“Famiglie Reali” – Royal Southern Brotherhood”

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Royal Southern Brotherhood –  Ruf Records

Questo disco segna l’incontro tra i rappresentanti di due delle “Famiglie Reali” della musica del Sud degli Stati Uniti: gli Allman, di Jacksonville, Florida, ma Devon, il figlio di Gregg, è nato a Corpus Christi, Texas e i Neville, da New Orleans, Lousiana, nella persona di Cyril, il quarto dei fratelli. Oddio, se proprio vogliamo andare a vedere non sono i migliori del lotto nelle rispettive famiglie, ma comunque due musicisti dalla carriera più che rispettabile e se uniti ad un altro “veterano” della scena rock americana, il chitarrista e cantante Mike Zito, la terza punta della corona, il risultato finale ha un suo certo appeal. Non guasta la presenza di due solidi musicisti come Yonrico Scott (dalla Derek Trucks Band) e Charlie Wooton (dei Wood Brothers) che costituiscono una sezione ritmica ricca di inventiva. La Ruf Records li ha messi insieme al produttore Jim Gaines, di cui non sempre amo tutte le produzioni ma che ha una indubbia sensibilità per il rock ed il blues e un certo suo sound professionale, commerciale ma non oltre i limiti di guardia e comunque orientato verso gli album soprattutto di chitarristi (Santana e Stevie Ray Vaughan tra i suoi “clienti). E in questo album di debutto degli RSB le chitarre hanno un ruolo preponderante anche se i tre leader si alternano come voci soliste con risultati apprezzabili. Certo, non abbiamo Gregg Allman o Art e Aaron, ma la fusione tra il rock sudista nel DNA di Devon e il classico sound “nero” marchio di fabbrica della famiglia Neville, decisamente funziona.

Se uno dovesse giudicare solo sull’apertura strepitosa dell’iniziale New Horizons, firmata dalla coppia Neville/Zito e dove l’incontro tra il soul carnale dei migliori Nevilles e il rock classico è pressoché perfetto, tra chitarre assatanate e intrecci vocali di gran classe, si potrebbe pensare ad un album di prima fascia, per mutuare un termine calcistico. Il resto non è poi sempre su questi livelli ma la “Fratellanza Reale Sudista” ha comunque molte frecce al proprio arco: l’inizio di Fired Up potrebbe far pensare al Willy DeVille del periodo di New Orleans e poi evolve in un classico groove funky-rock tipico dei Neville Brothers del periodo di Yellow Moon, con chitarre fluide e santaneggianti e un tripudio di percussioni a cura dello stesso Cyril che ha scritto il brano con il bassista Wooton. Left My Heart In Memphis è il primo contributo di Devon Allman, una bella ballata blues ma ricca anche di accenti soul con le chitarre a sottolineare il cantato ricco di pathos del “giovane” della famiglia (quest’anno compie 40 anni anche lui ma sapete che nel Blues a quell’età vengono considerati degli sbarbati). Moonlight Over The Mississippi ancora dell’accoppiata Zito/Neville è nuovamente un bel misto di funky, blues e rock con chitarre sinuose anche con wah-wah, su un tappeto ricco di percussioni.

Poi questa formula viene applicata su un brano che, ohibò, mi pare di sovvenire: firmata da Hart/Hunter, Fire On The Mountain è l’unica cover di questo album, tra ritmi vagamente reggae, una slide insinuante e il solito wah-wah innestato, il classico dei Grateful Dead subisce nuovamente un trattamento alla Neville Brothers, molto percussivo ma ricco nel reparto chitarristico. Ways About You ancora uno slow R&B della premiata ditta Zito/Neville comincia a mostrare qualche crepa di ripetitività, il sound è piacevole ma a lungo andare non siamo di fronte a brani di spessore eccelso e non sempre le chitarre possono ovviare ai difetti (piccoli ma comunque presenti). In Gotta Keep Rockin’ emerge alla superficie quel gusto di Gaines per le produzioni rock anni ’80 da FM, c’è anche del southern ma è quello del periodo più commerciale, niente di male, sempre buona musica, basta saperlo. Nowhere To Hide è ancora una composizione di Devon, elettroacustica e piacevole, ma nulla di memorabile.

Hurts My Heart del solo Mike Zito, è il brano più southern di questo album, tra ritmi rock, chitarre spiegate e belle armonie, come molto buono è il groove bluesy della successiva Sweet Jelly Donut con una bella slide ad insaporire un sound che per una volta fonde alla perfezione Allman e Neville. All Around The World, senza infamia e senza lode, è un altro brano rock dalla penna di Zito (che stranamente è l’autore principale del gruppo), mentre la conclusiva Brotherhood è una bella cavalcata strumentale che sicuramente diventerà occasione per lunghe jam strumentali in concerto ma già in questa versione concisa di quattro minuti continua a far intravedere le potenzialità di questa nuova Band.

Bruno Conti

“Famiglie Reali” – Royal Southern Brotherhood”ultima modifica: 2012-05-11T09:28:41+02:00da bruno_conti
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