Bravi Ma Sconosciuti. E Questo E’ Molto Bravo! Ron Hacker And The Hacksaws – Filthy Animal

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 Ron Hacker And The Hacksaws – Filthy Animal – Self-released   

Ormai sembra acclarato che per diventare una leggenda nella storia della musica una delle strade più battute sia quella di morire giovani, meglio se a 27 anni: da Robert Johnson a Brian Jones, passando per Janis Joplin, Jimi Hendrix e James Morrison, la storia si è ripetuta. Non sempre è stato così, anche John Campbell, grande cantante e chitarrista Blues bianco, è morto, relativamente giovane, stroncato da un infarto nel 1993 quando aveva 41 anni. Perché vi parlo di lui? Perché il personaggio (e la musica) di Ron Hacker, mi sembra si possa avvicinare, per certi versi, a quella di Campbell.

Entrambi sono virtuosi della chitarra dal corpo d’acciaio suonata preferibilmente in stile slide, entrambi sono cantanti dalla vocalità torbida, quasi misteriosa che si riappropria del meglio del Blues “classico” per stravolgerlo in una sorta di ibrido che incorpora anche elementi di rock (molto) e altre musiche con un suono grintoso e poderoso che non è sicuramente originale al 100% ma ha una sua profonda efficacia. Per chi non conosce John Campbell non posso che consigliarli i suoi tre album da solista con una preferenza per One Believer e Howlin’ Mercy rispetto al più acustico e tradizionale A Man and His Music, anche perché la produzione da major dei due dischi Elektra era molto più rifinita. Secondo alcuni (anche il sottoscritto sul Buscadero in quegli anni) Campbell avrebbe potuto essere negli anni ’90 quello che Stevie Ray Vaughan era stato negli anni ‘80, entrambi stroncati troppo presto rispetto a quello che avrebbero potuto dare ancora oppure avevano già dato tutto e si sono allineati al famoso motto di Pete TownshendI Hope I Die Before I Get Old”, non lo sapremo mai.

Uno che già era in circolazione ma si muoveva ai margini, tra culto e realtà per parafrasare un’altra celebre frase, era il nostro amico Ron Hacker, nativo del 1945 è sulle scene, si può dire, dagli anni ’50 ma la sua carriera professionale inizia molti anni dopo, attraverso un incontro fruttuoso con Yank Rachell a lungo partner di Sleepy John Estes che con i suoi insegnamenti ne ha affinato le capacità tecniche come chitarrista e ne è diventato un amico. I primi dischi di Hacker con varie configurazioni degli Hackers risalgono alla fine degli anni ’70 e da allora ha pubblicato 8 album, gloriosamente (semi)sconosciuti ai più ma non agli addetti ai lavori. Il modo ideale per conoscerlo (ma mi rendo conto che non è facilmente praticabile) sarebbe quello di assistere ad uno dei concerti che tiene regolarmente al Saloon, uno dei più vecchi bar di San Francisco, dove pare sia regola di non chiedergli di suonare brani di Stevie Ray Vaughan, causa un patto reciproco scambiato tra i due “Io non faccio brani tuoi e tu non suoni i miei”, ma potrebbe essere un’altra leggenda metropolitana.

L’alternativa più praticabile è acquistare questo Filthy Animal che sarà anche un album registrato in studio ma ha quel feeling dei dischi Live, una miscela di brani classici e originali di Hacker arrangiati nel suo stile con una forte presenza della slide che spesso impazza con grande gioia di chi ascolta.

Gli ospiti che affiancano Artis Joyce al basso e Bryant Mills alla batteria sono nei due primi brani dell’album: una ripresa pigra e sensuale della celebre di You Gotta Move di Memphis Minnie (Campbell faceva When The Levee Breaks) con la voce maliziosa di Leah Tysee che affianca quella più vissuta di Hacker. Il tun-tun-tun-tun-tun inequivocabile del blues annuncia una Bad Boy che proviene dalla penna del nostro amico che fa scivolare il suo bottleneck con gusto e tecnica ben coadiuvato dalla chitarra solista pungente di Debbie Davis, gran brano. I’m Going Away Baby di Jimmie Rodgers scorre fluida e piacevole, molto classica mentre Meet Me In The Bottom viene dal repertorio di Howlin’ Wolf che suonava anche una ottima slide, Hacker ci mette del suo e nella parte strumentale pareggia ma il “vocione” del Lupo era inarrivabile. Anche nel repertorio acustico Hacker non scherza come dimostrato nell’ottima Goin’ Down The River. Ma è nei brani elettrici quando fa viaggiare la slide che il suono decolla come in una eccellente cover di Evil o nella ripresa di Death Letter House di Son House e poi ancora in Gonna Miss You un brano di Slim Harpo arrangiato da Hacker con notevoli risultati. In definitiva è tutta roba buona, sia una Shotgun minacciosa o una fantastica rivisitazione di Chameleon di Herbie Hancock che diventa una funkyssima Filthy Animal con la slide che parte per la tangente e va in overdrive. Sarà anche un artista di culto ma è grande musica. Da scoprire!

Bruno Conti

Bravi Ma Sconosciuti. E Questo E’ Molto Bravo! Ron Hacker And The Hacksaws – Filthy Animalultima modifica: 2011-10-17T11:56:00+02:00da bruno_conti
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