A Proposito Di Nuovi Dylan, Thom Chacon!

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Thom Chacon – Thom Chacon Pie Records

Di recente su questo blog, in seguito ad un post dedicato a Dan Bern, si è aperto un piccolo dibattito riguardo ai cosiddetti “Nuovi Dylan”, un termine appioppato dalla critica musicale dai primi anni settanta ad ogni musicista che lasciava intravedere la benché minima influenza da parte del bardo di Duluth. Ebbene, Thom Chacon, cantautore originario del Colorado, potrebbe essere solo l’ultimo in ordine di tempo ad essere iscritto di diritto al club dei Nuovi Dylan, ma temo che questa catalogazione semplicistica non gli farebbe giustizia. Certo, non appena Thom apre bocca è impossibile non pensare al grande Bob, tanto il suo timbro è simile a quello dell’autore di Like A Rolling Stone (periodo giovanile, non certo il rantolo waitsiano di oggi), ma volendo andare più in profondità, lo stile si dimostra più variegato.

Molti brani hanno sicuramente una base folk, e quindi riconducibili direttamente a Dylan, ma in molti casi ho notato anche qualche elemento di John Prine e dello Springsteen più cantautorale (due autori comunque definiti anch’essi nuovi Dylan all’epoca) e perfino di Kris Kristofferson e, se vogliamo, Townes Van Zandt (che invece non sono mai appartenuti al club). Musica cantautorale quindi, ma con un quid di personalità che fa di questo Thom Chacon un lavoro pienamente riuscito e soddisfacente (Thom ha altri due dischi all’attivo, Live At Folsom Prison – dove ho già sentito questo titolo? – e Featherweight Fighter, entrambi però abbastanza introvabili), tra i migliori dischi di cantautorato giovane da me ascoltati ultimamente. Certo, a volte la somiglianza vocale con Dylan può essere un limite, in quanto può far pensare ad uno stile derivativo anche quando il suono è più personale, ma in definitiva a noi interessa ascoltare buona musica e quindi non starei troppo a spaccare il capello in quattro.

Un altro punto di contatto con Dylan è dato dal fatto che Thom utilizza la sezione ritmica che accompagna Bob on stage da anni, e cioè Tony Garnier al basso e George Recile alla batteria (mentre gli altri musicisti, a me sconosciuti, rispondono ai nomi di Arlan Schierbaum, William Wittman e Peter Stuart Kohman, oltre al produttore Perry Margouleff), colorando con gusto e misura una serie di (ottime) ballate di base folk.

*NDB. Ogni tanto mi intrometto, in qualità di Blogger titolare. Arlan Schierbaum è il tastierista (ma suona anche la fisarmonica) nella band di Bonamassa, pure nell’ultimo live acustico, oltre ad essere presente negli ultimi dischi di Beth Hart e John Hiatt e Janiva Magness, quindi uno bravo, fine dell’intervento!

 

Il disco, 12 canzoni, dura all’incirca 35 minuti, e questo a mio giudizio è un altro punto a suo favore (i dischi troppo lunghi talvolta mi stancano).

Apre Innocent Man: passo cadenzato, armonica, voce dylaniana al 100% (periodo ‘63/’64), ma comunque una bella canzone. Ancora meglio American Dream, atmosfera quasi western, con uno stile che si divide tra Dylan e Prine: la strumentazione e parca (come in tutto il CD) ma di grande impatto emotivo. Juarez, Mexico, voce a parte, ha tutte le caratteristiche di una ballata texana di Kristofferson: la melodia, l’andamento dolente, l’arrangiamento scarno (voce, chitarra, basso e fisa) ed il modo di porgere il brano sono tipiche del barbuto cantautore di Brownsville. Non pensate però ad un disco derivativo e basta: le canzoni sono di prima qualità, e quelle sono farina del sacco di Chacon.

La splendida A Life Beyond Here ha un arrangiamento più rock ed un mood irresistibile, un brano scintillante che ha il difetto di durare troppo poco; la folkeggiante Chasing The Pain è tanto semplice quanto intensa, chitarra, voce, una spolveratina d’organo e tanto feeling; Alcohol è più elettrica e con un bel crescendo, ma tutto sommato un gradino sotto alle precedenti. Ain’t Gonna Take Us Alive è un brano più solare, un country-rock Dylan-meets-Prine, vibrante e dal refrain vincente; Big River (non è quella di Cash), è un folk-rock attendista ma cadenzato, con l’aiuto vocale di Bess Chacon (moglie? sorella?). Amy è molto bella, intensa, matura, mentre con No More Trouble torniamo in territori cari a Mr. Zimmerman; la deliziosa folk song Bus Drivin’ Blues porta alla conclusiva Grant County Side, un brano voce-chitarra-armonica scarna ma molto intensa, con uno script degno del Boss.

Bel dischetto: Thom Chacon non è solo uno dei tanti Nuovi Dylan, ma ha abbastanza talento e personalità per far parlare bene di sé anche in futuro.

Marco Verdi

A Proposito Di Nuovi Dylan, Thom Chacon!ultima modifica: 2013-04-04T11:54:52+02:00da bruno_conti
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