Blues “Senza Parole” – Dave Specter – Spectified

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Dave Specter – Spectified – Fret 12 Records

Questo è il nono album di Dave Specter (dopo 8 album registrati per la Delmark, gli ultimi due dei quali erano un disco dal vivo e una collaborazione con il suo maestro Steve Freund). In questo caso maestro è inteso proprio in senso letterale, in quanto Freund è stato proprio l’insegnante di chitarra di Specter, quando il nostro amico aveva già 18 anni, quindi una vocazione tardiva.  Ma poi il chitarrista di Chicago si è rifatto abbondantemente con una cospicua serie di uscite che ne ha cementato la reputazione tra gli amanti di blues. Perché ovviamente di blues stiamo parlando, e per di più strumentale visto che Specter rigorosamente non canta e come aveva già fatto per Speculatin’ del 2000 non usa nessun vocalist ospite.

Quindi per rendere subito le cose chiare siamo nei territori cari a Ronnie Earl ma anche Freund o Robillard quando non cantano, brani strumentali intrisi di blues ma anche attraversati dal jazz dei duetti chitarra-organo di Wes Montgomery/Jimmy Smith, piccole spruzzate di musica latina, più abbondanti di soul & funk e qui potrebbero ricordare Booker T & The Mg’s o più nello specifico i Mar-Keys visto la presenza dei fiati in alcuni brani.

Proprio il brano di apertura Stick To The Hip indica questa direzione, la chitarra jazzata vagamente alla George Benson di Specter, molto swingante e limpida nelle tonalità (e qui la vicinanza di intenti con Earl e Robillard è subito chiara), un organo insinuante, una ritmica molto funky e siamo in piena era Stax, impressione rafforzata dai fiati guidati dall’ex Tower of Power Mike Chicowicz. Octavate’n è un bel Texas Blues che potrebbe essere scambiato per uno di quei brani strumentali che Stevie Ray Vaughan amava inserire nei suoi dischi, con la chitarra che scorre veloce, fluida e inventiva alternandosi con l’organo di Brother John Kattke che è l’altro protagonista del disco. Soul Serenade è proprio il classico brano di King Curtis (Ousley), una canzone che rappresenta anche il versante Atlantic del soul anni ’60, più melodica e rilassata ma anche molto raffinata con la chitarra di Specter che sostituisce il sax di Curtis e il sound che per certi versi mi ricorda quello delle Super Sessions di quegli anni, in primis Bloomfield-Kooper&Stills, con i fiati sincopati che sottolineano gli interventi di chitarra e organo. L’inizio e notevole ma non tutto l’album mantiene questi livelli di eccellenza, intanto non giova l’eccessiva lunghezza, 13 brani per oltre 70 minuti di musica strumentale alla fine stancano un po’, per volere trovare un difetto ad un disco che con una ventina di minuti in meno sarebbe stato quasi perfetto, ma è un dettaglio.

Blues Call è una raffinatissima fusione fra le 12 battute classiche del blues e musica latina e soul/R&B molto vicine al primo Peter Green o ai Santana più jazzati ma anche ai dischi di Ronnie Earle con cui Specter ha collaborato nel suo disco di esordio Bluebird Blues, l’organo questa volta suonato da Pete Benson, è sempre molto presente watch?v=RMJ0LqFrye4. Alley Walk (poi ripresa in chiave acustica in finale di disco) è un tirato blues elettrico più ruvido nei suoni rispetto a quanto di solito Specter propone ma molto efficace e contribuisce a movimentare e diversificare il sound dell’album anche con un ottimo intervento della slide. Wash Out è uno di quei classici brani strumentali del repertorio di Freddy King, molto tecnici ma anche ricchi di “cuore” e la versione di Dave Specter gli rende pienamente giustizia, con il solito contrappunto dell’organo, una costante del CD. The Funky Hunky è l’occasione per un’altra capatina in territori strumentali Stax con uso di fiati, ma è molto leggerina, forse troppo.

Rumba & Tonic viceversa si tuffa in ritmi più latini con la fisarmonica di David Hidalgo dei Los Lobos a condividere le linee soliste con Specter, bello ma il sound non si infiamma come speravo. Anche Azulado un raffinato slow in crescendo tra Santana e Ronnie Earl non decolla, grande tecnica ma troppo turgido. Slick Pick è un classico brano di easy jazz alla Montgomery/Smith piacevole ma non memorabile mentre See See Rider, il famoso brano di Ma Rainey del 1924, ma rifatto da chiunque, in guisa di slow blues non lo avevo proprio riconosciuto, però niente male e anche Lumpus D’Rumpus pur portando la firma di Specter avrebbe potuto essere un altro brano del repertorio di Freddy King ed è inteso come un complimento.

Bruno Conti

Blues “Senza Parole” – Dave Specter – Spectifiedultima modifica: 2011-02-19T18:49:25+01:00da bruno_conti
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