Di Padre In Figlio, Sempre Blues Ma…Bernard Allison – Live At The Jazzhaus

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Bernard Allison Group – Live At The Jazzhaus – 2CD o DVD Jazzhaus Records

Torna Bernard Allison, a distanza di pochi mesi dal precedente The Otherside bernard%20allison  e lo fa con un bel doppio CD dal vivo (o DVD) che risolleva le sue quotazioni un po’ appannate da un paio di dischi non all’altezza della sua fama. Per chiarirlo subito, Bernard non è ai livelli del babbo Luther Allison, uno dei migliori musicisti della seconda generazione del Blues elettrico, ma è comunque un musicista di notevole spessore, buon cantante, ottimo chitarrista, influenzato tanto dal blues classico dei vari King e di Muddy Waters quanto da Johnny Winter e Stevie Ray Vaughan oltre che dal padre. Non manca anche una notevole passione per il funky e la soul music più ritmata tra le influenze del nono figlio della famiglia Allison, che si è fatto la sua bella gavetta nella band di Koko Taylor e poi nel gruppo del babbo e dal 1990, anno dell’esordio con The Next Generation, ha già pubblicato una quindicina di album per diverse etichette.

Questo Live At The Jazzhouse si inserisce sicuramente tra i migliori della sua produzione: accompagnato da un solido quintetto dove spicca il sax di Jose James che è un po’ il secondo solista della band in alternativa al tastierista Toby Lee Marshall il concerto, nella classica guisa delle soul and blues revue parte con uno strumentale, Send It In che è il classico brano per rompere il ghiaccio con tutti i musicisti che scaldano il pubblico per la stella della show con assoli di sax, organo e chitarra.Stella, Bernard Allison che arriva e parte con una versione ricca di funky soul di I Wouldn’t Treat A Dog dal repertorio di Bobby “Blue” Bland che forse in omaggio al nome del suo interprete originale è un po’ “blanda” (lo so, battuta scarsa)! L’altra cover del CD è una versione decisamente più vigorosa di quello che viene considerato il primo brano della storia del R&R, Rocket 88 attribuita a Jackie Brenston ma che proviene dalla fertile inventiva del primo Ike Turner. Quando con Tired Of Tryin’ i ritmi si fanno più funky-rock sembra di ascoltare una versione dei Band Of Gypsys con sax e tastiere aggiunti anche se più all’acqua di rose ma la chitarra con e senza wah-wah viaggia che è un piacere.

So Devine è una sorta di slow soul alla Robert Cray con la bella voce di Allison in evidenza mentre Black and White alza ritmi ed intensità mantenendo quel filone funky con basso slappato che appartiene allo stile del nostro amico. Life Goes On è uno di quei bei pezzi blues che avrebbero fatto la gioia di babbo Luther, Allison Way addirittura batte territori reggae-blues che è un filone non molto frequentato, peculiare ma non malvagio. Il secondo CD parte con una Groove me sempre funky ma con quei richiami alla SRV mentre The Otherside conferma la non eccessiva validità della versione di studio tratta dall’ultimo album, non memorabile per usare un eufemismo. Decisamente meglio la lunga Just My Guitar and me dove il contemporaneo uso di slide e wah-wah conferisce sonorità particolari alla chitarra di Bernard Allison che finalmente dà sfogo alle sue notevoli doti di solista e non per nulla il brano era firmato anche da Luther Allison.

Tobys B3 come da titolo è una improvvisazione di organo di Marshall mentre Serious era uno dei cavalli di battaglia di Allison Sr. e Bernard Allison e la sua band gli rendono giustizia con una versione monstre di oltre 15 minuti con tutti i solisti di volta in volta al proscenio e il leader del gruppo che ci regala un assolo di quelli magistrali per questo slow blues in crescendo. Si poteva anche finire qui ma Chills and Thrills tra Hendrix e Stevie Ray non è male pure nella sua eccessiva funkytudine, anche se l’assolo di chitarra è micidiale come di consueto e anche il sax si difende.

Bravo anche se non fondamentale, sempre Blues ma…il babbo Luther era molto più bravo.

Bruno Conti

Di Padre In Figlio, Sempre Blues Ma…Bernard Allison – Live At The Jazzhausultima modifica: 2011-11-14T11:53:54+01:00da bruno_conti
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