Un “Comprimario” Di Classe – Bill Toms – Memphis

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BILL TOMS – Memphis – Terraplane Records 2011

E’ il caso di dire che l’allievo ha superato il maestro. Per chi frequenta le cronache del rock americano il suo nome non è nuovo, perché per un sacco di tempo Bill Toms è  stato il chitarrista degli Houserockers di Joe Grushechy, una delle più longeve “blue collar” band americane. Bill durante i suoi 25 anni di carriera artistica come chitarrista ( iniziata nel lontano 1987 nella leggendaria band di Pittsburgh), ha esordito nel 2000 con la sua band gli Hard Rain con My Own Eyes, sfornando in seguito lavori sempre di buon livello come This Old World, Paradise Avenue, The West end Kid, Spirits Chaos and a Troubadour Soul fino all’introvabile EP One Lonesome Moment,oltre al bellissimo Live At Moondog’s, tutti ispirati ad un rock stradaiolo, figlio di personaggi del calibro di Bob Seger, John Mellencamp, il suo mentore Joe Grushechy, ma più di tutti è stato Bruce Springsteen “il Boss” la figura di maggior riferimento di Toms.

Con questo nuovo Memphis (dal titolo emblematico) prodotto da Will Kimbrough , Bill ha
trovato il tempo e l’occasione giusta per mettere insieme un piccolo repertorio personale che
oltre alle ballate, riscopre una certa tradizione Soul e Rhythm & Blues per una musica  più
“southern ”. Con una  “squadra di musicisti”, che comprende Will Kimbrough che suona
di tutto (chitarra, basso, mandolino e armonica), Tom Breiding alle chitarre acustiche, Steve
Binsberger al piano, il bravissimo Phil Brontz al sax, Tom Valentine al basso, Bernie Herr alla batteria, Mark Cholewski alle chitarre, e Marc Reisman, Rick Witkowski, David Henry alle armoniche e percussioni, per un “sound” puro heartland rock.

Si parte con il Bo Diddley sound di I Won’t go to Memphis No More con il piano di Steve in evidenza, seguita da una ballata Colleen Goodbye cantata con una voce da carta vetrata, con  il sassofono di Phil Brontz a sputare note infuocate a ricordare il mai dimenticato Clarence Clemons. Misery si dimostra un brano dal profilo volutamente dimesso, cui fa seguito una On the Road of Freedom dall’inizio prettamente blue collar rock con un’armonica che apre all’intervento del sax, per un ritornello che entra subito in circolo.

Somebody Help Me e Waiting on the Pain, sono brani che ricordano il miglior Gary U.S. Bonds.  Una chitarra acustica introduce I’m Getting Closer un’altra ballad di spessore giocata sempre con il sax di Phil , l’elemento che caratterizza indistintamente il suono degli Hard Rain. Un piano notturno introduce una “maestosa” Tear This Old House Down, interpretata con voce e cuore da Bill, brano che non sfigurerebbe su un disco del primo Tom Waits, ad esempio The heart of Saturday Night. Meravigliosa!

Si cambia decisamente ritmo con una Lord don’t Take Me Now con la ritmica e l’organo per un suono da perfetta bar-boogie band. Con Hold On si tocca il punto più alto del lavoro, una ballata desertica con un’armonica “morriconiana” cantata in modo struggente e sofferto, brano che rimanda ad un periodo felice, quando una canzone sembrava poter cambiare il mondo e Springsteen era visto come il pioniere di una nuova era musicale. Da brividi. Per non uscire dal tema dopo una canzone di tale livello segue una I’ve Made Peace Now, dove le chitarre, il piano e l’immancabile sax disegnano un delicato tessuto sonoro. Si chiude come si era iniziato, con una Let’s Make a Better World dall’incedere saltellante dove traspare chiaramente che i componenti oltre alla loro bravura, si divertono alla grande a suonare con Bill Toms.

Memphis è la buona prova di un validissimo gregario diventato capitano, che senza grandi pretese ha realizzato un disco sui bei tempi andati, che lascia aperte tutte le porte ad un rock americano, un CD magari non impedibile, ma schietto e onesto dalla prima all’ultima nota.  Consigliato !!!

Tino Montanari

Un “Comprimario” Di Classe – Bill Toms – Memphisultima modifica: 2011-11-12T10:44:54+01:00da bruno_conti
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