Ogni Occasione E’ Buona Per Festeggiare! Ma Comunque Due Buoni Dischi: Fairport Convention – Babbacombe Lee Live Again & By Popular Request

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Fairport Convention “Babbacombe Lee Live Again” –  “By Popular Request” (Matty Grooves CD)

Come vi ha anticipato Bruno qualche giorno fa, sono stato “incaricato” di parlare delle due nuove uscite contemporanee dei Fairport Convention, e lo faccio con immenso piacere in quanto stiamo parlando di una delle mie band preferite, e non solo in ambito folk. Per quei due o tre che ancora non lo sanno, i Fairport Convention sono IL gruppo per antonomasia per quanto riguarda il folk-rock inglese, direi gli inventori del genere, nel quale hanno militato vere e proprie leggende viventi (e non, purtroppo) della musica britannica quali Sandy Denny, Richard Thompson, Ashley Hutchings ed il violinista extraordinaire Dave Swarbrick. La loro storia è costellata di grandi canzoni e di splendidi dischi, soprattutto nel primo periodo, la cui punta di diamante è stato l’insuperato Liege & Leaf, album che non dovrebbe mancare in nessuna collezione che si rispetti. Senza i Fairport, band come gli Steeleye Span, la Albion Band, i Lindisfarne non dico che non sarebbero esistiti, ma forse avrebbero avuto uno sviluppo un po’ diverso. (Discorso a parte per i magnifici Pentangle di John Renbourn e Bert Jansch, altro grandissimo gruppo però più di nicchia e meno popolare dei Fairport, oltre ad aver avuto una vita molto più breve: il loro Basket Of Light è considerato quasi al pari di Liege & Lief, anche se io personalmente preferisco Cruel Sister).

Dopo la prima fase di splendore (fine anni sessanta) i Fairport, complici anche le defezioni dei loro membri più rappresentativi (Denny e Hutchings prima, Thompson dopo l’ottimo Full House) hanno via via perso appeal verso il grande pubblico, e non è bastata la rentrée in grande stile della Denny per l’album Rising For The Moon e susseguente tour: dopo altri tre album con Swarbrick in veste di leader (invero abbastanza mediocri), i nostri presero atto che, in piena era punk e new wave a nessuno interessava minimamente la loro musica e si sciolsero senza troppi rimpianti. La creatura venne risuscitata nel 1985 da Simon Nicol (unico membro fondatore, assente però nella prima metà degli anni settanta) con Dave Pegg (nel gruppo dal 1970), Dave Mattacks (batterista dell’epoca d’oro, sostituito nel 2000 da Gerry Conway), il violinista Ric Sanders (al posto di Swarbrick, costretto alla quasi immobilità ed afonia da una rara malattia) ed il polistrumentista Maartin Allcock (sostituito da Chris Leslie nel 1997), per il buon album Glady’s Leap: il quintetto è quindi giunto (con i cambi di cui vi ho detto poc’anzi) fino ai giorni nostri, con una serie di album sia in studio che dal vivo di buona, a volte ottima, qualità, forse non più fondamentali come quelli degli anni sessanta, a volte anche difficilmente distinguibili uno dall’altro, ma comunque sempre sinceri, spontanei e ben suonati.

Il titolo del post si riferisce al fatto che, negli ultimi vent’anni, i Fairport non hanno mai perso occasione per autocelebrarsi e, a partire dai 25 anni di attività, ogni lustro hanno sempre pubblicato qualcosa di commemorativo, molti album dal vivo e qualcuno anche in studio (XXXV appunto per i 35 anni, A Sense Of Occasion per i 40), ed ora mettono in commercio, per ora solo sul loro sito, ben due dischi in contemporanea: la versione dal vivo di Babbacombe Lee, uno dei loro album più popolari (che ha compiuto 40 anni lo scorso 2011) ed una selezione dei loro brani più noti, votati dai fans e reincisi in studio per l’occasione (per i loro 45 anni, compiuti nel 2012), intitolato By Popular Request.

Partiamo dal primo: Babbacombe Lee fu l’unico tributo dei Fairport alla moda all’epoca imperante dei concept albums, e narra la storia di John Lee, un ladruncolo vissuto nell’epoca vittoriana con qualche leggero precedente penale, che ebbe un breve periodo, il migliore della sua vita, nella Royal Navy, per poi tornare a lavorare per la sua ex datrice di lavoro, tale Emma Keyes. Un bel giorno, la Keyes venne trovata brutalmente assassinata in casa, e dell’omicidio venne accusato proprio John: pur non avendo praticamente prove per inchiodarlo, Lee venne processato e condannato a morte mediante impiccagione, e rinchiuso nel carcere di Babbacombe (da qui il suo primo soprannome, l’altro è The Man They Couldn’t Hang e vedremo subito perché). Il giorno dell’esecuzione, John (che si era sempre dichiarato innocente) sopravvisse a ben tre tentativi di impiccagione, a causa pare di un malfunzionamento della forca (ma c’è chi ipotizzò un intervento divino) e, siccome la legge all’epoca stabiliva che dopo tre tentativi a vuoto la condanna a morte veniva automaticamente annullata, John venne tradotto di nuovo in carcere per l’ergastolo, ma dopo qualche anno una revisione del processo riconobbe la sua innocenza e gli ridiede la libertà. Inutile dire che questa vicenda ispirò racconti, libri e film, ed anche i nostri bravi Fairport non si lasciarono sfuggire l’occasione di preparare un bel disco sulla vicenda. Ora esce, come già detto, questo Babbacombe Lee Live Again, registrato nel corso del tour invernale dello scorso anno, nel quale il quintetto ripropone con assoluta fedeltà all’originale la serie di canzoni, divisa in cinque parti (la gioventù di Lee, il suo periodo in marina, l’omicidio con i commenti della gente comune, il processo con condanna annessa, l’attesa per l’esecuzione con il sogno premonitore fatto la notte prima dell’impiccagione).

Le canzoni non sono state dilatate, l’album dura pressappoco come quello originale, ma l’affiatamento di Nicol e soci è tale che i brani ne escono arricchiti dal punto di vista sonoro: non dimentichiamo che queste canzoni non fanno parte del loro repertorio live abituale, ma la loro bravura è tale che sembra che non abbiano suonato altro negli ultimi 40 anni. Non sto a citare tutti i brani (se siete seguaci dei Fairport li conoscete già, se non lo siete vi consiglio comunque di procurarvi prima la versione originale del 1971), ma di sicuro un plauso lo merita la prima parte, la più rock, con buone versioni di Little Did I Think e le due parti di I Was Sixteen, la parte in marina, a mio parere la più trascinante, dove emerge la splendida Sailor’s Alphabet, una sontuosa e travolgente versione di una filastrocca tradizionale marinara, già superlativa nell’album originale e qui resa ancor più scintillante dagli interventi di Leslie e Sanders, le intense Trial Song e Cell Song, fino allo scatenato finale, puro folk-rock, di Wake Up John (Hanging Song), che descrive il cammino verso il patibolo e le sensazioni di Lee, lasciando in sospeso il lieto fine del mancato funzionamento del meccanismo. Un buon live quindi, un classico minore dei Fairport a cui è stata data una ventata di freschezza, oltretutto presentato in una confezione digipak accattivante.

Il secondo disco in esame oggi, By Popular Request, è invece il frutto di un sondaggio online (al quale ho partecipato anch’io…) indetto dai Fairport stessi, nel quale i fans dovevano votare le loro venti canzoni preferite della band inglese: i cinque hanno poi scelto le tredici canzoni più votate ed il risultato è ora nelle nostre mani. Perché solo tredici è un mistero, forse fra qualche mese uscirà un secondo volume, anche perché trovo inspiegabile l’assenza di capolavori come Sloth o Who Knows Where The Time Goes? (magari cantata da June Tabor…), ma anche di brani molto popolari come il famoso medley strumentale di Liege & Leaf o Rising For The Moon (il cui rifacimento è uscito però solo un anno fa su Festival Bell), in luogo di brani minori come Farewell, Farewell o Jewel In The Crown, due belle canzoni per carità, ma di secondaria importanza nella storia della band. Facezie a parte, il disco è a mio parere molto bello (anche se l’idea di base non è il massimo dell’originalità), suonato, cantato e prodotto alla perfezione, e ci mancherebbe dato che i cinque collaborano da una vita, per non dire della bellezza delle canzoni che è ormai assodata. Il disco è strutturato come un concerto, cioè parte con la vivace Walk Awhile, nella quale Nicol, Pegg e Leslie si alternano alle lead vocals, una resa molto trascinante, e si conclude con Meet On The Ledge, il brano di Richard Thompson che da sempre chiude i loro spettacoli, un brano “inno” che ormai abbiamo sentito in tutte le salse, sempre bella anche se non la mia preferita.

In mezzo, undici perle, tra le quali segnalerei senz’altro la grandissima Crazy Man Michael, una delle migliori canzoni uscite dalla collaborazione tra Thompson e Swarbrick, un brano originale che suona come uno splendido ed evocativo traditional, impreziosito qui da un assolo di whistle da parte di Leslie, ma anche il classico thompsoniano Genesis Hall o, unica rappresentanza della penna di Sandy Denny, l’intensa Fotheringay. Bellissime poi le due ballate donate ai Fairport dal folksinger Ralph McTell, ovvero The Hiring Fair (meglio dell’originale questa versione) ed il brano ispirato dalla guerra civile Red & Gold, entrambe cantate dalla bella voce calda di Nicol; e come non citare il capolavoro di Swarbrick Rosie, una ballata come oggi non se ne scrivono più, affidata alla voce angelica di Leslie. Non manca nemmeno Matty Groves, uno dei loro brani più coinvolgenti (ma non hanno messo Dirty Linen, mannaggia a loro!), oltre alla breve e scattante The Hexhamshire Lass, con Pegg alla voce solista. Come dite? Ne ho citate solo dodici? La tredicesima è Sir Patrick Spens, rifatta in versione discreta ma un po’ scolastica, forse la meno brillante del lotto.In definitiva comunque due ottime proposte: se Babbacombe Lee Live Again è da considerarsi un regalo ai fans, By Popular Request è ottimo sia per chi come me ha tutto dei Fairport, sia per i neofiti assoluti (sempre quei due o tre di prima), al quale dovranno poi obbligatoriamente aggiungere almeno Liege & Lief e una antologia a scelta (con qualche soldino in più consiglio l’imperdibile box multiplo della Free Reed, Fairport Unconventional, uscito qualche anno fa, composto interamente da versioni studio o live inedite dei loro brani migliori: per me, uno dei cinque cofanetti da isola deserta).

Buon ascolto.

Marco Verdi

Ogni Occasione E’ Buona Per Festeggiare! Ma Comunque Due Buoni Dischi: Fairport Convention – Babbacombe Lee Live Again & By Popular Requestultima modifica: 2012-02-15T10:36:00+01:00da bruno_conti
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