“Semplicemente” Musica Folk! Donald And Jen MacNeill With Lowlands – Fathers And Sons

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Donald And Jen MacNeill with Lowlands – Fathers and Sons – Standing Stone Music (distribuzione italiana Route 61 di Ermanno Labianca).

Dovrebbe essere disponibile dalla settimana prossima nei negozi (una volta si diceva più forniti), ma già qualche copia circola a livello furtivo: si tratta del disco di una coppia, padre e figlia più una serie di “figliocci” e condivide il titolo con una delle pietre miliari della musica, quel Fathers and Sons registrato da Muddy Waters con una serie di musicisti bianchi tra cui Mike Bloomfield in piena epopea della rinascita del Blues presso i musicisti bianchi. Ma non condivide lo stile, questa è “pura e semplice” musica folk quella che si fa da cent’anni sulle isole britanniche ma che tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 è diventata un “genere”. Prima attraverso alcuni pionieri come Davy Graham, le sorelle Shirley & Dolly Collins, Bert Jansch e John Renbourn (pensate che li ho visti tutti, ogni tanto faccio lo “sborone” come il scior Shomaker) e poi nella parte elettrica con Fairport Convention, Sandy Denny, Richard Thompson e di nuovo acustica con Planxty, Christy Moore, Moving Hearts e cantanti come Allan Taylor, Dick Gaughan, Mick Hanly o gruppi come la Bothy Band e i Chieftains. Ma anche personaggi più mainstream come Donovan o iconoclasti come Roy Harper, Michael Chapman e la Incredible String Band fino ad arrivare alla rinascita dei giorni nostri con gente come Kate Rusby, Dolores Keane, Mary Black, June Tabor e la Oyster band (ma questi sono in pista già da un po’) e poi l’ultimo folk revival più contaminato di Mumford and Sons, Laura Marling e tanti altri.

Ma Donald “Pedie” MacNeill e la sua musica in tutto questo dove si collocano? Giusto nel mezzo, nel senso che ci stanno bene insieme a tutti questi nomi citati (anche per investigare, se volete), una musica che sin dalle prime note del primo brano Fair Tides, con le note arpeggiate della chitarra che mi hanno ricordato l’incipit di Streets of London di Ralph McTell, si ispira a sua volta alla grande tradizione della musica popolare folk, sono “arie” che si respirano nell’atmosfera e nelle strade del Regno Unito e della vicina Irlanda. Si tramandano di generazione in generazione, come racconta nelle note del CD, Edward Abbiati dei Lowlands che insieme a Roberto Diana ha curato la produzione di questo Fathers and Sons: quando da ragazzino, d’estate,  lo spedivano alle isole Ebridi a passare le vacanze e lavorare, l’alternativa (oltre alle bevute di birra nei pub) alle probabili gare di tosatura delle pecore o mungitura della mucche, probabilmente era solo la musica che poi è diventata una passione. Anche per la famiglia MacNeill è una passione tramandata dal babbo Donald alla figlia Jen (e forse dalle generazioni precedenti) che quando canta The Morning Lies Heavy convoglia nelle sua voce bella ed espressiva tutta la storia delle voci femminili di questa musica (e anche quella di Allan Taylor che l’ha cantata).

Questo album peraltro raccoglie il meglio della produzione di MacNeill con l’aggiunta di nuovi arrangiamenti e di nuove canzoni registrate nella primavera del 2010 in una “casetta rosa” nei pressi di Pavia all the way from Colonsay, Scotland e poi “lavorate” nei mesi successivi da vari componenti dei Lowlands che hanno aggiunto i loro strumenti e le loro voci ai vari brani. Dalla fisarmonica di Francesco Bonfiglio nella suggestiva The Schoolroom cantata a due voci da padre a figlia, passando per il violino di Chiara Giacobbe nelle note senza tempo di The Spencer. Ma anche le chitarre e le voci di Roberto Diana e Ed Abbiati e nuovamente la fisarmonica di Bonfiglio e il violino di Chiara nel brano che dà il titolo a questo album, una Fathers And Sons che racconta una storia vera avvenuta durante la seconda guerra mondiale lungo le coste dell’Inghilterra, quando anche alcuni italiani persero la vita nel naufragio di una nave la “Arandora Star”, avvenuto nel luglio del 1940 e che è rimasto nella storia della piccola comunità di Colonsay e tramandato alle successive generazioni. Come in tutte le “grandi storie” della canzone popolare britannica la narrazione è viva e drammatica e fa rivivere le emozioni di quei lontani eventi con una musica vivida ed evocativa nella grande tradizione del genere.

C’è anche spazio per il low whistle di Jen MacNeill nel malinconico strumentale Farewell to Govan dove anche il violino e il piano si dividono le trame sonore del brano e il classico fingerpickin’ di un brano come Bouncing Babies ci trasporta sull’altro lato dell’oceano dove i chitarristi e i cantautori folk americani si reimpadronivano della materia nei primi anni ’60 nel Greenwhich Village. Brani come Wear Something Simple mi ricordano vecchi dischi dimenticati di Archie Fisher (altro scozzese Doc) o Wizz Jones altri maestri della musica folk tradizionale. The last trip è una bella ballata scozzese cantata con voce limpida da Jen MacNeill (che è brava anche di suo) e contrappuntata dalla chitarra alla Ry Cooder di Roberto Diana. Forse ho citato solo di passaggio la voce e lo stile di Christy Moore che mi sembra il massimo punto di riferimento per un album come questo di “Pedie” MacNeill, un brano come Days of your lives farebbe il suo figurone in un album del grande cantante irlandese che spesso inserisce anche brani di autori “non conosciuti” nel suo repertorio, il tocco del piano e dell’organo aggiunti alle sonorità delle acustiche sono la classica ciliegina sulla torta. In What’ll We Do fa anche capolino una armonica dylaniana che si aggiunge alle “influenze nobili” che si avvertono nella musica del nostro amico.

Per completare i contenuti di questo SSMCD004 della Standing Stone Music ( e questo fa supporre che per questa minuscola etichetta scozzese sono usciti altri tre dischi) e che sarà distribuito in Italia dalla IRD, e che è un prodotto confezionato con amore con un bel libretto con i testi e tutte le informazioni importanti, dicevo che per completare manca un ultimo brano Half-Hebridean, che è sì una canzone ma anche la storia di una vita, cantata ancora una volta dalle due voci della famiglia MacNeill. Se “allargate” le immagini del manifesto posto in apertura del Post potete vedere le date del breve tour italiano e se lo leggerete quando è già avvenuto potrete sempre “consolarvi” con l’acquisto del CD.

Piccole gioie semplici della vita come l’ascolto di questo album.  

Bruno Conti

“Semplicemente” Musica Folk! Donald And Jen MacNeill With Lowlands – Fathers And Sonsultima modifica: 2011-09-29T18:12:37+02:00da bruno_conti
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