, quando meno te lo aspetti parte un brano come My Heart don’t Want To Let you go, una ballata che sembra un pezzo dei Bad English e sinceramente non si capisce cosa c’entri con il resto del disco. Mah, mistero! Però ci sarà qualcuno a cui piace.
Poi Chris Duarte si redime subito con un brano Killing Time che ricorda vagamente certe cose di heavy-blues-rock alla Gov’T Mule con una chitarra dirompente alla Led Zeppelin. Purple Gloaming è un discreto blues-rock midtempo claptoniano con un cantato che ricorda alla lontana Jack Bruce (ma la voce purtroppo è un’altra), quindi Cream in definitiva, i grandi rivali di Hendrix. Me All Me, molto riffata è fin troppo scontata e di maniera e abbassa il livello dell’album mentre la conclusiva Hamra St. uno strumentale dalle atmosfere orientaleggianti conclude su una nota più che positiva questo disco dalla qualità altalenante ma in definitiva soddisfacente. Per amanti della chitarra in tutte le sue forme.

Bruno Conti

Un Onesto Epigono Hendrixiano. Chris Duarte Group – Infinite Energyultima modifica: 2010-11-17T16:54:00+01:00da bruno_conti
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