Jam Bands Che Passione! Tea Leaf Green – Radio Tragedy!

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Tea Leaf Green – Radio Tragedy! – Greenhouse/Surfdog Records

“Le Jam band sono gruppi musicali le cui esibizioni dal vivo ricalcano una cultura di musica “improvvisata” avuta origine negli anni 60 con il gruppo dei Grateful Dead e che continua ancora oggi con gruppi come Phish, String Cheese Incident, Leftover Salmon ed altri. Le “performance” di questi gruppi offrono un’estesa improvvisazione musicale, estensioni ritmiche e sequenze di accordi sempre variabili che spesso varcano diversi generi musicali.”

Così, testuale, riporta Wikipedia alla voce Jam Band. A parte l’italiano stentato si può sottoscrivere tutto. E aggiungere che i Tea Leaf Green, da San Francisco, California, sono tra i più rappresentativi del genere oltre che tra i più prolifici, con sette album in studio, compreso questo Radio Tragedy, e più o meno altrettanti dal vivo, oltre a un paio di DVD. Niente a vedere come mole di produzione con i Phish, ma si difendono. Come genere invece qualche affinità la vedo.

Soprattutto da un paio di album a questa parte, da quando hanno iniziato a curare molto di più anche la parte canzone nei loro dischi in studio. Questo nuovo album contiene undici brani che durano “solo” 47 minuti. Facciamo un passo indietro, al termine jam band: secondo me la bravura dei gruppi che fanno parte di questo movimento non è tanto nella parte improvvisativa (che ha la sua importanza, ci mancherebbe!), quanto in quello che ci sta intorno. Mi spiego meglio. Chi va ad assistere ad un concerto di questi gruppi o ascolta un loro disco non vuole essere “distratto” dalle canzoni che spesso sono solo un pretesto per le lunghe improvvisazioni al loro interno e quindi quelli più bravi cercano di comporre brani che non diano fastidio a questo aspetto della musica, estremizzando leggermente perché poi uno vuole anche memorizzare i brani. Questa è una mio teoria ma secondo il sottoscritto spesso questi brani sono interscambiabili, il “cuore” della vicenda si svolge nella sequenza degli assoli, nel virtuosismo, nel lasciarsi perdere nel flusso musicale. Certo non sempre è vero ma soprattutto nei concerti dove spesso le covers imperano è molto importante.

Detto questo, occorre anche farli questi benedetti dischi in studio (e i Grateful Dead, e in misura minore i Phish, questo l’avevano capito). Ma visto che dischi se ne vendono pochi mentre i concerti sono sempre affollati non sempre si riescono a mediare le due cose. Come si diceva prima, i Tea Leaf Green negli ultimi tempi sembrano interessati a curare anche l’aspetto compositivo. E per questo hanno aggiunto un secondo batterista nella loro formazione! No, forse questo non c’entra. 

Sinceramente ammetto che se dopo il primo ascolto del CD mi avreste chiesto di ricordare un brano del disco, che mi era assai piaciuto nel suo insieme, sarei stato in seria difficoltà. Ma onestamente questo accade anche per dischi di altri generi. E visto che qui i generi sono tutti “rollati” insieme la cosa è ancora più difficoltosa. Ma considerando che uno gli album non li ascolta solo una volta (anche per mestiere e piacere) le canzoni cominciano a dipanarsi con maggiore chiarezza: l’iniziale All Washed Up ha un inizio da “rock classico” poi diventa più “classica” (nel senso di musica classica per l’uso prominente delle tastiere) con un finale chitarristico frenetico senza dimenticare l’input percussionistico dei due batteristi. It’s easy to be your lover con il suo cantato in falsetto e ritmi quasi reggae per certi versi ricorda i My Morning Jacket, ma l’uso per le armonie vocali di una voce femminile e le improvvise aperture strumentali la rende più complessa. Non dimenticate mai che poi dal vivo questi brani si espandono e l’assolo di chitarra, molto bello, che qui dura un minuto potrebbe durarne fino a dieci. I primi due brani sono firmati dal tastierista Trevor Garrod.

Il terzo brano You’re my star è del chitarrista Josh Clark, un brano quasi psichedelico, dall’andatura incalzante con il wah-wah dell’autore che si contende gli spazi del brano con le armonie vocali tra Beatles e Acid Rock. Non mancano le atmosfere acustiche quasi pastorali di una brano come My Oklahoma Home (scritta dal bassista Reed Mathis) con i suoi impasti vocali quasi Weastcoastiani (d’altronde da lì vengono) che ricordano qualcosa dei Grateful Dead più gentili. Anche Fallen Angel è una bella canzone con una melodia facilmente memorabilizzabile, frizzante, quasi country-rock ma sempre vivace nella parte strumentale. Sleep Paralysis è un altro brano dall’impianto principalmente acustico non dissimile dalle sonorità di Fleet Foxes e Decemberists che avanzano nella scena musicale americana. Le tastiere di Germinating Seed si sommano alla chitarra tagliente di Clark e al solito tessuto percussionistico per una piccola gemma psych. Honey Bee non è quasi country, lo è pienamente, aiutata anche da una lap steel che si aggiunge all’armamentario sonoro del gruppo, brano piacevole che nulla aggiunge e nulla toglie.

The Cottonwood Tree rimane su atmosfere sonore simili ma è molto più convincente e complesso nell’esecuzione.

Arise è un altro brano che mescola sixties e belle melodie come ora sembra usare nella musica made in Usa anche per merito dei gruppi citati prima. Nothing Changes il brano che conclude l’album è l’unico che supera i sei minuti e qui il piacere dell’improvvisazione nel gruppo del batterista Scott Rager si fa più urgente e irrefrenabile, più simile a come sono i loro concerti dal vivo.

Bel disco e bravi loro nella ricerca di nuove (vecchie) atmosfere musicali. File under jam band/classic rock.

Bruno Conti

Jam Bands Che Passione! Tea Leaf Green – Radio Tragedy!ultima modifica: 2011-06-12T19:02:00+02:00da bruno_conti
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