Beatles + Jam Band = BeatleJam – Live At The Keswick Theatre Versione Estesa

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BeatleJam – Live at Keswick Theatre – Floating World

Già ve ne avevo parlato, in breve, il 29 marzo, questa è la versione estesa della recensione!

Avete presente quella serie di CD con le testone dell’Isola di Pasqua raffigurate in copertina in diverse fogge e colori che sono usciti negli scorsi anni? Erano a nome Blue Floyd e riportavano una serie di brani dei Pink Floyd eseguiti in stile jam band da un gruppo che era a sua volta una sorta di quintessenza delle Jam bands con componenti di diversi gruppi che sotto l’egida di Allen Woody (il compianto bassista dei Gov’t Mule) periodicamente si ritrovavano per eseguire appunto brani della band inglese. Ogni tanto nella track list dei concerti ci scappava l’occasionale brano dei Beatles.

Quei concerti avvenivano più o meno a cavallo della fine millennio scorso (Allen Woody è morto nell’agosto del 2000) e i relativi compact venivano venduti inizialmente solo per corrispondenza. Alcuni dei musicisti coinvolti in quel progetto avrebbero poi continuato come Beatle Jam e questo Live at Keswick Theatre dovrebbe essere il primo di una serie di tre album dedicati alla musica dei Beatles. Registrato nel gennaio del 2002 (il 18) contiene 10 brani per quasi 80 minuti di musica.

La formazione vede accanto al bassista Berry Oakley Jr., figlio di e già presente nell’organico della band di Robbie Krieger e nei Bloodline, il chitarrista Slick Aguilar dai Jefferson Starship, il batterista Mat Abts dai Gov’t Mule e il tastierista e cantante Johnny Neel con Gov’t Mule, Allman Brothers e successivamente anche con gli italiani W.i.n.d oltre che con la sua band. L’altro tastierista è Vince Welnick, già con i Tubes e negli ultimi anni della formazione dei Grateful Dead, destinato a fare una brutta fine, morto suicida nel 2006, in un modo brutale che preferisco non approfondire. La qualità sonora è piuttosto buona, si tratta di un sounboard, anche se dovete alzare il volume del vostro impianto a manetta perché il disco ha un volume bassissimo.

Il repertorio dei Beatles come era nel caso di quello dei Pink Floyd viene rivisto in una chiave decisamente blues, soul e perfino con un tocco jazzy come nella versione di Get Back dove il vocione di Johnny Neel si avventura in un rapido scat alla fine di lunghi assoli di organo e piano, un accenno di armonica a bocca e si conclude con la chitarra di Slick Aguilar. Il copione è più o meno sempre quello: dall’iniziale Taxman che all’inconfondibile riff del brano, aggiunge le tastiere del duo Neel/Welnick, le lunghe rullate dei tom-toms di Matt Abts che sono un po’ il marchio di fabbrica del concerto, ripetute in vari momenti e che vivacizzano il lavoro un po’ statico del basso di Oakley, la chitarra di Aguilar dal sound tipicamente rock con ampio uso del wah-wah e vai con lunghe improvvisazioni strumentali.

Anche Come Together, molto fonky e soul con tanto di synth e vocoder ricorda vagamente le sonorità dei Beatles quando Billy Preston era della partita. Ci sono anche brani dove la melodia reclama la giusta attenzione come nella cover del sempreverde di George Harrison Something, abbastanza fedele all’originale ma anche rivisitazioni sorprendenti come quella di Eleanor Rigby dove al quartetto d’archi originale si sostituisce una lunga intro spaziale della chitarra di Aguilar che indirizza decisamente il brano nell’ambito jam band quasi psichedelica rendendola più simile a Tomorrow Never Knows che alla canzone originale, il vocione di Neel, il lavoro delle tastiere e dei tom-toms fa il resto del lavoro.

Diciamo che i brani dei Beatles spesso sono solo dei pretesti per lunghe jam come d’altronde è lecito attendersi visto il carattere del gruppo, comunque è difficile non riconoscere fin dal prime note brani immortali che ormai sono entrati nell’immaginario collettivo anche se di tanto in tanto le scelte sono sorprendenti: Cry baby cry è un brano del repertorio di Lennon che vista la sua aria sognante uno non immaginerebbe in questa veste aggressiva e improvvisata come pure You Can’t Do That che viene viceversa dal primissimo repertorio di John e qui subisce un trattamento molto soul, grazie alla voce di Neel. Per bilanciare, Lady Madonna con il suo pianino scatenato e una lunghissima e scatenata versione di Why Don’t We Do It In The Road riportano l’asse del concerto verso il lato McCartney. Conclusione affidata alla psichedelia di Lucy In the sky with diamonds che riporta lo schema al classico 4-4-2, quattro ciascuno per Lennon/McCartney e due di Harrison.

Piacevole anche se non memorabile, come potrete immaginare gli originali erano meglio ma qui il prodotto è indirizzato più verso chi ama il sound delle Jam Bands!

Bruno Conti

Beatles + Jam Band = BeatleJam – Live At The Keswick Theatre Versione Estesaultima modifica: 2011-04-16T19:08:00+02:00da bruno_conti
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