75 Anni di Buddy Holly. Rave On – A Tribute

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Rave On – Buddy Holly – Fantasy/Concord/Mpl/Universal

A settembre del 2011 Charles Hardin Holley in arte Buddy Holly avrebbe compiuto 75 anni e quindi quale occasione migliore per un ennesimo tributo all’occhialuto cantante e chitarrista morto il 3 Febbraio del 1959 in un incidente aereo (“The Day That Music Died” – Don McLean – American Pie). Ma questa volta mi sembra che l’omaggio sia particolarmente riuscito. Sì, lo so che si dice sempre così, ma in questo caso parebbe che nonostante l’eclettica schiera di artisti che si sono presentati per il tributo, o forse proprio per questo, il risultato finale è più che piacevole, che in fondo è quello a cui ha sempre mirato la musica di Buddy Holly. Il disco esce per la Fantasy/Concord ma quel Mpl sta per McCartney Paul che è il proprietario dei diritti d’autore del catalogo delle canzoni di Holly stesso, operazione effettuata quando i Beatles furono scippati dai diritti dei loro brani da Michael Jackson. Ma non è solo quello, Paul è sempre stato prima e soprattutto un fan della musica del grande artista texano uno dei veri innovatori dell’arte del Rock’n’Roll, tra ritmo e melodia ha creato una serie di brani che ancora oggi rimangono tra le pietre miliari della musica leggera di tutti i tempi ( e vale per entrambi)!

Questo disco uscirà il prossimo martedì 28 giugno credo con copertine di diversi colori almeno da quello che ho visto in rete: si va dal blu di quella riportata qui sopra al bianco dell’advance copy in mio possesso ad un marroncino improbabile ma non credo sia molto importante (a parte per i collezionisti)!

Il CD conterrà 19 brani, facciamoci un giro veloce tra i partecipanti:

Black Keys Dearest, molto fedele allo spirito della musica originale, stranamente gentile rispetto al loro stile, ma comunque poco più di due minuti che aprono nel giusto modo le operazioni.

Fiona Apple e Jon Brion con Everyday centrano alla perfezione il mood del canzone, 2’19” di quel geniale misto di country e rock che avrebbe dato lo spunto a milioni di solisti e band negli anni a venire, un glockenspiel, una chitarrina e la voce della Apple, delizioso!

Paul McCartney da solo o con i Beatles i brani di Buddy Holly dalle origini di Amburgo ai giorni nostri li ha interpretati innumerevoli volte,anche It’s So easy, ma questa versione, rauca e tiratissima, oltre 4 minuti con due chitarre soliste che si rispondono dai canali dello stereo come nei migliori concerti recenti del buon Paul (perchè dal vivo è ancora grande musica) e la voce che più che a Holly si ispira a Little Richard un altro degli idoli degli anni giovanili di McCartney, con tanto di falso finale e ripresa. Al sottoscritto piace, anche reinterpretare è un’arte e qui il brano ha una energia incredibile, avrà anche 69 anni ma non li dimostra. Si dice che il prossimo album potrebbe avere questo suono R&R.

Florence + The Machine realizza una versione di Not fade Away che attinge ai ritmi vagamente tribali del brano originale (che si ispirava a Bo Diddley e lo ispirava a propria volta) per spostarli verso sonorità new wave alla Siouxsie con la voce pimpante di Florence Welch in evidenza. “Strana”.

(You’re So Square) Baby I Don’t care l’hanno fatta tutti, da Presley ai Led Zeppelin passando per Joni Mitchell, questa versione di Cee Lo Green appartiene alla categoria “strane”, vogliamo definirla retro-futurista? La voce è bella ma l’accompagnamento nel minuto e mezzo scarso del brano passa dal rockabilly al suono di un synth passando per un assolo di chitarra alla Fripp. Mi piace? Boh!

La signora White, Karen Elson, penso con l’aiuto del consorte (non ho le note) realizza una versione estremamente vivace e riuscita di Crying, Waiting, Hoping, tra ritmi rock e violini.

Se posso esprimere un parere io Rave On l’avrei fatta fare a Bruce o a John Fogerty, i compilatori hanno preferito Julian Casablancas e il risultato finale pseudo rock modernista “nun me piace”, per fortuna dura poco.

Un’altra “modernista” che si è divertita a rifare I’m Gonna Love You Too è Jenny O. Divertente e sensuale pesca il jolly con una versione piacevole.

Justin Townes Earle figlio d’arte e “nipotino” di Holly azzecca una versione rock e stranamente tirata di Maybe Baby che se non sapessi che il brano di Nick Lowe arriva fra poco, avrei detto che era sua. E vuole essere un complimento.

Per Zooey Deschanel e M Ward non deve essere stato difficile calarsi in questa musica visto che è quella che fanno di solito come She And Him. La loro versione di Oh Boy si avvicina alla perfezione.

Un altro che maneggia alla perfezione il materiale è il già citato Nick Lowe, suave e a suo agio con un brano non conosciutissimo Changing All Those Changes, ma la classe, come si usa dire, non è acqua.

Patti Smith, non saprei come dire “Patty Smithizza” Words Of Love in una versione fantastica (con tanto di chitarra-sitar) e rallentata di uno dei brani più belli del canone di Holly. Coraggiosa e bellissima!

Anche Yim Yames ovvero My Morning Jacket rallenta e arrangia con una sezione di archi un’altra canzone stupenda, True Love Ways e devo dire che ci piace con moderazione. Ma non sarà che queste canzoni sono così belle che è difficile farle male? Anche se qualcuno ci riesce.

I Modest Mouse sono un altro dei principali gruppi indie rock americani e tra i migliori. Provano a riarriangiare That’ll Be The day in una versione tra stop improvvisi e ripartenze, acustica ed elettrica al tempo stesso. Inconsueta ma interessante.

Kid Rock ultimamente è stato molto rivalutato dalla critica e per questo tributo si è inventato una versione di Well All Right (memorabile quella dei Blind Faith, oltre all’originale) con fiati e slide guitar che sembra uscire da un disco di Wilson Pickett. Ciumbia!

I Detroit Cobras fedeli alla loro immagine ci sparano una versione garage rock di Heartbeat tirata e coinvolgente come si conviene all’argomento trattato. In fondo trattasi di Rock and Roll.

Come per Patti Smith anche Lou Reed fa Peggy Sue come l’avrebbe incisa in un disco dei Velvet Underground, tra chitarre distorte e batterie deraglianti e anche tastiere in libertà. Categoria “strane”!

Il seguito era Peggy Sue Got Married e il “seguace” di Lou John Doe (ex degli X) si lancia in una versione molto bella, quasi alla Doors, molto atmosferica, ma mi ha ricordato anche certe cose dell’altro socio di Reed, John Cale. In ogni caso ottima cover.

La chiusura è affidata a un musicista, Graham Nash, che ha iniziato la sua carriera in un gruppo, gli Hollies, che prendevano il loro nome proprio da Buddy Holly. E “Willie” come lo chiamano i suoi amici ci regala una piacevole seppur non memorabile versione di Raining in My Heart.

In definitiva direi che si può comprare e se volete verificare prima dell’acquisto first-listen-rave-on-buddy-holly

Bruno Conti

75 Anni di Buddy Holly. Rave On – A Tributeultima modifica: 2011-06-22T19:10:00+02:00da bruno_conti
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