Sempre Buona Musica, Tra Texas E California. Danny Click – Life Is A Good Place.

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Danny Click – Life Is A Good Place – Dogstar Records

Danny Click è un texano d’adozione, vive e prospera in quel di Austin, ma è nativo di una cittadina nei dintorni di Indianapolis, l’ultimo di nove figli, cresciuto a pane e country (Buck Owens, Johnny Cash e Willie Nelson) poi ha subito l’influenza del rock sudista (Stevie Ray Vaughan e il southern rock in generale), ma anche la musica di Tom Petty, Mellencamp e qui arriviamo al disco in questione, il suono della West Coast e in particolare Jackson Browne e il suo fido pard David Lindley.

Questi ultimi elementi erano già presenti in misura minore nei suoi dischi precedenti Night Of The Living Guitars e Elvis The Dog (entrambi pubblicati dalla Appaloosa), il primo un fiero live chitarristico, il secondo più cantautorale (era un po’ che non usavo il termine, vi mancava?) ma sempre con la chitarra che viaggiava spedita e vibrante. Questo nuovo album Life is a Good Place, peraltro molto bello, potrebbe sembrare un disco di Jackson Browne (e di quelli ottimi), quasi al limite del plagio se non fosse chiara la passione e l’unità di intenti di Click con la sua musica, che quella è. Poi, particolare non trascurabile, scorrendo la lista dei musicisti si chiariscono alcuni elementi: basso, Kevin McCormick, wurlitzer e organo Hammond, Mark Goldenberg, ohibò ma dove li ho già sentiti, forse nella band di Jackson Browne?

Aggiungere Mario Calire alla batteria (attualmente negli Ozomatli, ma ha suonato per anni nei Wallflowers). Non basta? Alla lap steel e pedal steel c’è Greg Leisz che fate prima a dire con chi non ha suonato, di quelli bravi! Un bel gruppetto di voci femminili alle armonie vocali capitanato da Julieann Banks che appare anche nei dischi precedenti di Banks. Un bel suono professionale da major, anche se l’etichetta è la “sua” Dogstar Records con cui aveva pubblicato il CD d’esordio Forty Miles nel 1998, e, soprattutto, una decina di brani di notevole spessore, uno più bello dell’altro, concepiti nei quasi dieci anni di silenzio discografico.

Il risultato, illuminato dal versatile chitarrismo di Danny Click, soprattutto alla slide dove non ha nulla da invidiare a gente come Lindley e Sonny Landreth e da una voce molto vicina a quella del biondo citato più volte ma arricchita anche da inflessioni country acquisite in anni di frequentazione nella band di Jimmie Dale Gilmore: andatevi a sentire l’uno-due di Grey To Blue, country-roots d’annata con uso di violino e If I was God una meravigliosa ballata malinconica con la slide e la solista di Click e la steel di Leisz che intrecciano le loro sonorità in modo sontuoso, perfetta anche l’esecuzione vocale di Danny che regala emozioni, impreziosite dalle armonie della Banks e dall’organo di Goldenberg, proprio bella musica.

Ma sin dall’iniziale I feel Good Today che ricorda gli Eagles degli esordi o il Jackson Browne più ispirato si capisce che siamo a bordo di una veloce decappottabile per una bella corsa sulle highways americane, che siano quelle già citate ma anche le traiettorie del Petty solista, la slide viaggia, la voce piace, la ritmica incalza e l’ascoltatore gode. Blue Skies, già dal titolo, ricorda certi episodi del canone browniano (se esiste) e della malinconia californiana in genere con la slide che ti taglia in due, magari sarà musica già sentita ma è sempre un piacere ri-sentirla di nuovo e poi ancora quando è di questa qualità. How you feelin’ now dopo un lento intro acustico diventa una ulteriore ballata, lenta e cadenzata e sempre di ottima fattura. La formula viene ribadita nell’eccellente Wait To turn, voce calda e avvolgente, slide tagliente, organo d’ordinanza, ritornello accattivante, la musica può ricordare anche l’Hiatt più spensierato.

Piace anche Ten years, costruita su pochi accordi dell’acustica e sul vibrato della steel di Leisz e dell’elettrica di Click, ancora con una bella voce femminile di supporto. Stark è un brano più soffuso, quasi da folk singer texano, solo voce chitarra e un violino insinuante. Warhorse (dedicata all’amato cane Bernie) è uno di quei brani “sentimentali” che solo un americano può portare a termine con dignità e passione senza cadere nel patetico o peggio nel ridicolo, anzi, quasi ci scappa la lacrimuccia. Ottima anche la lunga title-track Life is A Good Place con una lunga coda strumentale e finale cameristico. You don’t know me è un bel rock-blues chitarristico che si ricollega al sound dei dischi passati e conclude in gloria un album che non ha forse pinnacoli qualitativi ma un solido percorso sonoro che soddisfa appieno, almeno chi vi scrive. La “traccia nascosta” strumentale nulla aggiunge.

Caldamente consigliato!

Bruno Conti

Sempre Buona Musica, Tra Texas E California. Danny Click – Life Is A Good Place.ultima modifica: 2011-05-12T19:38:00+02:00da bruno_conti
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