Dalle Twin Cities…The Honeydogs – What Comes After

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Honeydogs – What Comes After –Grain Belt Records 2012

Non è un disco nuovo (è uscito nei primi mesi di quest’anno), ma siccome ne sono venuto in possesso solo in questi giorni, ne parlo ora, avendo seguito con attenzione questa formazione, Honeydogs, fin dai promettenti esordi. Negli anni ’90 a Minneapolis, Minnesota, sono stati un piccolo culto, venivano dal giro dei Jayhawks, Uncle Tupelo, Soul Asylum, Golden Smog (uno  di loro Noah Levy ha fatto parte di quel combo) e il suono era indirizzato verso un certo roots rock, con ballate country oriented, una bella voce ed una ritmica solida a cucire il tutto. Dopo l’omonimo esordio Honeydogs (95), seguirono Everything I Bet You (96), l’ottimo Seen A Ghost (97), Here’s Luck (2000), Island Of Misfits (2001), 10.000 Years (2003), Amygdala (2006), e oggi (dopo un paio di EP tra il 2008 e il 2009 e un Best)), quasi dimenticati da tutti, si rifanno vivi con questo What Comes After, che si discosta un  po’ dai lavori iniziali. L’attuale line-up della band, pur mantenendo il leader indiscusso Adam Levy , chitarra, voce, piano, banjo e percussioni, è composta da Peter Anderson batteria e percussioni, Brian Halverson alle chitarre acustiche e elettriche, Trent Norton al basso, Peter Sands al pianoforte, l’innovativa sezione fiati Matt Darling al trombone e Stephen King alla tromba e l’apporto come ospiti della bella e brava violinista Susan Janda , e di Rebecca Arons al cello, per un “sound” stimolante e per certi versi innovativo.

Innovativo, in quanto l’iniziale Particles Or Waves è un brano rootsy con venature soul, poi si passa al  power pop di Aubben e Fighting Weight, alla bellezza mozzafiato di Everything In Its Place, proseguendo con Broke It, Buy It in stile Ben Folds Five, ad una ballata pop raffinata e pianistica What Comes After, al valzer-country cadenzato di Always A Long Time, nonché al riff di chitarra tintinnante di Better World, la percussiva Devil We Do e la ballata Death By Boredom sulle tracce di Elvis Costello, per finire con il country campagnolo di Blood Is Blood e una Turned Around che non sfigurerebbe affatto nel songbook dei Waterboys di Mike Scott.

In quasi due decenni di attività, questi ragazzi di provincia hanno risposto a certi canoni, che oggi sono ben presenti in un particolare modo di fare musica, grazie ad un discreto stile e caratterizzati dal buon songwriting dell’autore dei brani (Adam Levy), si tratta di una formazione sempre in crescita, capace di migliorarsi da un disco all’altro, a cui non manca molto (per chi scrive) per fare il grande salto, prima che sia troppo tardi!

Tino Montanari.

Dalle Twin Cities…The Honeydogs – What Comes Afterultima modifica: 2012-12-16T09:38:00+01:00da bruno_conti
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