Toh, Chi Si Rivede! Edie Brickell

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Edie Brickell – Edie Brickell – Racecarlotta Records

The Gaddabouts – The Gaddabouts – Racecarlotta Records

Spesso quando ascolto dei nuovi dischi sono soggetto alla frenesia della prima impressione, sindrome a cui è soggetta molta gente, che come me, ascolta tanta musica e spesso non ha il tempo per riascoltare molte volte i dischi perché nel frattempo tantissimi altri se ne sono accumulati non per smania di collezionismo (che secondo me è una malattia più grave) ma semplicemente per una specie di compulsivo desiderio di avere sempre musica nuova da sentire.

Da quando ho questo Blog (e in ogni caso in una trentina di anni accumulati come collaboratore del Buscadero) ho comunque la necessità di risentire lo stesso album più volte per ricavarne poi un giudizio ponderato, questo perché come ho detto altre volte, e ribadisco, il sottoscritto, a differenza di quanto fanno nel 90% dei Blog (e riviste) non pratica la geniale arte del copia e incolla ma i dischi li ascolta sul serio e con passione, di tanto in tanto magari sbagliando nei giudizi che sono comunque personali ma frutto di una ponderata riflessione. Il primo ascolto rimane un discrimine eccellente per accertarti sei stai ascoltando una tavanata galattica, perché quella la riconosci subito, ma i tanti dischi che galleggiano tra il discreto e i buono sono spesso soggetti all’umore del momento. Per cui se un disco all’inizio non vi piace tantissimo prendete un bel respiro (ma anche due o trecento), armatevi di pazienza e risentitelo altre due o tre volte (magari leggetevi una bella recensione su questo Blog per confrontare le opinioni), perché il vostro giudizio potrebbe cambiare, e poi, eventualmente, calatelo nella tazza del cesso o nella triste pigna del “ma perché l’ho comprato?”.

Ad un primo ascolto l’impressione ricavata da questo nuovo omonimo disco della “Signora Paul Simon”, Edie Brickell non era particolarmente brillante (e neanche ad un secondo ascolto), poi in questa piacevole mattina domenicale di gennaio mentre facevo un po’ di pulizie casalinghe l’ho inserito nuovamente nel lettore e mi è apparso in una nuova luce, quella giusta.

Il disco, prodotto da Charlie Sexton (garanzia di qualità e che già aveva realizzato con la Brickell l’album Volcano del 2003) è il suo terzo da solista, più 3 dischi con i New Bohemians di cui il primo, Shooting Rubberbands At The Stars, conteneva la famosissima What I Am, e uscito nel 1988, era stato uno dei primi dischi che aveva visto rinascere quel rock classico americano al femminile degli anni ’70 che poi avrebbe visto susseguirsi artiste come Sheryl Crow, Sarah McLachlan, Alanis Morissette, Tori Amos via via fino a Norah Jones e con mille diverse gradazioni di stili fino ai giorni nostri. Quindi, se non una innovatrice, la Brickell ha quantomeno inaugurato una (contro) tendenza dopo molte schifezze degli anni ’80 (rischiarati però dalla nascita dei 10.000 Maniacs di Natalie Merchant, che è di un’altra categoria).

Oltre ai 3+3 dischi citati (e un paio di raccolte) la nostra amica ha fatto parte anche di una sorta di supergruppo, gli Heavy Circles, con il “figliastro” Harper Simon (l’inglese stepson e stepmon per “matrigna” sono molto più fini) ed una serie di “Figli di…”:Sean Lennon, Martha Wainwright e Inara George. Il disco è uscito nel 2008 e, purtroppo, visto che non era malaccio, non se ne è accorto nessuno. Il disco precedente di Edie Brickell con la parziale reunion dei New Bohemians, Stranger Things era del 2006, quindi non è che poi fosse così assente dal mercato come il titolo di questo Post farebbe supporre. Oltretutto quell’avventura si è conclusa in modo tragico con la morte del tastierista Carter Albrecht ucciso in incidente domestico nel 2007 e di cui la Brickell ha voluto completare l’album solista incompiuto e poi pubblicarlo per la sua etichetta, la Racercarlotta. Nel frattempo, in questi anni, un pezzetto alla volta, e infatti Albrecht appare ancora in moltissimi brani, la Texana Brickell ha lavorato a questo nuovo album solista, ma anche al disco d’esordio dei Gaddabouts.

Come vi dicevo l’ascolto mattutino ha reso giustizia a questo disco: sin dal primo brano ti ritrovi calato in una atmosfera solare e divertente, molto pop anni sessanta ma anche California primi anni ’70, Give It Another Day è una vera ventata di ottimismo, con il suo groove scanzonato, un pianino insinuante e la chitarra di Sexton che azzecca un assolo nitido e ficcante, breve ma godurioso come pochi, mentre la brava Edie si diverte e ci diverte come raramente era capitato nella sua carriera. Pill è un altro ottimo esemplare di questo pop scanzonato e quasi beatlesiano (o Beach Boys) con consueta zampatina di Sexton e la sua chitarra e delle armonie vocali deliziose.

Fino a qua difficilmente, in un Blind test, l’avreste riconosciuta, anche se quel birignao (vogliamo chiamarlo “pigro accento texano”) rilassato era lì in agguato e riemerge nella bella Been So Good un brano che è quintessezzialmente suo, indolente e rock al tempo stesso, come nei brani migliori del disco d’esordio, e sono già tre belle canzoni di fila, niente di trascendentale per l’amor di dio (se no mi sparano) ma molto, molto piacevole. Ci vogliono anche dischi così per metterti di buonumore.

Always è un’altra divertente canzone basata su un piano molto presente e che quasi si infila in un barrelhouse accelerato soprattutto nell’assolo mentre 2 O’ Clock in the morning è il primo brano tranquillo di questa raccolta, sempre con la bella voce in primo piano ma un po’ irrisolta ancorché ben suonata da ottimi musicisti. On The Avenue con i suoi ritmi irresistibili ti fa muovere prima il piedino e poi il resto del corpo e ricorda sia i pezzi più ritmati dell’augusto consorte sia quella What I Am che le ha donato fama imperitura, Charlie Sexton ci regala un’altra piccola perla chitarristica e lei canta in quel suo modo inconfondibile ricco di esuberanza facendoci esclamare, “ci piaccion le tardone” (scusa Edie!), visto che la sbarbine degli Skiantos sono cosa del passato (anche lei ci ha i suoi bravi 44 anni quasi 45 a marzo, critico cinico e crudele! Ma lo trovate in tutte le biografie). Molto piacevole anche Waiting For Me guidata da una chitarra acustica molto insinuante su una ritmica sbarazzina. You Come Back ha un andamento molto soul, quasi funky, ma raffinatissimo, direi alla Steely Dan degli anni d’oro, divertimento ma con cervello. It Takes Love con le sue tastiere in evidenza e una piccola sezione archi è più romantica e meno solare ma sempre con quel tocco di classe in più. La conclusione è affidata a Bad Way un brano che mi ha ricordato una sorta di versione femminile di Randy Newman o ancora quegli Steely Dan appena citati. E fa uno!

Gaddabout era il nome di un album solista di Steve Gadd del 1984, con una “S” aggiunta alla fine è anche il nome di un nuovo (super)gruppo che vede a fianco del grande batterista, Edie Brickell al canto e una spruzzata di chitarra, Andy Fairweather-Low tutte le altre chitarre e le armonie vocali e Pino Palladino al basso. Che incidentalmente sono i musicisti che suonavano nel disco citato prima della Brickell, Volcano del 2003.

Steve Gadd, detto per inciso, è un batterista fantastico che ha suonato in zilioni di dischi (quasi tutti quelli di Paul Simon) ma per il sottoscritto si è meritato un posto nella storia della musica per quel meraviglioso assolo (che non è un assolo) all’interno del brano Aja nell’album omonimo degli Steely Dan, una meraviglia di equilibri sonori dove duetta alla pari con il sax di Wayne Shorter (e con tutti gli altri)!

Genere musicale? Pensate a Still Crazy After All These Years di Mister Paul Simon o alle cose più belle di Norah Jones. Molto raffinato e chic.

Qualche titolo? Le prelibatezze vocali di Mad Dog, veramente molto vicino stilisticamente alla Jones, ma Edie Brickell queste cose le fa da anni. La ritmata Feelin’ Better con Gadd in evidenza, ma anche l’organo dell’ospite Joey DeFrancesco e il clarinetto di Dan Block che sottolineano le linee vocali molte misurate della Brickell. Il country-jazz molto raffinato di Let it slide, le avventure in quel di New Orleans di You have an idea (Good Idea), l’old time jazz fischiettato di Remind Me, il blues-rock tirato e chitarristico di Go, ce n’è un po per tutti i gusti nelle tredici canzone che compongono questo album.

Quindi doppia uscita e risultati più che lusinghieri (e interscambiabili) anche se magari non sempre memorabili per queste nuove proposte di Edie Brickell.

Bruno Conti

P.S. Scusate il ritardo ma ieri (domenica) ci sono stati dei problemi nel circuito MyBlog.it.

Toh, Chi Si Rivede! Edie Brickellultima modifica: 2011-01-23T23:55:00+01:00da bruno_conti
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