Un Bel Dischetto…Ma Chi Gli Ha Tovato Il Nome Al Gruppo? Giant Panda Guerrilla Dub Squad – Country

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Giant Pand Guerrilla Dub Squad – Country – Controlled Sunstance Sounds Labs CD

Internet è stata senza dubbio l’invenzione più importante del secolo scorso, ma a volte va presa un poco con le molle: se per esempio vi svegliate la mattina con un dolorino alla spalla e cercate online che cosa può essere, vi convincerete dopo mezz’ora di avere al massimo un paio di mesi di vita… Questo per dire che, quando ho cercato sul web informazioni sui Giant Panda Guerrilla Dub Squad (un bel nome, non c’è che dire, ma anche la loro etichetta non scherza), band di Rochester, NY, la definizione più spesso associata a loro era psychedelic reggae.

Ora, io tollero la psichedelia (in alcuni casi la apprezzo anche, ma diciamo che non ucciderei per essa), ma il reggae non lo…reggo (il gioco di parole è involontario): ho sempre avuto grande rispetto per la figura di Bob Marley (ed anche per Jimmy Cliff), ma le probabilità di trovare un disco reggae nella mia collezione (ed io ascolto da Van Morrison ai Whitesnake) sono pari a quelle di vedermi trascorrere le vacanze estive in Afghanistan. Quindi, fedele al verbo del web, comprenderete la circospezione con cui mi sono avvicinato a questo album dei Panda (li chiamo così per brevità), il secondo dopo il debutto del 2006 Slow Down (e due live, infatti i ragazzi hanno una intensa attività dal vivo, dove assumono i connotati di una vera jam band): ebbene, dopo solo un paio di brani i miei dubbi si erano dissolti.

Il titolo del disco, Country, poteva suggerirmi qualcosa, ed in effetti qui non c’è traccia né di psichedelia né di reggae: il quintetto (composto da James Searl, Chris O’Brian, Dylan Savage, Aaron Lipp e Dan Keller, non c’è un leader, i brani sono scritti da tutti insieme e tutti cantano) opera infatti uno sconfinamento dal loro suono abituale, per proporci un riuscito album di vera roots music, con molto country e folk nei cromosomi, una buona dose di rock, ma con una decisa predisposizione per la strumentazione acustica.

Ed il disco è una piccola sorpresa (anche se non ho termini di paragone con quello che fanno di solito), una belle serie di canzoni, tutte originali tranne una, che più che verso la musica giamaicana hanno debiti con gente come Gram Parsons, The Band e, soprattutto, i Grateful Dead più bucolici: il country proposto dai Giant Panda è in realtà una serie di brani di stampo quasi tradizionale, molto semplici nella struttura ma anche molto solari e freschi, con poco spazio per la malinconia. Un album quindi frizzante e godibile, che ci mostra ancora una volta il talento e la versatilità di certe bands, che non si pongono limiti e hanno confini molto allargati: un disco che dovrebbe rimanere però un episodio a sé stante, in quanto, proprio in questi giorni (Country è uscito a fine Gennaio) i Panda hanno pubblicato un altro CD questa volta elettrico, intitolato In These Times, nel quale tornano al loro sound collaudato (non male comunque, sei anni di silenzio dal primo disco e poi due album nel giro di tre mesi). Si inizia subito bene con Sunshine: intro per banjo e violino, ritmica spezzata, voci all’unisono e melodia decisamente solare (come da titolo), un avvio decisamente piacevole.

Far Away è puro country, senza contaminazioni di sorta, più che di Bob Marley i nostri sembrano seguaci del Neil Young di Harvest; anche la title track propone ciò che il titolo lascia presagire, cioè un brano elettroacustico di natura bucolica, puro ed incontaminato, con una bella slide che caratterizza la canzone dall’inizio alla fine.Get Me Through ci offre un’altra orgia di strumenti a corda (ai quali si aggiunge un pianoforte) e la solita atmosfera campagnola quasi d’altri tempi: non conosco i Panda quando suonano reggae psichedelico, ma in questa veste mi piacciono assai. Hanno il piglio dei veterani, sembra che non facciano altro che portare in giro questo tipo di suono. Kids In The Square è più contaminata da suoni rock, ma mantiene lo spirito rurale, e qui si notano molto le somiglianze con i Dead più roots (anche il modo di cantare è in debito con quello di Jerry Garcia); la frizzante e solare Healing lascia intravedere qualche influenza reggae, ma più nella melodia che nel ritmo, rimanendo comunque molto godibile.

In These Times (che, come abbiamo visto, è anche la title track del disco in uscita in questi giorni) è un honky-tonk un po’ sghembo, con interventi quasi da jugband, mentre con New Speedway Boogie siamo in pieno territorio Dead (è infatti proprio il brano tratto da Workingman’s Dead): una cover rispettosa, ma piena di freschezza e perfettamente calata nel mood bucolico-solare del disco. L’album (dieci canzoni) si chiude con la folkie e corale Love You More, una delle mie preferite, e con la saltellante All Night Music, ennesimo brano pieno di brio e allegria. Ora non ci resta che scoprire i Giant Panda Guerrilla Dub Squad (alla fine del pezzo è doveroso citare di nuovo il nome completo…) nei loro territori più abituali, sperando comunque che Country non rimanga un episodio isolato.

Marco Verdi

Un Bel Dischetto…Ma Chi Gli Ha Tovato Il Nome Al Gruppo? Giant Panda Guerrilla Dub Squad – Countryultima modifica: 2012-04-12T11:10:24+02:00da bruno_conti
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