Occasioni Mancate, Occasioni Ritrovate. Gathering Field – Live 11.20.2010

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The Gathering Field – Live 11.20.2010 – Gathering Field 2 CD

Ci capitano spesso nella vita occasioni diverse che per una ragione qualsiasi non riusciamo catturare, e ci accorgiamo della mancanza successivamente, quando ormai il ritardo è diventato tale da non permetterci più di rimediare alle scelte sbagliate. Capita anche per i CD: ci si perde un’uscita decente e quindi bisogna sbattersi per recuperare il dischetto da un amico che previdentemente lo ha acquistato, oppure fare ricerche spesso inutili nei vari negozi specializzati. Quando poi si parla di personaggi più o meno sconosciuti come il gruppo in questione, i Gathering Field, potrebbe essere veramente un’ardua impresa il recupero della occasione persa. Non so quanti estimatori possano contare i Gathering Field nel nostro paese, pochini suppongo. Negli States questa band originaria di Pittsburgh ( la città dei grandissimi Rusted Root) è piuttosto nota in quanto negli anni novanta incise quattro ottimi lavori, a partire dal debutto omonimo nel 1994, seguito da Lost in America nel 1996, Reliance nel 1999, e So close to home nel 2001. Oggi dopo dieci anni in cui si erano perse le loro tracce, e ormai avevo perso ogni speranza di ritrovarli in pista, me li ritrovo sul palco del Club Diesel nella loro città natale, per questa performance dal vivo avvenuta il 20 Novembre dello scorso anno.

La band guidata dal leader e songwriter Bill Deasy, con Dave Brown chitarra solista, Ray DeFade alla batteria, Eric Riebling al basso e John “The Junkman” Burgh all’organo hammond, e la special guest Laura Shay background vocals ci propone un suono robusto e ben strutturato tipicamente americano, simile a quello di altre band del settore uscite da quel grande contenitore di talenti che è il sottobosco del mercato americano. Il concerto si apre con un heartland rock di vaglia One way or the other con chitarre al vento che poi si sviluppa come una classica ballata roots.

Stesso tempo di base per l’elettrica Complicated Me dove la voce di Deasy ha un timbro basso e sensuale, seguita da Are you an Angel brano elettrico che richiama artisti che abbiamo amato in passato. City by the sea ballata inedita con una melodia di fondo molto ben strutturata, tra le migliori dell’album, e Better off without me mettono in risalto la voce del leader. Si alza il ritmo con una Baby’s Mannequin che sembra uscita dai primi lavori di Tom Petty, Slightly Aimless e My Serenity sono brani lenti e cadenzati con la voce della bella e brava Laura Shay al controcanto.Si chiude la prima parte del concerto con due brani spudoratamente alla Counting Crows come The heart of everything che si avvale del contributo all’armonica di Clark Slater e una Rhapsody in Blue (che non è quella di Gershwin) si tratta di un rock’n’roll piacevole, ma che non porta nulla di più, uno dei brani meno riusciti del lavoro.

Dopo aver bevuto e mangiato (presumo), la seconda parte inizia con Lost in the Sun che prende il via con un chitarrone alla Duane Eddy, e si sviluppa poi come una classica ballata roots. Un rullo di batteria da vita ad un’altra ballata intimista Midnight Ghost, cui fa seguito uno dei cavalli di battaglia del gruppo Lost in America cantato anche dal pubblico in sala. Nuovamente si cambia registro musicale, con una I’d Believe In God for you con chitarre e organo stile anni ’70, seguita da un’altra ballata di spessore Bound to be dove la voce calda da “balladeer” di Deasy e la voce angelica al controcanto della Shay toccano forse artisticamente il punto più alto del concerto. Dopo un minuto di raccoglimento per la bellezza del brano precedente, si ritorna con una solida Divine Intervention, cui fa seguito una Dylan Thomas Days (in omaggio ad uno dei miei amori giovanili in letteratura, il poeta gallese Dylan Thomas) in perfetto stile Dave Matthews Band, come il brano successivo Border Town con il ritornello che si fischietta dopo tre ascolti. Ci si avvia alla fine del concerto con Who We Are dove tutti i componenti dimostrano di essere dei validissimi musicisti, per chiudere sorprendentemente con una Rough Road di non facile lettura.

In conclusione un CD ben fatto, solido pur con qualche sbavatura, suonato benissimo a confronto con altre uscite recenti di artisti più blasonati, che conferma i Gathering Field una roots-rock band classica tra le più interessanti con un ottimo vocalist Bill Deasy, anche autore di canzoni valide sia dal punto di vista melodico che lirico, e, in ogni caso, quello che li differenzia da altre band più osannate e di successo,  è il fatto che sono sempre le canzoni ad essere messe in primo piano, con tutto il gruppo che lavora in funzione di esse senza assoli strappa applausi o inutili virtuosismi. Mi auguro solamente di non dover aspettare altri dieci anni per risentirli e magari scriverne, perché in fondo anch’io ho una certa età.

Tino Montanari

Occasioni Mancate, Occasioni Ritrovate. Gathering Field – Live 11.20.2010ultima modifica: 2011-09-16T09:18:00+02:00da bruno_conti
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