Non Si Riesce A Fermarlo! Joe Bonamassa & Beth Hart – Don’t Explain

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Joe Bonamassa & Beth Hart – Don’t Explain – Mascot/Provogue/Edel -27-09-2011

Per me Joe Bonamassa è l’Eric Clapton del ventunesimo secolo. Sì, Kenny Wayne Sheperd, Johnny Lang, John Mayer sono bravi, ma non gli fanno un baffo, Derek Trucks è più vicino a Duane Allman, ci sarebbe Warren Haynes che è una categoria a parte e c’è stato Stevie Ray Vaughan. Questo per semplificare molto senza dimenticare che molti dei “grandi” sono ancora in attività e ci sono tanti altri chitarristi bravi in circolazione, però Bonamassa mi sembra l’epitome del Clapton degli anni ’70, un uomo per tutte le stagioni e tutti i generi, in grado di spaziare dal blues (punto di partenza), al rock, passando per il soul e sfiorando altri generi.

Se proprio vogliamo trovargli un difetto è la prolificità, non si riesce a fermarlo, 2 dischi con i Black Country Communion, 3 da solista + le BBC sessions nel biennio 2010-2011 sono un ritmo da tempi d’oro della musica rock. Nei tre da solista ho già conteggiato questo Don’t Explain con Beth Hart, un disco di cover di blues, rock, soul e anche jazz, un signor disco, bellissimo, tanto per mettere le cose in chiaro subito, con i due protagonisti al meglio delle loro possibilità. Prodotto da Kevin Shirley (vedo già le faccine leggermente disgustate) con gusto e misura, si avvale della band che Bonamassa aveva usato per The Ballad Of Joe Henry, ovvero Anton Fig alla batteria, Carmine Rojas al basso, Blondie Chaplin alla seconda chitarra e Arlan Scheirbaum alle tastiere.

E poi ci sono loro due: Beth Hart era già apparsa come ospite in un brano di Dust Bowl ma qui è la vera protagonista, canta tutti i brani e si divide equamente con la chitarra di Bonamassa gli spazi di questo disco. E canta con voce misurata ma grintosa e libera, come l’erede naturale di Janis Joplin (con Dana Fuchs) dovrebbe fare: nei suoi dischi, ogni tanto, diventa “sguaiata”, sopra le righe, come peraltro questo tipo di musica richiede, ma nei concerti dal vivo è sempre stata una vera forza della natura. In questo disco è riuscita a far convivere le due anime, quella rock intemerata e quella raffinata à la Etta James. Bonamassa d’altro canto questa volta è più defilato, meno “all over the place” che in altri suoi dischi e si limita (si fa per dire) ad una serie di interventi solisti sempre vari ed efficaci.

Anche il repertorio è da tripla A: dall’apertura di Sinner’s Prayer che era un brano di Ray Charles con BB King, dove la coppia Bonamassa/Heart mi ha ricordato moltissimo l’accoppiata Beck/Stewart del primo Jeff Beck Group, con Joe alle prese con un’inconsueta slide e lei che emoziona con una interpretazione da blues woman consumata. In Chocolate Jesus di Tom Waits la voce della Hart assume inconsuete tonalità alla Mary Coughlan e complice anche una fisarmonica malandrina il brano è raffinato e complesso ma sempre illuminato da un fulminante intervento della chitarra di Bonamassa. Per non farsi mancare nulla la coppia rivisita anche un brano della “giovane” Melody Gardot, una delicata e sofferta Your Heart Is As Black As Night ricca di suggestioni jazz. For My Friend di Bill Withers viene sottoposta ad un trattamento alla Zeppelin o alla Free e diventa un blues-rock dove voce e chitarra si dividono il proscenio con grande energia.

Tra i brani lenti si segnala anche una rilettura di Don’t Explain di Billie Holiday cantata con grande classe e misura dalla Hart che si supera poi in una versione fantastica di I’d Rather Go Blind di Etta James, otto minuti di pura magia che rivaleggia con le versioni, e le supera, di Christine Perfect e Rod Stewart e si avvicina alla perfezione della versione originale con un continuo rilancio del cantato da parte di Beth e con un assolo lancinante e in crescendo di Bonamassa, tra i migliori della sua carriera. Da prendere e incorniciare, nella parte centrale mi ha ricordato anche Janis Joplin quando si “perdeva” nella sua musica. Difficile fare meglio e allora affidiamoci ad un altro grande brano di Etta James, Something’s Got A Hold On Me ma questa volta la avviciniamo dal lato più ritmato, molto R&B.

Un’altra ballata coinvolgente è l’eccellente cover del brano di Gil Scott-Heron, I’ll Take Care Of You che è anche il singolo scelto per lanciare questo album. Una coppia che se ne intendeva di questa esplosiva miscela di generi erano sicuramente Delaney & Bonnie e Well, Well è l’occasione per tirare fuori il Clapton che si cela in Bonamassa. La conclusione è affidata all’altro masterpiece dell’album, una versione bluesata e sontuosa di Ain’t No Way di Aretha Franklin con Beth Hart e Joe Bonamassa che danno ancora il massimo nei loro rispettivi ruoli senza eccessi ma con grande classe.

Molto bello e super consigliato, esce il 27 settembre.

A ottobre esce il DVD dei Black Country Communion. Qualcuno lo fermi!

Bruno Conti                                                   

Non Si Riesce A Fermarlo! Joe Bonamassa & Beth Hart – Don’t Explainultima modifica: 2011-09-11T12:59:47+02:00da bruno_conti
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