Nuove Tecniche Di Sopravvivenza. Over The Rhine – The Long Surrender

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Over The Rhine – The Long Surrender – Self-released – dall’8-2-2011 Great Speckled Dog

Gli Over The Rhine attualmente sono Karin Bergquist e Linford Deteweiler, rispettivamente cantante, pianista e chitarrista acustica e tastierista, bassista e seconda voce, nonché marito e moglie e, fattore non trascurabile autori di testi e musica dei loro bellissimi dischi (e qui, come vedete, già mi schiero)! Tutto nasce, però, nel lontano 1991, esattamente 20 anni fa, in quel di Cincinnati, Ohio di cui Over-the-Rhine è il nome di un quartiere storico, uno dei più antichi dell’architettura degli Stati Uniti.

Nascono come quartetto e poi hanno perso per strada il chitarrista e il batterista originali (anche se lungo il percorso, su disco e dal vivo, alcune volte si sono ritrovati). Questo è il loro undicesimo disco (compresi due dischi natalizi ed esclusi cinque CD dal vivo e alcune raccolte anche con materiale inedito): anche se alcuni meritevoli dispensatori dell’opera degli Over The Rhine in rete gliene hanno attribuiti 14, probabilmente dopo una veloce occhiata alla discografia in Wikipedia che ne riporta alcuni più volte, peccato veniale.

Il disco ha avuto una gestazione molto lunga e laboriosa (il precedente The Trumpet Child risale al 2007) in quanto la coppia ha dovuto affidarsi alla benevolenza di fans e ammiratori per poter creare questo nuovo album e a questo si riferisce il titolo del Post. In pratica i due hanno chiesto di essere finanziati per registrare questo disco e con i proventi delle donazioni, spesi benissimo, hanno realizzato questo The Long Surrender.

Per i novizi della loro musica e per inquadrarli potremmo dire che il filone in cui inserirli, File Under, potrebbe essere il folk ma è un termine riduttivo, pensate ai Cowboy Junkies, a Lucinda Williams, a Mary Gauthier, anche in termini qualitativi ed avrete un’idea di cosa aspettarvi.

Ma dicevamo di questo nuovo disco. Il primo passo è stato quello di assicurarsi un produttore come Joe Henry che non solo ha aderito all’operazione con entusiasmo ma ha anche firmato due brani con la coppia Bergquist-Detweiler (e a questo proposito un’altra coppia che viene alla mente, come termine di paragone, è quella di Gillian Welch e David Rawlings); non solo, Henry si è portato dietro anche il suo consueto manipolo di fidi musicisti che, sorprendentemente, suonano sempre uguali ma diversi nei dischi dove appaiono. Sono loro, hanno quel sound ma sanno adattarlo alle personalità dei musicisti con cui suonano. Quindi abbiamo Jay Bellerose alla batteria, David Piltch al basso, Greg Leisz che suona qualsiasi tipo di chitarra anche se eccelle alla lap steel, alla pedal steel e alla slide (cosa rimane?). Alle tastiere ci sono Keefus Cianca e Patrick Warren, al sax (un po’ di sano nepotismo), il figlio di Henry, Levon (mi piace pensare che il nome venga o dal batterista della Band o dal brano di Elton John, sarebbe perfetto!). Per concludere ci sono tre voci di supporto di estrazione soul James Gilstrap, Niki Harris e Jean McClain.

Il risultato è il loro disco migliore, quello più vario e soddisfacente e uno dei migliori di questo scorcio iniziale del 2011, anche il primo di cui vi parlo in anticipo, per essere precisi, visto che ufficialmente esce l’8 febbraio anche se è già disponibile sul loro sito sia per il download che per l’acquisto http://www.overtherhine.com/. La casa che lo pubblica è la Great Speckled Dog che prende il nome dal loro alano, Elroy. L’altra curiosità è che il disco è stato registrato negli studi casalinghi di Joe Henry, Garfield House in quel di Pasadena, South California.

Dimentico qualcosa? Certo che sì! C’è un’altra ospite di nome, Lucinda Williams che duetta alla grande, con la sua voce dolente e vissuta, nel brano Undamned con Karin Berquist, e le due voci si alternano e si integrano in modo mirabile in un brano che qualcuno ha paragonato alla epopea di John Ford, giuro che non ricordo dove l’ho letto ma condivido l’immagine sonora che se ne ricava. E questo è addirittura il quinto brano che incontrate. Prima ce ne sono altri bellissimi e intensi a partire dall’iniziale The Laugh Of Recognition, che dopo una breve introduzione strumentale deliziosa, tra piano, chitarre slide e steel, strumenti acustici e una sezione ritmica rimbalzante ci introduce al meraviglioso cantato della Berquist che ci regala una prima perla di equilibri sonori delicati e forti al tempo stesso con la sua voce calda ed espressiva che non si può descrivere (ci si prova) ma bisogna sentire. I fans ed ammiratori già sanno, ma qui è tutto perfezionato dalla maestria di Joe Henry.

La sequenza dei brani iniziali è fantastica: la pianistica, tra il mitteleuropeo il francese e una punta di jazz, Sharpest Blade, è cantata con voce sensuale ed avvolgente mentre Rave On è una ballatona notturna e viscerale che si potrebbe definire folk-psichedelica con la voce della Berquist che assume tonalità quasi alla Kate Bush in certi momenti del brano, bellissimo brano in ogni caso. Soon ha ancora quell’andatura europea quasi tzigana mista a qualche accenno di tango, molto melodrammatica.

Di Undamned abbiamo già detto mentre Infamous Love Song (un titolo alla Cohen o alla Tom Waits) si dipana nei suoi oltre sei minuti ancora tra cabaret e musical, con atmosfere jazzate e fumose che mi hanno ricordato quelle dei dischi della grande cantante irlandese Mary Coughlan. La dolce Only God Can Save Us Now è un brano dalla matrice country-gospel (tipo l’ultimo disco di Patty Griffin) con le voci dei coristi che circondano e rinforzano quella della brava Karin e Greg Leisz cesella da par suo un assolo di dobro o national guitar.

Oh Yeah By The Way si avvale di altre voci, maschili (Detweiler?) e femminili per una ulteriore delicata folk-country song. The King Know How si avventura in territori tra folk e soul con le voci dei coristi e delle coriste che sottolineano la voce calda e morbida della nostra amica. There’s A Bluebird In My Heart è un brano jazz fatto e finito con tanto di assolo di sax di Levon Henry, che si discosta dal sound totale del disco e potrebbe (ma anche no) presagire future svolte sonore. Days Like This (non quella del grande Van) farebbe il suo figurone in qualsivoglia disco dei Cowboy Junkies, Lucinda Williams o Gillian Welch, una ballatona con una pedal steel malinconica che ricorda anche certe cose country di Norah Jones ma si eleva a vertici vocali qualitativi di assoluta eccellenza.

All My Favorite People con una lunga introduzione pianistica tra blues e New Orleans si tramuta in una stupenda ballata in crescendo dove la chitarra slide di Leisz, nuovamente il sax, le tastiere, entrano mano a mano nella canzone e la tramutano in una sorta di affascinante inno gospel profano, emozionante e ricco di feeling interiore. E a questo punto in una sorta di concerto ideale si poteva anche finire. Ma gli Over The Rhine ritornano con una breve coda strumentale intitolata Unspoken che ricorda il sound dei dischi di Joe Henry e chiude in serenità questo ottimo The Long Surrender!

Bruno Conti

Nuove Tecniche Di Sopravvivenza. Over The Rhine – The Long Surrenderultima modifica: 2011-01-08T18:41:00+01:00da bruno_conti
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