Una Piccola Macchina Del Tempo Blues! Al Miller – …In Between Times

al miller in between.jpg

 

 

 

 

 

 

Al Miller Chicago Blues Band – …In Between Time – Delmark

Inserendo questo dischetto nel lettore CD è come entrare in una macchina del tempo, piccola ma efficiente, che ti porta, con fermate intermedie, più o meno verso la metà degli anni ’60, direi programmata su Chicago. Il Blues elettrico, o urbano se preferite, è in uno dei suoi momenti di grazia, B.B. King, Muddy Waters, Magic Sam e molti altri che non citiamo per brevità, iniziano ad avere i primi discepoli anche tra i musicisti bianchi. E Al Miller è già lì, fa parte della scena locale, con gente come Paul Butterfield e la sua band, dove milita un certo Mike Bloomfield, che diventerà amico di Miller, impegnato a spargere il verbo blues con Chicago Slim e Johnny Young. Nel 1966, proprio sull’onda del successo della Butterfield Blues Band, il gruppo di Al Miller, tali Wurds, sono la prima band bianca ad essere messa sotto contratto per la Chess: inutile dire, perché queste storie di solito vanno così, che l’unico 45 giri pubblicato è un insuccesso clamoroso. Provano anche la strada del garage rock con un altro singolo intitolato Why?, ma poi capita l’aria che tira, il nostro amico prende la sua armonica e decide di trasferirsi nella Bay Area, in quel di San Francisco, dove ritrova Bloomfield e i due suonano anche insieme tra il ’69 e il ’70. Ma pure la “Summer Of Love”, per quanto prolungata, sta finendo e Miller se ne torna a Chicago, non per la musica, che rimarrà un hobby, quanto per un buon lavoro e una famiglia che sono le sue priorità, anche se occasionalmente registra come componente della Bionic Blues Band (?).

Poi, all’inizio degli anni ’90, finito il periodo sabbatico, ritorna in pista per registrare quello che è a tutti gli effetti il suo primo disco, l’età per esordire da bluesman è quella giusta, l’etichetta pure, la Delmark, i musicisti anche, tra gli altri, Willie Kent, Dave Specter, Tad Robinson, Steve Freund,  il disco si chiama Wild Cards, e al di fuori della cerchia carbonara dei bluesofili, critica ed appassionati che apprezzano,  non se lo fila nessuno. A questo punto subentrano pure problemi di salute e per parecchi anni Al Miller non entra più in studio di registrazione, ma, a fine anni ’90, inizio anni ’00, con un fido manipolo di amici, tra i quali Dave Specter di nuovo, oltre a John Primer, Billy Flynn, Ken Saydak ed altri meno noti, viene registrato un nuovo album, che però, guarda caso, è questo …In Between Time, che a tredici anni dalla data originale, vede (di nuovo?) la luce. A questo punto fermiamo la macchina del tempo e ascoltiamo, anche se il suono è proprio quello degli anni appena descritti, Chicago, metà anni ’60, prima che “inventassero” il blues-rock e Jimi Hendrix, con un suono tecnicamente meno rudimentale ma una attitudine da neo-revivalisti che condivide con i compagni di avventura, non per nulla il disco è attribuito alla Al Miller Chicago Blues Band.

Scorrono 17 brani pieni di passione, per quasi 75 minuti di musica: ci sono ben tre cover del suo vecchio mentore Johnny Young, Tighten Up On It, My Baby Walked Out e lo strumentale I Got It , con l’armonica di Miller che divide la scena con la chitarra di Flynn e il piano di Saydak, c’è l’iniziale Rockin’ All Day che, nonostante il titolo, è quello con il suono più “arcaico”.  Una tosta I Need So You Bad scritta da B.B. King in quei gloriosi tempi, con la voce e la chitarra di John Primer in primo piano, con Specter e Miller che lo spalleggiano ai rispettivi strumenti. Tra i brani originali di Al Miller spicca l’ottima title-track con Miller per l’occasione alla chitarra e la slide di Billy Flynn che gli conferisce un’aura alla Muddy Waters. Flynn, ottimo anche nel suo brano strumentale Billy’s Boogie e in A Better Day dove fa una timida apparizione anche un wah-wah slide. John Primer canta in Dead Presidents di Willie Dixon e in 1839 Blues dal repertorio di Elmore James ed è la chitarra solista nell’omaggio, di nome e di fatto, Lawhorn Special, ad uno dei chitarristi storici della band di Waters, Sammy Lawhorn. Per il resto dell’album, Al Miller canta e soffia di gusto nella sua armonica quello che si è soliti definire il “blues originale”, come dice anche Scott Dirks nelle note del CD. Sarà poi vero? Ai posteri, e alla nostra macchina del tempo parcheggiata, l’ardua sentenza, per il momento archiviamo alla voce “piacevolmente demodé”!

Bruno Conti

Una Piccola Macchina Del Tempo Blues! Al Miller – …In Between Timesultima modifica: 2013-03-11T17:55:00+01:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *