“Vecchio” Rock Per Nuovi Talenti. Grace Potter & The Nocturnals – The Lion The Beast The Beat

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Grace Potter & Nocturnals – The Lion The Beast The Beat – Hollywood Records Deluxe Edition

Sono sempre stato un “fan” della musica della cantante del Vermont non-quella-grace-ma-grace-potter-and-the-nocturnals.html, ma l’ultimo, omonimo, terzo disco di studio non mi aveva convinto fino in fondo, nonostante alcune critiche positive e qualche canzone di buona qualità. Un suono troppo “leccato”, colpa di un produttore come Mark Batson, abituato a lavorare con gente come Maroon 5, Dr. Dre, Eminem, Nas e compagnia bella leggere-sempre-bene-le-note-grace-potter-and-the-nocturnals.html e quindi le tastiere della Potter erano molto sintetiche e diverse dal suono delle esibizioni live: non dimentichiamoci che Grace Potter and The Nocturnals sin dal 2002, anno della loro apparizione, si sono costruiti una reputazione nel circuito delle jam band e dei Festival, se andate sul sito gratuito (e legale)http://archive.org/ , trovate quasi 400 concerti gratuiti da scaricare (dei Grateful Dead ce ne sono quasi 9.000) e potete rendervi conto di quanto siano bravi dal vivo (non per nulla hanno pubblicato due CD live per i Record Store Day del 2008 e 2012).

Nati intorno al nucleo storico della stessa Grace Potter, tastiere,chitarra, voce e autrice di quasi tutto il materiale, Matt Burr alla batteria e Scott Tournet alla chitarra, da qualche anno hanno aggiunto un secondo chitarrista Benny Yurco, mentre la figura del bassista continua a cambiare, nell’ultimo disco era la quasi omonima Catherine Potter, mentre ora è arrivato tale Michael Liberamento che suona anche percussioni e tastiere varie. Rispetto al disco precedente mi sembra che sia cambiata anche la strategia di marketing della sua casa discografica, lasciando perdere l’immagine di copertina, come direbbe Paolo Hendel, di una “bella topona bionda” in minigonna (non perché non lo sia più!) e puntando più su una iconografia quasi “fantasy”. Nuovo produttore a bordo, Jim Scott, uno che ha lavorato con Wilco, Petty, Tedeschi Trucks Band e una collaborazione in 3 brani con Dan Auerbach dei Black Keys, presente sia come autore che come musicista e produttore nel brano Never Go Back (vabbé, Casio Drum Loop!), quindi un certo “modernismo”, come dire, più sano non manca comunque.

Sin dalla partenza tirata con la neo-psichedelia rock della title-track, la voce potente e sicura si appoggia su un muro di chitarre e tastiere, magari non sarà come l’altra Grace (Slick) o come la grande Janis, ma il cuore batte nelle giuste coordinate musicali. Never Go Back ha troppi Casio, Mellotron, ARP e percussioni sintetiche rispetto alle chitarre, per i miei gusti, ma evidentemente bisogna pure passare nelle radio attuali. Parachute Heart riesce meglio a fondere sonorità moderne e quelle più rock di acoustic e slide guitars, in un melodico mid-tempo che ricorda i Fleetwood Mac a guida Nicks & Buckingham. Stars è una bella ballatona con archi aggiunti cantata a voce spiegata dalla brava Grace. Anche Timekeeper predilige i tempi medi e quel suono “lavorato” tipico di Scott ma si capisce che la sostanza c’è  mentre Loneliest Soul un’altra delle collaborazioni a livello compositivo con Auerbach ha ancora ritmi sghembi e molto lavoro a livello di produzione ma non rimane molto in mente. Turntable, come da titolo, parte con il rumore di una puntina che scende sul vinile e ha una impostazione più da classic rock anche se le sonorità sono da giorni nostri, la vedo bene dal vivo con le chitarre più libere di agire. Keepsake sembra un brano del Greg Kihn del periodo dance-rock, meno dance e più rock. Runaway è il terzo brano scritto con Auerbach, più rock dei precedenti con chitarre e organo in evidenza e cantato con maggiore convinzione.

One Heart Missing è una ballata rock con la solista di Tournet in primo piano e qualche similitudine con gli U2 degli anni ’80. The Divide è un brano dalle atmosfere più composite, ricercate, con i soliti archi di rinforzo voluti dal produttore Scott e mi ha ricordato le Heart del periodo migliore, quando “prendevano” qualche idea dagli Zeppelin. A questo punto finisce la versione normale e partono le bonus: Roulette è un altro brano rock tipico del loro repertorio, come pure All Over You che sarebbero state benissimo anche nella versione standard del disco. C’è poi una versione alternata di Stars cantata in duetto con Kenny Chesney e con Alison Krauss alle armonie che mi sembra, non me ne vogliano, molto meglio di quella con i Nocturnals, Kenny Greenberg, Chad Cromwell, Pat Buchanan, John Jarvis, Dan Dugmore sono fior di musicisti e con l’aggiunta di Mickey Raphael lo ribadiscono nella bellissima ballata Ragged Company, cantata in duetto con Willie Nelson, ci scappa anche un assolo di Hammond fantastico e lei canta benissimo. Futura carriera solista? Non lo escluderei, per il momento “accontentiamoci”!                              

Bruno Conti

“Vecchio” Rock Per Nuovi Talenti. Grace Potter & The Nocturnals – The Lion The Beast The Beatultima modifica: 2012-06-22T09:33:08+02:00da bruno_conti
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