Un Altro Alvin Lee, Con Fratelli! Lee Boys – Testify

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Lee Boys – Testify – Evil Teen Records 

Certo che non si finisce mai di imparare. Ero convinto che Alvin Lee fosse un bianco e chitarrista dei Ten Years After. Ora crollano le mie certezze: pare che sia un nero, anche di quelli tosti come dimensioni, con due fratelli al seguito e tre nipoti che suonano nella sua band, i Lee Boys. Che non sia la stessa persona? Facezie a parte, questi Lee Boys, che provengono da Miami, Florida, fanno parte di quel movimento musicale che viene definito Sacred Steel Music, per intenderci quello da cui proviene anche Robert Randolph: si tratta di quei gruppi che si ispirano alla musica religiosa, gospel e spiritual, ma lo fanno utilizzando l’accompagnamento di una pedal steel anziché il classico organo delle congregazioni religiose. Ma, come la band di Randolph, anche questi Lee Boys inseriscono nella loro musica elementi di soul, blues, R&B, funky, country, perfino jam band style. E infatti, non casualmente, questo Testify, che è il loro terzo album, esce per la Evil Teen Records, l’etichetta di Warren Haynes, che appare pure in due brani del CD, sia come cantante che come chitarrista. Non è l’unico ospite, anche Matt Grondin, chitarrista e cantante dell’area di New Orleans, nonché figlio del batterista dei 38 Special, è della partita, come produttore e musicista aggiunto e tra gli altri, in due brani, sempre come chitarra solista, è coinvolto l’ottimo Jimmy Herring.

Ovviamente con tutta questa parata di musicisti “sudisti” anche il southern rock è tra gli elementi fondanti della musica di questo disco, vista la presenza spesso di tre o più chitarristi nello stesso brano. Ma non si possono dimenticare le armonie vocali e le voci soliste degli altri fratelli Lee, Derrick & Keith, insieme al nipote Alvin Cordy Jr, che è anche il bassista della band, che garantiscono questa aura gospel-soul-rock, con la costante della pedal steel di Roosevelt Collier,il virtuoso del gruppo, per un suono d’insieme che potrebbe ricordare anche i Neville Brothers, con l’uso di molti cantanti: l’iniziale Smile, è un ottimo esempio di questo sound. Going To Glory, dal ritmo galoppante del gospel, ma sempre fuso con una ritmica rock, è assolutamente coinvolgente, con le chitarre che viaggiano alla grande e in I’m Not Tired quando si aggiunge anche Warren Haynes, come seconda voce solista e chitarrista aggiunto, non so se sia suo un poderoso assolo di wah-wah, ma sembra di ascoltare gli Allman o la Marshall Tucker in tutta la loro gloria, e con una sezione fiati pepata per sovrappiù, per non parlare della steel che viaggia sempre a mille. So Much To Live For parte con un riff alla Doobie Brothers, periodo circa China Grove e poi diventa un funky-rock degno dei primi Chicago o dei Blood, Sweat & Tears, ancora con i fiati in spolvero e tutto quell’incrocio di voci assolutamente coinvolgente ed euforico e dal wah-wah ricorrente non dovrebbe essere Haynes il solista neppure nella precedente, ma uno dei Lee Boys.

Always By My Side è uno dei brani che vede la presenza di Jimmy Herring come solista aggiunto, con il suo bel timbro grintoso, come pure la successiva Testify, sempre in un furioso incrociarsi super funky di chitarre e voci. In tutti i brani non trascurabile la presenza delle tastiere di Matt Slocum, che aggiungono ulteriore spessore alla complessità degli arrangiamenti, con un bel suono corposo che si apprezza con piacere. Anche quando la barra del suono vira verso atmosfere più vicine al R&B, come nell’ottima Sinnerman, il gruppo non perde l’attenzione dell’ascoltatore con continui interscambi vocali e la sacred steel sempre in azione (Alvin Cordy Jr. non sarà Robert Randolph, ma gli manca veramente poco). Per Wade In The Water si aggiunge una notevole voce femminile come quella di Gya Wire che aumenta la già cospicua quota gospel delle procedure. Praise You, reintroduce i fiati e la chitarra di Warren Haynes per una ulteriore lode al Signore a tempo di funky-rock, mentre in Feel The Music lasciano sfogare anche il produttore Matt Grondin che ci regala un bel solo di chitarra, molto lirico, in alternativa alla solita steel indemoniata (oh, non so se visto l’argomento, si può dire!). Si conclude in gloria (scusate, mi è scappato di nuovo) con lo slow di We Need To Hear From You, che conferma una seconda parte dell’album meno brillante dell’inizio scoppiettante, ma sempre ricca di musica di buona qualità e con coda finale della pedal steel, esultante e trascinante, che riabilita il pezzo finale.

Bruno Conti

Un Altro Alvin Lee, Con Fratelli! Lee Boys – Testifyultima modifica: 2012-12-18T10:56:00+01:00da bruno_conti
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