Un Sentito Omaggio Alla Favola Del Baseball…E Altro! Dan Bern – Doubleheader + Wilderness Song

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Dan Bern – Doubleheader / Wilderness Song – Self Released 2012/2013

Come in tutti i gialli che si rispettano, l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. In questo caso il colpevole è chi scrive, in quanto, come promesso, torno a parlarvi di Dan Bernstein in arte Bern, dopo la recensione dello scorso mese di Drifter, che ha generato un fitto scambio di sane opinioni e vedute, su questo meritevole “blog” del titolare e amico Bruno. La particolarità di Doubleheader, inciso sempre con la sua band attuale i Common Rotation (Adam Bush, Jordan Kats, Eric Kufs) è la totale, direi ossessiva e maniacale, predisposizione di Bern a scrivere un intero album (ben 18 canzoni), dedicato alla passione della sua infanzia, il mondo del baseball.

Il filo conduttore che collega Doubleheader con il “gemello” Drifter è un omaggio allo storico giornalista sportivo Vin Scully, un ballata dal titolo The Golden Voice of Vin Scully (con diverso arrangiamento) dalla struttura folk-roots, proseguendo con il lamento notturno di Five-Nothing Lead, la dolente Seven Miles An Hour, l’intro alla Forever Young (tanto per cambiare) di Johnny Sylvester Comes Back To Visit the Babe, la splendida ballata Merkle, brani con storie di autentici personaggi di questo sport, come Lou Gehrig’s Disease, Rincon, When My Buckner Moment Comes, e l’inno finale a questo sport con Love, War And A Baseball Game, in puro dixieland style.

Le canzoni di Wilderness Song, invece, sono state adattate da Dan Bern, da lettere, saggi e poesie dello scrittore Everett Ruess, per il documentario omonimo prodotto dal grande Jonathan Demme e diretto dal regista Lindsay Jaeger. Il film racconta la storia dello stesso scrittore e artista, il quale nel 1934 all’età di 20 anni, ha lasciato la società, per ritirarsi nei canyon dello stato dello Utah, per poi scomparire e far perdere le sue tracce. E le 15 canzoni, di riflesso, non potevano che descrivere la narrazione di quella storia, partendo dall’iniziale Wilderness Song, il country-western di Navajo Rug, le folk-ballads I Hope It Rains e Sandstorm con l’armonica in evidenza, la tenue dolcezza di Glorious World, per chiudere con la filastrocca country di Let Your Worries Be As Few As Mine, il tutto con arrangiamenti scarni, una chitarra acustica, un’armonica e la voce di Dan a disegnare un ipotetico magico concerto “unplugged” nel deserto.

Non per alimentare ulteriori scambi epistolari in merito, ma sarà impresa ardua per il buon Dan Bern scrollarsi di dosso l’etichetta di discepolo “dylaniano” affibbiatagli sin dagli esordi (1997), ma una volta tanto viva l’onestà e la modestia di un musicista molto interessante e ancora sottovalutato, capace di usare i toni del menestrello folk in questi due lavori (Doubleheader e Wilderness Song), tanto quanto spunti rock nel precedente Drifter. Non so se “l’assassino” tornerà ancora sul luogo del delitto, ma mi risulta davvero difficile non immaginare qualcuno di questi brani, come una ideale colonna sonora per i racconti di Cormac McCarthy?

NDT: Colgo l’occasione per augurare ai tanti lettori di queste pagine, una buona Pasqua!

Tino Montanari

Un Sentito Omaggio Alla Favola Del Baseball…E Altro! Dan Bern – Doubleheader + Wilderness Songultima modifica: 2013-03-31T11:12:00+02:00da bruno_conti
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