Dopo Danny Torna Anche Dusty. E Alla Grande! Steve Wynn & The Miracle Three – Northern Aggression

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Steve Wynn & The Miracle 3 – Northern Aggression – Blue Rose/Ird EU – Yep Rock USA

Qualche mese fa vi avevo parlato, in modo più che positivo, del disco degli slummers, ovvero il nuovo gruppo di Dan Stuart, il suo amico (e pard nel gruppo Danny & Dusty) Steve Wynn ritorna a sua volta con questo Northern Aggression.

Diciamo che è un “ritorno” metaforico, più che altro torna a fare un ottimo disco dopo qualche anno di appannamento. Anche se tutto è relativo e a livello personale, questo nuovo CD che esce fra poco (anzi, ai suoi concerti italiani di Cavriago e Trieste all’inizio di novembre mi hanno detto che lo vendevano già) mi sembra il suo migliore dai tempi dei Dream Syndicate. Comunque la data di pubblicazione ufficiale per l’Italia dovrebbe essere la settimana prossima.

Abrasivo, corrosivo, chitarristico, psichedelico, melodico quando occore, in una parola Steve Wynn.

Si capisce sin dall’iniziale Resolution che Steve ha ritrovato appieno la sua musa ispiratrice (che non lo aveva mai abbandonato del tutto ma questa volta è presente in modo consistente, in tutti i brani): su una base ritmica che gli inglesi potrebbero chiamare motorik e che al sottoscritto ha ricordato gli Hawkwind di Space Machine, i Miracle 3 e Wynn provvedono a creare un sound chitarristico, abrasivo, psichedelico, figlio di quel “paisley underground” che aveva reso grandi i Dream Syndicate. Dura e tirata la canzone si avvale di un eccellente tiro chitarristico e di tastiere avvolgenti e minacciose che evidenziano questa “aggressione nordista”. La voce filtrata e la grinta di Steve Wynn fanno il resto. We don’t talk about it prosegue a grande livelli, la voce è “snarly” (non mi viene un termine in italiano), avete presente quando Tom Petty arringa gli ascoltatori con cattiveria? E la musica è anche meglio: due chitarre tintinnanti e maligne, una sezione ritmica e urgente nella migliore tradizione dei grandi brani rock provvedono a creare una sarabanda rock sempre ai migliori livelli del canone Wynniano (ammesso che esista).

La moglie Linda Pitmon alla batteria, Jason Victor alle chitarre (che cerca di non far rimpiangere i suoi predecessori Karl Precoda e Paul B. Cutler e ci riesce) e Dave DeCastro al basso continuano a creare un notevole muro di suono anche nell’aggressiva No One Ever Drowns sempre psichedelica e potente nel suo svolgimento.

La sacra trinità di Wynn è sempre stata Neil Young, Bob Dylan e Lou Reed, non necessariamente nell’ordine (lo ricordo da un breve incontro ad inizio anni ’90 quando abbiamo chiacchierato qualche minuto, mi ha autografato con dedica i CD dei Dream Syndicate e gli ho regalato delle “cassette bootleg” del suddetto trio): Consider The Source evidenzia il suo amore per il grande Bob, un mid-tempo con organo e piano elettrico in evidenza su cui si innestano un paio di innesti acidissimi di chitarra alla Neil Young, veramente una bella canzone. Colored Lights è un altro ottimo brano, illuminato da continui interventi chitarristici e con una atmosfera che questa volta si rivolge all’opera di Lou Reed, ma il risultato è inequivocabilmente Steve Wynn con un violento finale acido e psichedelico dove ritornano i fantasmi del “sindacato del sogno”.

Dopo 5 canzoni di valore elevato arriva The Death Of Donny B, un brano che qualcuno potrebbe definire “attendista” (anche se non ho mai capito cosa si vuole intendere, attendi cosa? O è il brano che attende? Mah): nel senso che non succede molto, un brano quieto ed atmosferico, raffinato ma in definitiva poco soddisfacente, non brutto ma irrisolto, per il sottoscritto almeno ad altri piacerà sicuramente, verificate…

Le atmosfere si risollevano con il delizioso jingle-jangle dell’eccellente The Other Side, un brano che avrebbe potuto fare il miglior Tom Petty (e prima Roger McGuinn) ma anche i Buffalo Springfield del duo Stills-Young e aggiungerei lo Steve Wynn più ispirato, come in questo caso. Ok niente di nuovo ma come lo fanno bene, non è facile inventare qualcosa di nuovo (e ormai non ci riesce più nessuno) ma qui non siamo solo di fronte al compitino ben eseguito ma è musica di ottima qualità e tensione sonora.

Cloud Splitter cantata a due voci (non so chi è l’altro, ho solo il promo con i titoli dei brani e nessuna informazione): le armonie vocali presumo siano di Linda Pitmon. Le due chitarre si intrecciano dai canali dello stereo con grande varietà di tessiture sonore.

Una bella ballata lenta ci mancava e quindi ecco a voi l’ottima St.Millwood con la voce di Wynn che mi ricorda ancora quella di Petty (quando canta nelle sue tonalità più basse) e la musica che si avvolge attorno ad una evocativa pedal steel che ricorda tracciati country ma di quelli alternativi. Viceversa On The Mend è un altro notevole tour de force chitarristico con una lunga parte iniziale strumentale dove una slide minacciosa e la chitarra di Steve si alternano con un organo vintage per ricreare quel suono aggressivo e vibrante che tanto ci piace, poi entra la voce che porta a casa il risultato centrando una bella meta (siamo in America, in fondo!).

Prima di parlare dell’ultimo brano vorrei ricordare ancora l’ottimo lavoro delle tastiere che presumo siano affidate sempre a Steve Wynn considerato che non mi sembra di aver visto ospiti aggiunti sia pure nella penuria di informazioni, verificate da voi comunque…

L’ultimo brano Ribbons and Chains secondo alcuni è il potenziale singolo dell’album, sicuramente è uno di quelli che si ricordano con maggiore facilità, vogliamo dire più “orecchiabile”, più pop? Diciamolo, non è mica una bestemmia, anzi…la ricerca della perfetta canzone pop è una delle imprese più difficili per un musicista e qui Steve Wynn con l’aiuto di Linda Pitmon & Co mi sembra che ci riesca alla grande in una giusta miscela di grinta rock chitarristica e armonie vocali solari. Degna conclusione per uno dei lavori migliori e più consistenti del nostro amico, ormai anche lui splendido 50enne (è del febbraio 1960).

Bruno Conti

Dopo Danny Torna Anche Dusty. E Alla Grande! Steve Wynn & The Miracle Three – Northern Aggressionultima modifica: 2010-11-21T18:53:00+01:00da bruno_conti
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