Un Gradito Ritorno. North Mississippi Allstars – Keys To The Kingdom

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North Mississippi Allstars – Keys To The Kingdom – Songs of The South Records

Non è che fossero lontani poi da molto, l’ultimo disco a loro nome, Hernando, era del 2008 e con una svolta dal suono più “metallico” non mi aveva soddisfatto a fondo (ma era sempre un buon album). Nel frattempo non è che i due fratelli Luther e Cody Dickinson e il bassista Chris Chew se ne siano stati con le mani in mano, tutt’altro, le produzioni collaterali se possibile si sono addirittura intensificate. Cody e Chris hanno fondato il gruppo parallelo degli Hill Country Revue che ha già pubblicato due ottimi album, Luther Dickinson era entrato a far parte in pianta stabile dei Black Crowes (che, come forse saprete, sono purtroppo in “pausa di riflessione” a tempo indeterminato) e ha trovato il tempo per pubblicare Home Sweet Home con il side project dei South Memphis String Band, nominato per i Grammy Awards. Pure nominato per i Grammy è il disco Onward & Upward a nome Luther Dickinson & The Sons of Mudboy pubblicato nell’immediatezza della scomparsa di loro padre il geniale musicista e produttore, Jim “Mudboy” Dickinson.

Proprio da tutto questo coacervo di elementi prende spunto questo nuovo Keys To The Kingdom, tutti questi elementi sono convenuti nella realizzazione di questo album che secondo il mio parere è il loro migliore (in studio) dai tempi dell’esordio Shake Hands With Shorty. Prodotto, in excelsis Deo, da Jim Dickinson, o così riporta il disco si tratta di un album che in dodici brani ripercorre il meglio della musica rock americana (e non solo).

Dall’iniziale, ruvido, rustico, rurale e ribaldo (avevo esaurito le “ru) This Away che sempra provenire diritto dai solchi di qualche disco degli Stones di inizio anni ’70 passando per il downhome blues-rock di Jumpercable Blues con una slide malandrina e un ritmo finto campagnolo (nel senso di country) si arriva al blues tinto di gospel di The Meeting dove i fratelli duettano con una Mavis Staples in grande spolvero. Non bastasse questo inizio da paura, nell’ottavo brano arriva anche un vecchio pard del babbo, quel Ry Cooder che due o tre cose sull’uso della slide le può insegnare al pur ottimo Luther e in Ain’t No Grave impartisce una lesson #1 da antologia, in una canzone che già di suo è un sentito omaggio a chi non c’è piu: “I Would Hope To be As brave As he was/On Judgement day/Ain’t No Grave Can Hold His Body Down…”.

Ma prima di arrivare lì passiamo anche per la bella ballata mid-tempo How I Wish My Train Would Come e per Hear The Hills un lungo brano (quasi 7 minuti) dalle sonorità e dall’attitudine anni ’70 (qualche reminiscenza Black Crowes), due chitarre, un piano in sottofondo (Spooner Oldham) e un paio di falsi finali, quando tutto sembra finito parte una bella coda strumentale, con tanto di fiati, veramente goduriosa. L’unica cover è veramente strepitosa, una rilettura quasi irriconoscibile di Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again, con i tempi e l’arrangiamento del brano completamente stravolto ma resa, se possibile, ancora più affascinante, questo sì che si chiama “rivisitare” il lavoro di un autore, sono (quasi) sicuro che Dylan apprezzerrebbe. Let it roll è uno slow blues con uso di slide e piano, molto canonico e ancora carico di retrogusti gospel. Di Ain’t No grave abbiamo detto, Ol’ Cannonball è un blues acustico e strascicato con Alvin “Youngblood” Hart ospite all’armonica e alla seconda voce e non manca neppure un mandolino quasi d’obbligo.

Ci avviamo alla conclusione ma c’è ancora tempo per una New Orleans Walkin’ Dead, a ritmo di voodoo, che sarebbe piaciuta al babbo Jim, per Ain’t None Of Mine che profuma di Led Zeppelin via Black Crowes, l’unico brano in cui Cody picchia sulla sua batteria e il rock-blues chitarristico sale alla ribalta e ancora per la conclusiva Jellyrollin’ All Over Heaven, gioiosa e vagamente old time con slide, piano e il basso sincopato in evidenza.

Bel disco. Facciamo disco del mese per febbraio, visto che gennaio l’abbiamo dato ai Cowboy Junkies e Over The Rhine e marzo è già prenotato per il nuovo Lucinda Williams (ce l’ho, ce l’ho, ma mi hanno detto di aspettare ancora un po’ prima di parlarne), salvo sorprese.

Alla prossima.

Bruno Conti

Un Gradito Ritorno. North Mississippi Allstars – Keys To The Kingdomultima modifica: 2011-02-03T12:46:00+01:00da bruno_conti
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