Una Nuova Grande Band!?! The Departed – Adventus

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The Departed – Adventus – Thirty Tigers CD

The Departed, come forse qualcuno ricorderà, sono la nuova band di Cody Canada. Mandati definitivamente (purtroppo) in pensione i Cross Canadian Ragweed (pare per dissapori tra Cross e Ragsdale), Canada ha fondato lo scorso anno questo nuovo combo, in compagnia di un altro CCR (Jeremy Plato, al basso), di Seth James, co-leader della band, del tastierista Steve Littleton e dal batterista Dave Bowen (sostituito presto con Chris Doege). I cinque hanno esordito un anno fa con This Is Indian Land, un album di sole cover di autori originari dell’Oklahoma (da Bob Childers a Kevin Welch, passando per gente più famosa come J.J. Cale e Leon Russell), il classico disco di rodaggio, ma è con questo Adventus (con una strana copertina di un poliziotto con un proiettile ficcato nell’orecchio, uno scatto, pare, effettuato durante un concerto dei Led Zeppelin negli anni settanta) che il gruppo texano-oklahomano inizia la sua vera e propria carriera.

Il fatto che l’album sia attribuito al gruppo e basta (il precedente era uscito come Cody Canada & The Departed) la dice lunga: i Departed non sono più la backing back di Canada, ma un vero e proprio ensemble affiatato, con due leader al 50% (Canada e James, entrambi validi chitarristi e cantanti) che si dividono il ruolo di frontman senza problemi. Adventus, che in latino significa avvento o venuta, è un vero e proprio punto di partenza, per una band che, novella fenice, è sorta sulle ceneri dei Cross Canadian Ragweed, proseguendone il discorso ma aggiungendo diversi nuovi spunti interessanti. Infatti la musica proposta dal quintetto parte sì dal country-rock venato di radici dei CCR, influenzato dal movimento Red Dirt, ma amplia la gamma sonora, introducendo elementi sudisti, una ancora maggiore vena rock, ed un’attitudine da vera bar band, che sa far parlare le chitarre e scrivere melodie coinvolgenti e piene di pathos. Sembrano un gruppo che suona insieme da anni, tanta e la compattezza e l’affiatamento che si palesa in questo disco: avevo personalmente temuto che Canada, dopo lo scioglimento dei CCR, si potesse perdere un po’ per strada, ma ora sono contento di dire che ha messo su una band che potrebbe addirittura anche fare meglio.

L’avvio è ottimo: Worth The Fight è un rock’n’roll tosto e chitarristico, con la sezione ritmica che pesta in maniera forsennata, con più di un rimando agli Stones (ma quelli cattivi!), un tiro micidiale, un brano che non fa prigionieri. Burden vede James alla voce solista, una voce molto diversa da quella di Canada, meno roots è più soulful, negroide e potente: Burden è una grande ballata sudista molto anni settanta, di quelle che un gruppo come i Lynyrd Skynyrd una volta faceva ed ora non più. Prayer For The Lonely (ancora James, ma che voce) è una splendida rock song guidata da un bel riff di organo e sostenuta da un irresistibile ritornello corale ed una melodia di prim’ordine. Un inizio che mi ha spiazzato, mi aspettavo sì un bel disco, ma non ero preparato a questa intensità. Blackhorse Man vede il ritorno di Canada al microfono, per una ballata (sempre molto elettrica) che ha Neil Young nei suoi cromosomi; Hard To Find è puro southern soul, bello anche qui l’uso dell’organo da parte di Littleton.

L’uptempo Hobo è il brano più legato alle sonorità dei Ragweed, ed è l’unica che vede Plato alla voce, mentre Flagpole ci colpisce ancora in pieno volto con una sventagliata elettrica ed un sound pieno e corposo: questo è rock’n’roll deluxe, gente, grande musica. Per contro Cold Hard Fact è acustica e folkie, ma ascoltate che feeling e che melodia intensa ed emozionante: un brano sontuoso, finora il migliore del disco (per ironia della sorte la meno rock dell’album). Demons, ancora elettrica (grande uso di wah-wah) è solida come la roccia, mentre Set It Free, pur avendo delle belle chitarre in primo piano, è meno immediata delle altre. L’album, quasi un’ora spesa benissimo, si chiude con Better Get Right, cadenzata è con la gran voce di James ancora protagonista, l’acustica e tenue 250.000 Things, lo strumentale Make It Wrong, quasi una jam nella quale i cinque lasciano liberi gli strumenti in maniera molto fluida, e la conclusiva e pianistica Sweet Lord, un commiato in tono minore ma con immutato pathos. Avevamo una grande band (i Cross Canadian Ragweed), ora ne abbiamo trovata una, forse, migliore.

Marco Verdi

Una Nuova Grande Band!?! The Departed – Adventusultima modifica: 2012-11-15T14:03:31+01:00da bruno_conti
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