Uno Dei Migliori Bluesmen In Circolazione! Joe Louis Walker – Hellfire

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Joe Louis Walker – Hellfire – Alligator Records/Ird

Joe Louis Walker colpisce ancora! Questo Hellfire (il debutto per la Alligator) è forse il suo miglior disco in assoluto, anche se dovendone citare uno scarso non saprei dove andare a parare, in una lunga carriera che lo ha portato ad incidere con quasi tutte le più importanti etichette indipendenti del mondo e anche con qualche major. Ma quest’ultimo ha quel quid in più che contraddistingue gli album particolarmente riusciti: sarà la produzione di Tom Hambridge, anche ottimo batterista, che è stato definito il “Willie Dixon” bianco per i suoi lavori, a partire da Just Won’t Burn di Susan Tedeschi del 1998 per arrivare ai recenti Skin Deep e Living Proof di Buddy Guy (senza dimenticare 2120 South Michigan Ave. di George Thorogood). Il punto che lo accomuna al grande della Chess è il fatto che Hambridge partecipa, oltre che come produttore, anche come autore alla stesura degli album ai quali collabora.

E’ ovvio che se il materiale su cui si lavora è già ottimo alla fonte, il risultato è garantito. Mi viene da dire che Buddy Guy sia proprio il musicista che più si può accostare a Joe Louis Walker (e un pizzico di BB King per la grinta vocale): grande rispetto per le radici blues classiche ma una apertura anche verso il rock e le sonorità più tirate (non era un mistero che Guy e Jimi Hendrix, a fine anni ’60 si sono influenzati a vicenda), un amore per altre forme di musica nera come soul e gospel e una personalità trascinante. Tutti tratti che lo accomunano a Walker, che in più è in possesso di una delle migliori voci in circolazione, in grado di essere grintosa e potente ma anche melliflua e tenera allo stesso tempo. E poi una tecnica chitarristica e un tiro mostruosi, sembra proprio che il “fuoco dell’Inferno” gli bruci sotto il sedere.

Già dall’inziale traccia che dà il titolo al CD, una rauca e poderosa Hellfire con la ritmica che pompa e l’organo di Reese Wynans che disegna ghirigori, si capisce che siamo sulla giusta lunghezza d’onda, quando poi Joe Louis Walker innesta il wah-wah per un assolo devastante è subito goduria! Per scombinare le carte Walker ci regala immediatemente uno slow blues, I Won’t Do That, da manuale del genere, Wynans passa al piano e il nostro amico ci spiega come si costruiscono i grandi assoli, un misto di tecnica e feeling, il tutto cantato con una voce da brividi e la produzione di Hambridge che illumina tutti i particolari. Ride All Night per contro è un brano rock che avrebbe fatto la gioia degli Stones del periodo migliore, una sorta di Gimme Shelter con la seconda voce di Wendy Moten che urla e strepita e la slide di Walker che taglia l’aria, ottima! Per I’m On To You Joe sfodera anche l’armonica d’ordinanza, che peraltro suona molto bene, per un brano più tradizionale ma non per questo meno soddisfacente, anche il “trucchetto ” di autocitarsi nel testo della canzone è uno dei “classici” del Blues (non importa se la firma del brano è di Hambridge & Fleming).

Con What’s It Worth si toccano livelli incredibili: un brano che inizia lento, con organo e chitarra minacciosi e poi si trasforma in una lunga improvvisazione psichedelica in un crescendo inarrestabile che non avrebbe sfigurato nella facciata più tirata e sperimentale di “Electric Ladyland”del grande Jimi, il finale del brano in particolare è quasi “magico”, e non sto esagerando. A questo punto cosa ti pensano il Walker (e anche l’Hambridge), e se chiamassimo i Jordanaires per un bel tuffo nel gospel? Detto fatto e ti ritrovi ad ascoltare un brano come Soldier For Jesus con la voce del nostro che guida il gruppo vocale in una esuberante rilettura del genere con slide e organo che aggiungono pepe alla esecuzione. I Know Why con l’aggiunta dei fiati e la voce melliflua e carezzevole di Joe è un lentone da pista da ballo soul, fiati che rimangono anche per la successiva Too Drunk To Drive Drunk un rock and roll frenetico con il marchio di approvazione del Thorogood più ruspante con tanto di solista “riffologica e battezzante” come usava il George dei tempi d’oro (ricordo un Odissea 2001 a Milano di qualche annetto fa, mi fischiano ancora le orecchie)!  

Altro grande brano, Black Girls, ancora con la seconda voce della Moten alla ribalta ed un drive del brano che ricorda il Ry Cooder di Bop Till You Drop (anche la slide aiuta) o i Little Feat intrippati di brutto. Don’t Cry, nuovamente con i Jordanaires pronti alla bisogna è un altro gospel soul errebì da godersi fino alla fine, lui canta veramente bene, il gruppo gira alla grande, con la chitarrina choppata di Walker a presiedere le operazioni. L’unica cover viene tenuta per ultima: una rilettura notevole di I’m Movin’ On di Hank Snow ma che tutti ricordano nella versione di Johnny Cash e anche la figlia Rosanne l’aveva inserita in apertura del suo bellissimo The List. La versione di Joe Louis Walker è da grande del Blues, pimpante e pulsante come poche, a conferma di un momento di grazia goduto in questo Hellfire, dischi di “genere” Blues così belli se ne faranno pochi nel corso dell’anno, garantisco!

Bruno Conti

Uno Dei Migliori Bluesmen In Circolazione! Joe Louis Walker – Hellfireultima modifica: 2012-02-01T19:01:00+01:00da bruno_conti
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