Bob Dylan At 70, “Piccole” Ma Significative Aggiunte!

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Ovviamente ero stato pessimista e anche se non si può dire che i festeggiamenti fervano per il 70° di Bob Dylan qualcosa si muove (anche se non sul fronte ufficiale della Columbia/Sony).

Studs Terkel’s Wax Museum The Long Lost1963 Radio Broadcast è gia stato pubblicato da qualche giorno per il mercato inglese. L’etichetta è la Left Field Media, la stessa del Live At Main Point di Springsteen, quindi parliamo di materiale, come dire, semi-ufficiale ma di buona qualità. Si potrebbe definirlo un complemento al Brandeis University. Siamo al 26 aprile del 1963, Dylan ha appena terminato le registrazioni di Freewheelin’ e organizza questa trasferta a Chicago per apparire nello spettacolo radiofonico di Studs Terkel nel corso del quale verranno mandati in onda i brani registrati la sera prima in un locale della Windy City, The Bear di cui Albert Grossman era uno dei proprietari.

Tutto il broadcast (e relativo CD) dura 65 minuti: 7 brani per un totale di 28 minuti e 37 minuti di amichevole conversazione tra Dylan e Terkel.  Ovviamente sono tutte versioni “inedite” dal vivo: così ascoltiamo, nell’ordine, Farewell, A hard rain’s gonna fall, Bob Dylan’s Dream, Boots Of Spanish Leather, John Brown, Who Killed Davey Moore e Blowin’ In The Wind.

Come vedete ci sono brani dall’album imminente, da quello successivo e alcuni che non inciderà fino agli anni ’90. Ovviamente, come già detto, la qualità sonora è buona senza essere eccelsa e migliora dopo un paio di brani.

L’altra signora che si occupa di Dylan non è molto conosciuta ma estremamente brava. Si chiama Barb Jungr è inglese di ascendenza cecoslovacca ed ha già pubblicato una decina di album. Questo nuovo disco si chiama Man In The Long Black Coat esce per la Linn Records e si tratta di una “raccolta” di canzoni scritte da Bob Dylan. Non è il primo disco che la Jungr dedica al soggetto in quanto nel 2002 era già uscito Every Grain Of Sand dedicato all’argomento e anche nei dischi successivi qualche cover di Bob ci scappava spesso. Comunque l’album ha anche quattro brani registrati appositamente per l’occasione.

E sapete una cosa, la signora è proprio brava, bella voce, una via di mezzo tra la limpidezza di una Eva Cassidy se fosse arrivata alla maturità e le “sonorità” più vissute dell’irlandese Mary Coughlan. La critica la porta in palmo di mano anche per questa sua caratteristica di rivisitare non l’American Songbook e quindi i classici alla Cole Porter, Gershwin, Rodgers & Hart e gli altri grandi, ma autori più recenti, Dylan in primis, ma anche Leonard Cohen, Springsteen, Neil Diamond, Paul Simon, David Byrne, Presley, Leon Russell e anche autori inglesi come Richard Thompson, Ray Davies e la sua amica Christine Collister con cui ha collaborato varie volte.

Il risultato è molto piacevole, spesso sorprendente, tra chitarre acustiche e pianoforti spesso si insinuano sassofoni, tastiere e fisarmoniche per un sound raffinato, al limite jazzato e di gran classe su cui si libra questa bella voce. Hanno detto di lei: “Una delle principali interpreti del catalogo di Dylan” The Indipendent, “Speriamo che Dylan stesso la ascolti e inizi a scrivere dei brani direttamente per lei” The Observer, tanto per citarne un paio. Se vogliamo trovare un difetto forse il suono non è molto “rock”, contemporaneo ma grazie anche alla audiofilia della Linn Records di grande presenza.

Bruno Conti

Bob Dylan At 70, “Piccole” Ma Significative Aggiunte!ultima modifica: 2011-05-27T19:27:27+02:00da bruno_conti
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