Country Got Soul! Steve Azar – Delta Soul Volume One

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Steve Azar – Delta Soul Volume one – Ride Records

Direi che per questo disco il termine perfetto è proprio “Country Got Soul”. Steve Azar non è un giovane debuttante, ha già pubblicato quattro album dal 1996 a oggi, soprattutto in un ambito country (che comunque rimane il “cuore” della sua musica), transitando anche per una major come la Universal per Waitin’ On Joe del 2002 uscito su Mercury Nashville. Questo “nuovo” Delta Soul Volume One lo riporta alle radici della musica e anche delle sue origini: Azar è nato a Greenville, Mississippi, la patria del Blues del Delta, a due passi da Clarksdale. Si tratta di quattro nuovi brani e cinque rivisitazioni di vecchie canzoni re-incise senza il sound leccato delle produzioni targate Nashville, capitale del Tennessee dove il nostro amico era stato anche autore, negli anni della sua militanza country.

Il salto di qualità è evidente (anche se i vecchi album non erano male): nelle note del disco, volando alto, si definisce Delta Soul la musica che nasce dal delta del Mississippi (e lì Azar è a posto), storie di vite dure, una miscela di culture e razze, povertà e orgoglio, e in questo caso non vi so dire. Musica che ha influenzato il miglior Blues e Rock della storia: Clapton, gli Stones, Paul Simon (?), Led Zeppelin, ZZ Top sono stati ispirati da quella musica e l’hanno trasposta nella loro. Non so se siamo a quei livelli, ma idealmente il sound di Steve Azar sicuramente si nutre di soul, blues, southern rock, country e li frulla in uno stile fresco e vitale che merita un ascolto approfondito. Il disco, anche se autogestito, ha un suono molto professionale, da major, e uno stuolo di musicisti e collaboratori di qualità, tra cui i più noti sono il batterista Chad Cromwell e il chitarrista Kenny Greenberg, ma quelli fondamentali nell’economia del suono sono Mark Easterling che si occupa della solista e della slide e Gary Morse alla steel guitar e alla weisserborn nonché John Wallum che “pennella”  organo, piano e clavinet. Azar è in possesso di una bella voce, a suo agio nei brani più rock come nelle ballate, scrive ottime canzoni, suona anche chitarre acustiche ed elettriche e si occupa della produzione.

Il disco mi è decisamente piaciuto: dall’iniziale Highway 61 (la “strada” di quelle contrade) scritta in collaborazione con James House, altro ottimo cantautore di cui si erano perse la tracce e che appare anche nell’album e in questo brano in particolare, il tocco della Weissenborn, un organo B3 epitome del soul, la voce sicura e melodica di Azar, tutto coincide per una partenza felice. Ma Flatlands ha tutta un’altra marcia, batteria e percussioni in primo piano, ritmi southern con una slide che scalda le atmosfere sin dalla partenza e poi si scioglie in un lungo assolo ricco di connotati blues doc, con l’altra chitarra che risponde e rilancia il brano in continue accelerazioni, un piano alla Chuck Leavell, gran bella musica se posso sbilanciarmi, questo è proprio country got soul, e blues e rock e southern music se vogliamo aggiungere.

Mississippi Minute è un altro brano sempre in perfetto bilico tra acustico ed elettrico, chitarre e tastiere che si integrano perfettamente con un cantato molto laidback e qualche “tocco” del George Harrison dei lati B dei singoli del periodo Beatles-Apple, delizioso. Nuovamente slide in primo piano per l’ottima Gonna Be Good Lovin’ You e poi il funky-blues della tirata Bluestune con Jason Young il co-autore che aggiunge la sua armonica e canta il secondo verso con una voce ricca di ardore mentre sullo sfondo si agita una voce di supporto fermentata nel soul, forse femminile ma potrebbe essere un clamoroso falsetto. Indianola era la title-track del terzo CD di Steve Azar e dimostra che anche l’arte della ballata roots non è una virtù sconosciuta al titolare di questo album. Doin’ It Right è un’altra dimostrazione di come si fa a fare della musica country di ottima qualità, belle melodie, impasti di voci e strumenti delicati e raffinati, musica che ti entra in testa con facilità.

Goin’ To Be The Devil è un’altra southern tune, ricca di feeling e ritmo, con retrogusti swamp a cura dell’organo e della slide. The River’s Workin’ con piano ed organo ad aprirla è un brano degno del miglior Jackson Browne o dello Springsteen più rootsy, la solita slide che la caratterizza e un bel crescendo ti lasciano un senso di soddisfazione ed appagamento finale. Steve Azar, questo signore è bravo, fatevi un appunto, consigliato caldamente!

Bruno Conti

Country Got Soul! Steve Azar – Delta Soul Volume Oneultima modifica: 2012-02-08T14:09:47+01:00da bruno_conti
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