Una “Viaggiatrice” Particolare. Kathleen Edwards – Voyageur

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Kathleen Edwards – Voyageur – Rounder/Universal

La canadese Kathleen Edwards, giunta al suo quarto album con questo Voyageur, come forse saprete  per averlo letto, era partita per un “viaggio” alla ricerca di un produttore e di un nuovo suono e l’ha trovato nella persona di Justin Vernon (in arte Bon Iver), ma ha anche trovato l’amore. Questo nuovo album allo stesso tempo si unisce alla nutrita schiera dei “divorce album” in quanto tra metafore varie racconta la storia del collasso del suo matrimonio con il suo precedente produttore e compagno di vita Colin Cripps. Questa è in soldoni la storia della genesi e della realizzazione di questo album che martedì prossimo vedrà la pubblicazione anche sulle lande italiche dopo essere uscito, prima in America e poi in Europa nelle scorse settimane.

Lei, al sottoscritto piace, ma questo album ha scatenato una serie di commenti (forse anche superiori al valore del disco): chi l’ha stroncato senza pietà in Italia, chi l’ha osannato anche troppo in Inghilterra via Stati Uniti (il recensore di Uncut). Secondo me siamo in una onesta via di mezzo. Il disco si ascolta piacevolmente, ha più di un punto di contatto con il sound dell’ultimo omonimo album di Bon Iver ma pure qualche reminiscenza (peraltro poche) con il suo passato roots. Alcuni brani sono anche orecchiabili, vogliamo dire, più nobilmente, radiofonici, e non è un’offesa o una degradazione, se ogni tanto alla radio con il piattume che circola, ogni tanto, si possono sentire anche canzoni di chi qualcosa da dire ce l’ha, non può certo far male alle orecchie e al cuore di chi li ascolta.

 

Il disco, registrato tra Fall Creek nel Wisconsin e Toronto, Canada si avvale di una piccola pattuglia di collaboratori e ospiti ma il “grosso” del lavoro strumentale lo fa Justin Vernon che si destreggia tra chitarre acustiche ed elettriche, tastiere, banjo, basso e “l’odiato” synth pietra dello scandalo (che ad essere onesti un po’ rompe la balle ma non troppo), mentre Kathleen Edwards suona molte chitarre acustiche, piano e organo, un evocativo violino nella malinconica ballata A Soft Place To Land, entrambi si alternano al vibrafono in un paio di brani, non proprio uno strumento da musica orecchiabile se proprio vogliamo.

 

Il collega canadese Jim Bryson (molto bravo, ha fatto cinque album a nome suo), una costante nei dischi della Edwards firma il brano Sidecar e appare costantemente come musicista nel disco. Anche Hawksley Workman altro quotato cantautore canadese pur di partecipare siede alla batteria in un paio di brani (ma è uno dei tanti strumenti che suona). E nel brano finale, la lenta avvolgente e ipnotica For The Record le armonie vocali sono a cura di Norah Jones. Mi piace ricordare anche il folk-pop brioso dell’iniziale Empty Threat e la atmosfere più raccolte di House Full Of Empty dall’impronta più acustica che ricorda i lavori passati di Kathleen Edwards. Mint ha un suono più rockeggiante vagamente (ma molto vagamente) alla Sheryl Crow mentre Pink Champagne potrebbe ricordare le sonorità meno austere della connazionale Sarah McLachlan con un bell’insieme corale. E ricordiamo pure pure Change The Sheets che mi ha fatto rimembrare i Cranberries del primo periodo (qui da David Letterman).

 

Insomma se vi piacciono le voci femminili di talento, questo Voyageur non è un capolavoro ma nemmeno una “schifezza”. Quando si è proprio incerti sui risultati finali si usa estrarre dal cilindro il termine “lavoro di transizione”. Si può fare!

Bruno Conti

Una “Viaggiatrice” Particolare. Kathleen Edwards – Voyageurultima modifica: 2012-01-26T19:14:00+01:00da bruno_conti
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