Giovani Talenti Si Confermano! Laura Marling – A Creature I Don’t Know

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Laura Marling – A Creature I Don’t Know – V2/Coop

Per completare la trilogia dedicata alle “ventunenni” che recentemente hanno pubblicato un nuovo disco arriviamo a Laura Marling e a questo A Creature I Don’t Know, suo terzo album e quello della consacrazione definitiva di un talento sicuramente superiore alla media dei cantautori (e cantautrici) in circolazione, giovani ed affermati indifferentemente. Per intenderci (esagerando un po’!) non so se Joni Mitchell  a 21 anni fosse così brava, non credo, anche se per essere onesti il primo disco della Mitchell uscì nel 1968 quando di anni ne aveva già 25 e quindi era molto più matura della nostra amica Laura che di album ne ha pubblicati tre. Non voglio fare paragoni perchè Joni Mitchell sia a livello vocale che compositivo è stata unica ma la Marling mi sembra sulla buona strada, un’ottima discepola, almeno nelle intenzioni.

Intanto facendo una musica “non facile” i suoi dischi vendono, e parecchio. Questo in particolare ha esordito in settimana direttamente al 4° posto delle classifiche inglesi, sicuramente aiutato da questo florilegio del fenomeno “neo-folk” inglese guidato dai Mumford and Sons dell (ex?) fidanzato Michael Mumford, che di dischi ne vendono a pacchi in giro per il mondo e sono presenti anche in questo A Creature I Don’t Know anche se in misura meno massiccia che nel precedente I Speak Because I Can. La produzione del nuovo album è affidata a Ethan Johns, degno figlio di tanto padre, e ai controlli in molti dei migliori dischi di Ryan Adams e Ray Lamontagne (per citare un paio dei suoi “clienti”), che ha mediato lo stile folk inglese della Marling aggiungendo “tocchi americani” ma senza snaturare troppo il sound.

E quindi i primi due brani The Muse e I Was Just A Card hanno quel piglio swing tra jazz, blues e folk con improvvise aperture di mandolino, banjo e gli occasionali fiati che uniscono il suono alla Mumford con quello di Joni Mitchell o Suzanne Vega con le quali la Marling condivide una impronta vocale, soprattutto nelle note medio-basse, perchè quando cerca di aprire la voce verso le tonalità più alte affiora ancora una certa acerbità, oppure semplicemente il suo range è quello. Comunque averne di musiciste così brave come è dimostrato dalla parte centrale dell’album che è veramente fantastica.

La sequenza di brani che si apre con Don’t Ask Me Why, piccola meraviglia di lirismo folk-rock a tempo di un valzer dolce e anche orecchiabile, che ricorda il meglio della California anni ’70, prosegue con la stupenda Salinas che nella costruzione sonora, ricorda la miglior Mitchell del periodo di mezzo in modo impressionante, e lo considero un grande complimento perchè anche quella della Marling è grande musica, cantata con passione e ricca di continue variazioni anche nelle sezioni strumentali. Se possibile The Beast è anche meglio, un brano che si apre su un arpeggio di chitarra acustica che ricorda la Suzanne Vega del primo album e poi in un crescendo inarrestabile si trasforma in un brano elettrico e vibrante, dove le pennate violente di una chitarra elettrica e le atmosfere torbide si possono accostare a quelle di PJ Harvey o Patti Smith, mantenendo comunque una loro unicità. Sapete che il “gioco” dei rimandi a questo e a quello è uno dei preferiti dei critici, ma serve per inquadrare la materia.

Molto bella anche Night After Night con quella vena acustica malinconica che ricorda Nick Drake o Sandy Denny dei tempi d’oro, con una semplicità e una intensità vincenti. Con My Friends, dall’arrangiamento più complesso si ritorna a quel folk “arricchito” di effetti vocali dei primi brani, con il banjo in primo piano e quei crescendi improvvisi tipici delle canzoni più intriganti di Mumford and Sons. Anche Rest In My Bed ha quell’aria malinconica che non è tristezza dei brani di Nick Drake mentre Sophia è un’altra piccola gemma di british folk dei tempi che furono con un testo che racconta di un amore finito con un lirismo inconsueto per una ragazza di 21 anni. E pensate che questa piccola meraviglia è il nuovo singolo dell’album, a dimostrazione che si può tentare il successo anche facendo buona musica. Si conclude con All My rage altro brano dalle sonorità transatlantiche che si ricollega ai “cugini” Mumford in un tripudio di mandolini, chitarre acustiche, percussioni, violini e dulcimer(o autoharp?) che virano anche verso sonorità orientali e regala una dalle interpretazioni vocali più convincenti di Laura Marling che si “arrampica” verso tonalità più alte.

Sarà anche nata nel 1990 ma dischi così belli li facevano soprattutto a cavallo tra la fine degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70 nel periodo d’oro della musica dei cantautori folk-rock. Molto molto bello, che altro dire?

Bruno Conti

Giovani Talenti Si Confermano! Laura Marling – A Creature I Don’t Knowultima modifica: 2011-09-22T13:04:00+02:00da bruno_conti
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